Uno degli episodi più misteriosi delle Sacre Scritture è quello narrato nel Vangelo di Giovanni. Quando viene portata dinnanzi a Gesù un’adultera. E gli scribi e i farisei gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». L’episodio è celebre perché Gesù pronuncerà la frase: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra». E tutti ricordano queste parole che sono un insegnamento cardine di tutto il cristianesimo. Ma questa risposta di Gesù ha messo in secondo piano un dettaglio, che dettaglio non è affatto. Alla domanda degli scribi e dei farisei cosa fa Gesù? Secondo il Vangelo di Giovanni «si chinò e si mise a scrivere con il dito per terra. Tuttavia poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: “Chi di voi è senza peccato getti per primo la pietra contro di lei”. E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dagli anziani».

Cosa scriveva Gesù? E perché quelle parole non ebbero fortuna? Tra i pochi a porsi un dubbio su questo passo è Jorge Luis Borges. Che riferirà di questo episodio in Altre Inquisizioni aggiungendo: «Gesù fu il più grande dei maestri orali, che una sola volta scrisse alcune parole in terra e nessun uomo le lesse». Le poche parole di Borges mi sono rimaste in mente per anni. E per anni mi sono chiesto come fosse possibile, cosa accadde davvero, e perché Giovanni riferisce l’episodio, ma non svela le misteriose parole che Gesù scrive sulla sabbia. Ma soprattutto per quale misterioso motivo l’episodio di un Gesù che scrive sia perlopiù ignorato dai commentatori, dai biblisti, dai padri della Chiesa e dai teologi.

Recentemente sono usciti alcuni saggi sulla Literacy di Gesù. Sapeva leggere e scrivere? O come dice Borges era essenzialmente un maestro orale? Il passo di Giovanni toglierebbe ogni dubbio, e dovrebbe dirci con chiarezza che Gesù era capace di scrivere, e quindi anche di leggere. Eppure resta tutto sospeso. Con una serie di situazioni controverse. A cominciare dall’attribuzione del passo. È nel Vangelo di Giovanni, eppure la pericope non compare nei papiri dell’inizio del Terzo Secolo, i più antichi che abbiamo. Non c’è neppure nel Codices Sinaiticus e nel Codices Vaticanus, che sono del IV Secolo. Il primo codice che riporta la Pericope Adulterae è il Codex Bezae Cantabrigensis. È del V Secolo, e contiene i Vangeli, gli Atti degli Apostoli e la Terza lettera di Giovanni. È conservato all’Università di Cambridge, ed è scritto in latino e in greco onciale, ossia il greco maiuscolo. Qui per la prima volta appare la storia dell’adultera. E la storia di Gesù che scrisse le sue parole sulla sabbia.

Ma la pericope dell’adultera, per quanto storicamente attendibile e accettata, anche se inserita nel Vangelo di Giovanni, non è attribuibile a Giovanni. Per lo stile in cui è scritta è probabilmente attribuibile a Luca. E non solo. Secondo Sant’Agostino, il brano sarebbe stato rimosso da alcune copie per non dare l’impressione che Cristo potesse giustificare l’adulterio. Oggi è uno dei passi del Vangelo più celebri. Eppure nessuno si ferma sulle parole scritte. Sulla fortuna o sfortuna di quei segni sulla sabbia.

Cosa poteva aver scritto Gesù, ostentando al tempo stesso indifferenza alle domande degli scribi e dei farisei? I pochi commentatori che si sono avventurati in una interpretazione dell’episodio dicono che il gesto di scrivere non fosse altro che un diversivo, un modo per ostentare distacco, per non rispondere subito a una domanda formulata proprio per metterlo in difficoltà. Ma è poco credibile che Gesù Cristo avesse bisogno di questo. E soprattutto che l’unico momento in cui l’insegnamento di Gesù diventa scrittura possa essere dovuto a tutt’altro, a qualcosa che con il testo scritto ha ben poco a che fare. Altri provano a fare un’altra ipotesi affascinante, ma anche altrettanto sfuggente. Si riferiscono al libro di Geremia (17,13) che dice: «quanti si allontanano da te saranno scritti nella polvere, perché hanno abbandonato il Signore, fonte di acqua viva».

