LA-GRANDE-BELLEZZA

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La biottica. Yashica Mat-124. Analogica con pellicola Ilford Hp5. Il bianco e nero...
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Perché La Grande Bellezza è un capolavoro

Ho bisogno di spiegare il motivo per cui ritengo La Grande Bellezza un film magnifico. Lo faccio dopo l’assegnazione del premio Oscar al film, e lo faccio il giorno dopo averlo visto al cinema: ormai ero determinato a capire il perché buona parte del mondo intellettuale italiano, spesso sussurrando tra una cena e un aperitivo, lo ritenesse un film brutto e sbagliato, o comunque in ogni caso sopravvalutato. Volevo capire perché si ripetesse come un noioso argomento che quella era l’immagine dell’Italia che piace agli americani. E volevo vedere se fosse mai vero che si trattava di una scopiazzatura di Federico Fellini, e ancora di più se poteva avere un senso un’altra delle tante cose che ho sentito sul film di Paolo Sorrentino: che era costruito per prendere l’Oscar. Come se fosse mai possibile una cosa simile. Non avevo visto La Grande Bellezza quando uscì per molti motivi. Vado poco al cinema (spesso mi annoiano i film che si producono oggi) e non mi era piaciuto Il Divo, che avevo trovato un film sbagliato, dove il ragionamento estetico sul potere, e la figura di Andreotti, raggiungevano un paradosso che a suo tempo avevo trovato un po’ stucchevole. Insomma avevo trovato Il Divo un’idea molto bella, ma anche un’occasione persa. Per cui non mi si poteva annoverare tra i fan di Paolo Sorrentino, ma neppure tra i detrattori, visto che mi erano piaciuti molto L’uomo in più e Le conseguenze dell’amore. Questo per la premessa. Ma quando leggo in giro, e quando ascolto in giro giudizi negativi così netti mi insospettisco. Quando utilizzo l’espressione in giro intendo nell’ambiente che mi appartiene, e che conosco assai bene, forse meglio di tutti quelli che dell’ambiente fanno parte. Parlo dei giornalisti, degli scrittori, dei critici e in genere degli intellettuali italiani, che ho conosciuto uno a uno, anche se non li ho mai frequentati molto (non sono salottiero, ho da sempre delle timidezze relazionali che mi vengono da una parte di anima sabauda e provinciale che quasi 30 anni di Roma non mi hanno scrollato ancora di dosso). Così, non essendo riuscito a vedere La Grande Bellezza in televisione, sono andato al cinema. Ancora meglio: niente interruzioni pubblicitarie, concentrazione, e visione degna di quello che chiamiamo spettacolo. Non mi aspettavo niente, ma una cosa mi balenava per la testa: eccetto Bernardo Bertolucci, non avevo sentito da nessuno parole profonde che mi accendessero una curiosità sul film. Solo banalità distaccate. Per quel poco che conosco Bertolucci non è un uomo che usa l’espressione, «è un film che ti resta dentro», a caso. Ha un uso delle parole che è quello di suo padre Attilio, un uomo meraviglioso, un grande poeta, che sorrideva sempre (a proposito degli intellettuali conosciuti, e di un’altra Italia che non esiste più). Dopo pochi minuti de La Grande Bellezza avevo capito che mi trovavo di fronte a un film magnifico, scritto per uno spettatore colto, sofisticato, capace di entrare fino in fondo dentro un sogno che scardina tutti i luoghi comuni e le banalità che certo cinema e certo mondo intellettuale propinano da trent’anni. Solo che Sorrentino nella sua fortuna è sfortunato. In Italia non c’è più una classe culturale e giornalistica, un’intellighentia che possa capire un film del genere e apprezzarlo. Esiste solo fuori d’Italia. E infatti lo hanno premiato gli americani, ma non perché hanno visto una certa immagine dell’Italia. Questo film non è sull’Italia, ma è un film sulla religione e sulla morte, sul sesso, sul potere, sulla dissoluzione della storia. E solo Roma poteva permettere questo. L’unica città dove la storia si manifesta in strati sovrapposti, in strati di pietre che cambiano dall’età Augustea al Medioevo, dal Rinascimento al Barocco fino al periodo Umbertino e al Novecento. Certo ci voleva coraggio a mettersi a girare un film che non è scritto secondo le regole rimbambite che insegnano in tutte le scuole di regia e sceneggiatura e che stanno mandando all’ammasso il cervello di tutte le nuove generazioni. Ci voleva coraggio a spazzare via con una mirabile battuta qualsiasi impegno politico, qualsiasi riferimento alla nostra sinistra, alla nostra destra, alla politica corrotta, e agli ideali. Jep Gambardella liquida tutto una sera sul suo terrazzo quando spiega a Stefania chi è lei veramente, demolendola. Forse è lì che una parte dei nostri critici binari (ovvero capaci solo di una scarnata dicotomia come: bello/brutto) ha cominciato a sviluppare una certa antipatia per Jep e per Sorrentino. Davvero scrittori e giornalisti, intellettuali e artisti, sono stati solo degli ininfluenti provinciali affannati a prendersi un po’ di gloria con qualche spinta in Rai, o qualche posto di potere culturale dove compiacere la grande politica, quella che ci avrebbe resi tutti migliori, oltre che compiacere se stessi? Ho visto ne La Grande Bellezza trent’anni della mia vita. Ma forse anche 50 anni, per quello che 30 anni fa mi raccontavano i più vecchi, quelli che avevano vissuto il dopoguerra, gli anni 50 e 60. Ed era questo. Era il racconto di Sorrentino nel film. In questa Roma struggente, che è struggente per qualsiasi provinciale che ci arriva da fuori (vale per me, per Sorrentino, e ancor di più per Fellini) è come se fosse in atto una dissoluzione che non è solo fisica, non è solo morale (quanta morale, nel cinema italiano, quanto neorealismo camuffato quando ormai si era fuori tempo, quanta pedagogia politica mascherata da arte, bellezza, ed estetica… basti solo pensare a casi come La meglio gioventù) ma è una dissoluzione ancestrale, come se la storia trasudasse comunque da tutto. Quel Colosseo che incombe non è uno specchietto per gli americani che lo fotografano, e non è il simbolo di una grandezza perduta, è il capro espiatorio, la pietra del sacrificio, il luogo di un martirio che non finisce mai. Ed è il martirio consapevole di una modernità e di una contemporaneità che non è in grado di comprendere perché non c’è niente da comprendere. Ovvio che Toni Servillo è un grandissimo attore. Ovvio che il film senza di lui non sarebbe immaginabile. Ma non è solo questo. Questo è un film fitto di contaminazioni musicali,  di citazioni. E le citazioni non sono solo quelle felliniane, che i critici binari comprendono subito, ma ad esempio c’è Todo Modo di Elio Petri. Il vero film sul potere che Sorrentino ha girato è proprio La Grande Bellezza, e non Il Divo. Il vero film sul potere del divino e sul mistero originario è questo. Ho conosciuto il mondo di Jep Gambardella. Non è importante se le feste fossero in quel modo oppure no. La Grande Bellezza non è un film felliniano e non è un film realista. È un film sorrentiniano, perché ormai il termine ci sta. Ho visto quei giornalisti, quegli scrittori, ho ascoltato argomentare in quel modo. Ho visto quei mondi mescolati in epoche diverse. Quando gli anni Settanta avevano appena smesso di bruciare, e sembravamo un paese destinato a fare scuola, e persino ora che non contiamo più nulla da nessuna parte. Sono entrato in case come quelle. Esistono. Ed esistono corridoi che portano sempre là in fondo, a quelle chiavi che aprono giardini e palazzi inaccessibili, a persone che tolgono la camicia e scopri che portano il cilicio, a religiosità strane, sincretiche, eclettiche dentro volti, ruoli, pensieri, azioni e corpi che neanche immagineresti. Ho conosciuto uomini di fiducia e uomini sfiduciati. Ho visto gente capace di mandare al diavolo una carriera per il sesso e gente che con il sesso ha costruito un potere profondo, incancellabile, ma non roboante e volgare, peggio: invisibile. Ho visto candore nel potere e potere nel candore. Vecchiaia repellenti che odoravano di saggezza ma anche di pochezza e di vergogna. Ho ascoltato discorsi tutti uguali per anni, di gente che non sapeva cosa stesse dicendo ma soprattutto perché. E mentre queste complessità si legavano assieme una all’altra, generando una classe di potere nuova e sottile che nulla aveva a che fare con il censo, con la cultura e con le posizioni sociali e professionali, dall’altro lato si creava una nuova semplicità sempre più isolata, che andava a occupare caselle che non interessavano più a nessuno. È quello che si vede nel film. Le attricette che valgono sempre più dei ruoli che vengono loro offerti, gli attori che assomigliano alle pubblicità di Dolce e Gabbana, gli scrittori che sembrano degli sceneggiatori che si sono persi il produttore, e i produttori che guardano alla crisi e investono in commerciabilità e semplicità. Le fiction morali, i fotoromanzi dei nostri giorni rivolti a shampiste e intellettuali, dove l’eroismo è semplice, la storia è lineare, dove vincono i buoni, e l’olezzo dei cattivi non arriva da nessuna parte. E attorno a questa roba c’è un mondo di uffici stampa, di parole, di feste, di eventi, di visibilità, ma soprattutto di oscenità nel senso della messa-in-scena che nessuno è stato capace di girare come Sorrentino. A Paolo Sorrentino sono bastate un paio di feste per chiudere l’argomento. Altri ci avrebbero girato un film intero, e inutilmente. Lui invece torna di continuo a quelle fontanelle sul Gianicolo, quei luoghi di clausura che intravedi, e dove non entri, il sogno dell’hortus conclusus. Non c’è la bellezza in questo film. Non ci sono attrici strepitose, modelle scelte con la lente di ingrandimento, prelevate direttamente dalle campagne dei sacerdoti di questa dissoluzione: gli stilisti, o se preferite, i sarti. La più bella è Ramona, Sabrina Ferilli, che ha 50 anni. E muore di una malattia che non si sa, che non può curare. Ai critici ha dato fastidio che Sorrentino non abbia puntato il dito su ogni cosa, non abbia indicato il nemico culturale e politico, non abbia raccontato con il plot. I critici non hanno capito che nella Roma a strati lui sta un po’ più sotto di loro, verso i riti più antichi, verso il punto originario di tutto. E per loro i giusti tributi a quella che è l’influenza, la tradizione culturale non è altro che «fare il verso», come dicono loro. E invece non è un verso, è un proseguire in un discorso che inizia dal Rossellini de La presa del potere di Luigi XIV, continua con il Fellini romano, prosegue con Petri, sia con Todo Modo e sia con Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Ai critici non interessa che in Toni Servillo c’è un superamento di Gian Maria Volontè. Nel senso che da Volontè prende il registro paradossale e grottesco, ma arriva là dove quei tempi ideologici non potevano consentire. Arriva a René Girard, arriva alla Roma nera, antipositivista, reazionaria. Arriva allo sberleffo della Commedia dell’Arte. Mette l’orologio della storia prima della nascita dei partiti di massa, della Psicologia delle folle di Gustav Le Bon. Guarda fino ai boschi sacri dei dintorni di Roma, fino a una religiosità pagana dove i miracoli e le apparizioni sono un chiacchierare sommesso, profondo, di una città che non si è mai dimenticata di aver stampato le opere magiche di Giordano Bruno, quelle di Girolamo Cardano, e aver dato asilo, in ogni caso, al meglio degli irrazionali, dei maghi, degli alchimisti, degli stregoni e naturalmente degli imbroglioni che l’Europa potesse vantare. In quelle vecchiaie sdentate de La Grande Bellezza non c’è bellezza, come non c’è bellezza in quelle feste, in quei personaggi patetici e stanchi, in quella via Veneto deserta che abbiamo visto tutti. E tutti, passandoci di notte, quando non non arrivano echi di niente, se non sguardi ammiccanti di buttadentro che sperano tu sia un turista buono per locali da lap-dance, abbiamo ricordato intere sequenze della Dolce Vita come servissero a scaldarci da quel gelo. Non è quello che si è perduto a preoccuparci, è quello che è rimasto comunque ad affascinarci. E Sorrentino a farcelo entrare nella testa, a lasciarcelo dentro, come dice Bertolucci, è di una bravura stupefacente. Non ho usato il verbo raccontare, e l’ho fatto di proposito. Un’altra caratteristica del critico binario, del produttore binario, del capo delle fiction binario, del regista binario è questa: hai una storia da raccontare? Se hai una buona storia… Questa storia a un certo deve avere una svolta… Sorrentino non racconta storie, ti inietta il penthotal. E poi sono fatti tuoi. Il film non ha svolte. Mentre lo vedevo mi chiedevo se non potesse essere montato in cento modi diversi, se ogni dettaglio non valesse in sé. Come se l’anima del film potesse resistere a tutto, soprattutto ai precetti idioti che si trasmettono con religiosa competenza alle nuove generazioni: il ritmo, la svolta, la messa a fuoco dei personaggio, le sottostorie che nei film ci devono essere. E via dicendo. Non mi stupirebbe se qualcuno mi dicesse che nessuno ha mai scritto questa sceneggiatura. E non mi stupirebbe se Sorrentino un giorno dichiarasse: ho fatto questo film per raccontare Roma, la morte, e il vuoto. Punto. Come Eco raccontò di aver scritto Il nome della rosa perché voleva «avvelenare un monaco». Che poi un film così complesso, che non può essere visto una sola volta, sia piaciuto all’Academy (e non solo a loro) è la dimostrazione che siamo noi dei provinciali. Noi che ancora pensiamo, attraverso un’ideologia bolsa e trita che ancora resiste anni e anni dopo la fine delle ideologie, che «gli americani» sono dei semplicioni, banali, capaci di vedere l’Italia come una cartolina svampita. Quando è sempre stato l’opposto: un tempo come oggi. Ma si sa, le nostre cattedre di storia del cinema nelle università erano quasi sempre tenute da gente che non andava più a ovest di Miklós Jancsó, e chi sa di cosa parlo capisce quel che dico. In questo film sul vuoto, sul divino che alle volte sembra andarsi a svilire in una bellezza scheggiata, consumata dal tempo, in questo lungo viaggio dentro una perdita di identità che sta nelle cose, e non potrebbe essere altrimenti, oltre questa rassegnazione alla pochezza, non resta niente. Non resta la vita com’era, il diario della vecchia fidanza di Jep, la povera bellezza di Ramona, la grottesca potenza di Dadina, l’ipocrisia di Stefania, e via dicendo. Niente resta perché niente doveva restare. Neppure il mafioso del piano di sopra riesce a resistere. Solo quello spettacolo, fuori da quel terrazzo, di quel Colosseo che non è affatto l’Anfiteatro Flavio come tutti credono. Ma un luogo spolpato dalla storia, privato dei marmi, crollato per i terremoti, dimenticato, abitato da famiglie nobiliari che ci costruirono dentro case poi demolite, restaurato alla meglio perché non crollasse. Un luogo che è antico, ma è anche ricucito come si è potuto, immaginario di un passato, monumento che non ha neppure la forza di sorreggersi da solo. E soprattutto luogo sinistro, di sacrificio e perdizione. Così muore la carne, titolava Samuel Butler un suo grande romanzo postumo, sul sesso, sulla tragressione, un testo contro la sua epoca, l’epoca vittoriana. E Così muore la critica in questo italianissimo vittorianesimo culturale in cui viviamo, dove lo scandalo è nelle idee, e non nella dissoluzione; dove ci si vergogna ad argomentare e a rompere le righe più che a praticare pubblicamente una fellatio. Sorrentino ha girato un film che è un punto di partenza per tutti quelli che avranno coraggio e avranno voglia di ricominciare davvero. Ha segnato l’anno zero dei prossimi tempi. E non posso che ringraziarlo per tutto questo.

