Sono sempre più numerosi i blogger che decidono di non permettere più i commenti in coda ai loro post. Ormai il popolo dei commentatori del web stanno diventando irritanti, sono incattiviti e ritengono che la violenza verbale, l’opinione franca senza mediazione abbia un valore di per sé, in quanto genuina, arcaica, eppure tanto autentica. Come fai a censurare un’opinione di un buon cittadino che si toglie sassolini e macigni dalle scarpe con quel meraviglioso strumento di democrazia diretta come il web? Non è possibile. Le élites non vogliono commenti, si chiudono dentro i loro algidi consigli di amministrazione, nelle loro austere sale riunioni, nelle loro case editrici dove i volumi pubblicati sono in bell’ordine come fossero reliquie, nei loro giornali bugiardi, naturalmente, dove il rumore sommesso della verità e della folla verace arriva attutito, lontano, schermato. Il web permette la bestemmia, il turpiloquio, il lazzo, l’ironia pesante, la comicità greve. Non guarda in faccia nessuno: è una zona franca dove ognuno può impallinare chiunque, abbattere bersagli e obbiettivi sgraditi, utilizzando mezzi che non hanno necessariamente a che fare con la verità, con la correttezza, con la capacità di documentarsi, con l’equilibrio del giudizio, con l’etica.

Nella sua prolusione durante il conferimento di una laurea honoris causa all’Università di Torino, Umberto Eco ha detto che i commentatori del web, e per essere precisi le scorie del web 2.0, quello che permette una continua interazione tra chi posta chi commenta, sono degli imbecilli. Quegli stessi imbecilli che un tempo bofonchiavano nei bar sport e venivano zittiti il più possibile, e che oggi nessuno può zittire, perché il web non ha filtri, non ha censura, e puoi bestemmiare tutte le religioni monoteiste che nessuno ci fa caso, ma se poi posti un seno nudo per spiegare come cercare eventuali noduli ti bloccano l’account.

Apriti cielo, dopo le affermazioni di Eco è stato un diluvio di impropreri, come si avesse di fronte un vecchio reazionario pronto alla marcia su Roma, un bieco antidemocratico, un uomo che vorrebbe far tacere gli spiriti liberi. E che importa se si può essere al tempo stesso liberi e imbecilli. E che anzi, la libertà può talvolta agevolare, essere terreno di coltura di certe imbecillità, perché nella sua bellezza è in grado stimolare al tempo stesso le migliori intelligenze e le peggiori idiozie.

È tutta gente che finalmente può parlare senza sapere quel che dice, senza rispondere di quello che dichiara, che può avvalersi del diritto all’anonimato, che scambia lo sberleffo di Cecco Angiolieri con l’insulto dei miserabili. Ogni volta che si verifica qualcosa di tragico, ogni volta che c’è bisogno di tutto il sapere, la saggezza, il buon senso che la libertà ci può concedere, assieme ai libri, alla cultura, alla capacità di discernere, alle grandi possibilità che il web permette, ai classici che si possono scaricare a gratis, o pagandoli meno di un euro per merito di internet, insomma con tutte queste cose a disposizione, il popolo del web, i missionari del social network, la coscienza civile della banda larga, gli opinionisti del mobile, riescono a trasformare i sistemi operativi, i loro computer di design, i loro smartphone argentati e cromati in strumenti per caverne, clave orrende, pietre adatte a essere scagliate per prime, cadute massi indecorose su soggetti inermi e incapaci di difendersi. Parlo degli imbecilli come quelli che hanno commentato per troppi giorni lo stupro della ragazzina a Roma. Un web pieno di: «ma non era troppo nuda?», «ma cosa ci faceva una ragazzina in giro a mezzanotte?». E mi fermo qui, perché è un’indecenza insopportabile.

La cretineria del web non è più un’infausta conseguenza della meraviglia che la comunicazione moderna può darci, ma è una componente fondamentale. Carlo Maria Cipolla, grandissimo storico e saggista, diceva che la stupidità è nella stessa percentuale ovunque, anche tra i premi Nobel. Ma l’idiozia non è più discreta e limitata come un tempo. Ora si fa leggere e si mostra. Il grande Ennio Flaiano scriveva: «oggi il cretino è specializzato». Certo, nel web 2.0.

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