Non ho ancora visto La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino, ma lo vedrò sicuramente. Attorno a me sento giudizi contrapposti: chi ritiene sia un film caricaturale e chi invece lo considera un capolavoro. Abbiamo un nuovo problema. Un tempo esisteva un élite culturale e il gusto popolare. Le élites apprezzavano film complessi e importanti. Il gusto popolare andava in una direzione completamente diversa. Oggi esiste ancora un gusto popolare (le commedie semplici, o quelli che chiamano i cinepanettoni). E oggi esiste ancora un’élite molto colta e snob che si rivolge a film e a prodotti culturali di nicchia. Ma è nata una nuova élite allargata: che non ama i silenzi di Terrence Malick, che non va a vedere i film di Neri Parenti e di Checco Zalone, e che si orienta verso film intermedi. Noi non sappiamo ancora leggere questa nuova élite di massa. Sono quelli che leggono poco, ma non disdegnano la lettura, che comprano i quotidiani, ma non troppo spesso, che hanno bisogno di farsi restituire un’idea di questo paese che non sia grossolana e caricaturale, ma neanche profonda e contraddittoria, che consuma letteratura, televisione e cinema con moderazione ma con interesse. È un ceto medio culturale figlio di un Italia un po’ più colta e un po’ meno spezzata in due, come è stato per decenni. E nessuno, tra quelli che dovrebbero occuparsi di tendenze e fenomeni culturali, è in grado di leggere quello che accade.

Ci penso spesso. Vorrei trovare un modo equilibrato di valutare nuovi prodotti culturali, meno alti, ma non bassi, meno colti, ma con molti riferimenti e stimoli. Per capire questa forma di medietà, che non è più mediocrità, serve un corso di ermeneutica del quotidiano. L’ermeneutica non è altro che la filosofia dell’interpretazione. E a me piacerebbe raccontare ai ragazzi quello che sanno, ma non sanno capire. Perché la musica jazz si suona in un certo modo? Perché il nuovo cinema ha qualità ma non soddisfa mai del tutto? Perché la seduzione intellettuale ha certi rituali e perché il nostro immaginario si sta trasformando? Quanto siamo diversi dagli altri? E quanto invece andiamo ad attingere ad humus comune che è sempre più globale? Dobbiamo provare a spiegare, dobbiamo dare strumenti, sennò poi si perderá tutto in polemiche, in divisioni che non ci aiutano a capire.
L’ermeneutica del quotidiano è la scatola degli attrezzi per una nuova lettura culturale del presente. Un modo per far entrare davvero nelle cose. Mai come in questi anni viviamo di eredità e suggestioni intellettuali. Quando guidiamo un’automobile il motore non lo vediamo. E alle volte è così silenzioso che neppure lo sentiamo. Eppure questo non vuol dire che possiamo ignorarne l’esistenza o fingere che non esista. Si tratta di aprire il cofano della cultura di questo tempo. Ormai tutti si accontentano soltanto di girare la chiave di accensione.

Il sogno di scrivere Cotroneo