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119 comments

  1. Lei e imprevedibile, certe volte centra il segno e scrive cose bellissime e certe volte si perde in autocelebrazioni. Ma forse e’ bello per quello. “La grande bellezza” critiche o meno ha il grande pregio di far parlare di se’. Ho trovato il film troppo e inutilmente lungo. Ed e’ cosi’ che lei lo commenta, troppo e lungamente. Si riusciva a capire a colpo d’occhio l’intensita’ del momento, quindi perche’ farlo durare mezz’ora? Comunque grazie, leggerla e’ sempre un piacere.

  2. è quasi un mese che avrei voluto scrivere una recensione su la grande bellezza, come scusa mi dicevo che aspettavo di vederlo di nuovo, al cinema questa volta, visto che lo daranno all’Odeon qui a Firenze la prossima settimana.
    Mi ha preceduto lei e mi ha rincuorato, dopo questa settimana di monnezza mediatica post-notte degli oscar. anch’io non ero un fan di sorrentino, soprattutto del divo a cui avevo preferito gomorra di garrone, mentre avevo più che apprezzato le conseguenze dell’amore.
    La grande bellezza è il completamento del percorso artistico di Sorrentino, jep Gambardella l’evoluzione compiuta di tony pisapia passando per il personaggio di sean penn in this must be the place. A Sorrentino è riuscito adesso quello che invece non è riuscito a Garrone con reality.
    La ringrazio, Mi ha salvato la domenica e rimotivato a rivedere il film. Spero di poter scrivere anche la mia, consapevole di poter aggiungere poco altra alla sua di recensione.

  3. giulia scrive:

    Lei non ha aspettato che il film le entrasse dentro. E’ entrato nel film. Con umiltà, semplicità ma soprattutto senza paura di subire un giudizio. Grazie per questa magnifica e disarmante lettura.

  4. edoardo scrive:

    Il commento più intelligente che ho letto sinora (al netto del superfluo autocompiacimento iniziale).
    Bravo davvero!

  5. Barbara scrive:

    felicissima di scoprire che ho avuto lo stesso sentore del maestro Bertolucci, è un film che resta dentro e per questo lo rivedrò.

  6. Luca scrive:

    Bella recensione per un film che mi è davvero piaciuto molto. Perché a molti “La grande bellezza” non è piaciuto? A parte il solito discorso del gusto personale (assolutamente legittimo), credo che purtroppo abbiamo assorbito con il tempo l’abitudine del “tutto subito e anche prima”, dei film veloci, degli avvenimenti eclatanti. I film lunghi sono diventati inutili, bisogna risparmiare tempo, le recensioni troppo lunghe stancano, la stessa cosa dicasi per i libri. Mi viene in mente “Il deserto dei tartari” di Dino Buzzati, un capolavoro entrato ormai da tempo nei classici. Eppure penso che se un esordiente si presentasse da un editore con un libro del genere, chi lo pubblicherebbe? Non siamo più abituati a gustare le piccole sfumature, non siamo più abituati all’attesa, ai ritmi della natura, non siamo più abituati a riflettere. proprio perché la nostra vita ormai è diventata una corsa sfrenata verso… ?
    Vogliamo arrivare subito alla meta, e abbiamo perso la capacità di gustare la bellezza del viaggio. La vita di Gambardella appare così vuota e sterile, senza stimoli, eppure anche le nostre vite spesso sono così, perché sono piene di tante cose che però non riempiono il nostro bisogno più essenziale. Complimenti per la recensione.

  7. alberta tedioli scrive:

    ero molto scettica, altri film di sorrentino non mii erano piaciuti. ma questo è un film di qualità e ci sono tanti particolari da capire. tuttavia questi temi sono già stati affrontati da registi minori o semplicemente meno noti che fanno cinema di qualità ma non hanno mai avuto tutto questo clamore. un nome a caso pappi corsicato ma anche altri

  8. giuseppe scrive:

    Era ora che qualcuno avesse le “palle” x scrivere qualcosa di intelligente su La Grande Bellezza! Comunque sia le voglio suggerire un film che uscì nel 2008 ma nessuno considerò, Zoè. Venne osannato oltre a quelle poche persone che lo hanno visto anche dal GRANDE Mario Monicelli al Cinematografo di Marzullo

    ma il film come La Grande Bellezza è troppo avanti x i tempi..in cui viviamo mio caro Roberto Cotroneo. Nessuno mai si è permesso di dire che Paolo Sorrentino è un VERO ARTISTA…ebbene sarebbe ora di dire chi sono i Grandi Artisti in questo paese atrofizzato dalla mediocrità. Secondo me Paolo è un Vero Creatore di IMAGO! Grazie e buona Vita!!

