I tanti appassionati di Howard Phillips Lovecraft, il grandissimo autore americano padre della letteratura di fantascienza, sanno che in almeno tre romanzi il suo personaggio principale era un uomo realmente esistito: l’alchimista, mago, matematico astronomo e filolosofo ermetico inglese John Dee. Nato nel 1527 e morto nel 1608, Dee fu espressione del suo secolo, mescolando scienza e occultismo, arti divinatorie e studi geografici importanti. Scrisse testi oscuri e, per quanto fossero usate già dal medioevo, fu il primo a parlare di sfere di cristallo per predire il futuro. Dee raccontò che il 21 novembre 1582 un angelo gli consegnò una sfera di berillo, che è un minerale, per mettersi in comunicazione con gli angeli e le creature ultraterrene, e interrogarle sui propri destini e i destini del mondo. Si trattava di una sfera piuttosto piccola, dal diametro di solo sei centrimetri, che oggi è conservata al British Museum.

Sono leggende di alchimisti, che hanno sempre ritenuto gli specchi, i cristalli oggetti potentissimi e molto pericolosi. C’è un’immensa letteratura su questo. Le sfere di cristallo sono entrate ormai nella cultura popolare, arrivate a noi dagli oscuri laboratori di Dee e gli specchi sono prima di ogni cosa oggetti preziosi capaci di risponderti, di parlare: dagli «specchi delle mie brame» a quelli che diventano porte per il mondo invisibile.

Moltissimi romanzi horror fanno entrare fantasmi e creature dell’aldilà attraverso il varco di uno specchio. Il peggior incubo di certa letteratura e cinema è quello di specchiarsi e non soltanto non riconoscersi, ma ritrovare sulla superficie riflettente l’immagine di una creatura orrenda. Per cui è più frequente che gli specchi mostrino l’oscuro, il passato o il futuro, piuttosto che il presente, la bellezza o quant’altro.

Da tre anni per il mondo si fanno esperimenti tecnologici con gli specchi. Non c’è nulla di noir o di orrendo, ma un’azienda giapponese, la Non-Grid-Inc, ha messo in commercio uno specchio interattivo destinato ai negozi di abbigliamento. Uno specchio misterioso come quelli di cui parlavamo. Il cliente mostra le etichette degli indumenti che vorrebbe provare, viene fotografato e scannerizzato attraverso la superficie riflettente con i codici dei vestiti e poi lo “specchio” gli mostra come starebbe con gli indumenti che sta pensando di acquistare, senza neppure provarli. Una cosa che a quanto pare non ha avuto molto successo, intanto per i costi altissimi, e poi perché francamente macchinosa e contorta.

Non è invece affatto contorto il recente progetto di un gruppo di ricercatori che si chiama “Semeoticons”, e non a caso. I direttori del progetto di ricerca sono italiani, stanno a Pisa, ed è finanziato dal Consiglio nazionale delle ricerche. Si chiama, neanche a dirlo: Wize Mirror. Il progetto è uno specchio che analizza il volto di chi si specchia. Dentro ci sono scanner 3D, fotocamere a raggi infrarossi, persino sensori di gas per rilevare il respiro. Fuori è uno specchio normale che si può mettere in bagno per truccarsi, pettinarsi o lavarsi i denti.

Wize Mirror sa come stiamo. Basta presentarsi davanti a lui, magari in bagno, come ogni mattina. E avere una risposta sul proprio futuro. Come la sfera di John Dee, ma con il supporto della scienza e non della magia. Semeoticons conta di mettere in commercio un prodotto friendly, semplice da utilizzare e non costoso in breve tempo. Perché sarebbe utilissimo nella prevenzione medica.

Ma per diventare completo e ancora più attraente in questo mondo connesso dovrebbe avere anche il wifi e un po’ di applicazioni. Non è difficile immaginare che Wize Mirror collegato a Facebook o Twitter possa dare a tutti gli amici informazioni sul nostro stato di salute quotidiano, e non solo sul nostro umore. Apparirà ogni mattina il battito cardiaco, l’indice glicemico, e forse altri parametri fisici. Tutto letto da un rilevatore che monitora i segni facciali. Un tempo si diceva a un amico: «hai una buona cera oggi», magari prendendo il caffè al bar. Oggi te lo dice uno specchio. Che sa tutto, vede tutto. E un giorno forse finirà per raccontarlo a tutto il mondo social.

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