È davvero curioso che moltissimi siti on line, e riviste che si occupano di web e di tecnologia, abbiano consigliato per questo Natale di regalare libri di carta, e non ebook. Il libro di carta deve resistere all’ondata di testi elettronici e digitali. E riguardo all’ebook pazienza, tanto quel mercato non cresce e non si espande, nonostante i dispositivi costino sempre meno.

Ma il punto non è questo. La guerra futura tra libri e web non si gioca sui supporti, si gioca su un altro terreno. Non si tratta di capire in che modo leggeremo i libri nel futuro. E il dilemma degli scrittori non sarà: in che supporto dovrò pubblicare? Ma sarà: come cambia il modo di pensare i libri? O meglio: come cambia la letteratura? È ancora quella cosa che si divide genericamente in poesia e prosa? Dove la poesia ha tutto un suo genere e la prosa è orientativamente un modo di raccontare una storia, con un bel po’ di pagine che vanno, sommandosi una con l’altra, a costituire quello che chiameremmo un romanzo? Per cui i romanzieri scrivono storie più o meno lunghe, sperimentando linguaggi diversi. Mentre i poeti, pochi, sperimentano attraverso un uso del linguaggio più élitario e sofisticato.

Non più. Ed è forse per questo che si vendono pochi libri di carta, e persino i custodi dell’ortodossia tecnologica non perdono occasione di invitare lettori abituati a stare davanti agli schermi, e a leggere tutto quello che passa per il web, a entrare nelle librerie e portarsi qualche volume a casa. Il punto non è che i libri sono in crisi perché esisteranno gli ebook, visto che gli ebook non si vendono. Ma è: i libri sono in crisi perché non esistono più i libri. E non perché gli autori tengono i blog e scrivono sui blog quello che avrebbero dovuto mettere in un libro. Ma perché la frammentazione dell’espressione artistica non riesce più ad avere una forma che la contenga.

La letteratura ha avuto nel passato autori che scrivevano racconti e non hanno mai pubblicato un romanzo (uno su tutti, Borges), autori di romanzi che non hanno mai scritto racconti (moltissimi, la maggioranza a dire il vero), poeti che non hanno mai scritto narrativa (quasi tutti i più grandi), ma anche saggisti che hanno pubblicato un solo romanzo, e romanzieri senza la tentazione della saggistica. Poeti e al tempo stesso saggisti, come Brodskij. O addirittura scrittori di una sola opera come Henry Roth (anche se poi in vecchiaia diede un seguito al suo Chiamalo sonno). E persino autori che hanno scritto e non hanno più pubblicato (anche qui, ovviamente, uno su tutti: Salinger). In questo turbinìo di possibilità c’erano i pochi che hanno fatto tutto, i romanzieri, i poeti, i saggisti, i giornalisti, autori di racconti, di poemetti, di diari pubblici, alle volte persino pittori (Carlo Levi, Alberto Savinio). Tutti ripartiti in volumi diversi, e collane editoriali adatte.

I libri hanno dato ospitalità a tutto questo genere di espressioni. Oggi non ci sono autori che possono trovare nei libri il loro sbocco naturale. Ed è per questo che il problema non è se il digitale cancellerà la carta. Il problema è che il digitale è un terreno possibile per una somma di suggestioni autoriali che non potranno mai entrare da nessuna parte. Per capirci, il libro, come prodotto culturale, come strumento di diffusione di individualità oggi è facebook. E fate attenzione: non ho scritto: è stato sostituito da facebook. Ho scritto che: è facebook.

Lì un autore contemporaneo ha gli strumenti richiesti dal nuovo pubblico dei lettori, che, neanche a dirlo, non legge libri, legge social: ovvero diari, poesie, saggi, narrazioni, racconti, citazioni, video, identità, fotografia. Tutto assieme. I romanzi possono poi finire in ebook su Amazon, oppure su carta, e sono una parte di tutto questo. Ma sarà impossibile pensarsi autori, oggi, senza il supporto di facebook.

Salviamolo il libro, e visto che ci siamo salviamo anche l’ebook che è solo una pedante trasposizione in forma elettronica del libro cartaceo. Perché la direzione è un’altra. E non è detto che non sia più interessante di quanto possa apparire.

© Corriere della Sera – Tutti i diritti riservati