  9. taniamauri scrive:

    BRAVO… wht’s else

  10. Gaelle le Meur scrive:

    mi sono stupita e finalmente ho trovato una persona che abbia le parole giuste per definire quest’opera d’Arte. La ringrazio tanto e di fatto per un film non comune ci voleva una spiegazione approfondita, lunga o no, questo è il bello della sua critica costruttiva. A differenza di tanti che non vedono oltre al proprio naso. Grazie per queste belle parole.

  11. Gaelle le Meur scrive:

    più corto non avrebbe avuto senso, ma la prego di rileggere la critica costruttiva di sopra per riprovare a capire il perche di tanta lunghezza

  12. Salvatore scrive:

    Non é forse questa sua lunghezza ad ampliarne l’effetto? Si puó vedere in un battito di ciglia, ma per osservare c’é bisogno di tempo.

  13. chiara scrive:

    Per me che vivo in America da anni e’ stato davvero un successo, e una ventata d’ aria fresca, e paradossalmente ho trovato così’ tante similitudini con Walf of Wall Street, per la stessa capacita’ di fare una fotografia dettagliata degli uomini di successo di oggi, e di come sia painful guardarli e mischiarsi nel mondo di nuovo dopo aver visto film del genere, sapendo che sono molto di più che ispirati ad una storia vera, sono la storia vera, period. Bellissima recensione, soprattutto il punto di davvero come se fosse possibile ” fare un film per vincere l’oscar” e riuscirci, a quest’ora il povero Leo e Scorzese ne avrebbero vinti a decine. E poi, davvero non capisco la fatica che fanno, inutilmente, a non godersi un Oscar dato ad un regista Italiano, parlo degli italiani rosiconi, e mi chiedo in che paese un regista premiato così’ platealmente tornando in patria e, non dico debba essere riverito, ma venga sbeffeggiato e sminuito come ho visto fare.
    Non c’e’ cosa peggiore che non sapere accettare un complimento, e non sapere godere del successo altrui, che in questo caso, e’ anche il nostro.
    Bravo ancora.

  14. Marianna scrive:

    Chapeau…

  15. Luca Amodeo scrive:

    L’ha ribloggato su Il blog di Luca Amodeoe ha commentato:
    Un pezzo fondamentale.

  16. salvatore scrive:

    Condivido dalla prima all’ultima parola la recensione (quasi un saggio!), da ancor prima averla letta.
    Ciò che Cotroneo scrive è esattamente ciò che ho pensato vedendo il film.
    Mi sento confortato nella mia condizione di cinefilo non più tanto militante e, ultimamente, sempre più deluso nelle mie aspettative, una volta soddisfatte da Kubrick, da Petri, da Bertolucci (più quello del televisivo “Strategia del Ragno” che del titolatissimo “Ultimo Imperatore”)
    Da almeno 20 anni non uscivo da una sala cinematografica con la sensazione di una piacevole sorpresa.
    Quanto alle citazioni aggiungerei Luis Buñuel, ma se ne possono, sicuramente, trovare altre. Ci vuole tempo e tante visioni.
    Perchè quelle di Sorrentino sono, appunto, citazioni e non copiature, e non vengono a galla subito. come la mosca di Baària rispetto al grillo dell’ Ultimo Imperatore
    Meno male che c’è Sorrentino!
    Meno male che c’è Cotroneo.
    Meno male che il Cinema e gli intellettuali, in questo Paese, non si sono ancora estinti, nonostante il prolungato e pervicace tentativo di sterminarli.

  17. Marco scrive:

    Ho visto “la grande bellezza” quando è uscito al cinema anche se non avevo assolutamente apprezzato “this must be the place”, al contrariodei precedenti film di Sorrentino, ed è stata un’esperienza. Ci va coraggio per fare un film che ti sbatte in faccia il vuoto che ti circonda e lo fa senza una valutazione morale e senza una trama liineare anche se un filo conduttore lo si può ritrovare. Per certiversi mi ricorda alcuni racconti di Hemingway o di Bukowsky dove la narrazione inizia in un punto imprecisato senza un motivo ben chiaro e finisce così all’imprivviso in un altro punto senza che ci sia stata nessuna svolta nella trama, scritto solo perchè mi andava di raccontare da qui fino a lì. Eppure ci trovi poesia e passione. Un film che lascia il segno ed è per questo che non piace ad alcuni, perchè ci ritrovano una vita sprecata, passata senza che nemmeno se ne accorgessero e terminata nel grottesco della grande bellezza.

  18. giancarlo scrive:

    Finalmente un commento colto, intelligente,denso di riferimenti letterari e cinematografici,equilibrato nell’entusiastica recensione!

  19. ilblogfolk scrive:

    Bravissimo Roberto Cotroneo,
    concordo pienamente su quanto scritto. Lei è entrato dentro il regista, l’attore e lo spettatore di una certa elevatura, ma speciale. A prescindere che oramai anche lo spettatore come l’ascoltatore nella musica, sono diventati più critici dei critici, più giornalisti dei giornalisti, più politici dei politici e che il film ancora non l’ho visto per motivi diversi, la sua recensione è di una bellezza infinita. Personalmente non ho fretta di andarlo a vedere ma lo farò perché amo il cinema, adoro registi come Bertolucci e Scorsese e sono fiera che questo cinema sia stato elogiato dagli americani.
    Grazie di cuore
    Gloria Berloso

  20. Pietro scrive:

    Ti ringrazio, Roberto. È tutto.

  21. barbara scrive:

    Mi chiedo solo se tutto quello che ho appena letto in questa spettacolare recensione fosse nella mente di Sorrentino quando ha realizzato il film.

  22. Tranne che per il lusinghiero giudizio sulla commissione dell’Academy, concordo con la Sua idea su questo film che dipinge una parabola sul crollo, sulle frane che non hanno possibilità alcuna di essere puntellate, grazie.

  23. Caro Cotroneo,
    convengo con Lei. Sembra essersi aperto un dibattito in questo paese come non accadeva da anni. E che la chiave di apertura sia stata la realizzazione di un progetto cinematografico ci piace ancora di più. Ciò che invece mi avvilisce è che tale confronto si sia innescato su un film mediocre, nella sua accezione etimologica più stretta. Un film cioè che sta nel mezzo, che sembra voler svelare ma non squarcia il velo, non riesce ad essere sino in fondo rivelatore; non ha , cioè, il nerbo essenziale dell’opera d’arte che deve necessariamente essere rivelatrice per poter esser tale. Sembra essere, il film in questione, una furbesca operazione di ricerca di consenso, dove, esaltando un personaggio falsamente dostojewskiano, si vuole indagare una realtà già ampiamente rivelata. Intendo con ciò affermare che scegliendo il punto di vista di un Jep Gambardella come ce ne sono tanti , si è giocato sul velluto. Il classico schema di colui che finalmente capisce che il piatto dove ha sino ad oggi mangiato ora inizia a puzzare e che quindi denuncia il vuoto che lo circonda, dove tutto il suo circondario umano galleggia tristemente. E scrivere del vuoto, mi permetta, è la cosa più facile e più difficile da fare. Difficile e quindi rivelatore quando si arriva prima degli altri ( Fellini docet ) , facile e quindi didascalico quando si arriva fuori tempo, come in questo caso.

    Grazie e buon lavoro

    Andrea Panzironi

  24. debora rigato scrive:

    Ringrazio Roberto Controneo per questa superba analisi. Mai parole avrebbero potuto spiegare in modo più profondo e puntuale non solo cio’ che penso di questo film, ma anche le emozioni che ho provato vedendolo. Ho passato il week-end a discutere con amici del perchè il film fosse per me un vero capolavoro e mi sono intimante irritata nel trovarli chiusi ad ogni considerazione lontana dai soliti banali luoghi comuni (tra tutti forse il più banale “Medusa avrà pagato per avere l’Oscar!”). Mi sono anche chiesta perchè noi Italiani abbiamo la bruitta abitudine di essere i primi a dover per forza denigrare qualcosa quando (e soprattutto dopo che…) gli è stato attribuito un merito internazioanle. Tanto ci lamentiamo del nostro Paese (spesso anche a ragione), ma non sappiamo gioire di quello che al nostro Paese viene da tutti riconosciuto quale un’eccellnza; ossia il nostro talento artistico, la nostra maestria artigianale, la nostra creatività. Anch’io ho conosciuto, per lavoro, i Jap Gambardella e forse per questo ho colto in modo immediato e profondo la denuncia-non-denuncia di questo film; un film che è “cinema cinema”,come ha commentato Gianni Canova durante la diretta degli Oscar. Grazie quindi all’autore. Condividero’ la sua nalisi con quante più persone possibili. E grazie soprattutto a Paolo Dorrentino per averci regalato questo bellssimo film!

  25. Giuseppe scrive:

    Non condivido e consiglio di rivederlo e con più attenzione, magari anche tra un po’, lo dico perché all’anteprima del film (sono un appassionato di cinema e tra l’altro trovo che il Divo sia un capolavoro di genere) avevo avuto una sensazione positiva probabilmente scaturita dall’aver guardato un film “insolito”. Il film in questione non ha una vera trama (o ne ha tante ma comunque non le racconta), pieno di luoghi comuni e di cliché, molto molto superficiale (molte persone vorrebbero avere gli stessi insormontabili problemi di Jep), poco impegnato, la seconda parte è avulsa e inverosimile soprattutto se raffrontata allo squallido realismo della prima. Unica nota positiva, oltre all’interpretazione di Servillo, la protagonista: Roma, lei si, unica e splendida, per quel che si è visto ovviamente, ma comunque in caduta libera, come il paese intero, come i personaggi che lo popolano. Un degno tributo.

  26. marco scrive:

    che belle persone che siete

  27. Ciro scrive:

    Incredibile!
    Sono le stesse cose che ho pensato io di questo film… ma non lo sapevo ancora fino a quando tu non le hai scritte.
    Ma come fai a leggermi nel pensiero… devo essere proprio un libro aperto.
    Ora mi costringerò a leggere qualche altro tuo scritto. (confesso che ti conosco… pochissimo).