Gesù scrive nella polvere i nomi dei peccatori, di coloro che non potranno scagliare la prima pietra contro l’adultera? E quanti nomi avrebbe dovuto scrivere? Le parole scritte, l’imperturbabilità, l’ostinarsi a tenere il dito sulla sabbia forse dice molto di più. E non può essere limitato a un atteggiamento o un riferimento a Geremia. La Literacy di Gesù è certa, ma neppure nella iconografia della pericope ricaviamo qualcosa.

Se analizziamo i dipinti più celebri che riprendono la pericope adulterae non ritroviamo Gesù chinato a terra che scrive né in Tiziano, né in Tintoretto, né in Valentine de Boulogne, e neppure in Rembrandt. In tutti questi dipinti Cristo è in piedi, l’adultera è disperata e al centro di tutto c’è l’atteggiamento di calma e di forza di Gesù a smontare le accuse dei farisei con il gesto del perdono. Che Gesù avesse appena finito di scrivere delle misteriose, e poco fortunate parole lo troviamo soltanto in Nicolas Poussin, Gesù Cristo e l’adultera, dipinto nel 1653 e conservato al Louvre. Poussin mette in campo, ai margini del dipinto, alcuni accusatori dell’adultera mentre chinati a terra leggono le parole che aveva appena scritto Gesù. Dal punto di vista artistico è forse il dipinto meno interessante, perché il più fedele e didascalico nel riprodurre la parole del Vangelo, e naturalmente Poussin non è Tiziano e non è neppure Rembrandt. Ma l’atteggiamento dei tre accusatori nel leggere quelle parole è di stupore, incredulità, persino dispetto, per quanto Gesù avesse osato scrivere. Mentre in tutti gli altri c’è la forza del gesto, l’impatto scenico di Gesù, e non certo quella scrittura, quella parola che è forza e mistero.

Umberto Eco, nel 1980, racconta nel Nome della Rosa un personaggio, un bibliotecario cieco che si chiama Jorge da Burgos. Per quanto Burgos fosse un centro importantissimo, dove si copiavano manoscritti miniati e si fabbricavano pergamene, è del tutto evidente che Jorge da Burgos non è altro che Jorge Luis Borges, il bibliotecario dei bibliotecari, il dotto dei dotti, cieco come il personaggio del romanzo di Eco. Jorge da Burgos ha un conto aperto con Gesù, ma riguardo a un’altra storia, quella per cui Cristo non rise mai. E proprio per questo il secondo libro della Poetica di Aristotele, che tratta della commedia e del riso, non poteva essere letto da nessuno e andava nascosto perché eretico. Non ci sono mai arrivate le parole che Aristotele scrisse sulla commedia. Sono andate perdute, come è andata perduta la quasi totalità della tradizione letteraria classica. Di migliaia di autori importanti non abbiamo altro che qualche frammento, o dei riferimenti di autori posteriori che erano riusciti a leggere e poi citare testi che non ritroveremo mai. Jorge Luis Borges non nascondeva vecchi codici, ma svelava misteri, portava a nuova vita parole che sembravano perdute. Cristo forse non rise mai, ma certo scrisse parole di cui non sappiamo nulla. Le scrisse sulla sabbia. E svanirono in poco tempo. Nessuno si è curato di quelle parole, non lessero niente i farisei e gli scribi, che dopo la risposta di Gesù andarono via, non lesse l’anonimo estensore di questa storia, finita in un manoscritto tardo, copia di un testo greco andato perduto di cui ci parla Giustino di Nablus e che veniva da Smirne. Il Codex ha avuto una storia travagliata, passando dalla biblioteca del monastero di Sant’Ireneo a Lione fino a Cambridge, dopo essere passato tra le mani di un successore di Calvino: Teodoro di Beza. Ma nei primi secoli sono molte le fonti che raccontano di un incontro tra Gesù e una peccatrice, un’adultera. Quasi nessuno invece ha voglia di aggiungere qualcosa riguardo a quelle parole e a quella scrittura. Forse tutto questo non potrà che diventare un romanzo, dove a nascondere quelle parole è come sempre un bibliotecario, come Jorge Luis Borges, come Jorge da Burgos, qualcuno che custodisce il segreto dei segreti, le parole scritte da Gesù Cristo. Le parole che nessuno lesse e che sognamo un giorno di poter ritrovare.

La Milanesiana – 30 giugno 2014