Scattate fotografie orribili senza saperlo. Vi stanno ingannando…

Sta accadendo qualcosa di impressionante, ma nessuno se ne rende conto. Sta accadendo che tutti hanno scambiato le fotocamere dei loro cellulari in macchine fotografiche vere. Con abili campagne pubblicitarie i produttori di smartphone magnificano le doti delle applicazioni digitali e degli obiettivi dei telefonini. Parlano di pixel, aggiungono stabilizzatori, citano l’alta definizione. Gli utenti leggono, provano, e ne sono felici. In effetti le foto scattate dai Galaxy e dagli iPhone sembrano incredibili. Le applicazioni digitali permettono di correggere, saturano i colori, aumentano persino la nitidezza. Quelle foto finiscono sui social, e finiscono su Instagram. Con i filtri. Con i colori saturi, con le ombre schiarite. Con goffi tentativi di post-produzione fotografica che assomiglia a certa chirurgia estetica. I seni debordanti e innaturali dei chirughi, gli zigomi che tracciano angoli vertiginosi sono identici a quei cieli rossi come non se ne sono mai visti, quei contrasti con le nuvole in rilievo, quell’azzurro degli occhi che la vostra fidanzata fino a quel momento aveva soltanto sognato. Quella nitidezza che persino la marca del rossetto riesci a leggere. E poi mari e fiumi densissimi, volti indimenticabili senza un filo di grana, o di rumore, come si dice oggi per la fotografia digitale. Sta accadendo il disastro culturale e concettuale per cui le foto non sono più normali, l’uso della postproduzione è una pacchianata gigantesca, la bellezza di una foto non sta più nella capacità imperfetta di riportare un punto di vista, e non è più in un movimento accennato, nella fatica di entrare nell’inquadratura con consapevolezza, ma è nel pacchiano che ha la sua ragione: in un uso sommato di grandangoli estremi e di colori saturi. Perché gli smartphone, prima di permettere il rosso saturo, permettono il supergrandangolo, un modo di vedere affascinante in qualche caso, ma assolutamente innaturale. Gli obiettivi degli smartphone, si fa per dire, sono dei grandangoli esagerati, l’assenza del mirino permette di scattare in posizioni impossibili. Il risultato è semplicemente uno: inquadrature apparentemente sorprendenti, e nessuna dimestichezza con le aberrazioni ottiche che sono presenti. Per cui tutto è in primo piano, niente è fuori fuoco, e colori impossibili, e punti di vista che sembrano spettacolari. Ritratti che imbruttiscono quasi sempre. Ma soprattutto modifiche che fanno pena. Oltre ai cursori che ti permettono di alterare cromatismi, ombre, bilanciamento del bianco e vignettature, ci sono i soliti filtri, molto divertenti, che riproducono sostanzialmente i limiti di pellicole anni Sessanta e Settanta, che danno alla foto un’aria vintage, ma che sono delle maschere grottesche che vanno di pari passo con colori finti e punti di vista esagerati. Sabato scorso sono andato a vedere la mostra romana su Henri Cartier-Bresson. E mi accorgevo di due cose. La sua impressionante capacità di comporre la foto nella sua naturalezza. Il limite ottico e cromatico delle sue foto. Le due cose erano la sua bellezza, la sua vera grandezza. La bellezza non è mai perfetta, ed è per questo che non è mai innaturale. Forse era inevitabile che la fotografia finisse sul tavolo operatorio del lifting cromatico e compositivo, ma non fino a questo punto. Stiamo formando generazioni che non sanno cosa sia il mondo, ma soprattutto non sanno guardare. E non sanno neppure quando la correzione fotografica deve fermarsi. Ma sopratuttto stiamo illudendo tutti. Le foto degli smartphone, di qualunque smartphone, sono instampabili. Le correzioni illudono perché le si guarda in un piccolissimo schermo illuminato e nitido. E le correzioni si possono ammirare, senza avere una sensazione sgradevole, perché le foto si vedono in un formato che varia dal cm 5×7 a una massimo, quando va davvero bene, di un 10×15. Come si fosse ancora agli albori della fotografia, più di un secolo fa. Oltre quel formato sarebbero orribili. La possibilità di non rispettare la luce vera e scattare sempre, aumenta in automatico gli iso degli smarphone, ovvero la sensibilità, quella che un tempo era chiamata: la grana. Tutto si fa vagamente indefinito, e decisamente brutto. Le correzioni migliorano le foto se le vedete nei dispositivi, ma peggiorano moltissimo se decidete di stampare. Milioni di persone ormai da qualche anno consegnano, vite intere, ricordi e bellezza a sistemi che scattano foto orrende, che non restano perché si possono guardare solo come fossero a un microscopio. Sappiatelo. Smettete, usate macchine fotografiche vere. Anche digitali. Ma non illudetevi. E soprattutto. Lasciate ai tramonti i colori che gli spettano. E guardate meglio cosa sapeva inventarsi Cartier-Bresson con una vecchia Leica e una pellicola in bianco e nero.

