Un mio amico scrittore, famoso in tutto il mondo, una volta mi raccontava che per lui era nato tutto da un aereo. Sorvolava un aeroporto di un paese del Brasile, con la pista in terra battuta, e non riusciva ad atterrare perché due cani dormivano sulla pista. Un’immagine qualunque all’apparenza, ma per lui era stato l’inizio di qualcosa, qualcosa che non sapeva ma aveva influenzato, chissà in che modo, tutta la sua storia di scrittore.

Due cani sulla pista che dormono in un luogo sperduto del mondo, come in un romanzo del realismo magico latino-americano, o anche la nebbia, quella che un tempo in certe città del Nord ti impediva di vedere persino il palazzo di fronte, e finivi per perderti e non riuscivi ad accorgerti che il portone di casa era proprio di fronte a te. O ancora un profumo, un intervallo di luce. Proust disse che fu il sapore di un biscotto a fargli scrivere uno dei romanzi più lunghi e importanti della storia della letteratura mondiale: Alla ricerca del tempo perduto. E ogni scrittore potrebbe raccontare un episodio analogo. Ma non vale solo per i grandi della letteratura o più in generale per gli scrittori: vale per tutti, anche per quelli che osano pensare di scrivere un romanzo e non sanno da che parte incominciare.

Bene, si incomincia da qui. Le storie vengono dopo. E se negli ultimi anni sembra più difficile mettersi a scrivere un libro è proprio perché si ragiona in modo inverso. Prima la storia, come fanno gli sceneggiatori del cinema, e poi il resto. Solo che la regola è opposta: prima il resto, prima l’idea iniziale e poi la storia…

pagina tratta da:
Roberto Cotroneo, Il sogno di scrivere, Utet, 2014.

Il sogno di scrivere Cotroneo