    Ti abbraccio.

    Ciro

  28. alberto scrive:

    caro roberto, un giorno bisognerà dare un senso al fatto che uno stesso film possa generare sensazioni personali così distanti tra loro ….

  29. Michela scrive:

    Mi trova d’accordo su quanto ha scritto, anche se non essendo un’assidua frequentatrice del cinema, mi ritrovo a non saper comprendere certe lucide (suppongo pertinenti) citazioni a riguardo difilm e registi. Ma poco importa, questo nulla toglie alla grande bellezza del suo articolo.

  30. La Roma che ho vissuto, amato, partecipato e dalla quale sono fuggito proprio mentre tu cominciavi a scrivere. Semplicemente “eterna” nella descrizione di Paolo Sorrentino del quale sono semplicemente omonimo e della Grande Bellezza della quale sono ammiratore.
    Bravo Roberto le rendi giustizia.

  31. fucsiaman scrive:

    Anche io ho fatto un commento al film sulla mia pagina facebook. Il “vuoto” su tutto. Ogni “vuoto”. E poi la tecnica. Il carrello che su, a Monteverde, si alza lentamente sui turisti, su Roma, sul coretto, sul caldo e poi spazia. Un senso estetico difficilmente riscontrabile se non in maestri come Kaurismaki, Wenders, Kitano per alcune cose, Antonioni ed altri. Fellini? Solo a due sponde. E’ stato il primo a mostrare nani e giocolieri e si paga dazio ogni volta che se ne fa uso.
    E’ stato in concorso “contro” Il Sospetto. Un banalotto film, per molti versi perfino surreale, molto più della Roma di Jep (che è invece proprio così) e che a lentezza e lunghezza ne dice altrettanto.
    Ma i film si misurano a peso? O forse, come qualcuno accenna, la lunghezza e la lentezza non sono anch’essi strumenti di rappresentazione del risultato finale? Forse la lunghezza (ma non la lentezza) non serve a contenere i gesti lenti (e quindi la lentezza) di Jep che fa del “suo” ritmo (discrnico con quello della Roma che lo circonda) una ragione del proprio essere “sé”?

    Un gran bel film. Mi limito a questo.

  32. Giovanni H. scrive:

    Apprezzo la passione. Ma non mi convince. Il vuoto in questo film è caricaturale e scontato. Noioso in fondo. Da romano alla fine ho pensato: eh mbè?

  33. ofelia scrive:

    L’ho visto quattro volte,per me il film italiano più bello degli ultimi anni. La prima volta ho pianto dalla scena del funerale del ragazzo fino alla fine. Ho provato le stesse sensazioni di smarrimento, di vuoto avute tanti anni fa leggendo Fiesta, leggendo Tenera è la notte…cambia l’epoca, il contesto, resta la ricerca di un senso per chi è “condannato alla sensibilità”. Un film grandioso, potente, disperato e lirico che racconta “il commovente spreco del tempo” (cit. Sorrentino intervista tg1 o tg2 non ricordo). Memorabile. Peggio per chi non lo ha capito.

  34. Carlo scrive:

    Semplicemente grazie e…finalmente

  35. Angelo Lino Luzzi scrive:

    Angelo Lino Luzzi – Grazie, Roberto Cotroneo. Mi sono trovato davanti a due capolavori: la Grande Bellezza e la tua recensione dalla scorevolezza espressiva semplice e chiara di un contenuto complesso e variegato.Senza un racconto e trama lineare a molti sarà stato difficile cogliere gli aspetti salienti dettati da una certacreatività. Attraverso i percorsi della tua recensione sono sicuro che, oltre al vagabondare di opinioni di molti, sicuramente i cosidetti guru della critica rientreranno in loro per rivisitarsi e magari riconciliarsi con se stessi. Di nuovo, grazie.li

  36. Nicola scrive:

    Grazie per questa recensione (chiamiamola così per semplicità). E’ stato un piacere leggerla. Un piacere sintattico e un piacere semantico. Un piacere totale. Il piacere che può dare solo un prodotto-capolavoro di una mente umana (la sua, in questo caso) ad un altro essere umano. Grazie. E’ bellissimo assorbire una volta di più ciò che credo noi tutti amiamo (che di sicuro io amo) nell’arte, nel pensiero scientifico, nel pensiero umano in genere: il contributo di un’altra persona distante nello spazio e nel tempo, ma vicina nella condivisione e nell’espressione di sè, vicina nel consegnarmi un tassello culturale e spirituale mio per sempre. Per quello che conta: i miei complimenti (e ancora i miei ringraziamenti) per il suo scritto.

    Nicola

  37. adifra79 scrive:

    L’ha ribloggato su CvBloge ha commentato:
    Assolutamente d’accordo….

  38. Aurora Gray scrive:

    Sarò sintetica: FINALMENTE.

  39. anasofiamel scrive:

    Lucide parole…Bravo! Come mi è piacuto!

  40. Davide M. scrive:

    Con questa recensione lei salva dalla ‘solitudine’ un sacco di gente profonda e sensibile che in questi giorni ha sofferto la pochezza di chi non ha capito la portata e l’anima di questo immenso capolavoro. Per quel che può valere detto da qui, un immenso GRAZIE di cuore Roberto.
    Con ammirazione

  41. carmelo zito scrive:

    la bellezza di uno stato onirico , non si osserva con gli occhi , ma si contempla con l’anima .
    secoli di frammenti che raccontano la natura dell’uomo , fotogrammi epici che hanno scolpito forme umane prive di senso , animate dalla lentezza della natura , forgiate da pensieri in continua ricerca del divino , attraverso il quale le parole degli attori acquistano ora forza espressiva , ora debolezza di contenuti . i vari frammenti slegati l’uno dall’altro , proprio come in un sogno , dove non c’é un prima o un dopo , il tempo come scansione del pensiero é storia , e roma é storia . qui le forme dell’uomo raccontano il susseguirsi di eventi che rappresentano il pensiero attraversando i limiti dello spazio e del tempo e le parole qui prendono corpo . eroi , leggende , racconti . frazioni di eternità , in cui la storia dell’uomo come individuo , esprime l’infinita bellezza della natura .

  42. bruno franchi scrive:

    “Finisce sempre così, con la morte, prima però c’è stata la vita, nascosta sotto i bla bla bla bla. È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore, il silenzio e il sentimento, l’emozione e la paura, gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza e poi lo squallore disgraziato e l’uomo miserabile. Tutto sepolto nella coperta dell’imbarazzo dello stare al mondo, bla bla bla bla. Altrove c’è l’altrove, io non mi occupo dell’altrove, dunque che questo romanzo abbia inizio. In fondo è solo un trucco, si è solo un trucco.” Jep Gambardella.

    Il film la grande bellezza, non racconta la bellezza estetica, ma di quella che ogni essere umano perde diventando la brutta copia della vita innocente e pura, che è la causa primaria di ogni bruttezza sociale, economica, politica ecc. ecc. Sarà difficile che lo spettatore comprenda questo film fino in fondo, altrimenti impazzirebbe dal dolore se scoprisse la Verità sulla sua condizione, è paradossalmente impazzirebbero anche gli stessi che hanno permesso la realizzazione di questo film, che ha vinto l’Oscar. Il motivo? Ogni spettatore lo deve scoprire da solo, è questa la grande bellezza di ogni immagine che l’uomo crea, poiché senza lo specchio non ci può essere la possibilità di ricordare la nostra vera identità.

    bruno franchi

  43. Ilaria Falco scrive:

    Guardi, dopo averla letta mi sento rincuorata, soprattutto perché in questo panorama di becera intellettualita’ esiste qualcuno come lei che parla perché può permetterselo, sa qual’è il vero problema di questo paese? Che tutti parlano e come Gambardella dice alla fine del film, sotto questo chiacchiericcio non rimane nulla per cui valga la pena argomentare.

  44. Un bell’esercizio di scrittura.Una splendida critica. Non posso contraddirla, tranne su un particolare: Servillo è un ottimo attore, magari fra 10 anni e altrettanti film di livello potremo parlare di un confronto, anzi, di un superamento di Volontè, prima è eccessivo, oltre che irrispettoso: le statuette non fanno la bravura di un attore. A questo punto né di Caprio, né Scorsese, meritano di essere paragonati al nostro rispettabile duo italiano. Se arrivassi oggi da Marte e leggessi la sua critica, parrebbe di trovarmi di fronte al miglior film mai girato, in realtà è un film ordinario, poco più che ordinario. Come mai il capolavoro non se lo è filato nessuno prima degli Oscar, nemmeno un ottimo critico come lei? Purtroppo, lo ammetto, l’ho visto anch’io per sfinimento mediatico. Bel film, ma i capolavori sono altri. Capolavoro: ciò che esprime al massimo grado una qualità, anche negativa
    Es. quella sua asserzione è un capolavoro di ipocrisia. ViVa l’Arte, viva i capolavori, non quelli a comando però🙂

  45. Andrea scrive:

    Bella critica Prof, come sempre Lei va oltre

  46. Maria scrive:

    Quando ho visto la grande bellezza a cinema appena uscito dalle prime battute ho capito che avrebbe segnato una svolta.
    Una svolta dentro.
    Per la prima volta una critica che non di limita a criticare ottusamente in un Italia che si occontenta di dare un giudio come dice lei binario.
    Ho letto molta critica straniera e non capivo perché qui si ostinassero a dire che non fosse stato compresa l’ anima del film.
    Siamo noi che votati ad un eterno complesso di inferiorità che ci condanna a provincia conserviamo un ottusa superbia che ci porta a ritenere l americano incapace di comprenderci.
    Qua poi entriamo in contraddizione perché se pur fosse vero che l’America veda l Italia come un circo noi facciamo stesso.
    Invece di difendere un opera che appartiene sll’umanita’ perché la racconta scandagliando tutte le sfaccettature e le sua profondità ..noi la banalizziamo perché temiamo racconti di noi.
    Ma questo fil
    Poteva essere girato
    Ovunque perché racconta la commedia umana. Roma esalta il tutto nella sua vocazione di città eterna fa da cornice a queste maschere.
    Maschere che più si frantumano più cedono più rivelano la verità dell essere umano ed è li che risiedels grande bellezza. In quel punto di rottura dove l’essere umano si rivela.

  47. frediano scrive:

    Recensione molto stimolante e ricchissima di rimandi e suggestioni. Però scritta da un intellettuale (che peraltro ammette di aver visto il film solo dopo l’oscar), che parla solo di intellettuali. Viene dunque da chiedersi cosa trasmetta questo film a chi non vive nella ristrettissima cerchia della suddetta minicasta vuota e indolente, davvero poco rappresentativa del resto del mondo.
    Io, da semplice cinefilo che ha visto il film appena è uscito in sala e conta di rivederlo a breve perché in effetti una sola volta non basta, ho visto ma non ho “sentito” tutte le suggestioni da lei suggerite. Nel senso che ho trovato il film visivamente bellissimo ma appesantito da troppe citazioni e simbologie spesso poco chiare, oltre che da una voce fuori campo davvero eccessiva e sentenziosa. Impossibile non tirare in ballo Fellini, dato che Sorrentino ne prende a piene mani atmosfere, personaggi, costumi, frammenti di scene.
    Solo che ne La dolce vita e in Otto e mezzo tutte le apparizioni, suggestioni e simbologie alla fine quadravano ed erano funzionali al discorso complessivo dell’opera. Non credo si possa dire lo stesso del film di Sorrentino, che gira benissimo ma mi sembra più innamorato della sua bravura che dei suoi personaggi, oltre che di un barocco estetico/morale non sempre giustificato (vedi Il divo).
    Dove poi lei abbia visto tracce di Elio Petri in un film totalmente privo di politica non mi è davvero chiaro. Proprio in confronto a Il divo, l’allucinata sobrietà di Todo Modo marca nettamente la differenza tra un film ispirato che tocca anche visceralmente e uno, come il recente premio oscar, che suscita dibattiti e infiniti fraintendimenti, ma alla fine poca emozione.

  48. Stefano Zan scrive:

    Non sono d’accordo su tutto con lei ma sono d’accordo sul risultato finale della sua analisi: un gran bel film. No, per me il Divo è decisamente più bello soprattutto perché è molto più avanti nel NON narrare ma nell’iniettare Penthotal, per me La Grande Bellezza lascia un tantino di insoddisfazione per la ripetizione e la lunghezza di alcuni concetti visivi già espressi perfettamente all’inizio che non hanno bisogno di essere ripresi lungamente più volte. Capolavoro? Non capolavoro? Chissenefrega! Per me è un film da 9, per lei da 10 e lode. Avercene! Con tanto di amorevole omaggio a Fellini e con tutto il resto che lei giustamente vede. Avercene ogni anno di film così.

  49. mari scrive:

    Le faccio i complimenti per ciò che ha scritto ma le chiedo e vi chiedo: avete considerato il fatto che un film possa essere guardato solo per il gusto di guardarlo, senza pensare a citazioni o riferimenti letterari, e che semplicemente non piaccia? E se tanti non l’hanno apprezzato non sia perché sono stupidi o ignoranti o prevenuti e invidiosi ma perché, per loro, è semplicemente brutto? Con totale rispetto per le vostre opinioni. Mari

  50. Raffaella scrive:

    Mi sarebbe piaciuto saper scrivere così bene ma… faccio un altro mestiere.
    Grazie mille, almeno per il conforto di non sentirmi dare della pazza per, nell’ordine:
    aver visto 3 volte il film
    apprezzare, come donna, Ramona (come personaggio e come interpretazione).

  51. mariapanetta scrive:

    Grazie, Cotroneo.

  52. Pietro scrive:

    Se si vuole dire che un film è bello non si deve mai usare l’academy come metro di giudizio, che spesso è molto discutibile, perché nella scelta del miglior film straniero i candidati non sono tenuti a vedere tutti i film nominati. Come si pretende di prenderli sul serio… ma questo non ha importanza.
    Il film mi è piaciuto molto, ma ci sono alcuni punti della tua “critica” che proprio non mi trovano d’accordo, come quando parli di “regole rimbambite” riferendoti alla struttura di varie sceneggiature oggi in circolazione, non sono le regole a essere rimbambite, ma chi ne fa uso. “Che stanno mandando all’ammasso i cervelli delle nuove generazioni” mi ha fatto fare sorriso, in quanto le “regole” (che poi non è neanche corretto parlare di regole, perché non lo sono, sono forme da plasmare) esistono dal momento in cui esistono le storie, ovvero da sempre. Insomma, spesso si fa un uso scorretto di queste forme, vengono usate per creare film facilmente commerciabili espesso il risultato è più che mediocre, ma Sorrentino non ha stravolto niente di niente, ha solo plasmato a modo suo le forme già note. Lo ha plasmato in ottimo modo, vero, ma non c’è niente di rivoluzionario qui🙂

  53. Luca scrive:

    Ho trovato il film noioso e lento, anche se non banale. Certamente buona la fotografia. Poi, per il resto, mi è sembrato di vedere “il Divo 2 l: la vendetta”. Tuttavia la sua recensione mi ha fatto venire la voglia di rivederlo alla luce delle sue argomentazioni. Chissà che non mi ricapiti ciò che mi capito quando, ancora studente di Archiettura, mi trovai a visitare due volte il Partenone, un volta prima e una volta dopo l’esame di Storia dell’architettura, ricavandone emozioni lontanissime l’una dall’altra.

  54. Appena visto in tv mi riproponevo di vederlo al cinema … non ho capito tutto – del film e del suo commento – forse perché non ho una cultura cinematografica vera e propria ma sono d’accordo su molte cose, la prima delle quali è che questo film va visto e rivisto perché penso che ogni volta possa suggerire uno spunto di riflessione sui mille argomenti/problemi che si nascondono tra le sue pieghe. Se solo volessimo documentarci su ognuno di essi passeremmo le serate immersi in ricerche costruttive piuttosto che alla ricerca di un programma televisivo che non sia la sublimazione del nulla edonistico verso cui ci stiamo avviando. E non parlo solo del lato etnologico, ma anche del lato strettamente tecnico di un film: fotografia, dialoghi, ritmo delle immagini, colonna sonora. Forse la cultura media di un popolo che usa solo un migliaio di vocaboli di una lingua che ne conta più di 100.000 … non è la più adatta a giudicare.

  55. Franco Gengotti scrive:

    Non ho nessun titolo per poter giudicare questo film.
    Posso solo dire che a due minuti dall’inizio della proiezione ho spalancato la bocca dallo stupore
    e in questa posizione sono rimasto fino all’uscita dal cinema.

  56. A me questo film ha tolto il sonno per tre notti e anche la seconda volta che l’ho visto, mi ha fatto battere il cuore e quando posso vado a rivedere tutti i luoghi che potrebbero essere ovunque passeggiando per Roma, mi sembra sempre di sognare e di essere un tutt’uno con la città in cui sono nato e vivo e che amo alla follia. E poi sul film tanto altro e tanto altro sarà ogni volta che lo rivedrò.
    Non vorrei essere irrispettoso contro lo scambio di giudizi e opinioni, ma il linguaggio non puo’ descrivere la poesia. Il linguaggio è un virus venuto dallo spazio.

  57. marcocostarelli scrive:

    Complimenti, ho scritto qualcosa in merito anche io al film, ma a differenza mia lei ne argomenta le prove.
    Quello che non capisco è l’eccessiva critica da parte di tutti rispetto ad un film che riporta dialoghi per me chiarissimi e mette sotto riflesso la decadenza della classe italiana della “cultura per etichetta” e… quindi senza sostanza.

  58. anna scrive:

    sono una ragazza di 20 anni, non sono critica d’arte anche se la amo, no sono giornalista scrittrice o tutto cio che possa riguardare questo mondo; non so un bel niente di tecniche cinematografiche, inquadrature, scenografia etc. La Grande Bellezza è un film che mi ha attratto fin dal primo trailer e non voglio andarr contro nessun giudizio amche perché a quanto pare ne sapete molto più di me ma ci tengo a dire che alcuni sono giudizi troppo filosofici e da intellettuale. non credo che Sorrentino volesse solamemte puntare solamente all’angolatura della scena, certo ci sta, ma e molto semplice come film da comprendere e da vedere. chi guardando questo film non ha pensato un attimo a sé stesso? chi non è mai stato travolto da crisi esistenziali per almeno un minuto nella sua vita? credo tutti e stimo per coloro che non è mai successo perché significa che avranno una forza enorme. Ma sto film non voleva centrare Roma, sicuramente si è sfruttata, le vie i quartieri e la sua vita mondana che ci sarà anche fra 60 anni , l’arte che la circonda e tutte queste cose che a mio parere vanno sempre in secondo piano a quello che voleva comunicare Sorrentino: l’ anima di ogni singolo individuo che vive, le scelte che il singolo fa, la voglia di essere potenti famosi belli affascinanti spirituali sicuri e tanto altro. la scena nella quale Jep Gambardella mette a nudo la vita di una persona non è essere prepotenti, perché fin quando ho capito lei era prepotente, ma bensì ha fatto quello che quasi messuno avrebbe mai fatto, cioe mettere a nudo se stessi e gli altri per accettare la realta delle nostre vite e ringraziare sempre convivendo con le persone, che hanno anche loroun casino nelle loro e riderci e conviverci sempre. invece no noi italiani siamo un popolo di lamentoni, di ogni singola str……, perché non abbiamo soldi, perché siamo in crisi, perché siamo distrutti dal doloro, un dolore futile e oltrepassabile; la figura di Ramona rappresenta anche questo, una vita infernale, spogliarellista e malata eppure è riuscita ha conquistare anche per una piccola percentuale, la mente di Jep, sessantenne che non sa piu cosa sia la sua vita, 60anni in continua ricerda della grande bellezza, scomparsa dalla sua vita dal primo suo amore. forse dobbiamo iniziare a pensare oltre, lasciando perdere tutte le tecnologie, le tecniche, chi usa la videocamera migliore, il 3d e tutto ciò, iniziamo a vedere dentro di noi non pensiamo solo a ricordarci le citazioni di fellini o chicchessia che sinceramente non conosco tanto, ma in ogni cosa che stiamo per coniscere anche nella lettura di un libro, iniziamo a proiettarci e andare molto oltre al raccontino, faccianole diventare nostre e parlo anche del nostro Paese che sembra che sia in possesso solo dei politoci o immigrati. amiamo Parigi, Londra, Berlino etc.. quando anche noi abbiamo partecipato alla storia e non solo in piccola parte e dovremmo essere orgogliosi e non solo criticarlo!!!!