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15 pensieri riguardo “Scattate fotografie orribili senza saperlo. Vi stanno ingannando…

  1. Non ho più intenzioni di fare il polemico e molto meno di litigarmi con qualche amico quando affronto questo argomento che mi é caro.
    La penso esattamente come Te.
    Ti ringrazio di avere fatto il “lavoro sporco” estetnando il tuo sacrosanto mugugno. Io, a ripetere questi concetti, così esaustivamente esposti, non ce l’avrei più fatta.
    Clap clap

  2. Pezzo interessante. Ma ahinoi si chiama digitalizzazione della vita (fosse solo fotografica sarebbe il meno), è un processo di democratizzazione spinta inarrestabile. Come quanto scritto lo leggo su un post in internet, scritto in word, editato su un blog, così tutto evolve e magari non in meglio. Tutti fanno tutto, non necessariamente lo sanno fare meglio, ma tant’è…Lasciamo stare H.C. Bresson che è un Master, ma il processo in atto è irreversibile, con la nostalgia non si fa nulla…se non, magari, qualche buon saggio, ma staccato dalla realtà. Le invenzioni sono fatte per essere innovate sempre. L’evoluzione della fotografia, del cinema, della scrittura, della pittura o altra tecnica che si voglia analizzare non si ferma ai nostri semplici ragionamenti e teorie. Qualche anno fa nessuno avrebbe detto che la pellicola sarebbe stata soppiantata…eppure…. L’evoluzione tecnica è in atto, le risoluzioni miglioreranno, le prestazioni pure…saremo pronti? Saremo consapevoli……probabilmente no.

  3. Come non condividere in toto questo discorso, certo è in atto un’evoluzione che sta avanzando a grandi falcate, ma credo che questo faccia parte di quel progresso che prima o poi farà raggiungere anche agli smartphone o iphone (o qualsiasi altra diavoleria) livelli accettabili. Ora è tutta una confusione tecnologica dettata appunto dalle scoperte giornaliere. Certe case costruttrici di macchine fotografiche (vedi Leica p.e.) si sono lanciate ad offrire la loro tecnologia a questi cellulari, ma credo che ciò sia più dettato al momento da un’esigenza di mercato che non da una ricerca di perfezione tecnica atta ad impreziosire questi aggeggi, inizialmente nati solo per telefonare! Io stesso ho usato sporadicamente il mio smartphone unicamente perchè non avevo con me, stranamente, la mia fida macchina fotografica. Con tutto ciò che la mia macchina fotografica me lo potrebbe permettere, uso sempre i 100 Iso in manuale. Diciamo che sfrutto al 30% tutta la tecnologia applicata (automatismi vari e Iso alle stelle) perchè so che poi se voglio stampare voglio la foto nitida e poter usufruire, senza tanti limiti, dei grandi formati. Sicuramente non uso poi in post-produzione programmi di sviluppo per cambiare i colori del tramonto, o i chiaro scuri del b/n con la pretesa di far credere a chi guarda la mia foto che lo scatto è quello. Lo uso per le piccole imperfezioni, per qualche dettaglio scomodo o talvolta per stravolegere uno scatto normale in uno scatto surreale, ma in quest’ultimo caso chi guarda se ne rende perfettamente conto e, caso mai, potrà dire “mi piace o non mi piace”.

