Il visitatore arriva al Louvre, fa il biglietto ed entra nelle sale. Finalmente il suo museo, quello che da anni voleva visitare. Troverà i suoi quadri preferiti, e molti altri che di cui non sa nulla e che saranno una scoperta. Nei giorni precedenti alla visita al Louvre si è documentato sul web. Ha cercato i dipinti che conosceva, ha letto le informazioni. E infatti appena entra trova esattamente i dipinti che aveva cercato nei giorni precedenti, quasi nello stesso ordine. Come se i curatori del museo gli avessero messo a punto una galleria personale, avessero spostato dalle varie sale le opere che conosceva e le avessero allineate una accanto all’altra. Una meraviglia, un sogno persino. E gli altri quadri? Quelli che sono al Louvre e che ancora non conosce? Molti non ci sono, sono stati staccati e messi in un magazzino. Altri invece sono stati esposti in altre sale, sono dipinti e sculture dello stesso periodo dei quadri preferiti dal visitatore. Magari di artisti meno noti e meno originali.

Il visitatore è raggiante, ha un museo su misura. Ha quello che gli piace. E, finita la visita, uscendo dal museo incrocia a qualche centinaia di metri una bellissima libreria. Entra e fa un’altra meravigliosa scoperta: in vetrina trova tutti i libri che ha comprato negli ultimi tempi. E sui banconi altri volumi che potrebbero interessarlo perché sono analoghi a quelli che ha comprato, degli stessi argomenti, con gli stessi temi.

Torna in albergo con un senso di pienezza. Un museo su misura, una libreria che corrisponde ai suoi gusti. Ma non sa che tutto questo è il risultato di algoritmi complessi. Questi algoritmi partono da quello che ti piace, da quello che vedi ogni giorno e ti cuciono il vestito che avevi sempre desiderato.

Da qualche giorno su Instagram gira una supplica di tutti gli utenti. Chiede che per il social di fotografia, che ormai è di Facebook, non si applichi il principio del fratello maggiore. Ovvero che non si utilizzi l’algoritmo per mostrare le foto che più ci interessano. Perché è questo che i programmatori di Facebook vorrebbero fare. Fino ad oggi ogni profilo Instagram mostra tutto quello che l’utente ha postato, in ordine cronologico. Per cui se seguo il profilo dell’agenzia Magnum, per esempio, potrò vedere tutte le bellissime foto storiche che loro ripubblicano. Saranno foto diverse, troverò fotografi che amo e che conosco, e scatti di di reporter di cui non so nulla, e che mai avrei cercato.

Ma con l’algoritmo vedrò le foto di Magnum che mi sono più congeniali, e quelle che si ritiene mi piacciano meno non saranno visibili. Esattamente quello che fa Facebook, che non mostra tutti i post, ma quelli che ritiene ci interessino. Ed esattamente quello che fa Amazon quando, dopo aver comprato un romanzo di Milan Kundera, ci consiglia di acquistare anche un libro di Hrabal, e poi di Seifert, e magari dopo si spinge a consigliarti Praga magica di Ripellino. E piano piano ti viene consigliato tutto il consigliabile sulla letteratura ceca.

E non ci sarebbe nulla di male se non fosse che nessuno ti dira che a qualche centinaio di chilometri più a nord esisteva un signore che si chiamava Czesław Miłosz, grandissimo saggista e poesta, ma siccome è polacco non rientra nell’algoritmo. E se il mio visitatore del Louvre appassionato della Gioconda troverà anche un dipinto di Marcel Duchamp dove Mona Lisa porta i baffi, dovrà rinunciare a sapere qualcosa di più di Man Ray, perché l’algoritmo non lo associa alla pittura rinascimentale. Anche se Duchamp e Man Ray erano amici da sempre.

Quello che racconto è uno dei grandi pericoli di questo tempo falsamente creativo. Tutto è accessibile. Ma nessuno trova nulla di più di quello che vuole trovare. Si scopre l’America perché si cercano le Indie. Ma oggi Colombo avrebbe trovato le Indie lasciando l’America al suo posto. L’algoritmo al massimo gli avrebbe concesso di scoprire oltre a quello che cercava anche lo Sri Lanka, perché sta lì vicino. Purtroppo siamo destinati a sapere all’incirca quello che già sappiamo. E se abbiamo sempre usato l’acqua fredda non riusciremmo neppure a scoprire l’acqua calda.

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