Qualche mattina fa, davanti al caffè, mio figlio mi ha mostrato il suo smartphone con aria perplessa. Aveva scaricato l’ultimo sistema operativo e guardando il display mi ha detto: «è finito il mondo». Pensavo si riferisse a qualche news catastrofica. E invece si trattava di una notifica. Il nuovo sistema operativo gli stava dicendo dove sarebbe andato quella mattina. E specificava anche il tragitto. Ho pensato che lo avesse messo come appuntamento della giornata. Ma non era così: certi smartphone tengono memoria di tutti i nostri movimenti, sanno dove siamo andati, che strada abbiamo fatto e quante volte l’abbiamo fatta. Gli ultimi sistemi operativi deducono che se per cinque mattine consecutive tu hai fatto quella strada e probabile che tu la faccia anche la sesta.

Caso ha voluto che quella mattina dovesse andare a lezione, e quindi fosse costretto in quell’orario a fare quel tragitto. Ma la cosa, ovviamente, è piuttosto stupida. Dedurre da pochi dati chi siamo, cosa vogliamo e cosa facciamo è più un’illusione che qualcosa di concreto. Qualche settimana fa dovevo comprare una tendina di quelle semplici, fatte di canne di bambù, per l’armadietto di un ripostiglio; e l’ho trovata su Amazon senza dover perdere troppo tempo. Bene, da un mese il web mi consiglia ogni tipo di tende di bambù, alcune di colori tremendi, altre anche belle, certe addirittura costosissime e artigianali. Non hanno capito nulla, in cinquant’anni non avevo mai comprato una tendina di bambù, e dubito che nei prossimi anni abbia bisogno di comprarne un’altra. Il nuovo potente sistema operativo che prevede la strada che farò non tiene conto che magari per un convegno ho passato tre giorni in un auditorium dalla parte opposta della città, eppure al quarto giorno, e a convegno terminato, mi dirà che dovrò tornare ancora lì.

Ma cosa significa l’espressione: mi dirà? In sintesi significa che mi manderà una notifica. Termine che ormai usiamo abitualmente. La notifica per altri versi è qualcosa di molto serio, riguarda delle cose importanti: arriva dai tribunali, dagli studi legali, dalle agenzie delle entrate, e via dicendo, e richiede posta raccomandata. Le notifiche del web e dei social sono invece un misto di chiacchiera e stranezze universali. Le notifiche ti arrivano come messaggi degli amici, come posta dagli sconosciuti, come consigli per comprare qualche oggetto che si ritiene ti sia molto utile. Possono dirti che tempo fa, e subito sotto inviarti un messaggio d’amore, e poco dopo avvertirti che Donald Trump terrà un comizio a New Orleans.

Le notifiche sono il problema della convivenza con il web e con i social. E sono stupide. Perché si illudono di sapere ogni cosa di te, e invece non sanno quasi nulla. Tutto quello che passa dal web viene rielaborato e inviato come fosse indubitabile, per cui se tu hai comprato una cena giapponese per trenta amici da quel momento vieni informato su tutti i movimenti commerciali dei ristoranti giapponesi in un raggio di cento chilometri. Non sanno affatto che tu non sopporti la cucina giapponese, e hai pensato che alla prossima cena ordinerai cucina indiana.

In realtà il problema del web e della schiavitù da tecnologia è tutto qui. Nessuno pensa più, ragionevolmente, di poter restare fuori dai social, di non utilizzare il web, di liberarsi degli smartphone: anche chi sostiene di non averlo in realtà lo usa di nascosto. Il problema è limitare i danni inutili, la quantità di informazioni che non ti servono, l’idea che le notizie non te le cerchi, ma ti arrivano, e ti arrivano senza una logica. Il problema è convivere con questa massa di informazioni che ti squillano in tasca di continuo  e che devi organizzare e soprattutto neutralizzare. Ma ovviamente il sistema non ti fa scegliere quali ricevere: o tutte o nessuna.

Questa è la scommessa: cosa fare delle previsioni sbagliate, dei consigli inutili, e di tutto quanto sembra doverti interessare, merito degli infallibili (si fa per dire) algoritmi? Perché è lì la vera perdita di tempo nelle nostre vite.

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