Da qualche settimana si parla molto dei droni di Amazon in grado di consegnare i libri, volando in lungo e in largo nei nostri cieli. Ovvio che è un’ipotesi al limite dell’impossibile per una serie di problemi quasi insormontabili. Il primo è che i droni si muovono attraverso le coordinate gps, ma le coordinate gps sono ancora imprecise. Se accadesse quello che Amazon auspica e promette, passeremo le nostre giornate a vedere piccoli oggetti volanti frantumarsi contro un muro che non doveva esserci, andare a rompere vetri di finestre inaspettate, finire tra il fogliame di un albero non abbastanza potato.
La tecnologia genera immaginario. L’immaginario genera ottimismo. Dubito che un drone verrà a casa mia a consegnarmi un libro. Ma credo che per Amazon averlo annunciato faccia parte di una eccellente strategia pubblicitaria e di comunicazione. Forse sarà impossibile, ma solo il fatto che lo abbiano pensato, e che ci credano, fa di loro persone più innovative, più interessanti e più competitive di altre.
Il drone è una sorta di piccolo robot che elabora informazioni, e obbedisce a delle regole che gli vengono date. Si muove come fosse un aereo telecomandato, unendo l’immaginario infantile con il futuro tecnologico. Ma i droni sono soltanto un piccolo frammento di una rivoluzione profonda a cui assistiamo senza prevederne le conseguenze.
È di qualche giorno fa la notizia che Yahoo ha comprato SkyPhrase. Tutti sanno cosa sia Yahoo. Mentre pochi sanno di cosa si occupa la società SkyPhrase, fatta da quattro ragazzi molto svegli che hanno ideato una startup per far capire nel modo più efficace possibile il nostro linguaggio naturale alle macchine.
Per intenderci Siri sull’iPhone comprende all’incirca la metà di quello che le chiediamo. Ed è già un eccellente risultato. SkyPhrase lavora perché si possa parlare in modo normale con un computer, senza frasi semplici e scandite, avendo la certezza che il computer capisca quasi tutto quello che gli stiamo dicendo. Il computer che capisce quando parliamo, al pari dei droni, è un altro sogno della fantascienza. I ragazzi di SkyPhrase sono così bravi da aver attirato l’attenzione di Yahoo. Ma ogni volta che a livello tecnologico si cerca di fare una cosa semplice ci si rende conto che la semplicità richiede un’enorme complessità. E ogni grande complessità è esoterica, inaccessibile e genera potere.
Stiamo provando in tutti i modi di semplificare le cose attraverso la tecnologia, ma il paradosso è che per farlo dobbiamo aggiungere tecnologia. Quando Gutemberg stampò il primo libro, utilizzò i caratteri mobili. E quella era la semplice tecnologia che permetteva di leggere la sua Bibbia. Non ha dovuto inventare un linguaggio apposito per stampare il suo libro. Oggi le tecnologie sono scritture segrete che non possiamo né vedere né comprendere. Un tempo lo chiamavamo anche linguaggio di programmazione.
Per far capire il linguaggio naturale a un computer o a uno smartphone bisogna inventare un altro linguaggio che dia la sensazione della semplicità e della naturalità. