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Scattate fotografie orribili senza saperlo. Vi stanno ingannando…

Sta accadendo qualcosa di impressionante, ma nessuno se ne rende conto. Sta accadendo che tutti hanno scambiato le fotocamere dei loro cellulari in macchine fotografiche vere. Con abili campagne pubblicitarie i produttori di smartphone magnificano le doti delle applicazioni digitali e degli obiettivi dei telefonini. Parlano di pixel, aggiungono stabilizzatori, citano l’alta definizione. Gli utenti leggono, provano, e ne sono felici. In effetti le foto scattate dai Galaxy e dagli iPhone sembrano incredibili. Le applicazioni digitali permettono di correggere, saturano i colori, aumentano persino la nitidezza. Quelle foto finiscono sui social, e finiscono su Instagram. Con i filtri. Con i colori saturi, con le ombre schiarite. Con goffi tentativi di post-produzione fotografica che assomiglia a certa chirurgia estetica. I seni debordanti e innaturali dei chirughi, gli zigomi che tracciano angoli vertiginosi sono identici a quei cieli rossi come non se ne sono mai visti, quei contrasti con le nuvole in rilievo, quell’azzurro degli occhi che la vostra fidanzata fino a quel momento aveva soltanto sognato. Quella nitidezza che persino la marca del rossetto riesci a leggere. E poi mari e fiumi densissimi, volti indimenticabili senza un filo di grana, o di rumore, come si dice oggi per la fotografia digitale. Sta accadendo il disastro culturale e concettuale per cui le foto non sono più normali, l’uso della postproduzione è una pacchianata gigantesca, la bellezza di una foto non sta più nella capacità imperfetta di riportare un punto di vista, e non è più in un movimento accennato, nella fatica di entrare nell’inquadratura con consapevolezza, ma è nel pacchiano che ha la sua ragione: in un uso sommato di grandangoli estremi e di colori saturi. Perché gli smartphone, prima di permettere il rosso saturo, permettono il supergrandangolo, un modo di vedere affascinante in qualche caso, ma assolutamente innaturale. Gli obiettivi degli smartphone, si fa per dire, sono dei grandangoli esagerati, l’assenza del mirino permette di scattare in posizioni impossibili. Il risultato è semplicemente uno: inquadrature apparentemente sorprendenti, e nessuna dimestichezza con le aberrazioni ottiche che sono presenti. Per cui tutto è in primo piano, niente è fuori fuoco, e colori impossibili, e punti di vista che sembrano spettacolari. Ritratti che imbruttiscono quasi sempre. Ma soprattutto modifiche che fanno pena. Oltre ai cursori che ti permettono di alterare cromatismi, ombre, bilanciamento del bianco e vignettature, ci sono i soliti filtri, molto divertenti, che riproducono sostanzialmente i limiti di pellicole anni Sessanta e Settanta, che danno alla foto un’aria vintage, ma che sono delle maschere grottesche che vanno di pari passo con colori finti e punti di vista esagerati. Sabato scorso sono andato a vedere la mostra romana su Henri Cartier-Bresson. E mi accorgevo di due cose. La sua impressionante capacità di comporre la foto nella sua naturalezza. Il limite ottico e cromatico delle sue foto. Le due cose erano la sua bellezza, la sua vera grandezza. La bellezza non è mai perfetta, ed è per questo che non è mai innaturale. Forse era inevitabile che la fotografia finisse sul tavolo operatorio del lifting cromatico e compositivo, ma non fino a questo punto. Stiamo formando generazioni che non sanno cosa sia il mondo, ma soprattutto non sanno guardare. E non sanno neppure quando la correzione fotografica deve fermarsi. Ma sopratuttto stiamo illudendo tutti. Le foto degli smartphone, di qualunque smartphone, sono instampabili. Le correzioni illudono perché le si guarda in un piccolissimo schermo illuminato e nitido. E le correzioni si possono ammirare, senza avere una sensazione sgradevole, perché le foto si vedono in un formato che varia dal cm 5×7 a una massimo, quando va davvero bene, di un 10×15. Come si fosse ancora agli albori della fotografia, più di un secolo fa. Oltre quel formato sarebbero orribili. La possibilità di non rispettare la luce vera e scattare sempre, aumenta in automatico gli iso degli smarphone, ovvero la sensibilità, quella che un tempo era chiamata: la grana. Tutto si fa vagamente indefinito, e decisamente brutto. Le correzioni migliorano le foto se le vedete nei dispositivi, ma peggiorano moltissimo se decidete di stampare. Milioni di persone ormai da qualche anno consegnano, vite intere, ricordi e bellezza a sistemi che scattano foto orrende, che non restano perché si possono guardare solo come fossero a un microscopio. Sappiatelo. Smettete, usate macchine fotografiche vere. Anche digitali. Ma non illudetevi. E soprattutto. Lasciate ai tramonti i colori che gli spettano. E guardate meglio cosa sapeva inventarsi Cartier-Bresson con una vecchia Leica e una pellicola in bianco e nero.

Copertina

278 pensieri su “Scattate fotografie orribili senza saperlo. Vi stanno ingannando…

  1. Non sono d’accordo.

    E’ vero che con la immensa disponibilità di oggetti capaci di catturare una immagine si fanno un sacco di catture che con la fotografia hanno poco a che fare, ma chi sa fare le fotografie le può fare con strumenti diversi.

    Ho visto foto bellissime fatte con un telefono e foto orribili fatte con una macchina da 5000 euro!

  2. Hai ragione, odio ogni foto ritoccata e plastificata. Pero sei crudele a portarci a paragone il maestro dei maestri…. Buon fine settimana

  3. Certo che questo è il problema primario del mondo, eh? Sembra la solita tirata contro le tendenze della società. O foto, o mores. Sono certo che quando si è cambiato modo di eseguire i graffiti, nel paleolitico, qualcuno sarà saltato su con un discorso simile.

  4. non ho una grandissima passione per hcb, ma questo è irrilevante rispetto al fatto che ciò che scrivi non fa neanche una piccolissima piega nascosta.
    solo, purtroppo, non riguarda esclusivamente gli smartphone… tutto, qualsiasi file, corre il rischio di diventare imbarazzante. e comico.

  5. Sì, va tutto bene. Credo che nessun fotografo consapevole si illuda di ottenere dai telefonini lavori ‘numericamente’ impeccabili. Si gioca in effetti.
    Poi, in quel rettangolino o quadratino che dir si voglia, bisogna essere in grado di mettere qualcosa che sia un giusto mix tra contenuto e forma e ciò se non se ne è capaci non si otterrà mai anche con una Linhof Kardan, tanto per non esagerare. 😉

    http://m.vanityfair.it/news/mondo/13/08/21/foto-piu-belle-con-iphone

  6. Sono parzialmente d’accordo con quanto sopra.. è vero, la tecnologia digitale permette di realizzare immagini impensabili prima del suo avvento anche a chi è completamente digiuno di tecnica fotografica classica… quello che non capisco è dov’è il problema… per quanto mi riguarda ribalterei il punto di vista del ragionamento e scriverei: grazie a…ecc ecc.
    Il problema , se di problema si tratta, potrebbe a pensarci bene riguardare invece chi della fotografia oltre ad una passione, ne fa una professione…in quanto spesso e volentieri diversi professionisti strapagati non fanno altro che utilizzare, spacciandola per bravura , nè più ne meno proprio queste opportunità digitali ora a portata di tutti…Last but not least: non è la macchina o la tecnologia a disposizione a creare una buona foto… ma chi la scatta…saluti.
    Quinto Ficari

  7. come dire…smettete di mangiare pennette al salmone e fatevi un bel piatto di tagliolini astice e tartufo nero.
    Io penso che nessuno vuole sostituirsi al fotografo professionista… penso che sia semplicemente un applicazione che ti ritrovi all’interno del tuo telefonino e la usi …punto!

  8. e non è detto che il professionista, nonostante abbia a disposizione tutti i mezzi per dare il massimo ad una fotografia, realizzi uno scatto importante …magari ci riesce la dilettante improvvisata, forse un po’ per caso, a cogliere quel lato poetico ed espressivo tanto ricercato dal professionista

  9. Secondo me è solo una moda imposta dal mercato, come i selfie, gli HDR ,i filtri instagram ecc. staremo a vedere quanto questa moda sarà più o meno passeggera.
    Io credo nel ritorno della fotografia, non subito ma …
    Ciao
    Franco

  10. Non condivido in toto quanto detto in questo articolo. Vero che la percentuale di foto brutte sono aumentate ma non è colpa dei dispositivi che permettono cose impossibili da ottenere con una macchina a pellicola (avevi quella montata e dovevi essere bravo perchè la foto venisse bene), la colpa sta nell’uso indiscriminato dei filtri, nel non conoscere le regole per un’inquadratura corretta e nei principi base dell’ottica. Cose che prima si imparavano perchè la macchina fotografica l’acquistavi e la usavi a ragion veduta, adesso te la danno con l’immancabile cellulare.

  11. Ma per carità! Non baratterei mai una foto con la mia reflexina con una foto da smartphone avanzatissimo. Magari la devo scattare 200 volte (perché sono un po’ una pippa ancora) prima di aver regolato tutto nel modo giusto per ottenere l’immagine così come la voglio. E va bene, ci perdo il mio tempo, meglio, mi piace. E mi piace che la foto sia naturale, che la bellezza stia nell’inquadratura, nel momento, in quei colori, in quella luce. Ci metto du ore per prendermi quella luce naturale.
    Post-produzione? Photoshop sta là, sul desktop, mai usato. O la foto è bella o sticazzi, non la tengo.

    Qualche giorno fa parlavo con un’amica, mi diceva che un regista sta facendo un workshop per girare un documentario e blablabla, chiedo che attrezzatura usino, mi risponde – Gli smartphone! -. Cheeeeeeee?

  12. Soprattutto sta succedendo che ci si vuole convincere che la fotografia dipenda solo dalle capacità presunte della fotocamera. la sensibilità e la capacità compositiva sono diventati obsoleti.

  13. certo che sta accadendo qualcosa, è l’immagine non il medium, che é diventata una tempesta perfetta. Il cambio culturale sarà scritto nell’abuso che se ne sta già facendo. Non trovo molta differenza tra l’artificiale di certa fotografia di moda, e i colori saturi delle foto su instagram.
    C’è un riappropriazione a livello collettivo di un mondo perfetto in termini di resa dell’immagine, facile, ma soggettivo. Questo scarto vince, ma decisamente, appiattisce e uniforma. Da qui la necessità e il ritorno all’analogico, non per nostalgia, ma semplicemente per riacquistare un’identità, anche nei termini di processo creativo.

    http://vanishingitems.wordpress.com/

  14. Bravissimo Roberto Cotroneo, meglio non avrei saputo dirlo. (p.s.) La foto del servizio è bellissima, un perfetto equilibrio tra forme e luoghi e sensazioni che lascia…

  15. Non rifiutare a prescindere ciò che sta succedendo. Potrebbe nascere qualcosa di bello. “E il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire”
    Personalmente amo questa idea della foto orribile che non sarebbe ottenibile on altro modo. Amo questi colori artefatti e scadenti che non potrei ottenete altrimenti che con uno smartphone ed un’app gratuita. Li amo e li cerco e non importa che non siano stampabili: esistono e già questo basta. Io non scatto e ritocco con uno smartphone perché non sono capace di usare una macchina vera e di fare postproduzione vera. Io faccio quello e questo; una cosa non esclude l’altra. Lo smartphone distrugge l’immagine, l’istogramma e il punto di vista del fotografo. Personalmente ho bisogno di questa morte.

  16. Ma no, dai. Le foto fatte negli anni ’90 con le macchinette a pellicola nei fustini dash non erano migliori di quelle di oggi. Non parliamo di fotografia artistica confondendola con il suo utilizzo sociale. Ed anche nel campo dell’arte i tempi cambiano e le diverse qualità li rispecchiano sempre. Se viviamo in un mondo decadente la fotografia non può fare altro che mostrare questa decadenza al di là della bellezza effimera che noi vediamo.

  17. Pensa che la stessa cosa sta succedendo nel cinema. Sedicenti direttori della fotografia comprano una Mark III e fanno concorrenza a quelli veri. E lavorano!!!

  18. Caro il mio cotroneo dormi sonni tranquilli…saper disegnare e usare prospettive impossibili non ha mai fermato la pittura come arte….stessa cosa per la fotografia che seppur giovane si sviluppa ed evolve….attrae consensi… la sua popolarità rende i veri artisti ancora + preziosi…

  19. difatti io mi sono tenuto la mia Nikon Fm a pellicola o dia per il piacere di vedere la foto fatta da me dalla mia capacità di inquadratura e di messa a fuoco dall’espozione del diaframma fino al tempo impostato!!!

  20. Questo articolo a mio parere non è da commentare ma semplicemente da apprezzare, da condividere e leggere con attenzione (oserei dire con devozione)ringraziando chi lo ha scritto, così facendo potremmo dare un piccolo contributo affinché la fotografia torni ad essere : Passione, Ispirazione, amore nel voler trasmettere agli altri i propri sentimenti, e non per ultimo anche divertimento

  21. mi sfugge il motivo per cui si dovrebbe guardare il mondo con l’occhio di 60 anni fa; mi sfugge il nesso secondo il quale se un giovane non guarda al mondo col tuo occhio (raffinato e tecnico) di fotografo analogico allora “non sa guardare”; e soprattutto non capisco perché mai qualcuno dovrebbe guardare le foto ad una risoluzione maggiore di quella che hai indicato, o, peggio ancora, stampare delle foto. nella mia esperienza nessuno stampa più le foto. sarebbe bello non scrivere ogni volta con la bocca satura di catastrofismo e, invece di condannare in ultimo appello Il Mondo Corrotto, cercare di capirlo. un cordiale saluto

  22. Interessante il grido di disperazione. Comprensibile. Il punto e’ che la tecnologia e’ andata avanti, e’ disponibile a costi accessibili e la gente la usa diffusamente. Ciò che non e’ progredito e’ l’educazione alla produzione e al linguaggio dell’immagine. Perché? Perché fino a poco tempo fa tutto il comparto del sapere e del produrre immagini era nelle mani di pochi esperti e non c’era il “pericolo” che soggetti non educati vi si avvicinassero, visti i costi elevati e il know how implicato. Ora invece si possono produrre e pubblicare immagini ovunque con facilità. Ma cosa si e’ fatto per educare la gente all’immagine, al suo linguaggio, alla sua produzione? Nulla. Siamo bombardati da immagini di tutti i generi, immersi in una società che basa sull’immagine gran parte della sua credibilità, se non addirittura esistenza. E quale alfabetizzazione all’immagine proponiamo, non solo ai nostri figli ma anche agli adulti che nel passaggio tecnologico non sono stati educati adeguatamente? Nessuna. Secondo me il comparto dei fotografi professionisti ha la sua parte in questo. Preoccupati, giustamente anche, a difendere la propria professionalità di fronte ad una marea di fotografi autoproclamati, hanno perso di vista l’evolversi dei tempi. Educare la gente all’immagine, significa, sì, dare alla gente strumenti per fare delle belle immagini da sola, quindi una potenziale perdita di potere sul mercato della fotografia, ma significa anche, cosa ben più importante, dare alla gente la capacità di capire la differenza fra immagine di qualità e non di qualità, e di conseguenza fra chi sa farle e chi no. I mille corsi di fotografia costano e la gente non va a farli solo per conoscere l’abc della fotografia e dell’immagine. A mio modo di vedere l’educazione all’immagine dovrebbe essere fatta a scuola, gia’ dalle elementari, come accade per la lettura e la scrittura, ma sappiamo bene in che condizioni la scuola versi, per cui, lasciatemi sognare. Ma tenere la gente nell’ignoranza non ha mai pagato a lungo termine. Quindi mentre la scuola latita, la categoria stessa dei fotografi professionisti potrebbe e dovrebbe adottare un atteggiamento diverso, se non altro nello spirito del content marketing: do valore al cliente per fargli comprendere il mio valore e dargli modo di scegliermi con convinzione. Il che tradotto significa: insegnare a bambini e adulti a riconoscere e a fare immagini di qualità e con quali mezzi, per vendere meglio la professionalità di chi lo fa per mestiere. Con questo s’innalzerebbe la qualità del vedere intorno a noi con buona pace di chi in questo momento grida allo scandalo. O e’ un sogno anche questo? :-)

  23. Personalmente ritengo che i bravi fotografi facciano belle foto anche con un misero telefonino dalle caratteristiche tecniche limitate. della serie che non é la macchina che fa le foto ma l’uomo. Casomai é aumentato il numero di fotografi negati per tale arte che hanno la possibilità di diffondere il loro spesso pessimo lavoro tramite i social network. Mi sembra più un problema sociologico più che legato all’arte fotografica. Inoltre non mi sembra che le macchine professionali non usino la stessa o analoga tecnica di post produzione dell’immagine. Insomma il discorso é molto complesso, é cambiato si il modo di fotografare ma si é anche ampliato il bacino delle persone che si sono avvicinate al mondo dell’immagine con i suoi pregi e i suoi inevitabili difetti.

  24. Riflessione già fatta durante un concerto a Milano ma per i video. Alcuni esseri umani guardano un concerto dal loro cellulare per girare il video poi appena tornati a casa lo scaricano su youtube e io che sono una rompi subito vado a vederli. Il 90% del video è orribile, gente che urla, gente che salta insomma non si capisce nemmeno chi canta ma allora mi domando: non era meglio guardarsi in diretta il cantante e godere della musica che girare na’ “chiaveva” di video? Misteri della vita! E Dio ci salvi da Instagram tutti fotografi so’ diventati.

  25. Condivisibile, ma inevitabile.. é successo qualcosa di simile dapprima con la musica.. gli mp3, ormai riprodotti su qualsiasi device, ad un orecchio esigente sono forse paragonabili ad un cd riprodotto su un hi-fi? No, è che dire dello svilimento dell’artista che lavora sodo di fantasia per fornire una bella copertina al suo album, quando ormai a nessuno interessa più.. soprattutto a chi la musica non la compra neanche su iTunes, ma su Torrent o P2P?? Ripeto é inevitabile, ma a ben guardare a fronte di un degrado qualitativo si sono aperte nuove strade per artisti che non avrebbero mai potuto farsi conoscere 20 anni fa, poiché per produrre un disco erano necessari strumenti di livello, studi di registrazione con tecnici del suono, soldi.. soldi e soldi!! ora invece con un computer e internet, chiunque con un minimo di talento ha la possibilitá di produrre musica e diffonderla potenzialmente nel mondo.. stessa cosa per la fotografia, con uno smartphone da 100 euro chiunque con un minimo di talento puó produrre una fotografia e diffonderla potenzialmente nel mondo!! Gli strumenti e i mezzi si evolvono, ma il talento di un musicista, di un fotografo, di un pittore o di uno scultore.. alla fine emergerá sempre.. è il resto saranno solo persone che provano a fare qualcosa!

  26. Quasi tutto vero anche se rimane un punto di vista soggettivo. H.C.B., un grande con la pellicola ma, lo sarebbe stato anche con uno smartphone. Vero che stiamo derivando ma è questione di cultura e non di mezzi e poi ho visto delle buone stampe 70×50 partendo da uno scatto realizzato con smartphone.

