Non è semplice capire oggi quale sia davvero il ruolo della poesia. Da un lato i poeti sono una sorta di aristocrazia letteraria: difficili, sofisticati, capaci di spalancare mondi ma al tempo in grado di chiedere al lettore un contributo attivo vero, colto, impegnativo, e alle volte molto impegnativo, difficile, élitario. Dall’altro lato i poeti sono il tempo senza tempo di questa nostra epoca. Raccontano e si affiancano alla gente comune, sono paesaggi, finestre aperte, sono luci che all’improvviso chiariscono stati d’animo, sentimenti. Sono la morale di questo tempo e la bellezza di questo tempo. E più lo sono e più possono ignorarlo questo tempo, farne a meno, passarci sopra, come se il tempo fosse una scommessa e una impostura.

I poeti salveranno il mondo, loro malgrado. Ma soprattutto i poeti sono tutti in un presente eterno, in una sospensione delle cose che è l’unica a trattenere questa modernità che invecchia tutto: la letteratura, i romanzi, il cinema, persino l’arte contemporanea, ma non invecchia i versi, non invecchia quel modo di leggere la vita che solo i poeti conoscono.

La Biblioteca dei Leoni è una piccola casa editrice che ha sede nel trevigiano: a Castelfranco Veneto. Ha una collana di poesia che da anni pubblica ottime cose, e che è diretta dal poeta Paolo Ruffilli. Ora ha appena pubblicato un volumetto di Costantino Kavafis intitolato Il sole nel pomeriggio (pp.78, 12 euro). Sono poesie note, perché tutto quello che si poteva pubblicare di Kavafis è stato pubblicato, ma hanno la traduzione di Tino Sangiglio e dello stesso Paolo Ruffilli.

La mano e l’orecchio poetico di Ruffilli si sente in questa nuova traduzione che non ha nulla di aulico, nulla di impostato, e che vuole togliere un po’ quell’aura sacrale che ha sempre tentato i traduttori del poeta di Alessandria d’Egitto. Per quanto Kavafis sia tra i poeti più letti e più amati del mondo. Per quanto – spesso – le sue poesie erotiche ed esplicite siano state interpretate e amate proprio per il coraggio e l’immediatezza, leggere Kavafis portava sempre a una mediazione, come fosse un poeta moderno e intenso, eppure distante, lontano, aulico.

Non vale per questa traduzione che mira a riportare i suoi versi in una dimensione semplice, colloquiale, quasi brutale per certi aspetti. In questo, Ruffilli mostra proprio di aver fatto una scelta ideologica oltre che letteraria. Le poesie raccolte in questo volume possono essere lette da chi non conosce Kavafis con un taglio nuovo, diverso. Con una vicinanza inedita.

Il risultato è interessante, ma è ancora più interessante questo poter rinnovare testi e poesie attraverso un uso della traduzione che non ignora affatto la modernità, il tempo. E sa dare ai versi di un vecchio poeta cresciuto nella seconda metà dell’Ottocento un’ambientazione inedita e intrigante.

Non so dire se sia giusto. E il dibattito sulle traduzioni, in particolar modo sulle traduzioni poetiche, potrebbe essere molto lungo. È giusto che la lingua della traduzione sia la stessa del tempo in cui fu scritto il libro? È possibile leggere un poeta così schivo e raffinato attraverso dei testi che stupiscono per la loro immediatezza contemporanea? È, come al solito, un modo di tradire l’autore, di togliere alle parole la loro vera intensità? Non ho una risposta a tutto questo. So che forse Ruffilli ha ragione quando dice che la poesia di Kavafis è una mappa interiore dei sensi, i sensi di tutti i noi. E aggiungerei che ogni poeta scrive mappe che vanno interpretate e decifrate, oltre che immaginate. Il tempo di Kavafis non è il nostro tempo, la sua Alessandria è ormai lontana, nei colori profondi che ci lasciano le sue parole. Ma le sue nostalgie sono le stesse di tutti. «Stanno dinnanzi a noi i giorni del futuro / come una fila di candele accese… restano indietro i giorni del passato, / riga penosa di candele spente: / le più vicine fanno fumo ancora, / ma fredde, ormai disfatte e storte».

Quella riga penosa è tutto ciò che siamo, è tutto quello che ci rimane. E leggere in nuovi modi i grandi poeti è anche questo. È un imparare a sapere e a capire.