Twitter è ormai un contenitore di commenti ironici alle cose del mondo. Hanno cominciato a farlo dai loro profili quelli del mondo dello spettacolo, hanno continuato i giornalisti più o meno noti, poi gli scrittori, a seguire i politici. E infine tutti quelli che sentono l’esigenza quotidiana di commentare la realtà di ogni giorno utilizzando il doppio linguaggio, quello letterale e quello non letterale. Significa che se un politico razzista dice qualcosa contro gli immigrati, un giornalista o un avversario politico, o un uomo di spettacolo, uno scrittore, insomma chiunque, non scriverà che l’onorevole Rossi è un razzista, e che questo è inaccettabile. Ma dirà che l’onorevole Rossi si è distinto per l’ennesima volta per tolleranza e umanità. E se il premier Renzi twitta venti volte in un giorno sulle riforme e sulle volte buone, non si commenterà che forse dovrebbe fare un uso più accorto e asciutto dei social network, ma ci si chiederà come mai Renzi non ha twittato nulla tra le due e le quattro del mattino.

Vale per tutto. Se un’attrice si mostra, magari su una spiaggia, con il risultato fresco di un intervento estetico alle labbra che le rende molto evidenti, ci si chiederà se arrivando la bella stagione si rimettono in mare i canotti. Se uno scrittore molto ambizioso viene escluso dalla cinquina dello Strega, gli si consiglierà di darsi alla cedrata, che tra l’altro dà meno alla testa. E potremmo continuare per molto.

Il linguaggio ironico è un linguaggio non letterale. Esistono saggi molto interessanti sui processi mentali che portano a interpretare in modo corretto i linguaggi ironici. Prima leggo che allo scrittore si consiglia la cedrata, poi capisco che nessuno ha voglia di dissertare sulle bibite preferite in letteratura. E che il riferimento è al liquore Strega, e a faccende e disfide tra letterati. Prima leggo che Lady Gaga sui social non la segue proprio nessuno, e poi mi rendo conto che è un paradosso per indicare che è uno dei personaggi con il maggior numero di follower nel mondo.

Ma quel prima e quel dopo, quel passaggio dal significato letterale della frase (Lady Gaga non la segue proprio nessuno) e il significato non letterale tipico del linguaggio ironico (Lady Gaga la segue il mondo intero) si è contratto e non richiede una comprensione, un processo mentale per tradurre la frase nel suo vero significato. Chi legge unisce i due significati nello stesso istante. Alle volte accade che il significato non letterale richieda un chiarimento, con la famosa espressione: stai scherzando vero? Ma è sempre più raro.

Racconto le stranezze del linguaggio ironico perché non solo ci stiamo sempre più abituando a leggere il reale attraverso il significato non letterale delle frasi, ma sta diventando un metro di lettura, di interpretazione della realtà più convincente, più fondante, e più vero. Tutto il giornalismo che oggi pretende di contare, di avere un peso, di svelare le cose, ha l’obbligo del significato non letterale. Dunque dell’ironia. L’ironia è una forma di validazione delle cose. Se riesco a essere ironico su qualcuno vuol dire che sto svelando una verità che il significato letterale non potrà mai darmi. Come se la verità dei fatti non stia nella loro esposizione neutra e corretta, ma stia dentro un quid, un’idea, un’intuizione formidabile che capovolge tutto, squarcia il velo di Maya e svela. Il linguaggio ironico è diventato, complici twitter e in parte facebook (e complici anche per buona parte ormai anche i giornali), un modo di dire la verità: il terreno del vero, l’illusione freudiana per cui il motto di spirito, la battuta, si trasforma in un processo liberatorio, in qualcosa che affonda le radici nell’inconscio.

Per questo motivo l’ironia sui social è prima di tutto un’ironia estetica: un modo per piacere e piacersi, per tenere lontane argomentazioni noiose e formali. Solo che l’ironia in questo modo diventa una forma di propaganda, molto infida e celata che di fatto non ha nulla a che fare con la verità. E ha molto a che fare con l’ipocrisia.

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