  27. Scusa se mi permetto di rispondere ma non sono completamente d’accordo con te, può essere che c’è chi usa gli smartphone per avere una via più veloce e facile per avere foto “spettacolari”, infatti la possibilità di effetti è molteplice ma c’è chi usa gli effetti sulle foto anche per fare grafica digitale creativa.
    Io mi ritengo (anche se ancora alle prime armi) una grafica digitale a tutti gli effetti però so fotografare, so fare una fotografia con la macchina fotografica, mi piace però a volte partire da una foto e creare una storia, ed allora uso i filtri, le manipolazioni ed anche i fotomontaggi.
    So però cosa faccio e lo faccio coscientemente, ho un background culturale che mi permette di scegliere cosa fare, conosco i livelli, i filtri, i plugin, le prospettive, i colori, le tonalità ecc., le mie elaborazioni digitali sono arrivate ad essere composte anche da 80 livelli diversi ed ognuno è studiato e voluto.
    Al momento sto raccontando una Chicago diversa, una Chicago vista con gli occhi della fantasia, dell’immaginazione, del cuore e della memoria, è un lavoro a cui tengo molto e di cui vado molto fiera, ogni sfumatura è voluta e cercata con un lavoro attento, preciso e meticoloso.
    Adoro Henry Cartier Bresson, non sarò mai capace di fare le foto come le faceva lui, lo considero un grande maestro ma anche altre tecniche hanno un loro perché.
    Certo se uno si appoggia solo allo smartphone per fare 4 scatti senza fatica allora è diverso il discorso ma ti assicuro che dietro la grafica digitale c’è tanto e tanto lavoro, tanta disciplina e tanto amore, può piacere o no ma merita rispetto.
    Sicuramente le scorciatoie con filtri di base da un telefonino è appunto solo una scorciatoia che non dà valore aggiunto alla fotografia, anzi, concordo con te, ne toglie parte della bellezza.
    Uso anch’io lo smartphone quando non ho a disposizione la mia reflex ma poi va tutto in post produzione con un software professionale.
    Scusami se mi sono permessa di risponderti ma volevo rimarcare il fatto che non tutta l’elaborazione grafica è da condannare.
    Grazie per aver affrontato questo argomento
    Ciao
    Norma

  28. Hai espresso benissimo quello che da almeno un paio d’anni vado ripetendo a destra e a manca, non posso che condividere, in particolare dato che sono sempre stata dell’idea che le foto piu’ belle non sono quelle “perfette”, ma quelle che hanno un’anima.
    Bravo!

  29. Ogni epoca ha il suo linguaggio. Erano forse migliori i filtri soft di Hamilton? Il processo cross-over degli anni 80 e 90? O i flash sparati di Weegee o di Wharol? Gli effetti ci sono sempre stati, aumentando il numero delle foto scattate, aumentano in proporzione anche quelli. Lo smartphone non permetterà ingrandimenti da mostra, ma, a parte che la fruizione delle immagini passa per altri media, in passato, chi andava oltre il 10×15? Siamo sicuri che le instant siano state migliori dei telefonini? Fissare un momento, un ricordo senza necessariamente portare al collo una reflex, può essere più importante. Le cartoline si facevano anche prima e i filtri gradual si portavano nella borsa fotografica. Oggi, semmplicemente, lo possono fare tutti.

  30. Io sinceramente non trovo naturali neanche le foto vignettate stile lomo o i colori del cross process. Non ho niente contro la lomografia ma neanche contro insnstagram e affini. La cosa che meno mi piace in fotografia non sono o mezzi che si usano, ma i personaggi che si vendono come artisti estremisti dell’uno o dell’altro mezzo. Amen.

  31. Per non parlare delle foto di intere vite affidate in singola copia ad un hard disk da 69E in offertona. Quantità non specificata ma comunque grande a piacere di applausi per aver espresso un pensiero che molti condividono ma che altrettanti hanno paura di esprimere.

  32. Pier Paolo Pasolini diceva che ‘Chi si scandalizza è sempre banale: ma, aggiungo, è anche sempre male informato.’

    Condivido in parte alcuni concetti che hai espresso, ma vedo molte più potenzialità nella fotografia digitale che in quella analogica, a partire dai costi di produzione, che la rendono accessibile.

    In passato, molti fotografi professionisti, erano tali perchè si servivano di costose attrezzature e ottimi laboratori. La fotografia digitale di fatto ha eliminato i limiti tecnologici dell’analogica, tanto che chiunque è in grado di post elaborare un’immagine (più o meno bene!).

    Di fatto, oggi, in mancanza di limiti tecnologici, l’unico limite che rimane è quello della creatività e della fantasia dell’autore….. e queste non appartengono nè al mondo digitale, nè al mondo analogico!

  33. Ma sai, come altri hanno scritto prima di me nei commenti, un conto è fare foto per pubblicarle su facebook e far credere ad altri di avere una vita e un conto è chi fotografa per mestiere, l’artista insomma. La gente è fatta così, passa il tempo, si improvvisa senza sapere e poi se la mena con gli altri. Ma fa così su tutto, non solo sulle foto. Io sono psicologa, posso dire che nella mia vita ho sentito decine e decine di persone che dopo avermi chiesto che lavoro faccio, mi dice: “sai anche io sono un po’ psicologo”, magari perché hanno letto “grafologia in 12 lezioni” o che so io. Dipende molto da cosa va di moda, del resto quando sono stati inventati i blog erano tutti scrittori con il flusso di coscienza… Andasse di moda la piromania la gente si darebbe fuoco solo per stare al passo. Via, non te ne curare, fra un po’ la gente si annoierà e diventerà un po’ qualcos’altro.

  34. Forse ho male interpretato le tue parole ma mi e sembrato di capire che secondo te il problema sono gli smartphone (quindi il “braccio”) e non gli autori (e quindi la “mente”) .
    Già altri commenti hanno fatto notare come si tratti semplicemente di evoluzione delle tecnologie e quindi non ci ritorno su.
    Credo tu abbia colpevolmente tralasciato l’aspetto fondamentale della fotografia:
    comunicare un’idea (o un’emozione se vuoi).
    C’è chi ci è riuscito utilizzando le usa e getta a pellicola (deteriorata) delle tabaccherie e c’è chi non ci riuscirà mai neanche con una Leica M con su un Noctilux.
    Talento?
    Cultura?
    Fai un po te.
    Poi ci sarà sempre chi si emozionerà davanti alla fotto mossa di un gattino o un tramonto viola su Fb. Ma che ci puoi fare?

  35. Condivido assolutamente il suo commento.
    Non si gridi infatti inutilmente allo scandalo, non esiste di fatto. Le arti, seppur mutevoli nella loro fenomenologia, mantengono un cuore chiaro e sempre indagabile per mezzo di studio e soprattutto di sensibilità.

    Le mode sono altre cose, relativamente gravi, fanno vendere apparecchi e apparecchietti…

  36. Fotografo da quasi 40 anni, possiedo attrezzatura per decine di migliaia di euro ma le foto che faccio a mio figlio con lo smartphone mi consentono di catturare momenti che altrimenti andrebbero persi e sono qualitativamente molto più belle delle immagini che possiedo di me alla sua età.

    Verrebbero meglio con una reflex? Di sicuro. Ma chi ha sempre una reflex a portata di mano? Non è lo strumento che conta ma l’abilità nell’usare ciò che hai a disposizione in quel momento e, ovviamente, il cuore che ci metti nel farlo.

  37. Ottima trasposizione di ciò che da tempo penso della fotografia digitale… Da fedelissima della fotografia analogica mi sono sempre sentita un po’ una “truffatrice” perchè amo molto l’elaborazione in camera oscura…ma i filtri e le manipolazioni post-scatto del digitale mi sono sempre sembrate una forzatura.
    Io sostengo e ripeto sempre che la forza di una grande fotografia e la genialità di un grande fotografo stanno nell’inquadratura e nella capacità di cogliere il particolare… Non ce n’è….l’emozione di una fotografia analogica non si può eguagliare. E grazie per aver citato Cartier Bresson, uno dei migliori, secondo il mio modesto parere!

  38. Concordo pienamente..il problema non è la diffusione massiccia di una tecnologia che prima era per pochi. E nemmeno la limitata qualità dei cellulari che viene invece spacciata come superlativa, il punto è proprio l’aumento notevolissimo di persone che scattano..aumentando gli utenti totali aumentano anche le foto brutte e senza significato se non per chi le ha scattate. Ciò non impedisce a chi pretende di più di far meglio. Inoltre il fenomeno di diffusione sociale dell’immagine è inevitabile, ma non deve necessariamente esser visto come un problema. Immagini belle per davvero, significative o chr comunicano qualcosa di forte ci sono e saranno sempre comunque..solo che la loro percentuale rispetto agli utenti, fotografi o fotoamatori è drasticamente diminuita. Che poi a dire il vero di cartier bresson ce ne sono comunque stati relativamente pochi sempre..anche quando c’era solo l’analogico…milioni di brutte sequenze in diapositiva scattate da chi si credeva artista…erano forse peggio di queste brutte foto da social mania..che nella loro finta imbellettatura filtrata sono forse più sincere di molte foto del passato recente, analogiche e snob. Almeno queste di oggi non pretendono poi chissà che..riportano su schermo la necessità odierna di vivere una realtà connessa. .globale e condivisa. Sono lo specchio della nostra epoca..quale migliore testimonanza del reale potrebbe esistere?

  39. Mi dispiace, ma non sono d’accordo.
    Fotografia e post-editing sono due mondi diversi. Il post-editing non è un’alterazione della realtà, è un modo per esprimere la propria realtà, le sensazioni e le sensazioni che accompagnano quella visione.
    Sta venendo su una generazione che non sa guardare il mondo? Può darsi. Ma se invece, proprio grazie a questa tecnologia, alcuni di loro avessero imparato a farlo? Se avessero imparato a cogliere istanti, a vedere il bello nel quotidiano, a dare rilievo alle piccole cose che creano i momenti importanti? A dare valore e a condividere ciò che si vive giorno per giorno?
    La tecnologia non va sempre demonizzata a prescindere, ma va guardata nel suo complesso di luci ed ombre.
    Anche riprodurre i limiti delle pellicole anni ’60 ha un suo intento espressivo. E’ quello di creare la stessa patina che hanno i ricordi, di antichizzare i momenti fotografati per imprimerli più a fondo nella memoria.
    Cartier-Bresson faceva capolavori con una semplice Leica? Certo, è stato uno dei pilastri della storia della fotografia. Queste persone che usano le app per immortalare il loro quotidiano non sono fotografi, e nemmeno pretendono di esserlo. Non si può paragonare il disegno di un bambino ad un quadro di Van Gogh – ma anche per il bambino è una modalità espressiva.
    Allora solo gli scrittori possono mettersi a scrivere e non può farlo la ragazzina che usa il suo diario segreto per sfogarsi e per mettere ordine fra i suoi pensieri?
    Siamo invasi di foto brutte, magari sì. Ma è solo perché adesso si possono mettere sui social media. Però il vantaggio dei social media è che, se non piacciono, si possono anche non guardare. Mentre invece le eterne sedute con le diapositive delle vacanze di quindici anni fa non si potevano scansare, a meno di fingere un’improvvisa gastrite…

  40. Ciao Roberto, condivido tutto quello che hai scritto, e in più aggiungerei che ormai le persone perdono più tempo a parlare di specifiche tecniche, recensioni di ottiche e di accessori dimenticando di imparare ad osservare e guardare le foto dei grandi maestri. La fotografia è un punto di osservazione intimo e soggettivo che va ricercato nella routine quotidiana, dimenticandosi dei pixel del f1.8 piuttosto di f1.2. Uscite e osservate

  41. Ciao Roberto, il tuo articolo è interessante e in molte cose lo condivido, eppure basandomi sul presupposto contrario, che lo smartphone è uno strumento coi suoi limiti e suoi pregi, che è nuovo dunque espande e non riduce le possibilità di espressione, che nulla altre a noi gli impedisce di essere un degno mezzo di sperimentazione artistica, come la pittura può essere fatta ad olio su una tela tanto quanto con un pezzo di carbone su della carta da pacchi, che quando si vuole fare arte ed in ogni altra cosa è importante non prendersi troppo sul serio, ho pubblicato e sono fiero di tutte le 282 immagini che ho messo su instagram, la maggior parte delle quali non sarebbero state possibili con una fotocamera “tradizionale” http://instagram.com/chrome.fate

    In fondo che ne sappiamo se oggi Cartier Bresson non avrebbe usato uno smartphone?

  42. Condivido appieno! Molti fotografi vorrebbero continuare ad essere gli unici depositari dell’arte della fotografia ma non capiscono che questi nuovi strumenti aiutano a far avvicinare la massa, e anche se solo uno ogni mille capirà il valore della fotografia vera sarà comunque un risultato

  43. Era ciò che dicevano gli amanti delle pellicole prima della rivoluzione del digitale.
    Il mondo evolve…chi si ferma è perduto. Ben vengano le rivoluzioni culturali.

  44. Faccio foto in pellicola da più di 20 anni, professionalmente da 15 e mi diverto con l’iphone, a volte ne ho anche pubblicato degli scatti, non tutto quello che scrive è vero..
    “Tutti” hanno avuto l’illusione di diventare fotografi con l’avvento del digitale, macchine o telefoni cellulari poco cambia nel danno generale.
    La sua critica sulla postproduzione spicciola ad effetti saturati o vintage e sul fotoritocco da ascensore è assolutamente condivisibile, ma non tutto quello che esce dai cellulari è da cestinare, l’occhio è sempre quello che fa la differenza.

    Le ho inviato un articolo su Michael Christopher Brown, nel 2011 ha pubblicato su National Geographic un servizio sulle rivolte in Libia scattato interamente con un iphone..
    http://www.nationalgeographic.it/popoli-culture/2011/07/26/foto/giovani_arrabbiati_e_connessi-393797/1/

    Cordiali saluti
    Cc
    cassanophoto.tumblr.com

  45. La poesia di una fotografia,a mio modesto parere non sta nel mezzo che si usa,ma negli occhi di chi sa scorgerla…..

  46. Bha… Vecchiezza, stereotipi e morte di un’elite.
    L’arte Fotografica non c’entra nulla con la diffusione di massa degli apparecchi fotografici. Che non sono macchine professionali ma permettono a tutti un racconto soggettivo che al fotografo sembrerà pure piatto, senza grana e instampabile ma ad ognuno di noi il racconto epico e memorabile della propria vita. Viva le fotocamere in mano e viva istagram. E viva la Fotografia che è un’altra cosa, anche se a volte pure no.

  47. bello l’articolo, e giusta la tua risposta, la stessa conclusione alla quale ero arrivata anch’io, troppi ritocchi e troppi trucchi a disposizione di persone che vogliono emulare un’arte, senza capire, che proprio essendo arte, uno non se la può inventare e non è scritta sui manuali ^_^

  48. Certo che le foto fatte da mia zia, con la vecchia yashica 35mm con corpo in policarbonato, venivano meglio… la maggioranza delle persone non ha la minima idea di come fare una foto…il mezzo non cambia molto le cose. È assurdo parlare di foto domestica, di Leica e di Cartier Bresson assieme. Escludi tutta la potenzilità di avere un photo-computer in tasca e che questo sia sempre connesso. Tutti sanno che una reflex è una reflex e che un telefono è un telefono ma tu hai mai provato a metterti un medio formato nei jeans?

  49. Magari va considerato che negli anni passati nontutti potevano permettersi una Leika o una Nikon F e che, nella maggior parte dei casi, gli antenati di coloro che oggi scattano foto con gli smartphone, scattavano con compatte Kodak o magari con la Polaroid e che la qualità di quelle foto era ovviamente infima, ma contava fermare il ricordo. Poi ci sono gli appassionati ma quello è un’altro discorso e con numeri ben diversi: sicuramente chi intende la fotografia come la intende lei, oggi, con gli strumenti attuali, continua a fermare immagini di qualità.

  50. Circa 6/7 anni fa anche io ho cominciato, dopo circa 35 anni di fotografia, ad utilizzare le macchine digitali. Adesso, dopo 45 anni, non scatto più. Sono nauseato dalla quantità e dalla banalità delle immagini in circolazione. Mi manca quel senso di sacralità che mi coglieva quando sapevo di aver scattato “quella buona”. Perché noi lo sapevamo quando era buona o quando non lo era, senza alcun bisogno di guardare un monitor. Non odio il progresso tecnologico: ci mancherebbe. Il digitale offre una serie di possibilità in più, rispetto alla fotografia analogica. Quello che é insopportabile é che chiunque, privo del sia put minimo talento, possa sentirsi fotografo senza avere neanche una pallida idea del linguaggio proprio della fotografia. Come se dei colori ipersaturi o un bianco e nero esasperato dalle eccessive filtrature in post-produzione possano rendere un fesso qualunque un nuovo HCB.

  51. Io ogni tanto fotografo ancora in analogico, e conservo religiosamente il corredo Leica di mio padre, grande fan di HCB. Però uso lo smatphone più o meno di come tanti anni fa si usavano Polaroid e Instamatic, che hanno sommerso il mondo di foto ricordo non proprio professionali (ma di bellissimi ricordi!). Mezzi diversi per fini diversi. E anche con la pellicola c’erano i filtri e la post-produzione in camera oscura… Basta pensare ai paesaggi di Ansel Adams!

  52. Ma.. sono d’accordo ma non ha centrato il punto. Pensare che la massa usi reflex magari a pellicola è una follia, anzi quando vedo qualche amatore con i soldi che ha la mega macchina fotografica che viene usata impropriamente (tipo foto del mare di notte con il flash) allora sto quasi peggio. Il punto è la “democratizzazione” del mezzo. Il problema è che tutti hanno una macchina fotografica ora (pur mediocre come uno smartphone) ma tutti “sono fotografi” è questo il problema. La massificazione abbassa inesorabilmente la qualità. Prima si era in pochi, il mezzo era più complesso e il percorso formativo per essere un fotografo era più severo. Tutto qui.. per il resto il tuo punto di vista è condivisibile ma fino ad un certo punto, un fotografo vero può usare quello che vuole per far foto, come dire, dipende dal progetto artistico che c’è alle spalle.. come dire posso fare un quadro senza dipingerlo pur che sia frutto di un percorso artistico vero e motivato da un’idea forte. Grazie

  53. Ciao, faccio lo stampatore di professione.
    Mi è capitato di stampare foto da iphone fino ad 1 metro per 1. Ovviamente lavorandoci su..
    Comunque di default i telefoni degli ultimi 3-4 anni arrivano abbastanza tranquillamente a un 20×20…
    Te lo assicuro.
    Per quanto riguarda il gusto fotografico, eccetera, a questo mondo siamo tantissimi, e c’è anche a chi piace mangiare la merda, ma mica gliene faremo una colpa, no?:)
    ciao tante care cose

  54. Lo sviluppo tecnologico porta con se cambiamenti a volte radicali. A volte il nuovo prova a sostituire il vecchio con risultati diversi, ma una cosa è certa, specialmente nel campo fotografico …. la creatività delle persone, indipendentemente dalla tecnologia che utilizzano, va valutata e giudicata, ai posteri l’ardua sentenza ….

