Qualcosa sta accadendo nel mondo di twitter, ma non ci capisce ancora molto bene di che si tratta. È di qualche settimana fa l’ultimo crash del sistema che ha bloccato il social network per ore in tutto il mondo. È dei giorni scorsi la notizia che cinque top manager di twitter si sono dimessi e hanno lasciato la società guidata da Jack Dorsey. È ormai un rumors che dura da mesi che twitter cambierà moltissimo, che si passerà dai tweet di 140 caratteri a quelli da diecimila. Un bel salto. C’è un dibattito per il mondo se questo, caso mai avvenisse, non rappresenti un vero e proprio tradimento dello spirito, dell’intenzione e della formula del social network più amato dai giornalisti, dagli opinionisti, da tutti quelli che vogliono essere sintetici, efficaci, e cercano di informare in diretta su quello che accade.

Ma sono lontani i tempi in cui twitter sembrava un luogo da cui arrivavano informazioni dai luoghi caldi del mondo. Il battesimo di questa illusione furono le primavere arabe, e ancora oggi l’uso di twitter dovrebbe essere questo. Ma invece siamo alla deriva di un social dove gli amici sono chiamati seguaci, e dove si può essere seguiti. Ma seguiti per cosa?

Più di una settimana fa è accaduta una storia curiosa. Le news di Sky hanno avvertito, attraverso uno stringato sottopancia, che era stato visto un uomo armato di fucile sui binari della stazione Termini di Roma. E poco dopo che la stazione era stata evacuata. Non si è saputo nulla di più per circa mezz’ora. Giri altri canali televisivi e trovi solo fiction, varietà e amenità varie.

A quel punto pensi che è proprio quello il momento di twitter: per capire se preoccuparsi oppure no. Cerchi le tendenze e in cima trovi #termini. Bene, immagini che tutti quelli che hanno uno smartphone e un account twitter e si trovano lì, stanno informando il mondo di quello che accade in tempo reale. Pensi di trovare delle fotografie. Dici: questa è l’informazione attraverso i social. Questo è il senso di un sito di microbloggin che permette di capire.

Nel frattempo vieni a sapere che la gente è stata fatta rientrare alla stazione, ma non capisci esattamente il perché. Non viene detto che l’uomo con il fucile è stato bloccato, soltanto che non si trova più in stazione. Il che vuol dire: se non è in stazione, ed è fuori con il fucile, forse ci sarebbe da preoccuparsi ugualmente. Il sentore che non è niente di grave ce l’hai. E che ci sono notizie ufficiose che non vengono ancora rese ufficiali: ovvero, come poi si scoprirà, che l’uomo è uno squilibrato con un fucile giocattolo.

Ma è indubbio che una certa inquietudine rimane. Anche perché i siti dei giornali hanno diffuso una fotografia delle telecamere di sorveglianza della stazione dove si vede un’uomo con una giacca azzurra, un cappellino, le scarpe a punta e un mitragliatore in mano.

In questi minuti di attesa twitter si scatena. Come? Con i battutisti. C’è chi fa battute sulla giacchetta, chi sul cappellino, chi sui treni in ritardo o in orario (vecchia fissazione), ed è un florilegio di battute idiote per fare a gara a chi è più spiritoso. I social sono così: o sono pianti a dirotto per la scomparsa di vip mai conosciuti, o è il motto di spirito per situazioni su cui ci sarebbe assai poco da scherzare.

Il tracollo di twitter è proprio questo. Un social per adulti che restano bambini. Che fanno dell’esibizionismo, della battuta un elemento di identità, che salgono su un palcoscenico per mostrarsi e pensarsi protagonisti di qualcosa. Solo che non c’è il pubblico. Perché il palsconenico di twitter è costituito da tutto il pubblico di twitter: ognuno con il proprio canovaccio, ognuno a fare il verso agli opinionisti, ai commentatori, a coloro che pensano che sia facile dare un’idea di come va il mondo con poche parole. Quando questa era prerogativa di gente come Karl Kraus o Ennio Flaiano. Se il Ceo di twitter Jack Dorsey amplierà a diecimila caratteri la lunghezza dei tweet saremo tutti più tranquilli. E forse qualche informazione più dettagliata su quello che accade nel mondo ci arriverà. Ma soprattutto smetteremo di leggere idiozie quando non è proprio il caso.

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