Un tempo il lettore era un lettore. Ovvero qualcuno che leggeva, leggeva per se stesso, o leggeva per altri. Da sempre i lettori sono persone stimabili, colte, piene di virtù. Per dire di qualcuno che è persona di qualità si fa riferimento alle sue abitudini di lettura: è un grande lettore, è un buon lettore, persino un lettore vorace. In questo caso la voracità non ha un significato negativo, ma è vista con simpatia e con bonarietà.

Oggi il lettore non legge, il lettore permette che si legga, traduce per certi versi dei codici digitali in qualcosa di visibile. Per cui abbiamo i lettori di compact, i lettori di mp3, i lettori multimediali, e soprattutto abbiamo i lettori di ebook. Chi legge sempre più spesso utilizza un lettore. Una macchina che traduce da un codice. Per cui se ti compri un Kindle, dirai che possiedi un lettore per ebook o se hai un documento da leggere sul computer scarichi un lettore pdf.

Il lettore del libro a stampa era lui stesso il traduttore di quei segni neri sulla carta. Leggere era decifrare un alfabeto, consultare una grammatica e muoversi nelle strutture della sintassi. Oggi tutto questo si deve ancora fare, ma prima c’è qualcuno che rende tutto questo possibile. Solo che lo rende possibile a modo suo. A seconda del dispositivo, del settaggio, della grandezza dello schermo, se il lettore restituisce immagini a colori o soltanto in bianco e nero, se è retroilluminato, o invece c’è bisogno di una luce per illuminarlo. Non esistono pagine uguali per tutti, non esistono oggetti identici per chiunque. Si può non ritrovare quella pagina letta da bambini dove c’era un passo particolarmente impressionante con una figura molto realistica che rimaneva impressa nella mente. Quella pagina oggi varia,  perché i lettori, quelli che ci permettono di leggere, non sono tutti uguali.

Secondo una ricerca appena pubblicata dal Pew Research Center, il think tank di Washington, si stanno modificando le abitudini di lettura degli utenti del web. Se prima l’informazione, la narrativa, il racconto dovevano essere molto contenuti perché i testi lunghi non venivano letti volentieri su internet. Oggi la tendenza si è capovolta. I lettori mobile di nuova generazione permettono di leggere articoli lunghi, oltre le 1.000 parole, e invogliano a un nuovo modo di assorbire i testi.  Il lettore mobile non è neutro. Influenza, cambia le abitudini sul testo, e soprattutto è in grado di incoraggiare nuovi modi di scrivere.

Se su internet si potranno leggere testi lunghi, e non soltanto informazioni brevi, vorrà dire che si produrranno testi più articolati e complessi. E dunque il modo di raccontare cambierà. Forse è sempre stato un po’ così. L’editoria economica ha permesso di vendere libri a molti più lettori e ha permesso la nascita dell’industria culturale.

I lettori mobile che ci permettono di leggere sempre meglio saranno all’origine di un nuovo modo di scrivere e di fare cultura? È molto probabile. La lunghezza dei testi non è solo una scelta stilistica, è un impegno diverso nel guardare il mondo. Se devo scrivere di più devo vedere con più accuratezza, capire meglio, curare i dettagli. Dunque non restare in superficie. Se i lettori di testi lunghi aumentano e prediligono i dispositivi questa è una eccellente notizia. Sarà tutto più facile.

Alcuni anni fa la casa editrice Mondadori commissionò un sondaggio sulla lettura. Risultò che gli ultra cinquantenni presbiti non leggevano perché erano infastiditi dall’obbligo di mettere gli occhiali. L’ebook ha risolto quel problema. Ora si tratta di sfatare il mito che si deve scrivere poco perché sennò sei prolisso inutilmente e non ti legge nessuno. Un celebre aforisma di Voltaire diceva: «Vi scrivo una lunga lettera perché non ho il tempo di scriverne una breve». Non è troppo vero. La brevità è diventato un alibi per giustificare la pochezza di contenuti. Le cose stanno cambiando. E chissà se in futuro non si diventerà tutti un po’ meno superficiali.

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