  55. Secondo me il discorso è più ampio e riguarda la disabitudine di collegare il cervello alle mani della nostra epoca, dove l’elettronica pensa al posto nostro. Consiglio a proposito la lettura de ” L’uomo artigiano” Richard Sennet Feltrinelli 2008, è molto pertinente ed interessante.

  56. No, era totalmente contrario e lo dice pure..le sue litigate con gli amici artisti era proprio su questo: Cartier-Bresson :” siamo chiamati a sorprendere la realtà con quel quaderno di schizzi che è il nostro apparecchio fotografico, a tirarla fuori e fissarla, ma non manipolarla né durante le riprese, ne tanto meno nel nostro oscuro laboratorio con qualche ricetta fatta in casa. Sono trucchi che saltano all’occhio di chi sa vedere”

  57. Sig. Cotroneo,
    una cosa sono le immagini un’altra le fotografie. Questo articolo discute di tecnica ma in realtà lamenta l’utilizzo inopportuno del nome fotografia per qualcosa che ha superato la fotografia. Probabilmente i pionieri di questa arte rimpiangono il rumore del dagherrotipo, ma è anacronistico giudicare la fotografia senza inserirla in un ambito culturale e quindi in movimento. La cosa bella della fotografia sta nel fatto che cambia nel tempo perché cambiano i “giocattoli” con cui si raccoglie l’immagine. Muta condizionando tutti, i nuovi e i vecchi giocatori, lasciandosi alle spalle abitudinari e stimolando i nuovi con novità tecniche. Tutti parlano di fotografia al passato perché nessuno riesce ad immaginarne il futuro.
    Cordialmente, donato gagliano.

  58. Sono d’accordo, anzi, di più. Siamo invasi da una marea di cialtroni, legulei e tangheri dello scatto. Tutti “Ph”, “Photographer” e “Photography” che non distinguono, fotograficamente parlando, un congiuntivo da una tapparella, ma costellano i propri “lavori/schifezze” di firme inenarrabili, per paura che qualcuno “glielerubbbi”. Questo è ciò che ci meritiamo, da quando il digitale (che utilizzo anche io peraltro) è entrato prepotentemente nelle nostre vite, stravolgendole. Il vero fotografo non disdegna il digitale, ma scatta, sviluppa e stampa in 120 quando serve. Tutti gli altri sono solo imitazioni sbiadite, macchiette destinate a pochi secondi di palcoscenico per poi scomparire per sempre…

  59. Ho pensato anch’io a questa che per me è soltanto pornofotografia… perché di questo si tratta.

    I ragazzini fanno sesso non per provare il piacere intrinseco dell’atto ma per fare numero e provare piacere a raccontarlo… così i possessori di cellulari fanno fotografie senza studiare l’immagine, senza sapere nulla della luce. Non parlo di lezioni di fotografia, ma di quattro concetti che stanno alla base.

    I greci hanno dato un nome meraviglioso a quest’arte: fotografia, scrivere con la luce, ovvero, la capacità di scrivere ricordi, sensazioni, emozioni cristallizzando l’attimo. Per questo schifo i selfy… quelle facce di cu*o in primo piano non danno emozioni perché prive di un contesto.

    Premetto che non mi ritengo un fotografo esperto, ma amo la fotografia e, rispettandola, la studio.

    Il fondale, per me, è parte essenziale di fotografie che ritraggono persone, perché mi devono restituire quelle persone in un momento e in uno spazio ben preciso…

    Gli smartphone con obiettivi sempre più performanti sono comunque in mano a persone che non sanno neanche come si scatta una foto, dove punta la luce e cosa mette in ombra… e non esiste post-produzione che possa rimediare all’incapacità di creare e rappresentare la bellezza che ci circonda.

  60. non dimentichiamoci che il ritocco è strettamente legato alla fotografia da sempre. per chi ha lavorato mai con l’analogico e la camera oscura, saprà benissimo che il ritaglio, le correzioni di luci ed ombre ed il contrasto erano elementi molto modificabili in post produzione.

  61. Con centinaia di fotoreportages pubblicati e una quindicina di libri sulle spalle, credo di avere almeno sentore di cosa può esprimere l’immagine fotografica. Il problema non è il mezzo, ma l’approccio. Attraverso la fotocamera, “un tempo”, si cercava di imprigionare un frammento di realtà. Oggi quel frammento ha valenza zero, è soltanto la base di partenza per dar sfogo alle proprie “fantasie” senza possedere i mezzi e le conoscenze per renderle reali. E affidandosi alla “tecnologia” indiscriminata, senza controllo, per tentare di mascherare il vuoto delle idee e dell’immaginazione.

  62. L’ha ribloggato su La lanterna del pescatoree ha commentato:
    In un racconto pubblicato su Postpopuli qualche settimana fa (Dialogo dei vecchi e degli animali, http://www.postpopuli.it/39206-dialogo-dei-vecchi-e-degli-animali/) avevo affrontato -con le mie forze- il problema dell’irrealtà in cui stiamo precipitando. “Vi siete messi a camminare coi piedi in cielo e la testa per terra”, dicevano gli animali nel racconto, in riferimento al prevalere dell’immagine sulla realtà. Roberto Cotroneo ora affronta la questione in maniera analitica, tecnica e non solo poetica.

  63. Mi spiace ma dissento fortemente anche io. E vivendo di fotografia, credo di parlare con un minimo di cognizione di causa. Che la cultura dell’immagine, in Italia, sia bella morta e sepolta, è un altro discorso, ma i cellulari fanno super fotografie, se usate com gran salis. E se il loro limite è un po’ il mancato controllo nella profondità di campo, il loro immenso vantaggio sta nella portabilità dello strumento. Perché io, che di fotografia ci campo, fuori dall’ambito lavorativo difficilmente ho con me una macchina che, nel migliore dei casi, pesa 3kg. Ed uno smartphone da 150g mi fa proprio comodo.
    La parentesi bressoniana poi, la trovo a tratti errata. Anzitutto, gli smartphone hanno lo stesso limite ottico, visto che sono ottiche fisse! Cambia la focale, noi siamo più wide, ma le possibilità sono assolutamente le stesse. Il limite cromatico non è affatto un limite, perché comporre in bianco e nero è immensamente più facile! Naturalezza e Bresson, lo dico da tempo oramai, non è proprio esatto affiancarli: che le sue foto siano incredibilmente azzeccate, nulla da dire, lo adoro. Ma se pensate che i suoi scatti più famosi siano realmente frutto della fortuna, del carpe diem, vi sbagliate di grosso. Ci sono interi rullini che sono stati scattati per ottenere la foto che voi celebrate in mostra. Non sempre, ci mancherebbe. Bresson aveva un assoluto genio compositivo, ed ha anche inventato nuovi paradigmi della fotografia (vedi il controcampo!!), ma smettiamola di osannarlo ed andare a vedere le sue mostre. Son passati 50 anni, sapete quante persone meritano di esser viste? Invece scopro, con grande orrore, che tutti i sedicenti amatori (evoluti, quelli che non userebbero un automatismo della fotocamera nemmeno sotto tortura, quelli che se potessero danneggerebbero l’esposimetro per affidarsi alla sunny16 od al loro occhio esperto) vanno a vedere e rivedere sempre i soliti autori. Oggi Bresson, domani McCurry…

  64. Pensare che con una compatta non si possano scattare belle fotografie è un pensiero da borghesismo fotografico. Io scatto con reflex, compatta e smartphone. Naturalmente, attribuendo ad ogni strumento i propri limiti.
    La “bella foto” è nella sensibilità di chi scatta.

  65. La fotografia come ricordo, racconto è al passo con i tempi: aberrazione della realtà… sarà che quest’ultima non riusciamo più a vederla o peggio a comprenderla?

  66. Ne più e ne meno di quel che faceva Giacomelli con la sua macchina fotografica rotta e con le sue pellicole in fase di stampa, solo che adesso è tutto globalizzato!
    Poi secondo il mio modesto parere a questa cosa va dato il giusto peso, so ragazzi… facciamoli giocare, perchè di gioco si tratta.
    Grave sarebbe se questi dispositivi venissero utilizzati da fotografi professionisti.
    E poi… senza gli Smartphone e senza la fotografia digitale, le nuove generazioni non avrebbero mai scoperto il mondo della fotografia.
    E per esperienza con i miei nipoti, coloro che capiranno di avere una vera passione per la fotografia passeranno certamente ad una VERA macchina fotografica lasciano il cellulare per telefonare.

  67. Il problema non è ovviamente lo strumento in se, ma chi lo usa senza conoscerlo, senza capirne i limiti e senza capire che una bella foto ha bisogno di tanti elementi e di competenza e non solo del colpo di culo e dell’appiattimento del mezzo.
    Ma purtroppo è un’altro danno del capitalismo consumistico che ci racconta (per vendere) un sacco di balle con la pubblicità, facendoci credere che con l’ultimo oggettino fighetto si possa fare tutti delle belle foto, pur ignorando i concetti di campo, fuoco etc.etc.
    Condivisibile su tutta la linea.

  68. Io non capisco dove sta il problema? Un fotografo che sa esprimere, anche tramite tutti i concetti sopra elencati nell’articolo, la sua creatività e bravura con opere uniche e meravigliose, rimane un artista anche in mezzo a milioni di niubbi dotati di smartphone o reflex digitali ultimo grido.

  69. D’accordo con entrambi. Un tempo la “bella fotografia” si faceva con arnesi che non si avvicinavano nemmeno lontanamente alle attuali fotocamere FRONTALI degli smartphone, e tutti le indicavano come capolavori.
    Se si coglie un attimo sorprendente come un paesaggio straordinario, un tramonto, un’alba o un animale raro, qualsiasi sia il mezzo che si userà pre catturare l’istante, starà al fotografo a riuscire nell’impresa, magari se con uno smartphone o con una compatta o con una reflex.
    Non si può certamente confrontare la QUALITA’ dell’immagine di una reflex da 2.000 euro (ma anche da 500) con uno smartphone o una compatta di prezzo inferiore, specie sotto il discorso “zoom ottico VS digitale”, ma certamente la bellezza della foto non sarà unicamente determinata da questo fattore.
    In realtà io oggi vedo il contrario, almeno in vacanza. Tutti comprano reflex perchè “fa figo” ma nessuno le sa usare. Per non parlare per le inutili faide che ormai vanno avanti da anni per la supremazia Canon-Nikon. Io la uso da quasi 10 anni e mi viene una cosa allo stomaco quando leggo nei settaggi dei dati exif delle foto “Auto” ovunque. ISO: Auto, Stop: Auto, Otturatore: Auto. Tutto auto. E che cavolo, allora usate gli smartphone, ragazzi, non buttate 600 euro così, con poco meno vi prendete una compatta di ottima qualità che fa tutto in auto!
    Invece no, TUTTI con la maledetta reflex.

  70. Le riflessioni fatte in questo post sono condivisibili, secondo me: non vedo infatti una critica ai produttori di smartphone o ai fruitori delle innovazioni tecnologiche in quanto tali, ma alla loro combinazione negli effetti perversi che può generare e genera insieme a social networks et similia (accanto ad effetti anche positivi). Inoltre mi sembra che la preoccupazione di chi scrive non sia tanto quella di far smettere alla gente di fotografare coi telefonini, quanto quella di mettere tutti in grado di capire quello che forse, inopinatamente, non sanno di stare facendo: brutte foto. Buona luce a tutti.

  71. La penso come Veronica, anche se il “pezzo” sull’argomento è centrato sull’aspetto che ormai tutti son “fotografi” ma per altro è un epoco in cui tutti son…scrittori…grandi chef…cantanti…e tanto altro ancora!

  72. …..concordo quasi in pieno l’articolo, fotografo dal 1978…per passione, non sono un fotografo perchè non vivo grazie alla fotografia….oggi tutti son fotografi….basta una compatta, uno smartphone…e si diventa fotografo…poi, basta avere il soggetto da fotografare controluce ed ecco qui che il super smartphone e la compatta da duemila euro non servono più….è facile smontare il castello di sabbia…..ma non è solo questo, oggi la quasi totalità dei “fotografi” distorce e violenta le immagini in post produzione….un po come fanno le donne quando si avvicinano i quarant’anni, che iniziano a farsi di botulino e gonfiarsi le tette. Prima di una macchia fotografica…prima di uno smartphone…o di una scatola di cartone con un buco fatto con uno spillo….occorre passione, amore, arte….. elementi che ha dentro la persona che fotografa da sempre…..elementi che nessuna macchina fotografica e nessun editor digitale ha….fortunatamente……..

  73. Io dissento. La maggioranza delle persone ha sempre scattato foto orribili, anche con le macchinette con la pellicola a cartuccia o le digitali compatte. E oggi forse grazie ai filtri e all’elaborazione degli smarthpone sono un po’ meno orribili. La fotografia “artistica” reflex è stata e sarà sempre roba per pochi, pochissimi e per fortuna non alla portata d chi vuole immortalare il compleanno del figlio.

  74. Condivido pienamente il pensiero di Valeriafarinella, anche se ho fotografato per dieci anni con un banco ottico, dieci anni con il medio formato e dieci anni con la reflex, e mi sto attezzando per i dieci anni con l’iPhone. Una cosa non esclude assolutamente l’altra. Ciò che conta è l’idea, il pensiero, la sensibilità…. Fernando Zanetti.

  75. Sai, non tutti possono essere esperti in fotografia (per fortuna, altrimenti non avremmo da mangiare). E dato che, come molti altri ambiti, anche questo è diventato di uso comune, non vedo perchè persone normali non possano modificare a proprio piacimento le foto. In fondo sono affari loro. E’ forse più corretto che gli esperti si impegnino maggiormente per distinguersi dai non esperti, piuttosto che criticare. Anche se è sicuramente più facile denigrare ciò che ci circonda piuttosto che adeguarci e impegnarci per migliorare ancora di più.

  76. La stessa cosa vale per la musica.
    La sottocultura digitale ci fa illudere che l’ascolto di un mp3 sia meglio di un buon vecchio Lp!

  77. Per capire dove si va, forse bisogna capire anche da dove si viene…
    Fotografico significa dettagliato, oggettivo, che riproduce con esattezza la realta’.
    Concettualmente l’ immagine prodotta dal mezzo fotografico non dall’ inizio, ma nel tempo ha acquistato in maniera giusta o sbagliata l’ autorevole dimensione di vero. “In fotografia veritas”. E penso dicendo cio’ di non essere ubriaco…anche in forma figurata il concetto non cambia: “… L’ Istat ha rilasciato una fotografia reale delle condizioni del paese…”; espressione risulta molto appropriata, oltre che molto attuale…
    Fatta questa premessa possiamo dire che siamo gia’ al post-fotografia a fronte di quella intesa in termini piu’ stretti.
    “ Il fiore del male”
    Mentre come ho scritto la fotografia sempre piu’ e’ rientrata nel certo, sicuro; oggi con l‘ avvento del digitale e la manipolazione post – produttiva ( Photoshop) la sua stessa dimensione e’ posta sul piano del dubbio ( forse lo sono anche i risultati dell’ Istat…). La fotografia pero’ il seme del dubbio “il tarlo” lo incubava dalla nascita. L’ occhio umano non e’ un grandangolo e neppure un teleobiettivo, molti credono un zoom per me neanche questo. Lo stesso occhio invece seleziona volta per volta la focale per uso e consumo personale, incondivisibile. Nessuno sa esattamente con certezza cosa un’ altro individuo vede, neanche addirittura se i colori sono esattamente uguali per tutti. L’ insieme dei dati registrati che si differenziano da individuo a individuo sotto l’ impulso di valutazioni molto personali, contribuiscono a restituire alla mente la visione della scena. In sintesi l’ occhio non e’ un registratore passivo. Acquisisce sempre una verita’ contestualizzata.
    La fotografia invece preconfeziona la visione, decontestualizza, elide, sceglie, sottrae o aggiunge attraverso la decisione presa dal fotografo. Per essere, “cristallini come una lente”: il punto di vista e’ di chi la scatta in tutti i sensi. E non finisce qui. Questo come gia’ specificato avviene attraverso un elemento forviante ad iniziare dal nome: “obiettivo” , che per le ragioni spiegate non lo e’ affatto. Senza dimenticare che trasforma la realta’ da una forma tridimensionale ad una bidimensionale proiettandola sul piano pellicola o sul sensore e, poi ancora sulla eventuale carta stampata.
    Da un punto di vista etico opera piu’ onesta sarebbe stata se quell’ occhio infernale e somma di filtri e lenti, si fosse chiamato: soggettivo; avremmo risolto gran parte dei guai. Insomma il seme del bene o del male, l’ angelo o il demone a secondo dei punti vista, era gia’ infiltrato congenitamente nelle carni della fotografia, e pronto a divenire quella che oggi la stessa rappresenta.
    Causa le misteriose faccende che albergano nell‘ animo umano, la massa sembrava non voler rendersene conto, o non sapeva come fare. In quest’ epoca tale trasformazione sta trovando il suo pieno sviluppo…
    Allontanandoci dal concetto dello “Skarrafone” Kafkiano che ritroviamo nel racconto: La metamorfosi (Kafka) paragonabile per alcuni allo stato della fotografia, voglio concludere con una nota positiva e, riallacciarmi alla domanda sui possibili futuri della fotografia.
    La fotografia andra’ da dove arriva…
    Con una nuova consapevolezza di se’, continuera’ a muovere i suoi passi sulla strada lastricata di positivismo in cui ebbe i gloriosi natali.

  78. Postproduzione si faceva anche in fotolaboratorio: un po’ di contrasto con la carta o con i filtri Ilford Multigrade, ombra di qua, ombra di la, quattro ore per una stampa più o meno perfetta. E che palle!

  79. … trasecolo !
    Due cose:
    1) la fotografia è evocazione… quindi rappresentazione… e non aggiungo altro (che un quindi è già troppo)
    2) sarei curioso di conoscere l’ opinione di cotroneo si Ghirri e Giacomelli (due nostrani… per non andare troppo lontano o… per andare lontanissimo)

  80. Mi scuso per gli errori di ortografia e la maiuscola mancante nel mio commento prededente e aggiungo: l’uso di mezzi espressivi da parte di chi non ne conosce i codici, non è meno leggibile da parte di chi quei linguaggi li padroneggia.
    Intendo dire, il problema casomai è a monte e ben risaputo: cultura.
    Nessuno si inventa niente: nemmeno il Cartier Bresson (nei cognomi c’è abbastanza !) a cui comunque saremo sempre grati.