  59. Rita scrive:

    Vorrei passare intere serate semplicemnte a chiacchierare con lei, non sa quanto ne avrei bisogno!

  60. angelo scrive:

    Grande Sorrentino e magnifico Cotroneo.

  61. Milo scrive:

    Grazie per la generosità del tempo impiegato.
    Questo è ciò che secondo me un esercizio critico deve fare.
    Non dirci se una cosa è bella o brutta.
    Ma perché è bella. O perché è brutta.
    Solo questo scendere da una cattedra (che spesso ha il sapore di una rete di protezione), può aiutarci ad uscire dalla gabbia binaria di certi intelletualismi da lei descritta.
    Grazie ancora.
    Magnifica analisi di un magnifico film.

  62. Annamaria scrive:

    Bravo Cotroneo
    E’ sicuramente un film valido . ma tu godi di una grande dialettica a volte anche un poco retorica. Bravo sei capace di levare il sangue dalle rape

  63. […] psicologia, sentimento e cinismo allo stesso tempo (consiglio per chi ha voglia di approfondire, la recensione di Roberto Cotroneo che rende molto meglio l’idea). Inutile chiedersi perché molti hanno trovato il film noioso. […]

  64. Luigi scrive:

    Le conseguenze dell’amore è il suo capolavoro, il divo e la grande bellezza a seguire .

  65. Rosario scrive:

    Finalmente … sono d’accordo in tutto … anche nel fatto che i primi anti-Italiani sono proprio gli Italiani..😉

  66. matto scrive:

    Non capisco perchè i giornalisti non riescono ad accettare il fatto che questo “regista” è un genio proprio perchè è riuscito a fare delle sue ispirazioni uno stile di film che ancora non esiste…appunto “sorrentiniano”. Gia nell’ambito fotografico e musicale siamo arrivati a definire non più un tipo di musica o di foto basandosi su suoni o sulla bravura del fotografo, ma arrivando a capire le ispirazioni culturali, se veramente l’artista riesce a esprimerle attraverso una foto o una canzone. Perche non proviamo a pensarlo con la grande bellezza? Sorrentino è riuscito a creare un proprio “mondo” nella cultura cinematografica…vincendo l’oscar!
    quando riceve l’oscar ci tiene proprio a esporre le sue ispirazioni: federico fellini, talking head, diego armando maradona..

  67. Annalisa scrive:

    Bruno Franchi, le sue parole mi hanno profondamente colpita, perchè lei ha descritto esattamente
    ciò che ho provato ogni volta che ho visto questo film (in effetti, l’ho già visto 5 volte dalla sua uscita), ed anche durante i giorni seguenti alla visione. La ringrazio per avermi fatto sentire meno sola, immersa nella sensibilità sconfinata che mi caratterizza e che è messa a dura prova da questi tempi.

  68. effezeta scrive:

    Ciao Roberto:)
    Mi piacerebbe che prima di andare a dormire, quando sei in metro o in vasca da bagno, ti fermassi a leggere mie poche righe sullo stesso tema.

    Credo che mi abbia lacerato.
    Ne sarei lusingata.
    http://lepieceofchic.wordpress.com/2014/03/05/lagrandebellezza/

  69. petrailgiullare scrive:

    “Per le grazie della dea Afrodite”! Che la critica italiana non ricaschi nuovamente in un errore già compiuto in passato? Quello di stroncare presuntuosamente un film, ampiamente apprezzato all’estero? Questi giudizi mi sembrano “già sentito”, “già visto”, non nuovi e lei signor Cotroneo ha esattamente espresso ciò che sospettavo.. Tuttavia, mi chiedo se la storia cinematografica, come la storia “storica” stessa, non si stia… ripetendo: sbaglio a credere che questo Jep, demolendo le idee di Stefania (come lei ha eccellentemente analizzato), faccia pensare al Guido di “8 e mezzo” che, attraverso la nobile arte della fantasia, fa impiccare l’intellettuale, che tanto denotava l’opera del regista, come nostalgica, pateticamente sentimentale, in contrasto a tutti gli ideali militanti e “neo-realistici”, che la critica marxista presuntuosamente professava?

  70. Olly59 scrive:

    sospendere il giudizio, lasciare entrare le immagini, in silenzio, poi riflettere, parlarne prima di spegnere la luce, soprendersi a ripensarlo in tram, immedesimarsi nei personaggi, in tutti i personaggi, provarne il disagio, lo stupore, la maliconia del vero amore non ricambiato. Mi affascina perche’ c’e’ tutto, perlomeno c’e’ tutto quello che mi interessa ora. Vorrei anche ringraziare Cotroneo come hanno gia’ fatto altri per avere dato alla luce molto di quello che sento dentro riguardo a questo, che chiamare film e’ certamente riduttivo. Vorrei dissentire invece sul giudizio relativo a “La meglio gioventu'”: avendo una ‘storia’ da raccontare (molti americani su imdb la definiscono coinvolgente, epica … mi unisco) e’ molto piu’ ‘film’, meno ‘suggestione’, saro’ ‘binario’ (sono un ingegnere infatti) e lo metto senza esitare sullo scaffale dei DVD da salvare. Grazie ancora

  71. Gianluca scrive:

    Il suo articolo Dr. Cotroneo è molto bello per carità, ma mi permetta di dubitare che gli americani vi abbiano visto quello che ha visto e sentito lei; io penso che in Europa il film è piaciuto per il suo esistenzialismo un pò Celine un pò Antonioni, mentre negli USA è piaciuta la cartolina romana e i riferimenti alla Dolce Vita (i giurati sono anziani e si ricordano soprattutto di quel film quando pensano all’Italia). In Italia non è piaciuto a una certa intellighenzia perchè si sono visti allo specchio e si sono messi paura. A me non è piaciuto perchè cercavo una trama che fosse una e non l’ho trovata, ma come è stato detto da più parti non è la trama ad essere importante in questa pellicola.

  72. Franco La Spina scrive:

    Un tempo Antonioni, rispose a Musatti che aveva a lungo parlato di un suo film, che solo allora aveva capito quante cose c’erano nel suo film e che solo in quel momento se ne era reso conto. Forse un film è tanto più bello quanto di più se ne può dire. Un giorno una persona, uscendo da una sala, mi disse:”il film non mi e’ piaciuto, certo come lo racconti tu diventa bello…”

  73. charlotte scrive:

    è vero che qualche lungaggine si sarebbe potuta “tagliare” ma il film è e resta un capolavoro assoluto. Io, tutt’altro che indulgente con il cinema italiano (giustamente definito “piccolo” da molti critici d’oltralpe) ho visto “La grande Bellezza” per ben tre volte e ogni volta vi ho trovato spunti e scorci diversi. Impossibile non vedere nel film il coté felliniano, gli echi de “La terrazza” di Scola (tanto per citare i due più immediati) tuttavia ritengo che Sorrentino in modo assolutamente proprio e originale abbia voluto sì fare un film su morte, politica, sesso, religione e potere, ma ha soprattutto raccontato vent’anni di imbarbarimento, denutrizione culturale, disfacimento delle coscienze, deriva autocompiaciuta.

  74. Annalisa scrive:

    Mi ritrovo in pieno in questo commento, anche riguardo “La meglio gioventù”.
    Annalisa

  75. Parbus Timo scrive:

    Io ho trovato il film una vera opera d’arte. E sulla lunghezza…a me non è sembrato per niente lungo. Perché non prendersi una volta tanto-almeno nel tempo libero- uno spazio per godersi un film con calma, senza aver fretta. Pazienza, la frenesia vi raggiunge appena che uscite dal cinema. Visto che vi piace cosi tanto….

  76. pur avendo molto amato i precedenti film di sorrentino e pur continuando ad amare tony servillo come grande attore (forse l’unico grande attore italiano dei nostri giorni), non mi vergogno di ammettere che la prima volta che sono uscito dal cinema, primo giorno nelle sale romane, in contemporanea al festival di cannes, dove lo stavano guardando in contemporanea alla mia visione, e già osannando, uscivo dal cinema sconvolto.
    dal film. dal protagonista (che ho odiato), da ciò che all’estero avrebbero pensato dell’italia…
    sono entrato nel cinema senza aspettarmi nulla. assolutamente scevro da condizionamenti di recensioni e commenti appena pubblicati ovunque…uscivo dal cinema imbarazzato.
    a seguire tutta una serie di premi, ovazioni, e commenti entusiastici e non, raccolti a piene mani da sorrentino e cast, in giro per il mondo.
    nel mio lavoro incontro spesso giornalisti attori e registi, che si avvicendano per pochi attimi a comprare libri dvd e cd, nel luogo dove trascorro gran parte del mio tempo e con i quali mi capita di scambiare qualche frase di consigli e suggerimenti, attinenti giusto alla mia professione.
    ma ho sentito spesso l’impulso di fermare qualcuno di loro, per interrogarli e farmi spiegare, forse qualcosa che del film mi era sfuggito… ho visto pamela villoresi, valente e grandiosa attrice di teatro italiana che stimo davvero tanto, nonché mia cliente, e avrei voluto chiederle cosa l’avesse spinta ad associare il suo volto, a quello di serena grandi (che interpreta se stessa, come commentano le due amiche nel film: una ex soubrette, disfatta, caduta nel dimenticatoio, e strafatta di robba…! sigh), ma non l’ho fatto, visto che come cotroneo anche io soffro di alcune timidezze relazionali.
    passano alcuni mesi e il film sorrentiniano arriva all’oscar, vincendolo.
    decido di rivedere questa pellicola che, guarda caso, hanno deciso di fare passare in fretta e furia su un canale tv… mi siedo e guardo, ma soprattutto ascolto.
    è vero, il dialogo che gambardella fa alla sua amica stefania in terrazza è illuminante. e decido che questo è il fulcro del film.
    forse decido anche che proprio perché servillo è un grande attore mi rende bene l’antipatia di gambardella.
    ma alla fine il film mi lascia lo stesso molti interrogativi e punti aperti.
    ci voleva cotroneo, a spiegarmelo, forse un po’ meglio di quanto non abbiano fatto altri critici.
    forse è vero che noi italiani non siamo pronti, per questo genere di “racconti” a cuore aperto. gli stranieri lo sono di più.
    di sicuro lascerò decantare in me la stizza e l’antipatia che provavo per questi personaggi e per la loro immensa solitudine e tenterò di rivedere il film con altri occhi.
    di certo mi preme ringraziare roberto cotroneo, per il suo contributo.
    grazie. m.