  4. Lasciate che la gente si diverta, una volta non si faceva neanche la metà delle foto che si fanno oggi e sapete benissimo che una semplice compatta è comunque un peso in più addosso visto che il cell non lo molla a casa nessuno. Una minima parte di queste “orribili” foto ,come dite voi, resterà come gigantesco archivio della nostra epoca, nel bene e nel male.
    Io amo la fotografia, mi piace fare post produzione e non mi piacciono le foto fatte con il cell…ma li capisco 🙂
    Ciao! 🙂

  5. Semplicemente meraviglioso questo articolo che condivido in plenum. Sic et simpliciter. Bravissimo. Gridiamolo.
    Da un quasi 48 enne sull’orlo di una crisi di nervi a causa di questo digitale che mi ha sfacassato le …

    Carlo

  6. Ciao! Condivido pienamente quanto da te esposto, però faccio anche una considerazione. Quanti di coloro che scattano con gli smartphone poi hanno l.esigenza di stampare la foto?
    Al meglio la pubblicano sui social…o.la.tengono in galleria del.cellulare.
    Quindi nemmeno si pongono il problema delle.sacrosante verità che hai esternato.
    Una volta non si faceva una gita fuori.porta senza.portare la.macchina fotografica, analogica prima e digitale poi, adesso si usa il.cellulare perché sta.in tasca….perché condividi subito le.immagini sui social e.perché ti.permette.di fare…i.selfie. Pratica oramai indispensabile alla.sopravvivenza della.specie….😢😢😢😢

  7. Ma fare un’uscita fra noi fan dell’analogico?
    Io from emilia..
    Voi?
    Uomini e donne, giovani e vecchi.

  8. Il messaggio della perfezione è pur sempre un messaggio, come le fake news. Cosa vogliono davvero ottenere diffondendo falsità che raccontano invece una verità ? Più diffondono innaturalezze e bugie, più svelano se stessi, cosa sono davvero, interessa lo schermo o il display e quello che si accorda con essi. Vivere lì dentro, fare soldi, essere altro da se’ sfogare istinti che al di fuori del web sarebbero vergognosi

  9. Ma certo, sono d’accordo con Fabrizio Ferrari, quando dice -“Una minima parte di queste “orribili” foto ,come dite voi, resterà come gigantesco archivio della nostra epoca, nel bene e nel male”-. Sono un fenomeno epocale e , come quelle fatte con una fotocamera da 5000€ o più, possono essere belle o brutte, utili o inutili. Ora è difficile giudicare con sufficiente distacco. Ai posteri…. Inutile resistere sperando che questo ci aiuti a fare fotografie che resteranno. CB già citato, fotografava con una Leica con 2 sole ottiche (così mi risulta), un 35 e mi pare un 90 o 100. Vaglielo a dire oggi ai grandi fotografi……… A me, mi infastidisce assai di più la postproduzione spinta che cambia i connotati della fotografia

  10. Io ho pure la full frame, per carità e pure con ottiche valide.
    Quando devo fotografare lo faccio su pellicola. I file sono dei ricavatori di immagine e rappresentano un’altra arte che non è e non sarà mai fotografia

  11. In fatto di fotografia bisogna mettersi in testa un concetto a mio parere basilare. Non è la macchina fotografica che fa delle belle foto, ma più semplicemente è il fotografo con la sua sensibilità, preparazione ,creatività,ed altro ancora, che fa delle foto belle, la fotocamera è semplicemente un mezzo che permette di realizzare la foto, con questo non voglio dire, che tutte le fotocamere si equivalgono. Sarebbe come dire che è il lavoro che nobilita l’ uomo e anche questo non è vero,perché e ne sono convinto E’ L’UOMO CHE NOBILITA IL LAVORO.

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