  81. Penso, non posso esserne certa, che la maggior parte delle persone fa fotografie senza nessuna prestesa di essere fotografo, e forse non le stampa nemmeno, io per esempio non le stampo mai, semplicemente usa un mezzo che non richiede alcuna fatica né altri soldi oltre a quelli già spesi per il mezzo che usa, e fotografa per i motivi più disparati: far vedere i proprio figli o la propria casa a un parente lontano, per ricordarsi un viaggio, per immortalare un evento a cui ha partecipato ecc… Una volta costava molto e il più delle volte si buttavano fotografie e soldi, spesso infatti c’era l’amara sopresa delle fotografie tutte sul marroncino, oppure mosse, o sfocate e così via quindi, nonostante l’attenzione, per chi fotografo non era, spesso si portava a casa un rullino carico di delusioni. Oggi è tutto più semplice, certo le fotografie fatte con i telefonini sono brutte ma anche chi possiede una bella macchina fotografica non è detto che faccia delle belle fotografie. Io per esempio possiedo una canon reflex e dato che non so usarla spesso utilizzo la funzione automatica. Non ho nessuna pretesa di aver fatto delle belle fotografie però mi piace portarmela appresso perchè a volte vedo cose che mi colpiscono in modo particolare: uno sguardo, una panchina vuota, delle mani che impastano la creta, il terzo occhio a volte mi fa vedere ciò che i miei due occhi non vedono. Non mi importa sapere che per chi conosce la fotografia quella che io ho scattato è pessima, mi interessa la mia foto perchè posso riguardare con calma e concentrazione il volto o le mani o il paesaggio che ho fotografato. Perchè dietro, non dico ogni fotogafia ma nella maggior parte delle fotografie che ho scattato, c’è sempre un motivo che mi ha spinto a farlo, ed è il motivo che mi interessa e su cui poi medito. Ci sono giorni per dire che seguo la luce, altri l’ombra, altri ancora uno sguardo, e io non sono una fotografa e non so usare nel modo più appropriato la macchina fotografica.

  82. Per me il problema non sussiste. Se volessi vedere foto d’arte, certo non le andrei a cercare sui social. Se poi esistono persone – non famose – così insicure da dovere rendere migliore la loro relatà, la realtà da loro vissuta, nell’ottica di rendersi migliori di quello che sono, problema loro. Io le foto belle, quelle veramente belle, continuo ad apprezzarle di più su carta. Ribadisco: imho, i social lasceranno il tempo che troveranno. Se da qualche social dovesse poi mai emergere un novello Helmut Newton, beh, buon per lui!

  83. D’accordo quasi su tutto. Il fatto è che e foto con i’Iphone non sono brutte, ma hanno un lifting compulsivo. Quello che si vede è stato sottoposto a chirurgia estetica, diventa difficile crederci. Credo che trattate da fotocamere, quali sono, anche se semplici, possano fare anche loro fotografia.

  84. Scusate l’intrusione ma vorrei dire umilmente la mia. Vorrei ricordare che la fotografia è nata per immortalare la realtà e soddisfare il bisogno dell’uomo di possedere e confermare la propria identità come singolo, come essere sociale, perpertuando se stesso oltre la morte. In seguito grazie a grandi artisti che hanno scoperto che uno scatto non è solo pura imitazione della realtà è diventata mezzo di comunicazione e in lotta con le ingerenze della “pittura” ha conquistato il privilegio di rientrare tra le arti visive. Come arte è di pochi ma per tutti, come bisogno di catturare attimi di vita è un diritto di tutti. In quest’ultimo caso non è oggetto di giudizio, ma prezioso documento di un epoca.

  85. Sono fondamentalmente d’accordo. La facilità dello scatto ne ha impoverito la creatività. Nel mio lungo percorso ho conosciuto i vecchi fotoreporter, ma NON quelli della rollei bi ottica, no quelli prima: quelli che andavano con il banco e due, dico 2, lastre per raccontare un evento. Loro, quando uscì il rullo 120 urlarono allo scandalo, “troppi” scatti a disposizione, si apriva la strada, a loro dire, a tutta una serie di dilettanti che avrebbero scattato senza riflettere, abbassando il gusto delle foto. Così avvenne ai fotoreporter della generazione successiva, quelli del rullo 120, nei confronti degli “scattinari”, cioè di chi lavorava con le prime 35mm (36 scatti a disposizione un enormità!). Mi ricordo il grande Bartoloni, quando rientravamo in agenzia con 2 o 3 rulli da sviluppare, ci urlava: “C.zzo! avete 36 scatti ogni rullo ma ve dovete fotografa’?! i uno scatto per ogni pelo???” La verità è che la facilità di scatto ha portato la fotografia sempre più in basso dal punto di vista creativo, compositivo e artistico. E questo si vede molto bene dal livello delle immagini che girano per il mondo che è sempre più squallido e triste. Ma non dal punto di vista tecnico. E la fotografia E’ TECNICA. Quindi dobbiamo accettare ogni evoluzione tecnologica ed assorbirla nella nostra creatività. Questa la sfida.
    Mi permetto solo di correggere un’imperfezione che potrebbe far nascere dei fraintendimenti, la “grana” non è la sensibilità, ma sono gli alogenuri d’argento sensibili alla luce, che annerendosi formano l’immagine (a grandissime linee), la capacità di questi alogenuri di annerirsi alla luce è misurabile in una scala che viene definita sensibilità e misurata in ASA (sistema americano), o DIN (sistema tedesco) o ISO che sarebbe asa/din, e che ERRONEAMENTE oggi ha preso il posto del nome asa.
    altra imperfezione detta il termine fotografia ha origini greche, ma non la paternità. in altre parole l’inglese che ha chiamato la fotografia “fotografia” si è ispirato alle parole greche “photos” luce e “grafia” scrivere.
    Scusate se ho urtato qualcuno a presto

  86. Io Beppe Borghi, ero io con lui, Paolo Valvassori, rispondo dalla condivisione del tuo pezzo, da Paolo, su Google Plus, e posso dire che si una foto, tra tante veramente di valore culturale artistico e fotografico, quella foto è stata scattata con mia meraviglia con un iPhone.
    Dico anche che l’articolo che ho letto di Roberto, non fa una grinza.
    Concordo in tutto quello che ha scritto, potrei aggiungere che, proprio lui, nonno Henrie, disse una volta:” la foto la fa l’occhio il cuore e la mente….” a prescindere dall’attrezzo usato potrei aggiungere io, umile foto amatore di svariati lustri.
    Ciò non toglie che la fotografia sta si facendo una brutta carriera se si, ci fermiamo ad immortalare momenti unici, con degli attrezzi che poi non ci permettono stampe adeguate a quei momenti.
    Finisco col dire che, per mia esperienza, ho anch’io già all’epoca delle pellicole, preferito foto da mozzafiato, come un tramonto dai colori super saturi, da qualche anno a questa parte però, ho conosciuto un omino, purtroppo non più tra noi, scomparso all’età di 49 anni, trattasi di un certo Luigi Ghirri, maestro italiano della fotografia a livello mondiale.
    Posso domandare se conoscete Luigi Ghirri?
    Se si, ben per voi, se no siate curiosi e andate a sbirciare qualche suo progetto fotografico, e invito inoltre a leggere quel suo libro “Lezioni di Fotografia”………..
    ciao a tutti il Beppe

  87. Sig. Roberto Cotroneo, con tutto il rispetto credo che si debba adeguare ai tempi; sono un appassionato di fotografia ed uso una reflex ma questo non significa che una fotografia non possa essere infinita solo perchè scattata da uno smartphone (magari portato al massimo del suo limite tecnico), anche Lei è legato alla tecnologia che a sua volta si evolve e propone cose diverse da quello che viviamo e constatiamo; Le dirò di piu molte aziende stanno dando un altissimo valore commerciale a fotografie derivate da smartphone in realtà se moltissime immagini scattate con queste tecnologie piacciono, piaceranno anche per far vendere magari un prodotto; basti pensare che uno dei maggiori siti italiani di microstock da pochi mesi ha dedicato una sezione apposita per le foto scattate da smartphone per poterle vendere per fini commerciali. Una fotografia scattata con uno smartphone non sarà un’opera d’arte, ma se piace piace… cos’è l’arte?

  88. La diffusione degli smartphone ha portato masse immense di persone a credere che fotografare sia facile, con il risultato di inondare il web di immagini brutte, spesso bruttissime. Non dico che non si possano fare buone foto con uno smartphone: più o meno è come avere un 28 mm fisso, tutto più o meno a fuoco … ma chi conosce la fotografia sa che con un’ottica così si possono fare solo un certo tipo di foto (street, scene d’insieme, paesaggio), e che comunque occorre esercizio e volontà per affinare le proprie capacità di “vedere” in senso fotografico.
    Per foto diverse, ad es. per fare un buon ritratto in primo piano, occorre un tipo di lente completamente diversa, e anche molto più luminosa per rendere morbido lo sfondo …
    L’illusione creata dalla pubblicità di avere un mezzo tecnologico eccezionale (cosa che in parte è vera, ma con i limiti di cui sopra) fa credere al grande pubblico che fotografare sia “facile”: le macchine “vere” tendono a scomparire, la gente si diseduca all’immagine e il mondo si riempie di foto brutte …

  89. Il titolo dell’articolo ha subito colpito la mia curiosità. Leggendolo ho in parte condiviso il punto di vista. In parte, perchè penso sia comunque bello vedere tanto ragazzi che si sono avvicinati al mondo della fotografia, anche solamente con smartphone o supporti non professionali. È bello che chi non si possa permettere una reflex possa comunque dare una sua visione del mondo. Poi vero è che tutte le conseguenze dei filtri usati, l’eccessiva post-produzione etc impattano sulla possibilità di stampa. Su migliaia di foto “ritoccate” spesso però si vedono foto davvero belle. Guardiamo anche il lato positivo della vicenda!😉

  90. Ma dai, non cominciamo a dire che le foto di HCB erano belle per merito dell’obbiettivo! Non è il mezzo fotografico a fare una bella foto, è il fotografo a comporla e renderla in un certo modo! Qualsiasi macchina fotografica attuale e qualsiasi obbiettivo standard attuale (50mm, come usava HCB) danno risultati tecnicamente migliori rispetto all’attrezzatura di quei tempi…eppure HCB è ancora ineguagliabile, solo ed esclusivamente al suo talento, la sua visione, e al fatto che si è fatto un tafanario così per arrivare a quei livelli, come ogni professionista che si rispetti. È l’insulto peggiore per ogni fotografo (o aspirante tale) sentirsi dire, quando mostra una foto decente, che doveva avere una gran bella macchina fotografica per fare una foto così bella.

  91. Il problema è l’autoreferenzialità; il “secondo me”. Cioè il presupposto che la “buona fotografia” sia frutto di un’innata sensibilità che trascende da studio, conoscenza, esercizio e confronto. La quasi totalità delle persone che realizzano un immagine non ha mai neppure letto un articolo di mezza pagina che parli di Fotografia (e non di fotografie), ma si crede artista, così intimamente sensibile e talentuoso da potere realizzare grandi immagini a prescindere da tutto e da tutti. Non confrontandosi con nessuno (se non con i “mi piace dei propri amici) si autoconvincerà di essere una grande fotografo a dispetto di qualsiasi nozione teorica e tecnica.

  92. Credo di essere uno dei pochi Che con lo smartphone usa il post editing solo per bilanciare in maniera più naturale i colori..
    Non sono un esperto, ma di certo meglio queste che gran parte delle foto che girano sui social ahah

  93. L’ha ribloggato su filosofo79e ha commentato:
    Condiviso un posto di Roberto Cotroneo, che espone un punto di vista interessante e condivisibile su una delle tendenze fondamentali della nostra epoca

  94. Saranno forse i 5 minuti di gloria a cui tutti hanno diritto secondo AW? “e perche’ no?” se si riconoscono i limiti del mezzo. Limiti che poi sono quelli che, giocandoci un po’, portano qualche volta a dei buoni risultati.
    Fino a un paio di anni fa le bellissime e auto-sufficienti camere digitali avevano trasformato tutti in grandi fotografi, in realta’ presi a vedere il mondo attraverso le immagini appena scattate senza togliere lo sguardo al micro-schermo. Adesso vedi un mare di persone che con sguardo adorante e con le mani protese verso il cielo guardano con devozione la vita che passa attraverso il monitor dell’ultimo gioiello della mela. Il telefono e’ solo una toy-camera tecnologicamente piu’ avanzata della Holga che costa un mare di soldi e il; perzzo da pagare per poter essere attivi in un mondo virtuale.
    La fotografia e’ un’altra cosa. L’ho vista in questi giorni alla Tate Modern negli autoritratti di Mapplethorpe, e nei lavori della Chernyshova alla Studio44.
    Fa piacere sapere che c’e’ ancora un mondo di nuovi Fotografi che hanno un messaggio e un senso che si compongono in uno scatto.

  95. Il problema di una bella foto o brutta foto non sta nel fatto di utilizzare una fotocamera di grande marca o un telefonino, la bella o la brutta foto, la crea il fotografo come diceva un grande critico è questione di “manico” HCB avrebbe scattato foto bellissime anche con un telefonino, ne sono convinto, il problema potrebbe essere tuttalpiù nella qualità dell’ immagine. Mi chiedo alla fine quando è bella o brutta una foto? nel senso che notoriamente si definisce bella una foto quando rispetta i crismi dettati da tanti grandi artisti, ma vi sono foto bellissime che stravolgono le regole che dovrebbero portare a foto accettabili, sono dell’ avviso che si debba solo migliorare, e che ognuno scatti le foto secondo la propria sensibilità e personalità.

  96. Vieni a vedere il gruppo nonfotografia su Facebook. Accettiamo solo immagini non ritoccate, tecnicamente sbagliate ma belle dentro. Oltre 5000 non fotografie, oltre 1000 iscritti. Ci piacerebbe avere un tuo contributo.

  97. I agree with you!! Le foto che si fanno con i cellulari e le modifiche che ti permette di fare instagramm sono veramente penose.Tuttavia, a volte, in mancanza della mia canon, mi faccio tentare dallo scatto tramite il mio samsung ma, ahime, io che amo fotografare non ne rimango per niente contenta. Cosa ne pensi delle modifiche che un computer Apple ti permette di fare? Passa da me e guarda qualche foto dei miei post. Mi piacerebbe qualche tuo commento. Se dovesse essere negativo lo accetto. Come ti dicevo amo fotografare e voglio solo migliorare. Un grazie anticipato Bea

    http://viaggiandoconbea.wordpress.com/2014/08/11/elba-e-qui-che-mi-sono-rifugiata/ oppure
    http://viaggiandoconbea.wordpress.com/2013/05/28/trieste-e-non-solo/

  98. Il costo delle attrezzature e del’intero processo analogico richiedeva attenzione, studio, pensiero.
    Lo strumento a costo zero (perché accessorio compreso) e l’assenza di costi del digitale (fina a quando resta tale) induce l’uso istintivo e fantasioso del mezzo.
    L’ assenza di educazione (almeno fotografica) nella maggior parte degli utenti produce risultati paragonabili ai discorsi degli stessi, che non possono essere minimamente paragonati agli scritti, sia pure di un giornalista.
    Se ho ben compreso, l’autore del post dice: attenzione, il fatto che riusciate a scattare ed a rivedere l’immagine (eventualmente da Voi manipolata) non significa che abbiate creato un’opera fotografica! Certamente chi sa come utilizzare il mezzo e ne conosce i limiti può ottenere risultati intreressanti e, talvolta, possibili soltanto grazie a quel mezzo.
    Ma il mezzo non fa il fotografo e non ogni immagine è una buona fotografia sol perché si vede (o appare “singolare”).
    Non vi fate guastare il gusto dall’uso istintivo e sconsiderato deMariol mezzo!
    Studiate, fotografate, “crescete fotograficamente” e divertitevi.

  99. Hai detto benissimo! Io sono una grande appassionata di fotografia “vera” e visito tutte le mostre che posso (Ecco Cartier-Bresson: http://gua-sta.blogspot.it/2011/09/la-vita-nelle-foto.html ) Gli smartphone sono pratici e divertenti. Utili per “prendere appunti” sulla propria vita, ma i ricordi migliori per me restano quelli scattati in analogico e stampati, messi in ul bell’album da sfogliare con nostalgia…
    http://gua-sta.blogspot.it/2014/07/approccio-fotografico-20.html

  100. Ragazzi ma non credo che il pensiero di Roberto fosse questo, voi avete, evidentemente, una già spiccata e matura sensibilità estetica per l’immagine.

    Qui si parla di questo sedicente movimento di massa di gente a cui è stato inculcato l’esatto contrario, e cioè che se compri l’ultimo gingillo da 1000€ sarai capace di fare foto per le quali diverrai l’idolo dei tuoi amici (ecchissenefrega non ce lo metti?).

  101. La fotografia è nell’occhio di chi scatta e in quello di chi vede la foto. Foto orrende possono essere scattate ( e lo erano, anche con le macchine con attacco a vite M42 e nessun automatismo ) anche in manuale se chi scatta non accende il cervello. Foto belle, interessanti, intriganti, anche di ricerca possono essere scattate anche con telefonini, pinhole cameras, compatte.
    Non generalizzerei su chi scatta con cosa.
    Cercherei di educare all’immagine.

  102. Certo,stiamo formando un mondo di condizionamenti,credenze,modelli mentali che alla fine appaiono nostri ma in realtà nonj sono farina del nostro sacco e le critiche lette sono tutte provenienti da programmi mentali istallati nel cervello da interessi economici forti a cui finiamo di obbedire,si ragiona in base a queste programmazioni e invece i ragionamenti che si fanno(ma quanto siamo bravi!) rispondono solo a quei condizionamenti.E’stato sempre cosi,pupazzi nelle mani di altri. Non si condivide? va bene ma prendiamo atto di quanto sopra.
    Quando arriverà il giorno,definiamolo glorioso,va;nel quale l’uomo prenderà consapevolezza di non dar più retta al suo cervello programmato da altri e attingerà invece ad una mente-oltre che è dentro di noi dove è depositata tutta la sapienza ,l’intelligenza infinita e le verità che lo riguardano?
    OTTIMO Roberto Cotroneo con il suo scritto il cui motivo di fondo non è stato capito o condiviso da tutti perché non considerano che la bellezza,da perseguire,magari con fatica,sta nell’immagine che ESPRIME qualcosa e non solo rappresenta forme, con una coerente tecnica che sceglie l’autore e non la macchina o il costruttore con i loro motti pubblicitari ” voi abbassate solo il grilletto e a tutto il resto pensiamo noi “. Se si vuole solo giocare lo si faccia ma le immagini ? che si producono non chiamiamolo FOTOGRAFIA.

