Quando ero ragazzo e vivevo ad Alessandria, andavo spesso nella libreria più grande della città. Il libraio si chiamava Cesarino Fissore ed era un uomo molto generoso. Evitava di riprezzare i libri più importanti, i saggi che a noi ragazzi interessavano. E potevamo comprare edizioni importanti di molti editori a prezzi compatibili con le nostre possibilità. Con poco o niente ti portavi a casa autori e titoli che sarebbero entrati nella propria biblioteca, e che ti avrebbero fatto compagnia per anni. Compagnia nel senso che i libri non servono a essere letti. O meglio, il leggerli è una delle cose che si possono fare. I libri alle volte si nascondono per svelarsi al momento giusto. Si leggono in parte, per essere poi ripresi chissà quando, quando meno te lo aspetti. Ti chiamano e ti cercano, ti indicano corto circuiti mentali che hanno tutta una loro storia e una loro logica.

Negli anni a seguire accadeva ogni tanto che venisse qualcuno a trovarmi e sorpreso della quantità di libri che occupavano un’intera casa mi chiedesse se li avevo letti tutti. Rispondevo sempre che me ne mancava uno, ma non riuscivo più a trovarlo. Era un modo scherzoso per far capire che i libri si tengono non solo per leggerli, ma per ritrovarli e riscoprirli, e che il libro più importante è quello che non hai ancora deciso di leggere, quello che nella tua biblioteca è andato a nascondersi da qualche parte.

Da pochi giorni è partito il servizio Kindle Unlimited di Amazon. Come tutti sanno Kindle è un dispositivo per leggere ebook e Amazon è la più grande libreria del mondo. Se spendi 9,99 euro al mese, in forma di abbonamento, puoi leggere un catalogo sterminato di centinaia di migliaia di titoli. E puoi scaricarne fino a 10 alla volta. Non è prevista una data di restituzione. Puoi tenerli anche un anno, ma se vuoi scaricare l’undicesimo titolo devi renderne almeno uno. Sennò non è possibile.

Ora, tutto questo mi fa impressione e mi procura incertezza. Il possesso del libro e il feticismo del libro non hanno a che fare direttamente con la cultura e la conoscenza, ma hanno a che fare con il rapporto che possiamo avere con un’opera d’arte, con un bell’oggetto. Possedere un bel libro, avere tra le mani una cinquecentina, o un incunabolo, è un piacere estetico, fisico, non è un’esigenza intellettuale. Ma il possesso del libro non è solo bibliofilia. È molto più spesso una necessità che obbedisce al tempo. Un libro puoi leggerlo, e puoi aver bisogno di leggerlo ancora, puoi tenerlo sapendo che ti servirà, puoi farlo aspettare. Non ha un tempo di resa. Mi si potrebbe obbiettare che prendere a prestito un libro in biblioteca è esattamente la stessa cosa. Lo leggo e poi lo restituisco. Ma di solito non pago. È un servizio, anche se le biblioteche sono private o fanno parte di università o fondazioni.

Con Amazon pago, ricevo, ma non possiedo più quello che leggo. Ha un senso? Per Kindle ha un senso. Per i lettori molto meno. Soprattutto per quelli che hanno bisogno di sapere dove andarlo a trovare un libro, di sapere che esiste. Già il modo di cercare i libri su Amazon ha cambiato la maniera di pensare le librerie e le biblioteche, già il modo di sottolineare e prendere appunti su Kindle è più complesso e meno immediato che farlo sulla carta.

Ma avere un abbonamento e rendere un libro è qualcosa di molto ardito. Anche perché si rende qualcosa di elettronico, che non ha una sua fisicità. Non si restituisce qualcosa che si può toccare e che ci si porta dietro. Si rende, paradosso, qualcosa di non restituibile, perché non ha una realtà. Si rende il diritto di lettura, non il corpo del libro. Non si rende il libro, si rende il testo: che è l’unica cosa che dovremmo tenere sempre con noi. E ho paura che rendere i testi sia un modo per dimenticarli molto più facilmente. La lettura diventa un episodio e non un’avventura o un cammino personale. E questo dovrebbe preoccuparci. Perché può farci diventare tutti più poveri di idee.

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Il sogno di scrivere Cotroneo