Non si può scambiare l’intensità con la verità. Non si può vivere con intensità se non si ha di fronte una qualche verità.

E quando dico una qualche verità non sto stabilendo che esiste una verità, ma anzi affermo che anche verità sbagliate o ingannevoli sono più efficaci di intensità vuote e sospese. Non c’è se-duzione senza con-duzione. Non possono esistere strade alternative se non sappiamo tracciare una strada principale. E non importa se la strada principale può portare nella direzione sbagliata. Il dramma delle nostre vite irrisolte di questi ultimi dieci anni è che sono fatte di seduzioni e di strade suggestive che però non hanno conduzioni e strade principali.

In fondo è quello che la Cabala chiama צמצום. Ovvero: Dio può creare il mondo solo contraendo la sua luce infinita. Solo facendo questo genera uno spazio possibile, pensabile dalla mente umana, dove possono esistere le cose del mondo. E facendo questo si autolimita creando. Traslato: l’ossessione delle vite contemporanee per le emozioni, l’intensità e la passione sono un modo potente di ridurre e svuotare le esistenze. Pensiamo sempre a dare un senso, un’eternità al nostro tempo quotidiano; attraverso una logica, attraverso quel principio e quella fine che ormai è dentro il nostro codice genetico: uno spazio concettuale che ci imprigiona.

Siamo tutti ossessionati dalle cose che non hanno un corso, dalle cose che non finiscono. Pensiamo sempre in questo modo. Quando le cose si interrompono e passano da un mondo a un altro, noi decidiamo che finiscono e il finire, come l’incominciare, ci tranquillizza. Dà un ordine alle nostre esistenze. Stiamo sempre a pensare che le cose, le vite, anche i pensieri, hanno un principio e una fine. E invece non hanno né un principio né una fine. Stanno, si immergono sotto terra come certi fiumi, sfociano di nuovo in superficie e poi magari d’un tratto scompaiono di nuovo.