Sta accadendo una cosa molto strana. Tutti sappiamo quanto il dilagare dei social network abbia esteso l’idea di autorialità. Nel senso che ogni profilo che viene attivato porta con sé una serie di informazioni personali e biografiche, e ogni stato, ogni post, è il prodotto di qualcuno: che ha un nome, un’immagine di riferimento e varie altre cose. Tutti sappiamo che questo ha generato scrittura, immaginazione, e ha contribuito a ripensare la propria vita in una vera e propria forma autoriale. Io sono quello che scrivo e io racconto quello che faccio.

Sappiamo inoltre che questa nuova autorialità è per tutti una scommessa e una sorpresa, perché ha portato la scrittura verso categorie di persone che non avevano l’abitudine a gestire dei testi. Cambiando così il modo di pensare se stessi, e spesso e volentieri accendendo la voglia di produrre qualcosa con un significato estetico, visivo e letterario che va ben oltre ogni rosea aspettativa. In sostanza i social non soltanto avvicinano alla scrittura e alle arti visive, attraverso la fotografia, ma producono abbozzi di romanzi, di racconti, di versi poetici, di aforismi, e di tutto quello che gira attorno a queste cose.

La creatività, termine spesso abusato ma che ancora significa qualcosa, è aiutata da modelli applicabili che cambiano il modo di esporre le cose. Se fotografate su Instagram userete filtri che rendono artistiche le foto, se usate Hipstamatic avrete la possibilità di scegliere delle pellicole che simulano quelle degli anni Sessanta e Settanta, se usate Twitter siete nella gabbia dell’aforisma e del motto di spirito, se scegliete Facebook potrete mettere assieme modelli artistici diversi, combinando più agevolmente video, testi e foto, oltre che citazioni.

Se ultimamente, e qui viene il punto vero, usate Flickr qualche problema potreste averlo. Flickr è un social esclusivamente di fotografia. Potete iscrivervi e caricare tutti i vostri scatti. E potete usarlo sia da smarphone o tablet, sia da computer. Su Flickr potete seguire ed essere seguiti. E quando vi iscrivete accettate tutta una serie di condizioni precise, che ovviamente nessuno legge, come nessuno legge quelle di Facebook.

Oggi Flickr può mettere in vendita le foto che avete deciso di rendere pubbliche. Mette insieme delle composizioni di fotografie diverse, scelte secondo criteri artistici che si possono comprare via web come poster da appendersi in casa. È tutto legittimo. Coloro che si pensano autori sui social, che siano di fotografia o di altro, non sanno che come primo atto accettano il fatto che quello che pubblicano è utilizzabile, e non ha un’autorialità. Per cui la cosa davvero strana sta nel fatto che la deriva autoriale dei social è per certi versi apparente. Nel momento in cui si condividono i testi, le informazioni, le foto, tutto smette di essere d’autore, e diventa di chiunque. Con i danni immaginabili, soprattutto quando si tratta di informazioni e di notizie che andrebbero verificate con cautela. E le vostre foto di famiglia, i vostri bambini, le vostre nonne o fidanzate diventano dei poster che arricchiscono chi ha il diritto di vendere ciò che gli abbiamo regalato da subito.

Non so se torneremo a una non autorialità. Per molti secoli, fino a poco dopo l’invenzione della stampa, l’autorialità era un concetto molto debole, se non inesistente. Si copiavano i testi, non gli autori. Contava quello che era scritto e non chi lo aveva scritto. Il medioevo è stato questo. Poi l’autore, in qualche caso, è diventato persino più importante del testo. Ora è un pendolo, qualcosa che oscilla, una strada confusa che non sappiamo ancora dove porterà. Ma è inutile postare, come leggo negli ultimi tempi, dichiarazioni per cui si diffida Facebook a utilizzare foto, video e testi personali, appellandosi alla privacy. Se non accetti quelle clausole non puoi creare un profilo social, ed è una battaglia persa.

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Il sogno di scrivere Cotroneo