  103. Signor Dadda, penso che il concetto che volesse esprimere l’autore dell’articolo riguardi prevalentemente la post- produzione. Infatti, in seguito a tutte queste app che permettono una mediocre modifica della foto viene a mancare quell’attaccamento alla realtà che la fotografia ha e non solo, non c’è più verità nelle foto in sè; in parole povere: si scattano sempre più foto a cazzo sperando poi in una post produzione che le renderà fighissime. Non solo, l’articolo prende in considerazione, anche, il formato. Significa che i nostri “ricordi” saranno per sempre imprigionati dentro uno schermo 5×7 e instampabili e, nel momento in cui, verrà a mancare quello schermino tutte le nostre foto saranno irrimediabilmente perse perchè in un formato più grande vedresti solo pixel magnifici.
    Quindi, nessuno sta mettendo in discussione la capacità del fotografo di scattare foto magnifiche, anche, con il nokia 3310 ma si sta parlando di qualcosa di estremamente diverso.
    Saluti

  104. Mi trovo d’accordo solo in parte..non si possono considerare belle le foto fatte con smartphone o tablet e super-ritoccate, ma questo non significa che per forza una foto fatta da cellulare sia uno schifo. Certo non la si potrà stampare in formato decente, ma questo è anche specchio dei tempi..in quanti hanno davvero interesse a stampare? Non credo che chi vuol fare una foto pensata o abbia intenzione di stampare sostituisca una macchina fotografica con un cellulare; quest’ultimo serve all’appassionato a prendere appunti, e sarà strumento di divertimento e magari anche di soddisfazione per la resa di chi è più interessato ai like su Instagram che non alla Fotografia (con la F maiuscola).
    Andrea

  105. Io ho tolto dalle amicizie di Facebook gente che faceva foto talmente di m… che mi veniva uno sturbo ogni volta che le vedevo. Inquadrature sballate, soggetti banali, messa a fuoco inesistente (e sì che con gli smartphone dovrebbe essere automatica), totale assenza di gusto e via così. Siamo diventati tutti professionisti, grazie a pilromatic, aviary e compagnia bella? Certo che no, ma almeno una foto altrimenti banale può diventare guardabile grazie a questi strumenti. Poi a volte succede che una foto decente diventi addirittura bella con il colore, la saturazione e l’ombreggiatura giusta. Crechiamo di fare un po’ meno gli snob, per piacere: nessuno dei fotografi dilettanti vuole rubare il mestiere a chi lo fa di lavoro. è solo questione di togliersi qualche piccola soddisfazione, che diamine! Del resto non tutti quelli che si cimentano con pennelli e colori hanno la pretesa di essere Picasso, no?

  106. No. Non bisogna pensare che tutte le foto che sono state scattate negli ultimi anni con gli smartphone sarebbero state scattate con macchine fotografiche. Semplicemente NON sarebbero state scattate. E ciò avrebbe compromesso immensamente un patrimonio come quello della fotografia che più è vasto e più. Le macchine fotografiche professionali non cesseranno mai di esistere, e se lo faranno sarà perché non ce ne sarà davvero piu necessità.

  107. Non e il mezzo, é l’immagine che conta, se poi ci arrivi con un po di post-produzione e magari l’hai fatta con un cellulare o una scatola di scarpe con il foro stenopeico, va bene ugualmente. In passato ho stampato alcuni negativi di Cartier Bresson quando vivevo a Parigi , posso assicurare che quei negativi avevano bisogno di molta post produzione, mascherature da contorsionista, carte ultra contrastate e bagni a temperature diverse. Ho anche stampato per anni foto di Berengo, anche li le manine e le bacchette con maschere, danzavano allegramente nella camera oscura. La tecnica, le ottiche, la camera, Laica, Canon, Nikon….sono stronzate, da maniaci! Io la prima foto che ho venduto per quattrini (con cui mi son comprato la bici) l’ho fatta con un ingranditore, un panno nero che avvolgeva il porta-negativi, per non far entrare la luce …Godetevi la tecnologia, imparate a controllarla, come una volta si doveva mischiare idrochinone con il solfito di potassio….e se poi non ne avete voglia va bene ugualmente, le parole si dissolvono le fotografie no, basta fissarle bene nel cuore.

  108. Io non sono d’accordo. Il mezzo smartphone é estremamente utile perché é sempre a portata di mano. E migliori sono le foto che fa e meglio é, per chiunque sia a scattare. In oltre sempre piú gente si iscrive a corsi di fotografia iniziando magari a interessarsi alla fotografia partendo da macchinette scrause o dal telefono stesso. Magari attratta da foto che vede su instagram, postate da grandi fotografi e che con il proprio mezzo (telefono, macchinetta o reflex costosa) non riesce a fare neanche se piange in cinese.
    Io trovo che l’unica differenza tra adesso e il passato sono il volume e la pubblicazione: io facevo foto bruttissime anche quando avevo la compatta a pellicola solo che ne facevo meno perché costavano e le facevo vedere solo agli amici.
    Oggi saturi un po’ applichi un filtro e salvi qualche scatto che sarebbe invece da buttare niente di piú, ma il divario con i grandi resta lo stesso, si vede e tutti lo sanno.
    Solo che a volte una brutta foto per noi stessi significa più di cento belle foto di un vero fotografo. Perché é un nostro ricordo! La maggior parte di noi ha pochissime foto dell’infanzia, i bambini di oggi invece avranno migliaia di (forse) brutte foto, ma se le potranno godere tutte e sono più di quello che possiamo vedere noi del nostro passato. Viva le brutte foto e viva la tecnologia!

  109. già nel momento in cui nella camera oscura (e quindi dagli arbori della fotografia con lastre stampate a contatto e poi in seguito con ingranditori) si otteneva una stampa bn si provocava una manipolazione soggettiva nel negativo,se vogliamo anche già nello sviluppo stesso di esso, e non parlo di mascherature parziali o maschere di contrasto ecc., ma di una semplice stampa in bn da un negativo.La post-produzione in camera oscura è sempre esistita altrimenti semplicemente non esisterebbero le foto, ma solo i negativi…..
    Discorso diverso è per le mitiche dia.

  110. Condivido, ma è un ” problema” atavico che tocca tutte le discipline dell’ arte e, nella fotografia diventa piu’ evidente perché arriva in soccorso un mezzo meccanico che ormai sopperisce alle conoscenze frutto di studio passione e perseveranza. Chiaramente la tecnica non può tappare i buchi di ” sofferenze” culturali e, quindi assistiamo ad una esplosione di immagini prive di contenuti se non banali. Come recita una vecchia canzone… Sono solo canzonette ( fotine in questo caso) non mettetemi alle strette… Ma a chi fa fotografia con impegno e passione, non contempla la propria foto per uno sterile appagamento – se non di tanto in tanto per darsi coraggio – la bellezza la trova più nella ricerca continua… altrimenti appende la reflex al chiodo. Fotografo da diversi anni, sono stato allievo di fotografi di chiara fama che spaziavano dal reportage nei teatri di guerra, alla dolce vita Felliniana e, se nel primo caso la bellezza estetica della foto passava in secondo terzo piano, perché il contenuto era vitale, nel secondo acquistava maggior importanza, ma le più riuscite erano sempre quelle che non ricalcavano contenuti di maniera. Oggi in epoca di avvertibile declino culturale vediamo in preda alla massa, il pieno affermarsi del : Nuovo Manierismo. In casi peggiori assistiamo alla fioritura di individui che credono essere stati unti dal Signore e, quindi per vocazione divina dei geniacci della fotografia… Mica canzonette!

  111. leggo di belle fotografie ma nessuno mette in chiaro un concetto molto più importante: la fotografia è un linguaggio fatto di simboli ( significante) e di messaggi ( significato), pertanto occorre parlare di buone immagini. Oggi purtroppo con il diffondersi dello scatto facile i più hanno perso la capacità di mettere in linea in un istante ” mente, occhi e anima”… Si è dato valore al l’illusione che tutti possano creare Arte fotografica anche con uno smartphone ma io assisto sempre più ad un continuo distruggere di ricordi e di istanti irripetibili a causa della scarsa qualità delle immagini prodotte dagli smartphone che rimangono validi mezzi nelle emergenze e in luce ottimale ma devono, per il bene della buona immagine, lasciare il posto a mezzi più idonei! È nostro compito diffondere la cultura fotografica e condividere buone foto in una epoca fatta di comunicazione visiva. Stop al cazzicanismo esposto. Buona luce a tutti.

  112. Sono d’accordissimo con te. Io sono una che non modifica le foto (giusto un pelino di luminosità e contrasto, ma senza esagerare) le lascio così come sono! Belle le tue foto!:)

  113. Erano gli inizi del ‘900, i fotografi portavano sulle spalle enormi scatole di legno e borse di pelle piene di fragili lastre di vetro emulsionate, un uomo chiamato Henri Cartier-Bresson ebbe per primo l’intuizione che si poteva rinunciare alla qualità di lastre di grande formato per una bobina arrotolata che produceva negativi di soli 35mm. Il vantaggio era un mezzo maneggevole, invisibile, che permetteva di avvicinarsi tantissimo ai soggetti e coglierli nella loro spontaneità, prese la sua piccola Leica (per i fotografi a lui contemporanei piccola per noi oggi enorme) e si mise a viaggiare il mondo e scattare immagini incredibili. Molti fotografi vecchia scuola gli diedero dello stupido, o lo definirono privo di professionalità.
    Uno dei fotografi Italiani viventi più importanti, Maurizio Galimberti, dopo essere diventato famoso nel mondo con il suo metodo originalissimo di usare le polaroid, oggi usa in grande misura le tecnologie dei cellulari, gli effetti, i filtri, utilizza tantissimo Instagram e come mi raccontò, trova in tutto questo dalle immense potenzialità, anche per lui si può rinunciare ad un po’ della qualità quando si guadagna spontaneità e immediatezza, perché nella creatività sono valori che contano molto di più. .. Due esempi che penso abbiano un certo peso ..
    ma anche per me, che creo con ogni mezzo e fotografo da vent’anni, l’alta definizione non conta nulla.
    e il nuovo non mi spaventa, lo esploro con curiosità creativa, ne ricerco le potenzialità, i pregi.
    Per il resto il mondo è sempre stato così, pieno di persone senza talento e di artisti con la A maiuscola, ben più rari, ma tutti hanno un impulso creativo e va benissimo così, che lo appaghino anche con risultati mostruosi, l’unica differenza è che con internet e i social network anche i risultati mostruosi sono visibili al mondo intero. nulla di male nemmeno in questo.
    Il nuovo spaventa, o è incomprensibile ai molti e l’artista è il primo a saperlo vedere, capire e usare.
    Ogni nuovo mezzo, è solo una possibilità in più, una nuova potenzialità, l’artista saprà tirarne fuori capolavori che emozioneranno il mondo e il principiante appagare i propri piccoli impulsi creativi.

    Vins

  114. Parole molto facili da applausi per i fotografi tradizionalisti, alcune cose sono anche vere, ma tutto l’articolo esce fuori da una riflessione seria !!!! Sono un professionista ed uso Hasselblad, e se mi permetti ho fatto foto bellissime con iPhone ….. se qualcuno lo usa come usare una padella non lo puoi impedire, ma ricorda che c’è altrettanta gente che usa la reflex tirando fuori immagini che spero i posteri non guarderanno mai !!

  115. Chiedo scusa in anticipo, ma cosa vuol dire “tutti hanno scambiato le fotocamere dei loro cellulari IN macchine fotografiche vere”?
    Un solo commento, da un punto di vista che più profano – rispetto al mondo della fotografia – non si può: tutto acquista un nuovo e più interessante senso se si cambia prospettiva. Ovvero se invece di gridare ‘o tempora o mores’, essudando nostalgia per il piccolo mondo analogico antico, e agitando lo spettro di Cartier-Bresson come un Savonarola della fotoarte, ci si rende conto che il problema risiede solo nella traduzione del digitale nel mondo reale. Le foto fatte con lo smartofono sono inguardabili una volta stampate? E chi le vuole stampare? Il processo di migrazione va palesemente nella direzione opposta, da di qua dello schermo al di là, dal reale al digitale. Tra qualche decennio non esisterà nulla e nessuno che vorrà saltare il fosso all’indietro e tornare in questa porzione di mondo rovinata da questo attrito analogico, dove le cose non sono belle di default e tutto è terribilmente difficile. Chi prima si adatta a questo nuovo mondo impavido, meglio lo colonizzerà.

  116. Perfetto Gianpaolo e condivido le tue parole.E’ un problema,atavico sicuramente ma che tocca tutte le attività,i cervellotici pensieri,gli eventi e i comportamenti umani che l’uomo dovrebbe abbandonare per la sua crescita umana e attingere a risorse interne ,al suo sé più vero,ad energie molto più potenzianti. E a esprimere con la Fotografia verità un po’ più universali.
    ciao

  117. Ciao a tutti, sono un fotografo che ha un negozio di sviluppo e stampa…concordo in pieno con questo articolo.
    I clienti ti portano a stampare immagini orrende da 300x300px e ti chiederebbero gigantografie…
    il problema è che te, negoziante, glielo spieghi che le immagini sono al limite per essere stampate su un 10×15 ma il cliente non capisce, proprio perchè inculcato da questo marketing assurdo.
    L’altro giorno una cliente voleva stampare un 70×100 da un tablet con l’immagine modificata e ridotta in maniera assurda da queste applicazioni…ho faticato per farle capire che buttava via soldi, anche perchè se gliele stampi senza avvertirli dopo danno la colpa a te fotografo negoziante di averle stampate male.
    Credo di aver reso bene l’idea di chi stà dietro al banco e posso solo aggiungere, dal mio punto di vista, che la qualità delle immagini è peggiorata a livelli esponenziali negli ultimi anni.
    Un saluto

  118. Il fatto è che la fotografia sta diventando qualcosa di sempre più legato alla moda (scelgo un’inquadratura e dei filtri perchè così avrò tanti “mi piace”) piuttosto che con un’interpretazione personale della realtà. Si fa sempre meno selezione prima di condividere un’immagine e quando la si fa lo scopo è scegliere la foto più piacevole/spettacolare non quella più rappresentativa di ciò che si voleva trasmettere.

  119. Oggi esistono diversi paleativi alla macchina fotografica, che ovviamente servono per produrre delle immagini, ma chi si innamora veramente dell’arte fotografica prima o poi sentirà il bisogno di avere una fotocamera, e allora potrà fare delle foto.

  120. Publicità ingannevole? Sono daccordo ma, è ingannevole anche su altri prodotti e servizi.
    Detto ciò penso che se uno si fà un telefono pensando che sostituisca la macchina fotografica dopo
    che l’avrà scaricata sul Pc e vede gli artefatti se ne fa una ragione di che tipo di limite ha in mano.
    Da quì parte la motivazione; a cosa mi serve la fotografia? E’ ovvio che uno che non stampa e che non lavora con la fotografia si accontenta della qualità dello smartphone e non deve o può ricevere miracoli dal telefono; altro caso è chi dà un importanza diversa all’immagine e che gradisce un risultato attinente alla sua immaginazione, a come ha pensato allo scatto e a come dovrà uscire dalla stampa. Resta il fatto che chi ha accumulato un sacco di scatti con lo smartphone come mio fratello che dopo tre anni di foto con telefono mi dice: ho provato a stamparle ma fanno schifo. Restano ricordi solo da guardare su schermo e nulla più

  121. Non sono per niente d’accordo. Ogni epoca ha i suoi strumenti, … le mode e i gusti cambiano… meglio o peggio è soggettivo. Sembra la classica critica del “vecchietto” che non approva i nuovi tempi. Quando apparvero le prime macchine fotografiche i Pittori scrivevano critiche sui fotografi proprio come questa. “Troppo facile” “non è più come prima” “non c’è arte” eccetera…
    Poi, per il ritocco fotografico, anche prima si saturavano i colori (scegliendo questa o quella pellicola) e si spingeva il contrasto (lasciando di più negli acidi la pellicola). Niente di nuovo, sono solo cambiati gli strumenti e si sono diffusi di più. Infatti anche prima ci sono stati pessime e ottime fotografie. Come oggi.

  122. concordo pienamente con Roberto e dopo anni di camera scura ed ora di Photoshop non posso ne vedere ne sentire parlare di questi nuovi aggeggi che distraggono chi fotografa dalla fotografia vera, senza un minimo competenza sulla storia della fotografia e quant’altro

  123. Classico ragionamento da snob, un po’ (tanto) luddista. E’ il digitale, bellezza! Tutte le arti cambiano con le tecnologie, anche il cinema lo fa, non vedo perchè la fotografia dovrebbe essere da meno.

  124. Con l’avanzare della tecnologia molti mestieri sono sempre meno richiesti per poi scomparire totalmente.
    Questo articolo è la malinconica opinione di un fotografo che vede sempre più inutile il suo mestiere/passione.
    Bisogna accettare che tutto inizia e tutto finisce, che tutto ha una sua epoca.
    L’epoca dei fotografi é finita, oggi tutti senza alcuna particolare competenza possono scattare foto fantastiche e anche stamparle senza un minimo difetto ottenendo risultati eccezionali.

  125. Il miglior commento.
    Inoltre si è preso di esempio proprio Bresson che era un audace sperimentatore,
    nemmeno lui sarebbe daccordo con questo articolo.

  126. Troppe parole,modi di pensare diversi,troppe sensazioni di certezza ,troppi pseudo-ragionamenti che girano attorno al problema principale ed essenziale posto all’attenzione dall’ottimo Roberto COTRONEO.Ma questo si sa,la scienza lo prova,l’uomo pensa condizionato,prigioniero di modelli e programmazioni mentali e stati emotivi per lo più “depotenzianti”, non è il concetto esposto che viene analizzato ma tutto quello che gli gira attorno,Per quanto mi riguarda la discussione è chiusa pensando ad A.Einstain che era anche giunto a dire ” Di infinito esistono due cose,l’universo e la stupidità umana “.

  127. non scattano niente.. fa tutto il telefono pre-impostato su stilemi omologati che conformano ulteriormente il cattivo gusto di chi non ha gusto.. in realtà vengono usati gli occhi per vendere pessima qualità.. non hanno visione.. ma riproducono ciò che qualcuno ha deciso che così deve esser visto.. e quei filtri quei viraggi sono volgari e brutti come lo sguardo vacuo di chi se li fa scattare..

  128. Con i soldi puoi comprare tutta la tecnologia che vuoi ma non compri il “manico”, la sensibilità e tante piccole peculiarità necessarie per fare grandi immagini….non semplicemente belle esteticamente.

    Saluti

    Mitia Dedoni

  129. Signor Dadda, non è proprio questo il punto della discussione.
    D’accordo che chi sa scattare le foto, le fa di qualità qualsiasi sia lo strumento utilizzato.
    Qui però si sta parlando del fatto che le aziende dei telefoni (e non solo), hanno dato l’illusione che la fotografia sia un’arte alla portata di tutti. Come per ogni arte, o per ogni cosa cui si vuol dare valore, la fotografia richiede impegno, conoscenza, e sicuramente una certa sensibilità e talento. Cose che (possiamo cantarcela come ci pare ed essere politicamente corretti quanto vogliamo) non sono di tutti e per tutti.
    La tristezza di questi anni è che ormai qualsiasi cosa sembra alla portata di chiunque. E alla portata dell’impulso momentaneo: il fatto di poter cancellare la foto che non ci piace, anche mille volte, non solo fa sì che nello scatto non ci mettiamo l’impegno e l’attenzione e il trasporto emotivo che meriterebbe l’oggetto della nostra foto, ma rende il risultato finale un’esperienza illusoria, finta.
    Tutto è stato livellato. Non è più necessario lo studio o la vocazione spontanea, o l’impegno. Tutti vogliono e possono permettersi tutto e così la vita stessa si svuota di significato. Tutto diventa inflazionato e non se ne riconosce più il valore, la magia, l’eccezionalità.

