Il noir è sorpresa, stupore, porta a svelare le pieghe torbide della vita. Il noir è un colore indefinito che prende le cose normali della vita e le trasforma, le rende opache, alle volte le rende ottuse. L’immaginario del romanzo, attraversato dal noir, diventa materia essiccata, mantiene i colori, le proprietà di un tempo, ma senza una vita, senza un futuro, senza una possibilità ulteriore. I noir sono romanzi dove il futuro è capovolto, non viene dopo come per tutti, viene prima: quello che ti accadrà è sempre figlio di un passato, di qualcosa che è già stato e che finisce per invadere il futuro come una tempesta di neve che spalanca le finestre e sommerge tutto.

Per questo molti lettori amano leggere libri noir. Perché il tempo e le cose si trasformano, le vite appaiono altro, come svelassero una verità inaspettata. E più lo svelamento è dentro qualcosa di consueto, di normale, di tranquillo, potremmo persino dire di borghese, e più quel passato, quel tarlo antico finisce per irrompere nel futuro dei personaggi con una forza devastante, con una intensità che non ti aspettavi.

Julia Deck è una scrittrice francese. Il suo primo romanzo, pubblicato da Les Édition de Minuit si intitola Viviane Élisabeth Fauville. Adelphi lo pubblica ora in italiano (pp.129, 15 euro) con soddisfazione. Un bell’esordio, un libro tenuto, equilibrato, scritto con rigore e con nitidezza. La storia di una donna borghese con una figlia piccola, appena lasciata dal marito, che uccide l’analista con una coltellata. O meglio la storia è questa fino a un certo e poi si aggiungono altre cose, ma i noir impediscono a i critici di raccontare troppo, per non togliere il piacere al lettore.

Solo che il noir è un genere che chiede ai lettori un vero e proprio percorso iniziatico. Il percorso più semplice, quello per neofiti, è tutto nell’emozione di seguire una storia che rivelerà la sua verità in un finale. Ed è quello che noi chiamiamo il plot del giallo. Leggere i gialli non è scoprire chi mai può essere l’assassino, ma lasciarselo dire seguendo il disegno cifrato che l’autore mette a punto per te. A questo genere di lettori non va tolta la sorpresa del disegno che si fa chiaro solo alla fine. Poi c’è un percorso più complesso, più interessante. Non è importante sapere cosa accadrà e scoprire la verità ma invece è fondamentale capire a come si arriva a questa verità. Diciamo che i lettori più evoluti cercano di capire i motivi della storia, e le sfumature del disegno. Infine c’è una terza categoria, ancora più consapevole, che sa perfettamente che ogni noir che si rispetti non ha una verità, non ha un finale che chiarisce, ma addirittura ha un finale che confonde anche quando sembra spiegare tutto. Solo a quel punto capisci che non hai letto un libro per godere di una storia appassionante e fitta di colpi di scena, ma che hai letto un libro che toglie certezze, che ti mette di fronte alle contraddizioni, alle ambiguità della vita.

Julia Deck ha scritto un romanzo interessante, perché è un testo sull’identità, su questa incapacità di vivere esistenze univoche, sull’angoscia del cambiare, del ritrovarsi dentro realtà diverse e stranianti. La vita di Viviane è cambiata all’improvviso, la sua piccola bambina, la sua esistenza borghese, il suo bel marito sembrano prendere d’un tratto un colore imprevedibile. Il noir in questo romanzo è prima che un’azione, un assassinio, un’indagine della polizia, uno stato d’animo, una lettura del mondo. E ancora di più: una confusione, un dolore, persino una menzogna. Viviane non sa quello che sta facendo, e neppure quello che ha fatto. Perché non sa da dove viene e neppure dove andrà. E dunque quella vita che sembrava immergersi nel colore dell’angoscia, in quelle tinte fosche in cui Viviane finisce per entrare, prende vigore, prende un senso: un dramma che ha un nome, che ha una colpa, e una possibile espiazione. Ha ucciso l’analista con un coltello da cucina: perché lo ha fatto? Solo che per Viviane questa domanda non può avere una risposta. E il finale lo dimostrerà. Un finale che le toglie qualsiasi via di salvezza da se stessa.