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L’ultima beffa di Salinger

Ho un brivido dietro la schiena. Ho appena scoperto qualcosa che per anni ho sempre solo sospettato. Ora sappiamo che Jerome David Salinger ha continuato a scrivere nella sua clausura del New Hampsire. Per quasi 40 anni ha scritto romanzi, storie, un trattato di filosofia, e addirittura il seguito del Giovane Holden. Sono migliaia di pagine e saranno pubblicate tra il 2015 e il 2020.

Ma uno scrittore non può non chiedersi il perché. Non può non farsi la domanda cruciale: per quale motivo Salinger non ha voluto condividere con i suoi lettori il lavoro letterario? Perché lasciarli postumi? Perché non raccontare a tutti quello che aveva da dire? Continuando a sottrarsi al mondo, certo, ma lasciando che quelle storie potessero arrivare a noi appena terminate, mentre era in vita. Per intuire, anche se da lontano, l’effetto che potevano fare i suoi romanzi e le sue parole.

Io non ho una risposta. Forse la risposta è in queste sue nuove pagine. Ma gli scrittori non scrivono per se stessi, scrivono per i lettori, non tengono i loro manoscritti nei cassetti, se hanno la possibilità di pubblicarli, non tolgono parole al mondo. Per poi lasciare che tutto venga pubblicato quando non potranno mai sapere, quando non potranno mai intuire se la direzione era quella giusta, se il pubblico avrebbe capito. Tra poco sapremo se Salinger è rimasto in tutti quegli anni il grande scrittore che era. Se ha cambiato stile, se era più pessimista, o più grottesco, più comico o meno paradossale. Sapremo cosa pensava dell’America, della pace, della guerra e forse dell’amore.

Troveremo ancora forse i suoi bambini meravigliosi, quelli che potevano salvare il mondo? E quei suoi ragazzini insolenti e trasgressivi? Scopriremo quali storie ha voluto raccontare quell’uomo fuori dal mondo, e quale mondo ha intravisto dalla sua casa blindata in cui si è nascosto per decenni?

Sono domande premature, ancora. Resta solo la grande malinconia di uno scrittore che avrebbe potuto dare molto di più al mondo e a se stesso. E non l’ha fatto. Era meglio avesse smesso di scrivere, forse, piuttosto che consegnare libri da cui nessuno potrà più difendersi. Noi lo leggeremo senza sapere fino in fondo chi sia stato davvero in quegli anni, e lui non saprà mai nulla dei lettori di queste sue migliaia di pagine.

Forse in quell’ultima frase del Giovane Holden aveva scritto già tutto: «Non raccontate mai niente a nessuno. Finisce che sentite la mancanza di tutti». E infatti J.D.Salinger ha smesso di raccontare per anni. Chissà se in tutta quella sua vita balorda è davvero riuscito a non sentire la mancanza dei suoi lettori.

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