  130. In parte sono d’accordo. Sono stata appassionata di fotografia e grafica digitale x anni, ho partecipato a molte mostre e concorsi, ma negli ultimi tempi mi sono spenta, allontanata da tutto questo inquinamento visivo. E addirittura mi sono “abbassata” a mia volta all’utilizzo di uno smartphone lasciando a casa la reflex e anni di studi tra photoshop e illustrator. Forse perché sono stanca di fare foto per avere recensioni spicciole da chi si entusiasma x una foto scattata col telefonino e modificata aggiungendo filtri vari ed eventuali. Non é colpa della tecnologia, ma é colpa nostra che abbiamo perso di vista il motivo x cui si prende in mano una reflex: la sensazione che in quel momento ti da cercare quella luce, quella composizione, quella messa a fuoco, e perché no, la gioia nel cercare una propria perfezione usando programmi di grafica degni di tale nome. Essere liberi di non preoccuparsi di ciò che gli altri penseranno guardando le nostre foto, postate qua e la sul web tra i vari socialnetwork…

  131. Il problema grosso è che una volta foto oscene se ne facevano meno perché la pellicola costava, quindi ci si pensava bene prima di scattare.
    Adesso è fin troppo facile scattare a raffica: “tanto non costa nulla”.
    Aumentando la massa degli scatti fatamente aumenta il “rumore di fondo”.
    Inoltre una volta il 95% delle foto restava nei cassetti e veniva mostrata una tantum solo ai parenti più stretti, adesso impera l’ansia di mostrare a tutto il mondo qualsiasi cosa prodotta col proprio aggeggio digitale, credendo di renderla un pezzo unico con gli effetti più strambi per fogare il proprio narcisismo fotografico e non (si pensi ai cosiddetti “selfie” da cui siamo sepolti in ogni salsa, termine così orrendo, come se la parola autoritratto non contasse più nulla) e cercare di alimentare la propria autostima.

  132. Secondo me ci sono diversi modi per comunicare, se il digitale apre a possibilità e potenzialità da mettere a punto e perfezionare questo è un merito. Proprio grazie a questo uso abuso molti si sono avvicinati alla fotografia

  133. Abbastanza condivisibile.
    Le foto realizzate realizzate con gli smartphone sono paragonabili alle vecchie polaroid che oggi sono state rivalutate ma restano sempre delle foto…terra terra.:)

  134. È un articolo molto interessante, ma il problema è a monte. È dei “grandi” fotografi. Della loro post produzione che crea immagini irreali, donne filiformi e perfette, ben lontane dal loro reale aspetto. Ed il mercato si adegua. Crea e diffonde app per la gente cosicché possano omologarsi all’idea d’immagine corrente.

  135. “La foto mi colpisce se io la tolgo dal suo solito
    bla-bla: tecnica, realtà, reportage, arte, ecc.
    Non dire niente, chiudere gli occhi, lasciare
    che il particolare risalga da solo alla coscienza
    affettiva.”
    Roland Barthes

  136. Ciao Roberto, è vero che un genio è un genio che tu gli metta in mano una hassemblad o una compattiva da 3 Megapixel. Ma non si tratta di questo, si tratta di usare lo strumento giusto per immortalare nella maniera più corretta! Se devi fare le foto ricordo del mare, i selfie ecc….il cellulare va benissimo. Se sei uno che fa foto artistiche o che vuole fare mostre non va bene la compattina (sempre se rientriamo nella fotografia standard, ovviamente ci sono ottimi esempi di foto Pinhole o anche mostre fatte con la Polaroid). Ovviamente vale anche il contrario, è inutile una macchina che costa come una piccola Berlina per fare qualche volta 1/2 fotografie nel Week end, ci sono ottime reflex entry level che fanno ottime foto e permettono con il tempo di poter acquistare obbiettivi che ne espandono le funzioni. Oppure se è troppo impegnativo ci sono quelle così dette Prosumer. Le compatte le odio, ma è una cosa personale.

  137. Viste che oggi con le digitali le vendite si son moltiplicate di parecchi zeri direi che la tua è una speranza vana…per fortuna aggiungo.

  138. Scorro i vari post e leggo quello di emanueleboccianti. Vorrei dirgli -naturalmente a lui come capro espiatorio della situazione- che il suo linguaggio e le sue argomentazioni lo iscrivono nella cerchia dei “già colonizzati”. Non vedo molta speranza nella sua velleità di colonizzatore del mondo futuro. Un abbraccio tenero.

  139. Ciao Veronica,
    Sono d’accordo con te…visto che vorrei regalarmi una macchina fotografica (compatta o reflex?) stanca della bassa risoluzione data dal telefono, qualche consiglio ?

  140. per me la foto rappresenta il fermo immagine di un momento… poco importa se fatta bene, male, cromatica, in biaco e nero, fuori fuoco, a fuoco. Esistono e coesistono 2 livelli come per ogni arte. Uno professionale ed uno personale ad esempio Posso cantare sotto la doccia o all’apollo center di Londra, posso disegnare uno scarabocchio su un foglio o la cappella sistina, posso fare una forma con un pezzo di pane o scolpire la pietà. Nessuna delle due arti dovrebbe offendere l’altra. Il problema infatti non si pone: Non ho mai visto scattare una fotografia per una pubblicità, matrimonio o concorso con uno smartphone……..

  141. Una immagine bella dentro… Eh, scherziamo? Signori professionisti, appassionati, perché vi dedicate alla fotografia con passione ed impegno e, a volte anche rimettendoci la vita, per tirar fuori fotografie che dentro – fuori no – ma dentro, sono una vera schifezza? Fate come
    l’ inquilino che ho sopra, fate bere alle vostre foto tanta di quella famosa acqua che fa fare
    Plin-Plin, cosí saranno anch’esse belle dentro! Peccato che poi con tanta acqua, ci sarebbe anche tanta Plin-Plin… Ma pensandoci bene la si potrebbe usare come contributo, per la felicitá del gruppo nonfotografia:-)

  142. Peccato… Ma come puoi percepire sulla tua pelle si perde tutto un mondo… Non solo quello della fotografia…

  143. Concordo. Non riesco a mettere su un social network una fotografia fatta con uno smartphone. Uso macchina fotografica, salvo foto su pc e poi la giro su social network. E le foto così sono tutte messe a fuoco, con la giusta prospettiva. Quando vedo foto fatte con smartphone sgranate, non a fuoco, gettate e scaricate lì in quantità e non in qualità…. mi si stringe il cuore e l’occhio!!

  144. La tecnologia in se non limita mai. L’evoluzione è inarrestabile. La cultura, dell’immagine nello specifico, e mentalità sono l’unica possibilità, la differenza. L’ articolo, molto bello e che non è per nulla nostalgico, affronta con onestà un problema di natura estetica in primis ma anche di fruibilità. L’auto in quanto mezzo lo abbiamo quasi tutti ma non per questo ci rende automaticamente in grado di fare il Rally di Montecarlo. Istagram è un un gioco fotografico. Non lo considero fotografia. Serve studio, attitudine e volontà per farla e un cellulare non ti permette di intervenire, non più di tanto. Certo a parole sono tutti grandi fotografi. Poi però, al di la di tutto al netto delle polemiche, per fortuna ci sono le immagini a parlare per noi, di noi.

  145. non è cosi,eppure nell’articolo lo spiega bene,potrai anche aver fatto lo scatto del secolo con il tuo cellulare,ma quello scatto non potrà mai venire ingrandito ed ammirato stampato,pechè se provi ad ingrandire l’immagine ad un formato superiore a quello dello schermo del telefono vedrai tanti quadratini,uno schifo.

  146. mi soffermo su ciò che credo sia fotografia.
    usando qualsiasi attrezzatura antica o superfuturistica: è fotografia quando è stampata, su qualsivoglia supporto, ma stampata, impressa, incisa, disciolta o aggrappata, ma stampata che possa esistere fisicamente ed avere una sua forma solida, … tutto il resto non è fotografia.
    ho visto “immagini” di culi di bottiglia sul video ed ho preso in mano “fotografie” di culi di bottiglia su carta.

  147. pure il mio vecchio nokia (2005) senza postproduzione ha fatto e fa ancora belle foto, se è nelle condizioni di luce adatte.
    Questione di angolo rispetto alle sorgenti di luce, e di fortuna.
    In misura minore è lo stesso con quelli nuovi.
    Le foto con i filtri di instagram sono per lo più delle caricature volute.

  148. Non lo so. Che cosa avrebbe fatto H.C.B. con un mezzo più popolare? Questa discussione mi ricorda quella all’epoca della nascita delle fotocamere digitali, snobbate inizialmente dai puristi. Secondo me il problema sta più nel bombardamento di immagini cui i nostri occhi sono ahimè sottoposti che non nel proliferare di fotografi dai mezzi discutibili. Perderemo la capacità di leggere le immagini, ce le lasceremo scorrere davanti con indifferenza, ormai saturi di tramonti, di vecchietti, di gatti e cani, oppure conserveremo l’istinto di godere davanti ai capolavori?

  149. Credo che sia solo un segno dei tempi. In un mondo che cambia continuamente e l’artista deve filtrare e cogliere il buono che c’è nelle cose. Lo dovrà fare semplicemente perchè è nella sua natura e anche se nessuno lo apprezza lui andrà avanti per la sua strada.
    Sara

  150. Ho paura che quello che scrivi in fondo …”Perderemo la capacità di leggere le immagini, ce le lasceremo scorrere davanti con indifferenza, ormai saturi di tramonti, di vecchietti, di gatti e cani..” … ma confido positivamente nel finale ..”conserveremo l’istinto di godere davanti ai capolavori”.. che certamente ci saranno sempre.

  151. una volta un vecchio e bravissimo fotografo mi disse: la macchina fotografica o la usi, o la usi male. ma si tratta pur sempre di macchina fotografica.

  152. Non mi definisco né una professionista né una ragazza che fa della fotografia un uso a scopi commerciali. A me piace fotografare e basta. L’articolo lo condivido ma parzialmente. A volte con uno smartphone riesco ad ottenere delle foto splendide senza l’utilizzo di filtri o correzioni e passandole al computer e poi stampandole ho grandi soddisfazioni. Io credo che non dipenda dal dispositivo usato ma dalla sensibilità e anche dall’occhio di chi fotografa. C’é il pseudofotografo che si sente un’artista utilizzando una reflex da mille euro e milioni di filtri per poi ottenere una semplice foto vista e rivista e poi c’è chi ci mette passione che non lo fa a scopo di pubblico ma per lo piú personale, che fa, della foto scattata, un semplice capolavoro. A volte l’ utilizzo del cellulare è relativamente più comodo ma ciò non comporta il fatto che una foto fatta mettendoci il sudore e l’impegno, con colori perfetti senza ritocchi non batte nessuna altra foto, per così dire, rifatta.

  153. Non sono affatto d’accordo, il problema è l’ignoranza non il mezzo.
    Ma sono anche stufa di ripeterlo…
    sulle fotografie orribili ci sarebbe da dire molto, la fotografia non è solo quella di Bresson…

    Caro Roberto il vero problema sono tutti quelli che tengono corsi e Ws dopo due giorni che fanno fotografia… diffondono il morbo dell’ignoranza da cui non ci si può più difendere.
    Il virus si nutre di ego, di quelli che credono che fotografia sia una buona lente e una buona macchina, quelli che credono che il mosso sia sbagliato, ma anche quelli che pensano che sia d’effetto…
    quelli che odiano il flash perché non lo sanno usare, quelli che montano il paraluce perché così l’obiettivo è più lungo, quelli che comprano la plastica per coprire il visore e la cambiano ogni due settimane.
    Continuo?
    Quelli che l’unica lotta che fanno è al rumore, quelli che se hai pubblicato un libro sei un fotografo, quelli che guardano una stampa e cercano il segno della testina del plotter, quelli che credono che fotografare il movimento delle stelle sia una cosa difficile.

    Io credo invece che la fotografia sia un’arte: arte del reportage, del ritratto, naturalistica, di matrimonio ect ect ect
    ho usato polaroid, pellicole scadenti, scadute, di qualità, macchine buone e pessime, per dire la mia, per esprimermi, per denunciare…
    Tutto il resto è il frutto di una dittatura mediatica durata più di 40 anni: vi hanno insegnato che ci deve essere un modo di pensare, un modo di essere, un modo di fare.
    E soprattutto che dovete raggiungere un obiettivo, diventare qualcuno con un mezzo, diventare il migliore, l’unico.
    Amo Bresson ma non è l’unico, non è il più grande, non è il migliore, è il più conosciuto, il più diffuso dal mercato, il più produttivo forse…
    Kertez, Stiegliz, Kapa, Modotti…
    Solo questi quattro per studiarli davvero ci vogliono molti anni…
    Buon proseguimento.

    Sul brutto sul bello
    sulla post produzione
    si potrebbe parlare decenni…
    ma la #Fotografiaėunacosaseria

  154. Stiamo parlando di fotografia come arte. Quando è nata la fotografia (CHE NON E’ UN ARTE) nessuno si è interessato della morte della pittura. Perciò non solo penso che sia giustificata questa forma di “evoluzione sociale-artistica,” ma penso che la fotografia debba assolutamente distaccarsi dal concetto di arte. Dal ‘900 in poi anche chi non ha mai toccato un pennello è potuto diventare un artista; anche chi scarabocchiava ci è riuscito. La fotografia è qualcosa di bello ma non di artistico. Il discorso che ho letto è un puro richiamo al tradizionalismo; ma allora dovremmo guardare più in fondo alle nostre tradizioni artistiche se proprio ci riteniamo davvero in grado di affermare un così incombente nichilismo.

  155. Ho visitato la mostra di Steve Mc Curry in villa reale a Monza, ed in questo è l’essenza della risposta. Una carriera in immagini, scattate in quarant’anni con strumenti così differenti fra di loro, che ho provato un po’ di tristezza leggendo un commento che affermava “tutti comprano la maledetta reflex perchè fa figo”. Neppure si tratta di cogliere l’attimo, con fotocamera professionale o smartphone. Mc Curry – da fotografo – ha studiato in ogni sua immagine il dove, il quando, il come, la luce, l’ombra, l’inquadratura. Se sei un fotoamatore, ovvero ami la fotografia in quanto tale, non esci da una mostra di tale livello identico a come sei entrato. Concordo in toto con il tema di fondo, ovvero sul livellamento al ribasso della qualità che ci viene somministrata, ed alla quale ci si va inevitabilmente abituando, e ciò rattrista.

  156. francamente non vedo quale sia il problema: non tutti hanno velleità artistiche.
    non tutti hanno l’occhio o la preparazione adeguata per capire quale sia una bella foto, o apprezzarla tecnicamente.

    c’è gente a cui semplicemente serve immortalare un volto, e gente che vuole fare un ritratto.
    gente che vuole ricordarsi un luogo e gente che vuol fare paesaggi.
    gente che si diverte coi microscopi e gente che fa macro.

    non si paragonano i caricaturisti da 3 minuti nelle piazze turistiche a michelangelo: le finalità, i mezzi e le possibilità son diverse!

    vengono fuori foto brutte? basta non guardarle! si eviterà così di rodersi il fegato appresso a gente che gioca a are il fotografo.
    vi arrabbiereste mai con un bambino che scimmiotta il vostro lavoro? personalmente ne sarei lusingato… vedetela cosi: fra tanti fotografi mediocri voi siete un gradino sopra. una elite. almeno finchè qualcuno veramente geniale non dimostrerà che dalla media vi staccate (CI stacchiamo) solo di pochi millimetri.

    la soluzione? ognuno scatti a quel che più gli piace con il mezzo che si può permettere. la fotografia è altra cosa? non è detto che tutti vogliano fare la NOSTRA fotografia.

  157. Sono d’accordo non tutti possiamo essere Bresson ,ma il punto è proprio quello è il fine non il mezzo.
    Dai a Cesare quel che è di Cesere….come disse l’uomo della verità. E poi indipendentemente dal iphone quello che conta e chi c’è dietro a scattare. La fotografia non è altro che un punto di vista e l’interpretazione resta vincolata a chi guarda. Quindi il valore in essa contenuto è inviolabile ,se guarda chi ha cultura fotografica è un altra cosa rispetto all’ignorante mi sembra ovvio.L’importante che un certo tipo di foto rimanga fine a se stesso e chi ne capisce lo sa bene. Purtroppo l’ignoranza è una piaga ma anche parlarne forse potrebbe essere la cura.

  158. L’ha ribloggato su Veridiano 3e ha commentato:
    Un articolo interessante, polemico ma con molti spunti di riflessione per chi, come il sottoscritto, si è avvicinato da poco alla fotografia. Fotografare meno per fotografare meglio?

  159. Tutte queste disquisizioni sui mezzi fotografici e dell’uso che se ne fa, sono sterili secondo me, Mi chiamo Alessandro Graldi, ho lavorato in fotografia per 25 anni servendo clienti con studi fotografici industriali, ed artisti come Mario Giacomelli, per l’appunto lui, le sue foto più belle le scattò con una Kodak Retinette, una compatta dei tempi che furono, l’equivalente di una compatta digitale o uno smartphone di oggi se lo vediamo rapportato ai tempi.
    Chiunque abbia ancora un po’ di passione per la Foto (dal latino Luce) Grafia (Scrittura) sa che se vuole ottenere determinati risultati si devono cercare situazioni di luce e utilizzare gli strumenti appositi.
    L’arte però é un’altra cosa (Giacomelli ne é un esempio) come é un’altra cosa il compiacimento derivato da un risultato soddisfacente generato dal selfie, in effetti le immagini risultano (come diceva un professionista modenese) Croccanti! – Pochi di questi utilizzatori però si sentiranno dei veri fotografi, come non capitava prima, certo, le foto generate dalle nuove tecnologie non sono più solo sufficienti, sono soddisfacenti, di qui tanto lavoro perduto per i medi professionisti dello scatto, rimane anzi poco anche per le eccellenze.
    I tempi cambiano, non c’é nulla da fare, nulla da dire.

  160. Assolutamente d’accordo. Centrato in pieno il problema. Tutti credono di saper fare tutto. Ma in fondo è sempre stato così, solo che oggi ci sono i mezzi che ti danno l’illusione che possa essere davvero così. Ma, in fondo, che importa? Voglio dire: perché sentirsi minacciati dall’incompetenza (sia essa dovuta al mezzo utilizzato, all’ignoranza, alla presunzione o a un misto di questi e altri fattori?) Se
    abbiamo una coscienza – e/o dei figli- abbiamo semplicemente il dovere di educarli al bello e alla conoscenza. A cos’è l’arte e a quanto duro lavoro comporti e cosa siano invece pressapochismo e superficialità. E vale per qualsiasi campo- nella vita, nel lavoro, nello sport, nell’arte.

  161. Stai tutto arraggiato fratello!
    Capisco il tuo punto di vista, ma secondo me non tutte le immagini scattate sono fotografie. Io lascio semplicemente ad ognuna di loro il posto che merita. Che ognuno scatti col fine che meglio crede..ma io personalmente non starò a perdere tempo su foto non stimolanti come quelle che dici tu.

