È sbagliato pensare che internet sia qualcosa che riguarda quasi esclusivamente l’occidente, con i suoi vizi, le sue nevrosi e la sua voglia di futuro e modernità. Non siamo solo noi ad andare verso territori nuovi, veloci e accessibili.

Tutti credono che il mondo si divida in due. Quello con le luci accese, e quello dove c’è il buio. Se guardate le riprese della terra da un satellite noterete che le aree di maggiore industrializzazione sembrano dei cieli stellati, e quelle invece dove non c’è densità umana e progresso sono di fatto invisibili. L’Africa centrale, molte zone dell’America del Sud e dell’Asia sono buie, mentre l’Europa o gli Stati Uniti sembrano una galassia in espansione. Ma è proprio in quelle zone buie che la rete e il web stanno giocandosi la loro partita più importante. Gli ultimi dati che possediamo sulle tendenze di internet pubblicate da KPCB (Kleiner Perkins Caufield & Byers) ci dicono che gli utenti che accedono a Coursera sono per il 42 per cento del Sud America, Africa e Asia. Coursera è una piattaforma statunitense, ideata dall’Università di Standford che offre corsi universitari gratuiti. Si insegnano: discipline umanistiche, scienze sociali, economia, medicina, biologia, matematica e informatica in più di dodici lingue del mondo. E anche Duolingo, una piattaforma mondiale che offre corsi di lingua, ha il 45 per cento di accessi dai paesi del terzo mondo.

Così mentre la vecchia Europa e il Nord America si ubriacano di selfie e di chiacchiere sui social, i paesi più poveri utilizzano la rete, e quel che possono della rete per imparare l’inglese o lo spagnolo, o per studiare attraverso piattaforme personalizzate. E lo fanno attraverso reti mobili, e spesso attraverso tablet o smartphone. Per motivi ovvi. Se questa tendenza continuerà, e non c’è motivo di pensare il contrario, accadrà qualcosa di molto interessante. Accadrà che internet sarà certamente il futuro per qualche miliardo di persone, e sarà vecchio e nevrotico per tutti quelli che non avendo bisogno di accedere a saperi e informazioni vere utilizzeranno i propri saperi e le proprie informazion come una vetrina narcisistica. Mentre in Africa studiano e possono finalmente imparare a basso prezzo e con un’efficacia impensabile, in Europa e nel Nord America ci chiediamo quanti danni può fare internet, e come fermare questa ossessione per il web, per i social e per l’essere connessi 24 ore su 24.

Ed è veramente paradossale. Se andate in Angola come in Venezuela, in Indocina come in Pakistan vi diranno che l’essere sempre connessi potrebbe dare una possibilità in più per il futuro di persone che non hanno accesso allo studio e all’educazione scolastica. Se ne parliamo nel mondo Occidentale, ci chiediamo se non siano tutti troppo distratti dalla vita vera e troppo concentrati verso un mondo virtuale e di solitudini. In pratica il web, lo stare connessi, nei paesi emergenti e nei paesi del terzo mondo è novità e futuro, mentre da noi è un modo ulteriore per consolidare le vecchie nevrosi e la voglia di esibizionismo. E se da noi gli psicologi e i clinici parlano nei loro convegni di una nuova forma di narcisismo patologico, conseguenza dei social che stanno demolendo e dissolvendo le identità. Altrove il web diventa proprio strumento di identità e di consapevolezze future, e ha poco a che fare con le solitudini telematiche.

Il web dei paesi ricchi è decadente e un po’ depresso, imbottito di futilità. Il nostro web controlla e cerca di venderci qualsiasi cosa. È un marketing totale di prodotti, idee, corpi e parole. Quello dei paesi emergenti potrà essere un web di saperi, anche elementari, e di entusiasmo. C’è un nuovo narcisismo patologico dato dal web, ma anche un nuovo terzomondismo inaspettato. Passano entrambi dalle reti e dalle connessioni. Ma i punti d’arrivo saranno molto diversi.

© Corriere della Sera – Tutti i diritti riservati

Il sogno di scrivere Cotroneo