Alcune cose per chiarirci. Venerdì scorso ho scritto un post sul mio blog dedicato alla fotografia (lo trovate qui: https://robertocotroneo.me/2014/10/10/fotografia/ ) . Dicevo con molta chiarezza che anche la fotografia, come è accaduto per la musica in Mp3, come avviene con certe forme di self publishing, e persino con certa arte contemporanea, soffre di un crollo della qualità. Dovuto a due fattori concomitanti. Il primo è l’uso logico ma anche esagerato delle fotocamere digitali sugli smartphone. Fotocamere che non hanno la qualità sufficiente per scattare delle foto che si possano vedere oltre i piccoli schermi di tablet, cellulari o computer. La seconda è questa moda di semplificare la postproduzione (non parlo di Lightroom o di Photoshop ma parlo dei programmini che girano sugli smartphone) portando alla saturazione qualsiasi foto, aumentando contrasti, luminosità, ombre, alte luci e nitidezza. Un po’ come nei cattivi ristoranti dove si esagera con il peperoncino, con il sale, con l’olio, e con le salse varie per coprire la scarsa qualità degli alimenti e le pochezze del cuoco. Il ragionamento era di tipo culturale ed estetico. E riguardava non certo il genio di qualche fotografo, capace di scattare meravigliosamente anche con la prima macchina fotografica montata su un cellulare, e non riguardava il fatto che – con qualche controllo manuale in più – può uscire qualcosa di buono da un cellulare. Per intenderci, non mi sono messo a discutere della bravura di un chitarrista in un brano musicale, ma del fatto che quella chitarra oggi si sente male perché l’Mp3 diffonde musica di bassa qualità. E soprattutto, e il punto è proprio questo, a furia di sentire chitarre riprodotte male mi abituerò a pensare che le chitarre suonano in quel modo.

Ora, come in tutti i mondi istintivi e passionali (e i fotografi, come i musicisti, non sono intellettuali, sono passione, istinto e talento puro), sono stato riempito di insulti e contumelie a un livello sorprendente. Moltissimi blog di fotografia, siti di tecnologia, pagine di social network riportano il mio articolo. Con il solito web 2.0 ad amplificare arroganti che si credono Roland Barthes o Susan Sontag. Ma pazienza, se un articolo come questo lo leggono in tre giorni 600 mila persone diventa inevitabile che si raccolga di tutto: onori e oneri. Ognuno può pensarla come vuole. Ma c’è un punto che sfugge a tutti quelli che mi definiscono, con una sorta di disprezzo che mi fa tenerezza: un purista reazionario che nega la modernità. La mia biografia dice l’opposto, ma il web è fatto di gente troppo impegnata a scrivere piuttosto che a capire con chi sta parlando. Solo che non è un problema di purismo. La fotografia ha avuto un’evoluzione. Dal dagherrotipo alle lastre, alle macchine a grande formato, al 35 millimetri che sembrava piccolo e meno adatto alla qualità rispetto ai formati maggiori. Poi ci sono state le macchinette tascabili, le polaroid, e via dicendo. Ma non era mai accaduto quello che sta accadendo in questi anni. E in generale nei settori delle arti. Un crollo di resa e di qualità, in nome di una legittima popolarizzazione dei mezzi. La musica si sente peggio, le macchine fotografiche sono meno buone, e dànno più problemi. Il peggioramento serve a vendere più smartphone, e a scaricare con più efficacia la musica. I libri d’arte si stampano male, perché devono costare poco (e questo lo capisco), e il gusto, l’educazione alla visione e le nostre estetiche stanno andando al disastro. Difendere la commercializzazione della qualità in nome di un populismo estetico è davvero reazionario. È decidere che i padroni delle ferriere, che oggi sono gli OTT, gli Over the Top, hanno ragione. Hanno ragione a non curare abbastanza i layout degli ebook, che già sono brutti, ma che fatti come li fanno oggi sono orribili, e significa mandare in giro brutte immagini, cattiva musica, e via dicendo. L’educazione al ribasso, il deterioramento del gusto non è un concetto vago. È una dura conseguenza di questi tempi. È impoverimento. È declino. Mi preoccupa. Sono un intellettuale. Ho scritto molti libri nella mia vita, insegno in una università, scrivo sui giornali. E anche sul mio blog. Ritengo di avere il dovere di denunciare e di aprire una riflessione su queste cose. Se poi molti hanno l’insulto facile perché sfruttano al meglio la spazzatura del web. Pazienza. Me ne farò una ragione. Ma spero di aver aperto un dibattito che non si fermi allo snobismo di chi usa una Leica a telemetro rispetto a chi usa il piccolo Samsung, ma che vada ben oltre. Vada al fondo della nostra ricchezza interiore, di quello che dobbiamo pretendere dalla bellezza e dall’arte. Di quello che è giusto riprendersi, senza svenderci a nessuno.