  162. Ciao, io sono dell’idea che non solo il telefonino ma tutta la tecnologia digitale è un grandissimo buco nero…. Ora che si trova di tutto nel mondo vintage della fotografia è imbarazzante come macchine di una semplicità disarmante oltretutto costruite 50/80 anni fa sfornino delle foto che per scimmiottare analoghi risultati occorre investire fior di temp e soldi per un qualche cosa che all’occhio esperto risulta in ogni caso abbastanza patetico ….senza contare che fra soli 10/20 anni cosa sarà di quei file? Non parliamo delle macchine …immondizia pura….che si tratti della compatte o della super reflex di grido e di costo …nel giro di due tre anni non valgono più nulla…io dopo una ubriacatura digitale durata quasi 10 anni sono tornato per non abbandonarlo più all’analogico…..cosa c’è di più bello dell’attesa dello sviluppo e della messa in controluce del negativo per valutarne l’esposizione….prendetevi con poche decine di euro una analogica e scattate un rullino….capirete cosa vi siete persi e cosa potrete andare a conservare per i posteri…..naturalmente i problemi dell’umanità e di noi tutti sono altri ma se almeno troviamo soddisfazione negli svaghi……guardate le innumerevoli foto analogiche su Flikr …..è un mondo meraviglioso.

  163. Il solito discorso…è come se venisse Alonso e dicesse a tutti gli automobilisti “fate pena, ma come guidate? a 130 all’ora? ma smettetela e andate a piedi!

  164. Ci sono i fotografi improvvisati, ci sono quelli che vanno matti per la Pausini (a proposito cosa dovrebbero dire quelli che si fanno il mazzo al conservatorio????), quelli matti per le soap opera (e chi va a teatro? il 6% dei milanesi…….
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    Gianni Pezzotta Non vorrei che la cultura fotografica sia arrivata ad un punto morto per cui invece di parlare di fotografia, o , meglio, delle fotografie (perchè anche certi critici fanno passare per opere fantastiche fotografie discutibili) allora ci si scaglia contro tutti. Rendo noto che Cotroneo ha scritto un bellissimo libro che parla di musica, fotografia e scacchi! Non è quello dei Beatles ma “Per un attimo immenso ho scordato il mio nome” Quanti lo hanno letto? Solo io? dovrei prendermela col mondo? Emoticon smile
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  165. Tutti voi, compreso me, stiamo utilizzando la scrittura digitale per comunicare le nostre opinioni sul libro di Cotroneo, quindi, se rispondessi ad ognuno di voi tramite lettera scitta a mano e francobollo, le mie opinioni risulterebbero più poetiche, più intelligenti, più plausibili, più credibili, più………o più stupide, più………? La fotografia non va valutata dal mezzo che si adopera, ma dalla sensibilità e dal genio di chi la esegue ed a prescindere dallo strumento che l’artista adopera. Il fine giustifica i mezzi, come sosteneva il Machiavelli, ed anche in questo caso vale e forse va oltre….

  166. Fatte le dovute distinzioni, va bene tutto! Ognuno si diverte o fa qualcosa di piu’ importante come puo’ e come vuole!! Sta a chi vuol considerare la vera Fotografia qualcosa di diverso fare le opportune distinzioni! Non credo che le immagini scattate con smartphone et similia possano disturbare le Foto di Bresson o qualcun altro! Basta dar loro il dovuto peso. Se poi qualcuno si illude di poter fare comunque Arte basta ignorarlo!

  167. Sono d’accordo, ma in particolare sottolineo una frase dell’articolo: “Sta accadendo il disastro culturale e concettuale per cui le foto non sono più normali, l’uso della postproduzione è una pacchianata gigantesca, la bellezza di una foto non sta più nella capacità imperfetta di riportare un punto di vista, e non è più in un movimento accennato, nella fatica di entrare nell’inquadratura con consapevolezza, ma è nel pacchiano che ha la sua ragione”

    Questo per dire che il problema, a mio avviso, non e’ solo con gli smarthphone, ma anche e soprattutto nella fotografia dei “dilettanti evoluti”. La fotografia della FIAF ad esempio, La fotografia che vince ai concorsi. La parola d’ordine è sempre “postproduzione estrema”. E ecco immagini di street life leccatissime, che già di per se’ è paradossale, con una nitidezza esasperata, meglio se anche HDR, curate all’esaspeazione, dove il soggetto diventa quasi un opzional. Ce lo vedete Robert Capa riprendere lo sbarco in Normandia e poi presentare tutte foto in HDR con i dettagli dei pori della pelli dei soldati? Ecco, questa e’ la fotografia che vince nei concorsi.

  168. Secondo me il problema non sta tanto nei “mezzi” tecnologici rispetto alla fotografia analogica di autori come Bresson… È cambiato radicalmente il senso del fotografare: attualmente si fotografa solo per raccontarsi ossessivamente, e questo il marketing lo ha capito molto bene, creando una situazione commerciale che ha soppresso fisicamente la cultura fotografica, relegandola nella stanza delle cose vecchie. Il resto è mera tendenza…

  169. Roberto, secondo me ti sbagli.
    Un cellulare è più difficilmente scippabile, e una macchina fotografica è una cosa in più da portarsi dietro, oltre che da comprare.
    Questo modo di ragionare che hai sulla fotografia di massa è aberrante. La pellicola NON È migliore del digitale, la pittura figurativa NON È migliore delle prime tecnologie fotografiche.
    Centocinquanta anni fa, i pittori facevano i ritratti, come oggi i fotografi fanno le fototessere. Il loro era un lavoro, prima ancora che un’ispirazione artistica.
    Quando emersero i primi fotografi, con le loro immagini schifose, in bianco e nero, vignettate al massimo, poco risolute, puzzolenti di acidi chimici, i pittori in polemica uscirono dal puro figurativismo, e si inventarono a mò di sfida (guardati http://www.artrenewal.org) il Simbolismo, l’Impressionismo, il Puntinismo e così via, percorrendo senza saperlo la via dell’esilio verso l’arte concettuale. E noi abbiamo perso tantissimo, ma guadagnato in praticità.
    Provaci tu a mettere in un cassetto non le foto di un viaggio, ma i dipinti!!!

    Cartier Bresson… all’epoca l’attrezzatura fotografica (LEICA!!!!) era per perditempo aristocratici. In parte questa cosa è rimasta. Ma all’epoca l’espressività nel campo era ancora poco esplorata. C’erano le grandi praterie. Un po’ come dire che i Beatles erano i più grandi, quando ancora la musica leggera aveva tante cose da dire, e loro potevano comporre senza troppe preoccupazioni sui miliardi di accordi di canzoni già associati tra loro e registrati legalmente.
    E la dimostrazione di questo ce l’hai con Vivian Maier.

    Inoltre, preferisco le foto dei miei amici e dei miei cari col cell piuttosto che quelle di Cartier Bresson, che mi basta vedere una volta ogni tanto. Così come è naturale cercare la compagnia di chi si ama ogni giorno, mentre per l’intellettuale che seguiamo basta un’oretta, ogni due o tre mesi.
    Ora tu che proponi? di tornare indietro? Pensi che le reflex non siano abbastanza diffuse? Li frequenti i forum di fotografia? C’è un negozio, a Viterbo, il cui titolare racconta che le reflex e le lenti vanno via a raffica.
    Eppure non puoi andartene sempre in giro con sti mattoni. Non è simpatico. Il cell invece è più discreto. Però, perdonami, non puoi dire che non è adatto a fotografare. Alcuni hanno anche i sensori retroilluminati.
    Infine, chi è il lettore, l’ascoltatore, lo spettatore oggi? Tutti creiamo contenuti. Forse il tuo libro aveva senso (e poteva aver maggior fortuna) decenni fa, all’epoca delle compatte a pellicola con focale fissa.

    Mi dispiace dirlo, ma hai assunto un punto di vista non solo snob verso quello che facciamo tutti, ma anche (sempre IMHO) fuori tempo massimo.

    p.s.: visto che perseveri a scrivere libri (Tante Foreste di Prevert…) perché non ne scrivi uno sulle case moderne, sempre più piccole e inospitali per i libri?😉

  170. Avviene precisamente questo,si valorizza e si premia wsclusivamente un vuoto visibilismo ottico,e la <fiaf deve assumersene le responsabilità,mentre la cultura dell'immagine e del linguaggio per esprimere qualcosa,di cui parlava anche Marinka in un post,restano nel nulla dell'incoltura e dell'ignoranza.

  171. Ma che peppia che sei Cotroneo……rilassati e mostra cosa sai fare…..E lascia vivere sto mondo……. take it easy

  172. E le polaroid? E chi riusciva a raccogliere l’animo di un volto con lastre al bromuro di argento? Il mondo si evolve, si evolve l’etica e la pratica di un gesto. Al contrario di chi si chiude nei propri successi e stride della facilità di altri. Molti che hanno speso troppo tempo e troppi soldi in attezzatura senza avere l’estro e la fantasia necessarie per creare una fotografia sono i primi che puntamento il loro dito disprezzante verso la photo pixel art … così si chiama.. non fotografia.

  173. Un grande musicista suona ottimo su un strumento ottimo e suona ottimo su un strumento semplicissimo. Ricordo di vaer letto una volta un fotografo noto che cenava in un ristorante e il cuoco si comlimentava con il fotografo delle belle Foto e che ne deve avere un corredo straordinario. Il fotografo li rispose che era ottima la cena e che ne dovvrà avere un corredo di pentole stupende.

    Il mondo evolve, la gente si diverta con i Smartphone, con le compatte e perchè no? Il fotografo (quale sarebbe?? professionale?? Artistico ??) usa il mezzo che ha a disposizione, fa quello che li piace e fa foto straordinare se è bravo. Che problema c’è? Uso un corredo professionale-semiprofessionale da decenni, ma usando una compatta (buona) spesso mi sto chiedendo perchè portarmi sempre dietro 7-8 kg se posso fare qualcosa di SIMILE con 550 grammi….

    D’altro canto se faccio una panoramica non userei nemmeno per Sogno i 550 grammi, ne lo Smartphone, che uso ogni tanto per scatti veloci del momento, avvolte anche con sorprendenti risultati. È lo fotografo che fa le foto, oggi giorno la pittura usa colori che 50 anni fa non si sapeva esistero.Perchè aver paura di uno che ne arriva con una compatta o Smartphone se non pr la paura che quello con un mezzo molto più semplice magari fa delle foto più ispirate, più belle??

    Giustamente non si userà lo Smartphone (almeno non presto) per fare scatti da moda o architettura, ma nulla contrario se un giorno sarà possibile farlo. La fotografia si definisce come arte, ma i fotografi spesso si limitano a confrontarsi con dati technici…piutossto con l’aspetto fotografico-artisitco se vogliamo definirlo cosi… vado a fare qualche foto … è più divertente che sta davanti allo schermo…

  174. Molta spazzatura dai cellulari di tutto il mondo, questo è certo, ma ho visto foto da cellulari molto migliori di quelle prodotte dall’autore di questo saggio! Sembra sia stato scritto per compiacere i tanti insoddisfatti e privi di talento che si sentono minacciati da un pò di effettacci volgari. Un vero fotografo non teme la concorrenza di un aggeggio elettronico di cui tra qualche anno non resterà traccia. Mah… che l’autore e l’editore si godano i 14 euro per ogni volume sfilati dalle tasche di questi agguerriti sacerdoti della purezza fotografica, sigh!

  175. Non sono per niente d’accordo, ricordo al tipo che ha scritto il post sul blog che Bresson scattava col l’iphone dei tempi, cioè una super modaiola leica in un periodo in qui i veri fotografi usavano macchine che potevano stare solo su treppiedi e avevano un “sensore” talmente grosso che il 35mm era un giocattolino, insomma era l’iphone dei tempi. I fototografi sono amanti del vintage non amano un certo tipo di tecnologia e mal sopportano che un cellulare possa fare foto in posizioni impossibili che non solo vengono stampate ma ci fanno video pubblicitari in televisione e poster 3 metri x 4 ora non mi venite a dire che una foto da cellulare non si possa stampare. Ritornando a Bresson e la sua MINUSCOLA reflex che inizialmente era definito un giocattolino è riuscito a scattare capolavori che voi con le vostre full frame da 2 chili non riuscireste neanche a immaginare nella fantasia.

  176. Dico la mia, anche se l’hanno detta in tanti sotto questo articolo…
    E dico che queste sarebbero state le parole scritte da un pittore fanatico del neoclassicismo che nell’ottocento si accorse del progressivo diffondersi di tecniche pittoriche “alternative”, a partire dall’illuminismo, fino al post-impressionirmo di Van Gogh con lo sfociare poi nell’astrattismo.
    Con ciò non voglio dire che quelle che vede siano opere d’arte, Dio me ne scampi. Ma che l’accettazione dei cambiamenti culturali, dell’esistenza delle tendenze e la non demonizzazione del progresso e di ciò che questo porta con sè a livello macroscopico, fa parte di una maturità prima personale, poi culturale ed infine artistica che purtroppo devo evidenziare che a lei manca, nonostante il suo articolo mostri una cultura senza dubbio ampia. Ma appunto, non sufficientemente matura.
    Aprire la mente e accettare le differenze, è prima di tutto una forma di rispetto verso sè stessi (il tempo tolto alla critica distruttiva di ciò che si osserva, può essere impiegato in forme sicuramente più redditizie).
    Saluti

  177. Guardate cosa sapeva inventarsi uno scriba sumero con una tavoletta d’argilla e uno stecco di canna di bambù… quindi pure questo articolo scritto con un computer e pubblicato sul Web è un inganno?

  178. Le fotografie di Henry Cartier Bresson erano in bianco e nero e comunque tecnicamente perfette. Ma quello che le rende straordinarie è la composizione , il riuscire da parte del fotografo a scattare nel momento esatto in cui l’immagine raggiunge l’equilibrio e il significato massimo. La tecnologia ci permette di realizzare quello che vorremmo vedere in uno scatto, non è pura rappresentazione della realtà ma va oltre e la sua qualità dipende solamente dalla nostra cultura figurativa e dal nostro gusto compositivo. Se vogliamo la fotografia è diventata democratica permettendo a tutti quello che una volta poteva essere ottenuto solo dai maghi della camera oscura. Certo sono immagini che si godono solo da un computer ma mi ricordo ancora la delusione che avevo quando stampavo una bellissima diapositiva su carta. Poi resta l’occhio quello che aveva Cartier Bresson e che avrebbe avuto anche se le foto le avesse scattate con un telefonino…..

  179. In parte sono d’accordo con quello che dici. Secondo me un fotografo professionista dovrebbe scattare diverse fotografie: bianco e nero, portraits, panoramiche, ecc, proprio per il fatto che con il tempo alcune di queste non avranno più significato.

    Per farti un esempio ti invito a visitare questa pagina: http://imagestudio.com/it/ ( dove puoi trovare fotografie di matrimonio in bianco e nero, fotografie con tante emozioni, foto panoramiche, divertenti ).

  180. …mha che dire…anche io ho iniziato con 35mm e pellicola b/n poi dia poi camera oscura poi medio formato poi anche banco ottico e addirittura una Silvestri per architettura, anche Leica M6 che con un 35mm non e’ che si puo’ fare molto con la profondita’ di campo. Come le camere sugli smartphone. Io l’unico difetto che trovo e’ la velocita’ di scatto che e’ da sempre il limite delle digitali. Per il resto sarei un po’ meno talebano e inviterei a fare corsi anche per la fotografia da smartphone e insegnare il linguaggio fotografico senza il mito dello strumento “giusto”.

  181. Sono d’accordo che a volte si fotografa di tutto e male, ma gli smartphone hanno permesso a molti di avvicinarsi alla fotografia e non è male, sperando che poi la passione si evolva nell’uso di apparecchi più idonei. Volevo anche ricordare che già negli anni ’80 (iniziai a fotografare con una Yashica FX3 usata dopo aver letto diversi libri di tecnica sull’argomento, con la quale scattai delle dia che ancora mi emozionano…..) si usavano i grandangolari per stravolgere la prospettiva e fare foto d’impatto ( dicasi all’americana….) oltre all’uso di polarizzatori e alla tecnica di tiraggio della pellicola in sede di laboratorio, per aumentare la saturazione dei colori ed il contrasto, ergo…..Infine mettere a confronto Henry Cartier Bresson , uno dei miti di sempre della fotografia con la massa dei fotoamatori mi sembra fuori luogo ed anche sleale. La fotografia, almeno per me è iniziata come passione, studio, informazione, voglia di documentare, ricordare e condividere momenti di vita trascorsi. Penso che ognuno debba viverla come meglio creda, compresi trucchi e modifiche varie, che dia il massimo delle soddisfazioni ed emozioni, e soprattutto non diventi un modo per appartenere ad un settore di nicchia per pochi eletti, come spesso succede in svariate categorie amatoriali. Una volta se non avevi una Nikon F non eri nessuno, anche se molte belle fotografie erano scattate con semplici fotocamere manuali. Stessa cosa nel settore moto e nell’alta fedeltà…oggi se non possiedi una BMW GS non sei un vero motociclista, e neanche un vero audiofilo se non hai l’ultimo ampli Mc Intosh…! Ergo…godetevi la vostre sane passioni e lasciate stare i commenti dell’editore di turno che lasciano il tempo che trova!

  182. Eppure tu stesso stai su Instagram….e lo stesso Instagram andrebbe usato solo con gli smartphone, ma c’è chi bara e carica foto splendide fatte con la reflex…..ma tant’è…gli italiani sono fatti così.

  183. Gli smartphone hanno solo esasperato la megalomania di perfetti incapaci, senza un grammo di “occhio” per le foto; così privi di vero interesse per l’arte fotografica da non avere l’umiltà di documentarsi e di fare almeno un corso teorico-pratico.

  184. Le immagini prescindono dal mezzo, un incapace lo è sia con un a reflex top di gamma sia con lo smartphone, l’emozione che un immagine trasmette è quello che conta.

  185. Sonia sono d’ accordo con la risposta data da Alex, la foto artistica non dipende dalla fotocamera utilizzata bensì solo e solamente dal fotografo, il corso fotografico poi chi lo fa, tanti fotografi che hanno solo una superficiale conoscenza della ” fotografia” si improvvisano maestri e non sai il danno che fanno ai poveri allievi, ma poi chi l’ ha detto che bisogna fare di ogni scatto un capolavoro ? fotografiamo ognuno come ci pare, se la foto riesce a trasmettere anche per un attimo qualcosa di emozionante a chi la guarda allora si che abbiamo fatto qualcosa di buono. Qualcuno sa con quale marca pennello Leonardo dipinse la Gioconda?

  186. Ma sappiamo con quale violino suonava Paganini. Un Giuseppe Guarnieri del 1743 da lui soprannominato “il Cannone”. Gli strumenti non sono neutri.

  187. Non concordo. ma possibile che ad ogni innovazione tecnologica, questa probabilmente epocale, qualcuno debba sempre fare polemiche e oscurantismo, demonizzare, terrorizzare o sbeffeggiare chi si avvale dei nuovi mezzi? sara’ successo anche con la polaroid e con la reflex e con la prima digitale… ma che si teme veramente? che la massa possa esibire foto carine e decenti agli amici su supporto digitale? che a qualcuno in piu’ scatti l’interesse per la fotografia? che gli artisti veri vengano oscurati? un fotografo professionista sa bene quanto sia importante la risoluzione in stampa, che la post produzione e’ cosa seria, che lo studio della composizione dell’immagine non si puo’ affidare all’improvvisazione. suvvia!
    Saluti cari.

