Fa sorridere e al tempo stesso preoccupa l’espressione democrazia del web. Fa sorridere perché il web appare come un contenitore di oceaniche masse pensanti che possono esprimere il loro voto e la loro opinione con un semplice click. E allora sono tutti a usare espressioni come «il popolo della rete ha deciso che…». Immaginando numeri da nazioni popolose. Preoccupa perché qualcuno vuole far credere che il web sia espressione di una maggioranza non più silenziosa. Una maggioranza non quantificabile, che non si può valutare con esattezza, e non si sa quanto pesi.

Ma non è solo questo che preoccupa, c’è un altro elemento. L’idea che il web sia il terreno della franchezza. Il luogo dove non soltanto si è liberi di dire tutto. Ma si ha il dovere di farlo. E dunque il luogo della verità. Dove la facilità dell’esprimersi è scambiato per semplicità. E come diceva il grande critico letterario Francesco De Sanctis: «La semplicità è compagna della verità». La semplicità spesso è data da mezzi di scrittura sintetici come twitter, che obbliga a esprimere un concetto con soli 140 caratteri, quindi a essere molto stringati. La sintesi è normalmente scambiata per semplicità, commettendo un errore. È vero che uno dei più grandi reporter del mondo, Ryszard Kapuscinski, sosteneva: «tutto il mio sforzo è teso a dire il massimo con il minimo di parole e immagini». Ma essere sintetici non vuol dire essere più veri. E semplificare talvolta è impoverire.

Ma prima di spiegare a cosa porta tutto questo devo tornare indietro di 30 anni, quando Michel Foucault, fu invitato a tenere una serie di conferenze all’università di Berkeley, in California. Foucault, che in quei mesi aveva studiato a lungo la filosofia greca, andò in California a tenere una serie di conferenze sulla parresìa. Quelle sue lezioni si possono considerare il suo testamento, perché morirà l’anno dopo.

Parresìa è un termine greco che significa: esprimersi con franchezza, con verità. E sulla parresia dibattono i maggiori filosofi e pensatori da Euripide in poi. Dura un migliaia di anni, dopo Giovanni Crisostomo, che visse nel V Secolo dopo Cristo, il concetto scompare completamente. Per Foucault, che lo riprende più di 1500 anni dopo, dimenticare la parresìa vuol dire perdere passione per la verità. E cerca di ridare valore al parlare con franchezza, alla libera espressione.

Aveva ragione e torto. Il parlare liberamente non è un modo per arrivare alla verità. E il parlare con franchezza non significa che le cose siano necessariamente vere. Spesso esiste una franchezza retorica che cerca di portare gli ascoltatori verso le proprie posizioni, e non verso la verità. Ma soprattutto la parresìa di cui parla Foucault è figlia di un mondo che ancora non conosce il web.

Dico questo perché il web, ha complicato le cose. Esiste una parresia sintetica e una parresia fluviale. Oggi molti pensano ad esempio che twitter sia più efficace perché permette in pochissime righe di esprimere una verità. Altri che le invettive su facebook, o nei commenti ai blog, fluviali e incontenibili, sono importanti proprio perché franche e brutali. La parresia sintetica e quella incontrollabile sono diventate la sintesi del nostro modo di pensare la verità. La politica usa twitter perché quando c’è sintesi c’è verità. E infatti è opinione comune che il parlare troppo sia un ingarbugliare i problemi per confonderli e nasconderli.

Il popolo del web si serve delle nuove possibilità di espressione della rete. Ascoltare la propria voce significa riconoscersi, e riconoscersi significa affermare la propria autenticità. Un tempo era la politica a dover parlare alla pancia del paese, ora è la pancia del paese che parla alla politica. Ma nessuna parresìa potrà sostituire la verità. Nessun popolo del web può illudersi che la franchezza, di poche righe o fluviale poco importa, possa essere un modo per arrivare alla verità delle cose.

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Il sogno di scrivere Cotroneo