Quando lo stile Art Nouveau finì per conquistare il mondo, con i suoi disegni floreali e con il suo eccesso, la reazione fu la nascita del Bauhaus: erano gli anni venti del Novecento. Bauhaus era una filosofia opposta: linee essenziali, e totale indifferenza, se non fastidio, per qualunque cosa andasse ad appensantire senza un motivo funzionale i disegni e le facciate degli edifici. Lo stesso mondo che aveva prodotto l’Art Nouveau aveva contrapposto il Bauhaus.

Sta accadendo la stessa cosa nella tecnologia proprio in questi anni, ma al contrario. Stiamo passando dal Bauhaus all’Art Nouveau. Stiamo diventando insofferenti a questo mondo piatto, liquido, silenzioso, essenziale, tattile che ormai identifichiamo con la modernità e con il futuro. Ogni buon film di fantascienza che si rispetti mostra macchine e tecnologie quasi impalpabili. Schermi enormi che si azionano con un contatto umano leggero come una piuma, fruscii lievi, dispositivi sottili, piatti, leggeri, che dicono quanto il mondo pesante di un tempo sia il retaggio di un passato che non potrà più esistere.

Silenzio e leggerezza sono le categorie della modernità e del futuro. La locomotiva a vapore urlava e sbuffava, il treno superveloce sibila. I suoni non trillano come un allarme che ti entra nella pelle, i dispositivi che usiamo tutti i giorni si accendono con suoni quasi onirici per dirci che il mondo buono è lieve, mentre il mondo cattivo tuona, esplode, grida, fatica e violenta la terra in tutti i modi.

Il Bauhaus ideologico in cui viviamo ha però bisogno dell’Art Nouveau, vuole il tempo contorto e inessenziale, vuole tornare all’immagine di Lewis Hine, il grande fotografo americano che nel 1920 immortalò un operaio a torso nudo intento a stringere enormi bulloni di una pompa a vapore. Il mondo sottile moderno si alterna al mondo d’acciaio, allo spessore, alla fisicità delle cose.

Colpisce che in questo tempo, che chiamerei del Flat Dream, del Sogno Sottile, una delle applicazioni per tablet di maggior successo sia Hanx Writer: scaricata da migliaia di persone che vogliono simulare la macchina per scrivere sui tablet. L’applicazione l’ha inventata un famoso attore, Tom Hanks, collezionista e appassionato di macchine per scrivere. Ne ha moltissime, soprattutto quelle di un tempo: pesanti, di ferro, rumorose, lente. Con i tasti che andavano pigiati con forza, perché la lettera andasse a colpire il foglio nel modo giusto, fino a imprimerlo, a incidere la carta. Il ticchettìo era un rumore fastidioso, il campanellino ti risvegliava dalla concentrazione per avvertirti di andare a capo. I fogli andavano inseriti uno a uno. Hanx Writer, non permette di scrivere sulla carta, ma sul monitor di un tablet, però riproduce lettering, suoni, e modalità di uno strumento che molti ricordano con nostalgia, e altri non hanno mai neppure usato.

Gli storici sanno che l’Ottocento fu il secolo del progresso. L’invenzione della macchina a vapore portò le industrie e la ricchezza nei paesi occidentali, che divennero da quel momento “industrializzati”. La ricerca scientifica migliorò, compresa quella medica. E l’illuminismo insegnò a pensare senza superstizioni e paure ancestrali. La ragione sembrava vincere dappertutto. Ma gli storici sanno anche un’altra cosa: tutti gli occultisti, i complottisti, gli imbroglioni, i falsari, i medium trionfano proprio nel secolo del progresso.

Tutto è sempre doppio e speculare. Più il mondo si fa sottile e leggero più si cerca di tornare alla pesantezza del passato. La macchina per scrivere digitale di Tom Hanks è un grande successo per chi non scrive abbastanza. E non sa quanto il computer abbia migliorato scrittura e concentrazione. La romantica applicazione Hanx Writer è la nostalgia di un mondo che resta dentro di noi: è la civiltà delle macchine che rimpiange la sua potenza e la sua forza.

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Il sogno di scrivere Cotroneo