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La valigia degli oggetti

Leggere le cose del mondo ritrovando una valigia che non si ricordava. Non ci si ricordava della valigia, finita chissà dove, e ancor meno di quel che la valigia contenesse. Quando la apri ritrovi oggetti che hai utilizzato per molto tempo, che ti tornano alla memoria uno alla volta come le fotografie polaroid, che fanno affiorare l’immagine con lentezza. E gli oggetti della valigia sono oggetti molto particolari, perché sono abitudini, pensieri che si credevano desueti, colori non più utilizzati; sono strumenti che non dovrebbero servire, e continuano a non servire, ma un tempo ti sono serviti.

La nostra capacità di stare al mondo è fortemente legata alla nostra capacità di cambiare forme e oggetti, materiali e persino colori. Oggi tutto viene sostituito, ma non da una cosa identica a quella vecchia, bensì da una cosa nuova, diversa. Tutto si cambia, nulla si aggiusta, tutto muta e nulla resta. Il mondo che abbiamo attorno teme il tempo breve, non resiste quasi a nulla. E ci fa dimenticare il tempo lungo, schiaccia in un angolo anche la memoria tattile, il ricordo: sostituisce i desideri con desideri nuovi e diversi, e non elabora quelli antichi, quelli più tenaci. Ma soprattutto toglie lunghezza ai pensieri.

Oggi ho riaperto la valigia che avevo dimenticato, come un anomalia, come un caso, come qualcosa che non cercavo. Perché cercare e trovare non sono due verbi simili, sono due verbi lontanissimi tra loro. Trovare quel che si cerca è un processo logico e fortunato. Trovare quel che non si è cercato è passare da un universo a un altro, attraversando la forza oscura dell’universo.

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