  188. A “Lasciate ai tramonti i colori che gli spettano” ho abbassato gli scudi: meraviglioso! Anche se, per buon parte della lettura del post, ero pervaso da un sottile senso di contrarietà rispetto a quanto scritto. Amo la fotografia e per me il fine (una bella immagine) a volte giustifica i mezzi (post-produttivi). Ho condiviso l’articolo su Fb all’interno della community #adotta1blogger.

  189. I pittori realisti del 1800 dicevano lo stesso quando venne inventata la fotografia, senza rendersi conto che il mondo sta viaggiando in quella direzione e la pittura realista da li a qualche anno sarebbe scomparsa. Successivamente nacquero impressionismo, futurismo, arte contemporanea…

    Questo articolo è ottuso e non vuole guardare a quella che è l’evoluzione del mondo, che non è negativa, ma è per l’appunto un evoluzione e bisogna prenderne atto. I fotografi professionali continueranno ad esistere ma il loro ruolo non sarà più elitario e di nicchia come lo è stato e questo è solo positivo!

  190. Potevi metterlo in testa al post il libro cosi non perdevo tempo per capire la natura della storiella

  191. Scrivi in maniera indisponente e pessimista…inizia a vedere le cose in positivo e a incoraggiare i giovani e vedrai che la musica cambia attorno a te

  192. A parte che ritengo “la fotografia” un’arte minore, anzi nemmeno un’arte. Detto questo, una foto bella esce se uno riesce ad inquadrare bene la scena, e a trovare la giusta luce, nel momento giusto. Ancora più importante è la sensibilità dell’individuo che scatta; se non c’è quella scatti merda comunque. Infine, tecnicismi a parte: anche con uno smartphone riesci a scattare foto belle. Ciao

  193. Sono d’accordo con la seconda parte del suo pensiero, ma mi chiedo come fa a non considerare la fotografia un’arte se poi afferma che la riuscita di una foto dipende dalla sensibilità dell’individuo.

  194. capitato per caso.
    leggo.
    valuto.
    secondo me è tutto giusto, ma non necessario l'”attacco”. come avranno detto altri, nei propri commenti, nessuno vuole necessariamente sostituirsi al fotografo, pertanto nessuno pretende di avere le conoscenze del fotografo per poter immortalare qualcosa.
    e i filtri, sì, ci sono, abusatene… se il risultato vi piace, va bene così. è la vostra foto.
    o imparate a gustarla nella sua naturalezza o altrimenti la pompate, ne fate un hdri, la deformate o, se usate lo smartphone, ne togliete successivamente anche la deformazione dell’ottica.

    se dovessimo quindi dar retta all’articolo, credo che qualcun altro possa allertare l’autore con un articolo di questo tenore:
    “scrivete in maniera orribile senza saperlo, vi stanno ingannando”

    dove, per inciso, si può parlare di come si tenda, al giorno d’oggi, ad essere affascinati ed assuefatti da internet e dalla sua velocità nel propagandare/promuovere un pensiero, una conoscenza, usando computer o tablet o addirittura smartphone (dotati di molti megapixel nelle loro piccole fotocamere), che, belli, per carità, ma i testi scritti non terranno mai conto di quella bellezza, naturalezza, profondità, profumo, tatto che hanno i testi scritti a mano, su fogli di carta vera, solida…che obbligano l’autore a dover impaginare il testo mentre lo scrive, che lo obbligano a non commettere errori (perché sai, è troppo facile usare il “filtro” ctrl+z), che lo obbligano a non sbavare con la china…
    e chissà quante sfumature e sfaccettature potremmo trovare nell’apprezzare un articolo scritto a pennino, senza l’ausilio di un impaginatore automatico, di un editor di testo, di un servizio come wordpress, di un cancella+copia+incolla, di un “filtro” per formattare, di un servizio come internet per spiegare a molti il proprio pensiero, di un tablet o smartphone per scrivere in mobilità…

    troppo facile essere scrittori con lo smartphone, l'”undo”, in piedi sul treno…

    secondo me, eh.

  195. Io invece sono pienamente d’accordo su tutta la linea, secondo me uno smartphone non farà mai bene le foto come una buona macchina, infatti io che adoro la fotografia, e fotografare, non potendomi portare sempre la macchina fotografica dietro, capisco che per non perdermi un attimo che può durare 10 o 20 o 30 secondi al massimo, se non avessi con me uno smartphone non riuscirei a cogliere l’attimo, consapevole però del rischio di ottenere foto piatte.
    Alchè mi sono affidato ad un nokia lumia 1020 con una fotocamera da 41 MP (non sono reali lo so, ma sono sicuramente almeno il doppio dei pixel dei normali smartphone samsung e iphone compresi.) con la quale riesco ad ottenere ottime fotografie, di anche 20 Mb e che sostituisce degnamente, rapportandola al fattore tempo per scattare la foto e all’attimo fuggente, ad una buona reflex.
    Però mi accontento, altrimenti mi sentirei come un turista in visita ad una città mai vista… quando invece sono in giro, non mi pongo il problema e uso la macchina fotografica…:-)
    Con questo penso di aver detto la mia, buona serata a tutti

    p.s. con le foto dei vari samsung e iphone e lg e chi più ne ha più ne metta, non puoi andare oltre il 30×40 al massimo, altrimenti sgrana, con il lumia 1020 supero anche il metro per ottanta cm…

  196. grazie, non ci sono parole migliori per descrivere l’autismo del fotografo da smartphone. Ormai quando ti vedono andare in giro con una reflex ti chiedono: “ma che ci fai?”

  197. Lo strumento non determina il pensiero artistico. Esso è, dal mio punto di vista, irrilevante è quello che viene “appeso” alla parete, nel digitale non necessariamente “appeso”, che fa testo. Alla fine è l’idea, il concetto del proprio pensiero che conta a prescindere dallo strumento utilizzato.

  198. Concordo in pieno quello scritto da Roberto, mah aggiungo che personalmente una foto è riuscita se si riesce a trasmettere il pensiero e le emozioni di chi l’ha fatta, anche con le sue imperfezioni e il mancato rispetto delle regole !
    Scatto ricordo ok telefonino/compatta, ma una Foto nasce da un’idea, poi và realizzata sapendo e provando a farla, se si riesce a immortale attimo e a trasmettere all’osservatore la propria idea è una Foto riuscita !

  199. Condivido pienamente il concetto critico nel far passare l’appunto visivo di uno smartphone, ad una fotografia, ovviamente eseguita da un fotografo, magari dilettante, ma fotografo. Ci si butta a capofitto a rispondere ad un concetto emotivo e non legato ai pixel. Probabilmente, sono intervenuti pochissimi fotografi. Il punto è e lo sarà sempre, che la foto ha, o dovrebbe avere, una chiave emotiva, che farà scegliere al fotografo, l’angolo della luce, la lunghezza focale dell’obbiettivo, il diaframma, la profondità di campo, e l’angolo di ripresa. per dire solo le cose essenziali. Nulla a che vedere con un super grandangolo, con sensibilità automatica, correzione del bianco ed altro. Lo scopo è documentare per un promemoria. la foto, spesso ha dell’emotività nel suo contenuto. Cosa difficile da vedere nei visi di chi si fa il selfie.
    Ma il commercio non può e non vuole fermarsi, facendoti cambiare uno smartphone che funziona benissimo, con quello nuovo per qualche pixel in più

  200. Qua il problema è un’altro: I fotografi spesso dimenticano che la fotografia è innanzitutto l’immagine e poi attrezzatura. Una foto che racconta, dipinge e mostra può essere catturata con qualsiasi mezzo atto a farlo, che poi al fotografo professionista o impegnato gli girino le balle perchè ha visto foto fatte con il telefonino che sono più gradite delle proprie scattate con una full frame da 1 miliardo di pixel e obiettivi APO-super-mega da migliaia di EURO è anche comprensibile..😉
    La fotografia è immortalare l’attimo, telefonini , Daguerrotipi o Macchinone Full Frame sono “mezzi”, non confondiamoli con il fine.

  201. L’analisi è condivisibile ma vale, eccetto per i limiti di stampa, anche per tutti quelli che usano qualsivoglia macchina fotografica. Anzi, proprio perché le macchine fotografiche permettono di fare molti più giochi di prestigio degli smartphone vedo più fotografie orribili scattate con una Leica o con una costosa reflex che con un iPhone.
    Se Henri Cartier-Bresson, per usare lo stesso nome citato qui, avesse utilizzato un iPhone avrebbe prodotto comunque dei capolavori.
    Torniamo sempre sullo stesso concetto, NON È IL MEZZO CHE CONTA MA COLUI CHE LO UTILIZZA. In fondo la questione è molto più semplice di quanto possa sembrare una volta capito questo.

  202. Tutto vero, ma e’il mercato delle mode..smartphone e tablet hanno ucciso la fotografia e la stampa offset…le cartoline ingialliscono sugli stands, nessuno fa piu’ingrandimenti, perche’nn esistono piu’negozi che sviluppano negativi in maniera prof, e i negativi in commercio stanno finendo..la foto prof e’morta, anche il reportage prof, perche’ basta lo scatto di qualsiasi kazzone owt creare realta’ virtuali fasulle…i grandi conflitti vengono raccontati da scatti di parte, i pochi eroici reporter che resistono, sono sottopagati e senza tutele…i selfie, versione tecno dei vecchi autoscatto, diventano il fine di un viaggio, nn piu il mezzo…e la verita’ muore ancora una volta
    Ps segnalo la mancanza di prof di vecchi papponi come il negozio Sabbatini a Roma: leva i soldi a i veri fotoamatori sopravvisuti, con prezzi triplicati e lavori di merda…segnalatemi.lab amcora professionali per sviluppo & stampa del negativo…su Roma e Italia un genere.
    Grazie da Flavio Jamaica

  203. Trovo poca differenza tra un profano che utizza la macchina compact, e uno che utilizza il cellulare sono entrambi profani che vogliono solo ricordarsi un momento o un posto senza per questo credere di essere fotografi.
    Del resto è come usare un blog in wordpress o comunque una piattaforma di facile utilizzo per divulgare le proprie idee sul web invece di programmare manualmente frame e adattamenti.

  204. le foto (artistiche)sono soggettive, il digitale ha dato solo strumenti in più per elaborare, quindi possono piacere o non piacere, e possono anche stravolgere la realtà…. poi rimane gusto personale il fatto che piacciano o no.
    se invece una foto deve documentare il discorso cambia. poi esistono anche al giorno d’oggi reflex o banchi ottici o dorsi digitali da paura! cheneanche se li sognavano i vecchi fotografi… non a caso le belle foto esistono ancora…ma fa più scalpore una foto di merda di 1000 belle foto al giorno d’oggi… “fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce” …. quindi ritengo riduttivo l’articolo perché comunque parla di un fenomeno della fotografia e non della fotografia in quanto tale.

  205. Altro problema da non sottovalutare: l’ archiviazione del materiale, cambia ogni tot anni, rispetto ai negativi, col rischio di perderlo (si è passati dal flop disk alle micro sd etc, in pochissimo tempo e la struttura dell materiale della carta da stampa, anche da negativo. La carta fotografica odierna non sopporta il passare degli anni della carta tradizionale ai sali d’argento.

  206. Foto brutte ne sono sempre esistite, da quando almeno la fotografia è diventata un’arte alla portata di tutti. Il problema odierno, semmai, è l’incontenibile necessità di mostrare al mondo intero le proprie schifezze.

  207. Caro Sig Cotroneo, sono perfettamente consapevole di essere un fotografo da 4 soldi. Non è lo strumento che fa il fotografo. Anche avessi la migliore delle reflex sarei comunque un pessimo fotografo. Le mie foto hanno il solo scopo di fornirmi un appiglio per richiamare alla memoria un ricordo sopito. Mi lasci giocare con i filtri e la post-produzione casereccia. Stia sicuro che non ho la pretesa di spacciare le mie foto per dei capolavori.

  208. Una domanda.
    Quand’è che la fotografia ha smesso di essere un semplice modo di catturare momenti o ricordi personali, immediato e disponibile a tutti, e si è invece imposto l’obbligo di essere tutti fotografi / istruiti in merito / artisti?
    Ammiro chi è appassionato di fotografia al punto di comprarsi tanto di macchina, e imparare tutto il necessario su angoli, luci, prospettiva e salcazzo. Complimenti sinceri! E grazie, davvero grazie, se anche solo uno dei tuoi scatti di una vita contribuirà alla storia mondiale della fotografia!
    Ma che mò bisogna essere tutti fotografi per poter scattare, pena l’arrivo dei fotofascisti a sentenziare sugli album delle vacanze di Pinco e Pallo?
    A me ad esempio fa piacere vedere foto di viaggi, anche se ci sono ditate o inquadrature non perfette. Gatti, spiagge dall’orizzonte sghembo; sono a favore di tutte le foto banali mie ed altrui. Non amo i filtri stile Instagram personalmente ma non vado in crisi epilettica se ne vedo. Cazzi dell’autore, che evidentemente non ha problemi con l’avere ricordi dai colori distorti.
    Scattare solo per catturare e ricordare, senza la minima pretesa artistica: qualcuno ricordi ai wannabe/ puristi dell'”opera d’arte” che la fotografia è anche questo

  209. c’è un vantaggio che forse supera tutti gli svantaggi: scattare sempre e comunque aumenta la possibilità di creare capolavori non fosse altro che per la probabilità.

  210. Faccio fotografie con il mio telefonino Sony da 69 euro semplicemente perché ritengo che scattare una foto è come raccontare una storia. Stessa cosa con la musica (il mio lavoro).
    Puoi avere una macchina fotografica o uno strumento musicale da 5000 euro e non avere nulla da raccontare oppure raccontare emozioni bellissime con una macchina fotografica o uno strumento musicale da 50 euro.
    Basta con la tecnica sempre messa prima dell’arte.
    Abbiate prima qualche cosa di interessante da dire.
    Per altro al 90% delle persone che guardano un immagine o sentono una canzone emozionandosi, non frega nulla dello strumento con il quale viene realizzato. Non sono in grado neppure di capirlo… Sono solo pippe mentali degli addetti ai lavori!

  211. Condivido. Manca però l’angolo delle reflex commercializzate. Vedo tantissime foto oggettivamente brutte scattate da macchine professionali, perché il papi l’ha regalata ma di è forse dimenticato di dire che oltre al pulsantino “Auto” esistono altre modalità come “M” che ti rendono davvero autonomo. E che un 18-55 base non basta come ottica. Il problema forse nasce perché non c’è più la gavetta di avere il limite del rullino e dell’aspettare lo sviluppo per sapere il risultato. Si ha tutto e subito, se non va bene si cancella. E se dopo 10 scatti non ce n’é uno decente… Beh è colpa del corpo macchina… Non è mica l’ultimo modello!

  212. Chi è “Amante” della Fotografia – e non intendo professionista o bravo, ma chiunque – è già ritornato da un pezzo all Analogico! la Fotografia sta alla Musica come è successo con gli Mp3, Cd e supporti digitali Vari, Chi Ama la Musica è Tornato da un bel pezzo all’Antico Vinile.. Tutti a parlare di qualità di Pixel di Meraviglie Strabilianti, alla fine chi ama qualcosa Non è Mai Catturato dalal Bellezza, ma.. dal FASCINO che “questa” Emana.. una Donna Bella Cattura gli Occhi, , una Donna Affascinante Cattura l Anima.. Antonio Bruce..

  213. Sono d’accordo e nel contempo in disaccordo e spiego perché. Decisamente giusto l’articolo di commento quando dice che la gente crede di star facendo foto fantastiche mentre invece sappiamo benissimo che questo non è vero. Ma lo sappiamo noi addetti ai lavori, appassionati o hobbisti seri. IL GRANDE PUBBLICO NON LO SA e io mi chiedo: Ma perché deve saperlo? E qui entro nella risposta di disaccordo: praticamente sta tornando ciò che un tempo era l’eterno dilemma tra dilettantismo e professionale in campo fotografico. Ognuno di noi ha comprato nella sua giovinezza una Kodack Pocket o una gloriosa Polaroid Istamatic. Poi alcuni di noi hanno “approfondito” questo piacere acquistando prodotti sempre più seri e professionali tanto da farne poi non solo hobby ma anche, ragione di vita, nei vari e molteplici aspetti che la Fotografia offre. Ma non tutti hanno fatto questo percorso. Perché obbligarli a farlo? Centinaia di milioni di persone si sono accontentate della polaroid e basta, come oggi centinaia di milioni di persone credono che lo Smartphone abbia sostituito la Nikon o il mondo della fotografia tout court. Non è così noi lo sappiamo.
    L’arte è un’altra cosa.
    Fare poi raffronti tra le foto di cellulari di oggi e grandi Maestri della Fotografia non ha senso secondo me perché sono due realtà di momenti diversi storici. Ad un uomo della pietra far vedere un quadro ad olio era un miracolo come miracolo è vedere Cartier Bresson ma miracolo è anche la tecnologia che permette oggi cose impossibili da immaginare sino a pochi mesi fa. Avatar realizzarlo in pellicola o con cineprese reflex normali, sarebbe stato da felicità poi, degli Istituti Psichiatrici di mezzo mondo per quanti tecnici avrebbe fatto impazzire.
    La qualità è un’altra cosa, lo sappiamo. Ma non cadiamo nel nostalgico settoriale che rinuncia al moderno solo in quanto tale.
    Con simpatia

  214. Roberto,
    condivido in pieno il tuo articolo. Hai espresso quanto penso anche io e che fino ad oggi non ho avuto il tempo, o forse la voglia, di scrivere.
    Il problema non è la tecnologia, che può aiutare a fare foto migliori, ma l’idea di molti che con la tecnologia, la post produzione, i filtri e tutto il resto si possano fare belle foto senza avere le minime basi culturali e cognizioni estetiche e di composizione. Le belle foto si possono fare con qualsiasi mezzo registri immagini e conosco diversi fotografi che ne hanno realizzate di bellissime con smartphone o compattine, ma quello che conta è cosa una foto comunica a chi la guarda. E pochi sanno comunicare.
    Vorrei riportare il link di questo articolo nel mio blof fotografico. Posso?
    Francesco

  215. Maddonnina quanto rosik. Basta usare i trattori, con l’aratro la verdura era più buona.
    Gli strumenti ci sono, gli strumenti si usano. Il risultato piace, il risultato è buono.
    E’ inutile farsi tanti discorsi. Sei un fotografo ancorato al passato? Il cliente non apprezza il tuo lavoro? Benvenuto nel mondo dei grandi: sei dal lato di chi sta perdendo.

  216. in un epoca di tecnologie pensare di rimanere ancorati all’età della pietra non solo in ambito di fotografie ma per tutto mi sembra molto anacronistico,pur rispettando il pensiero ed opinione di tutti.

  217. Un bellissimo articolo “inutile” Tempo e fiato sprecato, in un articolo “troppo lungo” perchè nessun giovane avrà la pazienza di leggerlo fino in fondo. Nessuno, delle nuove generazioni potrà mai capire che la profondità di una buona ottica, la pulizia e la luminosità delle lenti Zeiss non è minimamente paragonabile a quel BUCHETTO che si trova dietro un telefonino. Nessuno glielo ha mai spiegato e nessuno intenderà farlo, ci sono troppi interessi dietro. E’ tutta questione di Bussiness. Sei vecchio… anzi “antico” caro Roberto Siamo “nostalgici vecchi”

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