C’è una domanda che molte generazioni di lettori hanno condiviso, e che è diventata celebre. È in un famoso romanzo di J.D. Salinger, Il giovane Holden. A un certo punto il protagonista si chiede: «Io abito a New York, e pensavo al laghetto di Central Park, vicino a Central Park South. Chi sa se quando arrivavo a casa l’avrei trovato gelato, mi domandavo, e se era gelato, dove andavano le anatre? Chi sa dove andavano le anatre quando il laghetto era tutto gelato e col ghiaccio sopra. Chi sa se qualcuno andava a prenderle con un camion per portarle allo zoo o vattelappesca dove. O se volavano via».

Dove vanno la anatre di Central Park quando il lago ghiaccia, è una domanda profetica. Il suo autore, come tutti sanno, scomparso a 91 anni nel 2010, ha ghiacciato il suo lago senza farci sapere cosa ne sarebbe stato di lui, delle sue opere, della sua scrittura. E in un certo senso delle sue anatre. Salinger è morto che esistevano già i social network, e internet era ormai una realtà. Ha scritto per anni in silenzio, sotto la superficie ghiacciata del suo lago, e dopo la morte ha lasciato che fossero ritrovati un certo numero di romanzi e scritti che ora verranno pubblicati. C’è chi sceglie i laghi ghiacciati e chi invece i luoghi tropicali. Chi sta ovunque e chi non sta da nessuna parte. Ma non tutti i laghi si scongelano, non sempre riceviamo informazioni dal mondo del silenzio. Da quell’arcipelago dove esistono persone note, celebri e visibili che scelgono di non apparire, ma soprattutto di non mostrare il loro lavoro.

Pochi giorni fa la Bbc ha trasmesso un documentario su Prince, uno dei miti della musica contemporanea, intitolato: Hunting for Prince’s vault. Uomo schivo e contraddittorio, geniale e fuori dalle regole, Prince ha una capacità straordinaria di comporre. Leggenda vuole che scriva una canzone al giorno. E che tutto sia in un caveau della sua casa di Paisley Park, a Minneapolis. Come raccontano i suoi più stretti collaboratori esiste materiale di Prince per pubblicare suoi album per almeno cento anni. Ma è tutto sotto quel lago ghiacciato di cui parla Holden Caulfield, ed è tutto un chiedersi cosa accadrà di quello che è stato scritto, musicato e composto da questi uomini del silenzio in un mondo di comunicazione ossessiva. Negli anni Novanta Prince dichiarò che prima o poi avrebbe distrutto tutto, scatenando indignazioni, dispiaceri e persino anatemi da parte dei suoi fan. Un po’ come un grande pittore che dipinge per sé tutta la vita, a eccezione di qualche quadro esposto nelle mostre, e poi decide di bruciare le tele.

Saranno i cambiamenti climatici, l’effetto serra, ma non siamo più abituati ai laghi ghiacciati. Le anatre sanno sempre dove andare nell’era del web. Non ci si chiede se vanno a prenderle con un camion e le portano da qualche parte. Eppure i laghi ghiacciati sono sempre esistiti, e fanno parte del lavoro dei musicisti, degli artisti, degli scrittori. Di tutti quelli che non hanno bisogno di far sapere sempre quello che fanno, e del loro lavoro.

Perché Salinger non ha pubblicato in vita per quasi 50 anni? A cosa serve non pubblicare? E a cosa serve scrivere una canzone al giorno se noi non possiamo ascoltarla, se resta nel caveau della casa di Prince? In questi anni il disgelo ha preso tutto. Si pubblicano dischi dove si duetta persino con i morti. Tutto è ricostruibile, nulla va perduto, tutto va reso pubblico. Dall’arte alla vita privata. Il mondo sommerso e personale, quello protetto da uno strato di ghiaccio, non è più tollerabile. C’è una dimensione pubblica della cultura, dell’arte, della letteratura e dello spettacolo che non sopporta la dimensione intima del talento. Lo si ritiene quasi un furto, un atto di prepotenza, una bizzarria ingiusta, se non addirittura una patologia. E questo già da prima che arrivassero le navi rompighiaccio dei social.

Nessuno si augura che Prince distrugga il suo forziere di canzoni, e tutti abbiamo accolto con sollievo la notizia che Salinger ci ha lasciato i suoi inediti. Ma ripristinare il ritmo delle stagioni è sempre più importante. A costo di andarsele a cercare, quelle anatre.

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