  77. enzo gardenghi scrive:

    grazie a Cotroneo.
    grazie infinite.
    Ha espresso come meglio non si potrebbe l’intreccio di sensazioni che si attiva vedendo il film.
    La Grande Bellezza è una sinfonia condotta da un bravissimo e sensibile direttore d’orchestra.
    Il film si svolge musicalmente nel ritmo, nelle interpolazioni, nelle interferenze, nei flash back, e genera un sottile filo di inquietudine, di sospensione, di interrogazione indefinibile.
    E’ un film che si ascolta con gli occhi.
    E lavora sotto, lavora dentro, nello stomaco e nella mente.
    E si ricompone solo a posteriori nella sua complessità.
    Se ne esce come da una esperienza altra, se ne esce diversi, e non necessariamente migliori.
    Occorre rivederlo più di una volta.
    Enzo Gardenghi

  78. Bobo scrive:

    In un film sul vuoto, il silenzio è il commento più efficace. Tutti questi fiumi di parole e tutti questi significati sono a mio avviso eccessivi e totalmente al di là del significato che il regista ha voluto dare alla sua opera (davvero Sorrentino ha studiato tutte queste lezioni di letteratura e cinema?). Vedere di più di quello che c’è, è una critica sterile.

    E’ giusto moderare i commenti ma io non ho offeso nessuno, quindi questa volta lo pubblichi il mio commento. Censurare non fa bene al dibattito.

  79. Sara scrive:

    Visto tre volte in una settimana. E’ come se mi chiamasse.

  80. dario scrive:

    Ammetto ke il film nn mi è piaciuto e ke in parte la sua lettura del film mi ha fatto ricredere su qlk punto. Ma non su tutto. Evidentemente nn ci capisco molto di cinema. Se ci capissi di pittura apprezzerei la Monna Lisa infatti mi kiedo come mai sia il più bel dipinto della storia. Spero il paragone possa rendere l’idea. Eppure sono orgoglioso, da italiano, di entrambi i capolavori.

  81. gero scrive:

    lieto di leggere (anche nella recensione) cose che penso anch’io. dopo una prima visione che mi aveva affascinato e anche suscitato alcune perplessità, ho rivisto il film più volte, scoprendo sempre dettagli nuovi e una bellezza che non mi si é rivelata subito. sinceramente, non capisco l’ostilità di molti. sembra quasi che si voglia dimostrare (peraltro con motivazioni spesso poco profonde e supportata da una visione parziale o superficiale) di esser più avveduti di quanti (all’estero) abbiano acclamato il film. ma non è un cruccio, per me. il film è bellissimo

  82. […] scoperto per caso ma mi ha subito emozionato. Il commento di Roberto Cotroneo intitolato significativamente “Perché La Grande Bellezza è u… Non voglio rubargli spazio, tanto mi basta per seguire da subito il suo blog e per consigliarvi la […]

  83. […] Perché La Grande Bellezza è un capolavoro […]

  84. De Bernardis Cristina scrive:

    Jeep ha una disperata voglia di trovare la bellezza. La bellezza divina. La cerca nel cielo che guarda dal letto nella sua solitudine, la cerca nella disperata convinzione che niente gli corrisponde. Ma sa perfettamente fin dall’inizio che la sua vita non gli basta. Si confeziona una grande illusione sapendo di confezionarsela. Si meritava un’altra fine Jeep, magari non meno drammatica ma più umana

  85. yusuf scrive:

    I giudizi negativi della stampa italiana sul film di Sorrentino in molti casi sono il frutto dell’incompetenza o peggio della disonesta intellettuale. Alcuni pseudo critici cercano visibilità per compiacere il lettore-tifoso. Quando il film è stato premiato al BAFTA non abbiamo letto cose negative. E quando arriva l’oscar tutti dispiaciuti per De Caprio.

  86. giancarlo scrive:

    risposta a BOBO. Se il silenzio è il silenzio dei sentimenti,delle pulsioni dell’anima, allora è giusto che Lei stia zitto.Non può,però,costringere quelli che dal film sono rimasti”impressionati” ad esprimere le loro opinioni. C’è chi che crede che la regia di un film consista nel dare il ciak si gira sul set . Non immagina quanto lavoro mentale e background culturale si stratifichi attorno a film di spessore come questo.

  87. Bobo scrive:

    Non metto in dubbio il lavoro mentale e background culturale dietro alla regia di un (qualsiasi) film. Tuttavia temo che questa overanalysis rischi di incasellare l’estro e l’intuizione artistica in una griglia di razionalità che fa apparire l’opera come una mera compilazione studiata a tavolino. Se fosse così allora Sorrentino non sarebbe un artista vero come vogliono farci credere, ma solo un intellettuale che costruisce la sua ispirazione piuttosto che riceverla dalle Muse.

  88. Fabrizio un tuo studente (ed amico) di 25 anni fa scrive:

    d’accordo su tutto roberto. mi sto rendendo conto che il film è piaciuto molto a chi, come noi due, è ‘ospite’ di roma da tanti anni più che ai romani doc. forse c’è bisogno di questo distacco da forestiero per capire cosa è veramente questa città e questa gente

  89. rosario Del Castillo scrive:

    RingrazioRoberto Cotroneo per avere espresso quelle emozioni forti che il il film mediante il regista trasmette.

  90. pietro scrive:

    “scritto per uno spettatore colto, sofisticato, capace di entrare fino in fondo dentro un sogno che scardina tutti i luoghi comuni e le banalità che certo cinema e certo mondo intellettuale propinano da trent’anni”…..tanto per sottolineare!!!

  91. Luca scrive:

    É un film che puó “colpire” solo chi insiste a cullarsi nell’illusione che la vita abbia un “senso”.

  92. meltea85 scrive:

    Bravo. Bravo. Bravo. Sottoscrivo ogni parola di questa analisi. Sul serio, e’ esattamente quello che ho pensato dopo aver visto La Grande Bellezza. “Non è quello che si è perduto a preoccuparci, è quello che è rimasto comunque ad affascinarci”. Si’. Anzi spendero’ due righe autobiografiche per fare un’aggiunta: ho 29 anni, ho studiato 2 anni in Inghilterra (difatti chiedo scusa per la mancanza di accenti nella mia tastiera) cinema pratico, sono venuta via disgustata quando ho visto che il sistema accademico non aiuta a lavorare ma in certi casi crea piramidi di influenza in base al reddito che avvantaggiano alcuni istituti e svantaggiano altri (sono molto piu’ sfiduciata di lei a proposito di cio’ che si trova aldila’ dei confini italiani, lo ammetto). Il caso ha voluto che, tornando a casa, mi e’ stato commissionato un saggio sul cinema da Mussolini a fine guerra: rinfrescandomi la memoria a proposito delle condizioni impossibili in cui fu girata Roma Citta’ Aperta, mi sono resa conto di aver fatto la scelta giusta: la perfezione ovattata delle scuole di cinema orientate al pressante marketing di orientamento anglofono fa produrre bei film, tutti uguali (lo stile tutto carrelli e dolly di Sorrentino non puo’ che averli stupiti e meravigliati a Hollywood). Bisogna invece avere condizioni di estrema precarieta’ talvolta perche’ venga fuori un capolavoro. Non la formalita’ perfetta che mi si richiedeva a scuola nel Surrey, o l’impegno politico pedante/ reducistico (la penso esattamente come lei anche su La Meglio Gioventu’ e film di quel filone), ma una necessita’ autentica di *far vedere*. Far vedere in che condizioni siamo, nel caso di Rossellini, far vedere in che condizioni siamo e potremmo essere, nel caso di Sorrentino. Ho amato La Grande Bellezza perche’ si occupa dell’hic et nunc senza utopie, perche’ mostra il vuoto e il pieno, mostra l’azione in potenza e l’azione castrata. Non insegna, fa vedere, piu’ di un documentario. Lei mi cita la scena di Stefania, beh dopo che Jep le racconta ad alta voce quella che veramente e’ la sua vita, Stefania prende e se ne va. In qualche modo Sorrentino prevedeva l’accoglienza de La Grande Bellezza da parte di quel mondo che lui mostra.

  93. CINOXARTE scrive:

    Anche io come lei ho visto il film nella migliore delle condizioni anche se diametralmente opposta alla sua. Il giorno era il 21 maggio del 2013 prima uscita nelle sale, pomeriggio di primavera… solo in una città sconosciuta dove mi trovavo per lavoro. Al cinema oramai vado di rado, ma non potevo mancare questo appuntamento perfetto. Ho preso posto nella sala deserta, poche file dietro la prima, in posizione centrale… sono sprofondato nella mia vita.
    È un film complesso come solo il grande cinema italiano sa fare…ed è per questo che non piace agli italiani. È un film francese (Nouvelle Vague, Godard) che non è stato fatto da un francese… ed è per questo che non è piaciuto ai francesi. È un film sulla morte e sul desiderio non solo inteso come mancanza dell’oggetto ma sul suo essere macchina (t’chiavass…t’chiavass…ripetuto ossessivamente nel frastuono della fabbrica del desiderio) in senso Deleuziano “arte delle classi dominanti che dispiega una pratica del vuoto come economia di mercato: organizzare la manque nell’abbondanza della produzione, spostare il desiderio verso la grande paura di mancare, fare dipendere l’oggetto da una produzione reale che si suppone esterna al desiderio, mentre la produzione del desiderio passa nel fantasma (nient’altro che il fantasma)” (Antiedipo Deleuze e Guattari).
    Sono d’accordo con lei più che Fellini è Elio Petri il più citato…a tale proposito mi permetto di aggiungere il capolavoro “I giorni contati” con protagonista uno straordinario Salvo Randone. Questo film dimenticato ha, a mio avviso, innumerevoli punti di contatto con il film di Sorrentino (il più eclatante è proprio il morto d’infarto all’inizio) ne consiglio a tutti la visione.

