Per decenni si è inseguito il suono perfetto. Tutto era iniziato nel 1902, quando l’ingegnere del suono Fred Gaisberg sbarcò in quello che oggi è il Grand Hotel et de Milan e convinse per 100 sterline il tenore Enrico Caruso a incidere dieci arie d’opera su un supporto che sarebbe diventato il vinile a 78 giri. Fu una grande intuizione quella di Gaisberg. Riuscire a registrare il suono con metodi nuovi, con una qualità allora impensabile e lentamente la riproduzione del suono è diventata una scienza e un’arte. Attraverso ingegneri scrupolosi e innovativi si è arrivati in un tempo relativamente breve a quella che viene chiamata l’Alta Fedeltà, che risponde al bisogno di poter avere la musica nella propria casa, con una qualità che si avvicina il più possibile a quella originale.

Negli anni è stato uno sforzo continuo quello di adattare il suono agli ambienti, ed è stato un lavoro ambizioso quello di creare giradischi, amplificatori e casse che potessero restituire un tesoro vero e proprio per il nostro udito. La diffusione degli impianti HiFi è stata costante per tutti gli anni 60, 70 e 80. Avevano prezzi altissimi alle volte, ma c’erano impianti che potevano riprodurre musica con una buona qualità anche per una fascia di ascoltatori che non avevano le possibilità economiche per spendere in impianti sofisticati. Fred Gaisberg, l’uomo che ha inventato la musica moderna da ascoltare a casa, aveva visto giusto: la musica poteva arrivare a tutti. E dunque anche la cultura musicale.

Poi è arrivato il disastro. Mentre prima diverse generazioni hanno imparato ad ascoltare, a sentire, a distinguere i suoni, che fossero suoni classici o moderni poco importava, in una maniera sempre più piacevole e consapevole, in questi ultimi anni abbiamo portato le nuove generazioni verso un ascolto analfabeta e sfocato. Perché l’avvento dell’Mp3, e di tutti i suoi derivati, ha generato il crollo della qualità.

E sta avvenendo una stranezza. Mentre con il video si va sempre di più verso una definizione e una qualità quasi fantascientifiche, e basti pensare ai televisori a 4K, con la musica si è tornati indietro. Molto indietro. Per capire cosa stia accadendo c’è un semplice dato. L’Mp3 cattura solo il 5 per cento della qualità dell’audio registrato in uno studio di incisione. Il resto sono suoni di bassa qualità, musica che tende a essere indistinta, ascoltata il più delle volte su cuffiette inadeguate.

La musica del mondo, quella che si vende ogni giorno, è quasi inascoltabile. Ma è necessario sia così. I brani vanno venduti e scaricati il più velocemente possibile. La rete non potrebbe usare dei file meno compressi. I riproduttori, dagli iPod ai più semplici lettori di Mp3, non riuscirebbero a gestire formati più ricchi di informazioni. Da quando abbiamo tolto il supporto fisico alla musica, la musica è peggiorata. La musica digitale non si deteriora mai, può essere ascoltata milioni di volte, non è come i vecchi dischi che si usuravano. Ma per milioni di volte la qualità sarà molto bassa. È un problema culturale, una diseducazione all’ascolto, un allontanamento dalla bellezza degli strumenti e dei suoni.

Ma c’è un uomo che sta combattendo una sua battaglia perché questo non avvenga, perché si possa invertire la tendenza. È un celebre musicista americano: Neil Young, che da due anni sta cercando di convincere gli investitori di tutto il mondo a finanziare il suo progetto di un lettore, che si chiama Pono, in grado di restituire la qualità della musica incisa. Pono legge dei file digitali molto più complessi e pesanti, e permette di tornare a un ascolto vero. Non è semplice, perché ci vorrà più tempo per scaricare i brani e lo spazio del dispositivo non potrà contenerne molti, ed in più c’è la concorrenza di colossi come Apple. Ma chi ha ascoltato un file leggibile dal Pono dice che il suono è di una qualità stupefacente. Ma Neil Young riuscirà a vincere la sua scommessa? O invece nel futuro avremo immagini sempre più spettacolari e suoni sempre più poveri?

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Il sogno di scrivere Cotroneo