Non è per niente vero che tutto ormai si trova online. Buona parte della cultura di questi secoli, soprattutto i libri meno ricorrenti nell’immaginario delle masse mediamente acculturate, gli autori di cui non si sente più parlare da anni, vanno scovati in quei luoghi che si chiamano biblioteche. Alcune di queste biblioteche sono delle autentiche meraviglie, hanno codici preziosi, incunabuli, edizioni aldine, cinquecentine. Non ci trovi soltanto vecchi studiosi nostalgici di carte e pergamente, ma anche giovani che vanno lì semplicemente a studiare, o a consultare un testo per qualche esame.

Una delle biblioteche più belle di Roma è la Angelica. Una meraviglia del Vanvitelli inserita nel convento degli agostiniani. Accade (e più accade e meglio è) che si debba andare a cercare un libro proprio lì. E accade ovviamente di trovare molti studenti seduti a leggere con il loro portatile sulla scrivania.  Ma qualcosa è cambiato. Molti di quei portatili mostrano un dettaglio che fino a poco tempo fa era molto più raro a trovarsi. Ormai buona parte dei computer portatili ha una piccola telecamerina frontale che serve a connettersi per utilizzare le videochiamate. Quel giorno alla Biblioteca Angelica quasi tutti i computer avevano un piccolo frammento di nastro adesivo a coprire quella telecamerina.

Tutto questo non è esattamente ovvio. Stiamo parlando di studenti, non di uomini che per un particolare e specifico lavoro temono che degli hacker possano intromettersi sul loro portatile e spiarli. Quelli sono ragazzi, studenti, che non dovrebbero avere nulla da temere da un software spia. Eppure si proteggono ugualmente.

Qualche mese fa si diffuse per il web una fotografia del portatile di Mark Zuckerberg, l’inventore e grande capo di Facebook, con il nastro adesivo a coprire la telecamera: persino lui aveva bisogno di quel piccolo artificio fisico e analogico per evitare intrusioni. È comprensibile che ci possa essere molta gente per il mondo con la curiosità di spiare un signore così importante e influente.

Ma gli studenti dell’Angelica? Non sono paranoici, ovviamente. Forse neppure troppo spaventati. Ma questo mondo connesso piace sempre meno. Infastidisce, rende ogni cosa troppo diversa da quello che è stata la vita di tutti noi fino a pochi anni fa. Ed è qui il punto vero. I network, le connessioni, i social, la possibilità di vedere il mondo dalla propria scrivania sono stati una rivoluzione. E questo viene ripetuto fino allo sfinimento. Le opportunità del progresso digitale sono un mantra ormai. Ma la rivoluzione tecnologica è stata somministrata in dosi enormi in un tempo brevissimo.

La nostra mente digitale ha bisogno di un periodo di adattamento e assestamento. E se questo vale per i più anziani che hanno una capacità di avvicinarsi alle novità assai più lento, vale ancor di più per coloro che con il digitale sono nati, che non hanno ricordi di un mondo senza internet. E probabilmente non potrebbero neppure concepirlo. Ma devono difendersi, anche se in un modo simbolico. Anche se è improbabile che un software malevolo accenda la telecamera del portatile a loro insaputa e invii immagini a fantomatici curiosi.

Si tratta di rimettere i limiti, i paletti. Si tratta di trovare una strategia per non soccombere. Luoghi come la Biblioteca Angelica sono un buon modo per non soccombere. Senza la retorica dell’analogico bello e del digitale brutto. E senza troppi ragionamenti sul futuro e sulle applicazioni da cui non ci separiamo mai.

Quei pezzetti di nastro adesivo a coprire le telecamere collaboravano a loro modo al silenzio di quel luogo. Un silenzio di fruscii. Il regolamento della Angelica vieta espressamente di bagnarsi il dito per girare le pagine dei vecchi libri. Sembra di essere in un mondo lontano, che per fortuna non è affatto finito.  Il fruscio della carta quando volti una pagina, non ha nulla a che fare con il silenzio digitale fatto di click e di tic, e di suoni di avvisi che sembrano venire da altri universi. Finché avremo nativi digitali che sapranno ancora distinguere tra vita e web e safranno ancora capaci di ascoltare quei fruscii, non potremo che essere ottimisti per il nostro futuro.

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