Sempre più spesso qualcuno dichiara sul web di aver chiuso con il web. Nel senso che posta su un social, sul suo blog, o se è un personaggio noto concede un’intervista, solitamente su una testata online, di volersi disconnettere, di non avere più intenzione di utilizzare internet, di volersi comprare un cellulare basico, privo persino di una piccola fotocamera, di rinunciare a qualsiasi connessione e tornare a guardare il mondo come è sempre stato. Quello vero, quello incorniciato dalla finestra del proprio studio e non dallo schermo del proprio computer, o peggio da quello del proprio smartphone.

Naturalmente dichiararlo aiuta a spezzare le dipendenze, a sentirsi condivisi, sorretti, aiutati. Un po’ come gli alcolisti che raccontano a tutti di aver smesso di bere: più lo dici, più ti rafforzi. E dunque anche la dipendenza da internet va esplicitata, spiegata, resa pubblica per non temere una pericolosa ricaduta. Ma il punto è decidere se si è preda del vizio o di una abitudine malevola che provoca una tossicità al proprio corpo, alla propria mente, al proprio vivere sereno. In pratica: il web intossica? O frequentarlo assiduamente è da considerarsi semplicemente un comportamento riprorevole? Siamo nel campo della medicina o della morale?

Le due cose non vanno confuse. Il gioco d’azzardo è un vizio, è considerato riprorevole quando disperde patrimoni familiari e genera povertà a chi lo pratica e a chi fa parte della cerchia di affetti più vicini al giocatore. Ma non intossica. Raro trovare qualcuno che a furia di puntare alla roulette abbia generato seri danni al proprio organismo oltre a quelli del conto in banca. Chi beve molto ha un vizio che non solo può causare danni al proprio patrimonio (se sei sempre ubriaco è improbabile che tu possa guadagnarti lo stipendio) ma anche al proprio organismo, a cominciare dal fegato. Se bevi e giochi, e non è raro, sono fatti tuoi, e non devi lamentarti se poi le cose si mettono male.

Ma il web? È un vizio come il gioco, è una pratica che lentamente ti intossica e ti toglie la salute? Si tratta di una dipendenza da curarsi per la sua tossiticità o invece perché è un comportamento socialmente immorale? Ormai le cose si confondono molto perché la filosofia morale non è più così studiata come si faceva un tempo. E un po’ di filosofia aiuterebbe. Senza arrivare a Tommaso d’Aquino e ai suoi vizi capitali (capitali perché generano altri vizi) basterebbe già Aristotele nella sua Etica Nicomachea a dirci che in fondo i vizi sono un eccesso che produce danni alla collettività. Per cui la virtù rappresenta l’equilibrio. I virtuosi sanno moderarsi. Un bicchiere di vino è da virtuosi una bottiglia di rum e da viziosi e nel passato anche da pericolosi pirati. Ma un’ora di internet è da virtuosi mentre restare connessi per tutto il giorno è da viziosi?

La faccenda non è semplice. Se sei sempre connesso sei un sociopatico non in grado di guardare il mondo, mentre un austero scampio di byte, mai di notte, che il sonno è dei giusti, mai troppo presto la mattina, ma nelle ore migliori, permetterebbe di gestire in modo equilibrato certi comportamenti a rischio.

Ma non ci riesce nessuno, e allora eccovi il sito, registrato: digitaldetox.org. Dove vi dicono che non è sano, che non è umano ricevere troppe lettere via mail, mandare troppe fotografie, parlare con troppa gente che neanche si conosce, e leggere e informarsi delle cose più disparate del mondo in modo appassionato. Lo schermo del computer può distrarvi da quella finestra del vostro ufficio che bontà sua magari dà soltanto su una ciminiera grigia, e pure dismessa.

Per cui tutti a disintossicarsi, non si sa se per limitare il vizio e trovare una nuova virtù. Magari aiutandosi con il digitaldetox, punto org, ovviamente, che sulla sua homepage, se la scorrete fino alla fine, vi dice chiaramente: stay connected. Per essere informati su eventi, campagne, e altro ancora. E vi invita a iscrivervi alla loro mailing list. Per disintossicarsi dal web, perdere il vizio, ma restando connessi. Che è un po’ come dire a un alcolista che sta cercando di disintossicarsi: prima di tornare a casa, non dimenticare di comprare il vino.

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