  94. Roberto scrive:

    Film immenso, e recensione definitiva anche su certa critica.grazie

  95. Roberto scrive:

    Mi permetto di sottoporre un aspetto non sufficientemente evidenziato : la strabordante napoletanità di Jep Gambardella, napoletanità nobile e disincantata che consente a Jep di non farsi fagocitare da Roma e dal mondo di cui è voluto diventare re.

  96. Stefano D'Amico scrive:

    Ho letto il testo tutto d’un fiato. Sara’ stato anche lungo ma me ne sono accorto solo dopo.
    Ritengo sia la critica più profonda e calzante del film e attraverso il film del nostro oggi.
    Grazie.

  97. […] personale. Un fluttuare tra pentagrammi assolutamente minimal, ma di una profondità inaudita. Una musica che si fa aleatoria e seriale, al limite dell’ipnotico. Fondato su tesi matematiche e […]

  98. Annalisa Ascoli scrive:

    Forse parlo da pura ignorante.. ma non credo possa essere paragonato ai film di Bertolucci..
    A me, la grande bellezza non è piaciuta..
    Non mi è piaciuta per la figura che occupa la donna all’interno del film.
    Ci sono solo 2 categorie di donne nel film: Le donne arriviste.. (donne oggetto) e in contrapposizione la santa .. quasi come a voler dividere con una linea netta e stereotipare il sesso femminile.
    Comprendo che l’intento di Sorrentino era quello di voler ritrarre il degrado italiano, che sostengo, ma dimentica le sfumature.. e non ho apprezzato il suo rimarcare questa distinzione..

  99. Grazie del contributo, giovane Anna ventenne: molte osservazioni intelligenti e profonde!

  100. Lucbon71 scrive:

    Ritengo le osservazioni di Cotroneo non solo puntuali ma fuori gioco, almeno un poco.È proprio la lunga analisi a rendere appagante e degna d’attenzione un opinione che inevitabilmente si accoda a migliaia di altre. La tendenza a considerare
    con garbato cinismo, tutto ciò che si dilunga troppo, noia o retorica o maliziose strategie degli scriba, non mi riguarda, visto che io per primo, manco inesorabilmente di sintesi. Ritengo qquindi lo scritto di Cotroneo un buon respiro mentre la longeva crisi di un grave malessere sociale e civile, personale ed interiore, dimostra a quali segnali d’ingegno e di angoscia può arrivare. Una delle più antiche funzioni dell’autore é di chiamare a rispondere la comunità della sua ipocrisia e malafede…Come Giovenale nelle Satire elenca le follie dell’aristocrazia romana…ma…allora? Che Sorrentino, e Cotroneo di conseguenza , con l’assenza di nevrosi, ci abbiano raccontato uno e spiegato l’altro, che la Grande Bellezza é proprio. ..alla prossima puntata…

  101. Gabriele Lunati scrive:

    Letta solo ora e condivido la sua bellissima analisi. Come ho visto il film due volte di seguito a distanza di una settimana appena uscito, così rileggerò la sua recensione. Complimenti.

  102. enrica scrive:

    Molto interessante.Quando ho visto il film, come dice lei, mi è entrato dentro, ma l’ho vissuto come un film sulla morte, sulle cose perdute, sull’innocenza perduta e corrotta.Una vitalità che nasconde il sepolcro.Mi ha fatto pensare a Macbeth di Shakespeare:life’s but a walking shadow, a poor player that struts and frets his hour upon the stage and then is heard no more.it is a tale told by an idiot, full of sound and fury, signifying nothing.

  103. Flavio nascimben scrive:

    O appena visto in DVD il film ..un opera visionaria un qualche cosa come guardare un quadro o un opera d arte astratta in genere . Mi è piaciuto molto questo oggetto fluido e inafferrabile dalle tante sfaccettature e mille significati.. Lo rivedrò. Quello che è sicuro e che non basta guardarlo bisogna “ingoiarlo” ..

  104. Fabio Brotto scrive:

    L’ha ribloggato su Brotturee ha commentato:
    Ho appena visto “La grande bellezza” e mi ritrovo in questa analisi di Cotroneo. E’ un film sul tempo, quello di Roma e quello di ogni umano, il resto è puro accidente.

  105. Anonimo scrive:

    A me non è piaciuto.non ha trama

  106. […] Recensione di Synergo (positiva): https://www.youtube.com/watch?v=sAG5d8fjnZs Recensione di BarbieXanax (negativa): https://www.youtube.com/watch?v=h_7OGQoLYw0 Sorrentino e Servillo parlano del film a 8 1/2: https://www.youtube.com/watch?v=D2LfyVks6F4 Articolo di Roberto Cotroneo, giornalista e scrittore: https://robertocotroneo.me/2014/03/09/grandebellezza/ […]

  107. Anonimo scrive:

    Che cosa immagina sia piaciuto del suo film a chi l’ha selezionato?
    «Non ne ho la più pallida idea, non provo nemmeno a fare ipotesi. Ogni testa ha un suo differente approccio, ogni spettatore fa storia a se stante». Queste le parole del regista. Ed io condivido

  108. ZenekY scrive:

    Ciężko było znaleźć robertocotroneo.me w google, strona ciekawa, zasługuje na większy ruch. Pozycjonowanie w 2015 stało się bardzo trudne, jest coś co ci się napewno przyda, poszukaj sobie w google – niezbędnik dla każdego webmastera

  109. Brix scrive:

    capolavoro! sia il film che questa recensione. un film che va visto e rivisto e che indubbiamente “ti resta dentro” si appiccica all’anima.. ogni dialogo ogni personaggio ogni scena ti segna dentro in maniera indelebile. assoluto.
    grazie

  110. Giacomo Marcucci scrive:

    ‘Olezzo’ vuol dire ‘profumo’ (quindi: odore gradevole) non ‘puzza’ (ovvero: odore sgradevole), caro Roberto..

  111. Gianfranco Sherwood scrive:

    L’ho visto solo ieri sera, restandone folgorato, come non mi accadeva da anni, per un film. Immagini, suggestioni, sentimenti che continuano a tornarmi in mente. Condivido gli argomenti della recensione. Personalmente, lo considero soprattutto una profonda riflessione sul significato della vita. Che, oggi e in Italia, potrebbe collocarsi in qualsiasi città e nicchia sociale. Abbiamo tutti perso il senso del vivere, annichiliti dentro dall’appiattimento indotto dall’ipercapitalismo. Come del resto dimostrano le reazioni negative o stizzite di tanti, per i quali ciò che Sorrentino dice o implica un’assunzione di responsabilità o non viene semplicemente capito.

  112. Sandra scrive:

    Non ho potuto fare a meno di sorridere alle sue parole, ahimè quanto piace all’essere umano categorizzare i suoi simili; prima classe, seconda classe, carta gold, carta white…

    “scritto per uno spettatore colto, sofisticato, capace di entrare fino in fondo dentro un sogno…. In Italia non c’è più una classe culturale e giornalistica, un’intelligenza che possa capire un film del genere e apprezzarlo. Esiste solo fuori d’Italia.”

    Non riesco a comprendere come si fa a scrivere determinate frasi e leggere successivamente alla sua “recensione” commenti di lode e plausi, e in ben pochi soffermarsi su determinate affermazioni!
    Sempre a sottolineare che in Italia manca questo e pure quello, che tutto ciò che scompare magicamente riappare nel resto del mondo!
    Ognuno ha i suoi punti di vista; l’Arte, che sia culinaria, pittorica o cinematografica è un sentore individuale, è ben chiaro il concetto? Per quale motivo generalizzare eccessivamente sui gusti e le interpretazioni personali.
    Sarà pure un uomo sofisticato, colto e intelligente, io personalmente non la conosco, così come lei non conosce me; dunque, come fa ad insinuare che chi non è in grado di apprezzare un film del genere, è un autentico limitato ed ottuso?
    Evidenziando che questa disgraziata Italia brulica di gente illetterata.
    Beh, beh non esageriamo!
    Forse dovrei prenderlo come un complimento, poiché questa proiezione oltre a trasmettermi uno smisurato senso di superficialità, non mi ha del tutto stupito che sia stato premiato dagli “americani “, considerando anche i competitori con cui ha vinto. ( Punti di vista )

    Non è che per caso fortuito, è apparso in sogno al regista prima di abbozzare la sceneggiatura?
    La sua interpretazione fa un baffo rispetto alla delucidazione espressa da Sorrentino, va proprio oltre.

  113. […] Bertolucci non è un uomo che usa l’espressione, «è un film che ti resta dentro», a caso. (Roberto Cotroneo, Perchè La Grande Bellezza è un […]

  114. […] Mi trovo particolarmente in sintonia con questa meravigliosa recensione di Roberto Cotroneo: Perché la Grande Bellezza è un capolavoro. Vorrei infine consigliare la lettura di questo caustico articolo di Marco Travaglio: Oscar: la […]

  115. […] Perché La Grande Bellezza è un capolavoro Film che aprono la mente il cuore – una vita fantastica, In questi giorni stavo risistemando il mio blog sul cinema, quando mi è venuta mente ’idea scrivere su una vita fantastica post elenco film. […]

  116. Jacopo scrive:

    Sono un pò binario, lo ammetto. Trovo, semplicemente, che La Grande Bellezza, sia un film sull’amore. Sulle radici. Gep si sveglia dal torpore del superficiale per arrivare all’essenza, che altro non è che il suo primo vero grande amore. Pur volendolo accantonare razionalmente dedicandosi alla “bella vita”, lui ritorna, sempre, prepotente. “Sa perchè mangio sempre radici? Perchè le radici sono importanti”, ecco la chiave del film.
    E’ senz’altro un capolavoro soprattutto perchè ogni spettatore può dare la sua personale interpretazione in base al suo vissuto. E vanno tutte bene. Un pò come l’attore bravo… ogni volta che ne vedo uno sono fermamente convinto che nella vita sia così come lo vedo in un film. E infatti è un grande attore.

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