Il neo sulla guancia di Eddie Rico è un fastidio. Qualche volta, mentre si fa la barba il rasoio lo sfiora e comincia leggermente a sanguinare. È un dettaglio da niente, ma Eddie si innervosisce, è quasi impaurito. E fortuna che ha sempre con se il cotone emostatico. Quel neo piccolo è uno dei tanti colpi di genio di Simenon. Un perfetto esempio di come funziona la mente degli scrittori. I fratelli Rico (Adelphi, pp.172, €18.00) è uno dei romanzi americani di Simenon, scritto nel 1952 quando ormai viveva negli Stati Uniti. Un libro ancora una volta perfetto. Perché qui non ci sono i temi soliti di Simenon, quelle ambientazioni che gli conosciamo. Questo è un romanzo sulla mafia americana. Ambientato soprattutto in Florida.

Protagonista Eddie Rico, uno dei tre fratelli Rico, cresciuti a Brooklyn. Dei tre Eddie è il più importante, ha fatto carriera, controlla un’intera zona, riscuote il pizzo. E tutto lo hanno sempre chiamato: “il ragioniere”. Metodico, tranquillo, con una famiglia normale, ricco senza dare nell’occhio. Un uomo a suo modo semplice, che non gira armato, che ha orrore del sangue, che non ha mai picchiato nessuno. Fa parte dell’organizzazione. Ed è un tipo molto affidabile, al contrario degli altri due fratelli, che fanno piccola manovalanza e finiscono per mettersi nei guai. Oltre non si può andare a raccontare. Oltre c’è da solo da raccontare ancora una volta Simenon, e tornando a quel neo, a quel dettaglio che riappare nelle pagine come una mosca infastidisce una giornata ferma, una giornata qualunque, però presaga di qualcosa di grave, qualcosa che prima o poi accadrà.

Il tema della malavita organizzata è stato affrontato attraverso migliaia di romanzi. Con una serie di stilemi facili da riconoscere. Con una tonalità che è sempre la stessa: la comunità italo americana, colorita e oleografica, il tema del rispetto, la violenza, il destino di famiglie costrette a essere malavitose per una sorta di imprinting da cui è impossibile sottrarsi, il sangue, la terra, l’odore della morte violenta.

Romanzi belli e romanzi banali. Ma nessuno è come questo. Qui c’è di mezzo un maestro della scrittura che entra dentro la psicologia di un uomo che curiosamente non si aggrappa alle radici per sopportare l’orrore. Un uomo normale e affezionato a questa normalità, che corrompe e riscuote, è preciso nei conti e tollerante quanto basta, che fa sì che la sua zona resti immune da guai e violenze, che si accorda con la polizia perché si possa lavorare indisturbati, che non ha debolezze. Eddie non beve, è un marito fedele, e manda le figlie nella migliore scuola della città.

Poi c’è la mamma dei fratelli Rico che vive a Brooklyn, e questi fratelli, Gino e Tony, che sono un’altra cosa. E poi c’è quel neo, che sanguina ogni tanto, ed Eddie, che è ipocondriaco, ha chiesto più volte al medico se potrà mai essere pericoloso. Il neo non è pericoloso, ma quel leggero sanguinare è quasi un presagio, un avvertimento. Perché altrove succederà di tutto. Il fratello Tony si innamora, vuole uscire dall’organizzazione, fugge e cerca di nascondersi. Eddie verrà incaricato di trovarlo, e lo farà con estraneità e indifferenza. Poi tornerà alla sua famiglia, al suo lavoro, ai luoghi dove tutti lo chiamano «capo», alla sua affidabilità. Il ragioniere torna ragioniere, con la sua bella villa, la sua catena di negozi di frutta e verdura che gli servono come copertura. Obbedisce ai suoi capi non per senso dell’onore, ma per un senso del dovere blando e rassegnato, quasi indifferente.

La nitidezza di Simenon in questo romanzo raggiunge una perfezione rara. I pensieri di Eddie, le parole dei personaggi, le ambientazioni sono ripulite da luoghi comuni, e da esagerazioni. Quell’organizzazione, la mafia, che abbiamo imparato a leggere con tinte caravaggesche da scrittori e registi, in questo romanzo è un carboncino sfumato. Eppure quelle sfumature, quel tratto si incidono nella mente aprendoti un mondo. E facendoti capire che alla fine, anche in storie come queste, in storie di famiglie, di onore, di paura e di doveri contano le psicologie, i piccoli dettagli, le intermittenze. Dopo aver letto questo libro ti resta addosso una certezza: la grandezza di Simenon è proprio nella sua capacità di capire ogni cosa attraverso la lente di una scrittura che attraverso lui si fa prodigio miracoloso, e gli consente di raccontare tutto in modo geniale. Anche le storie più lontane ed estranee.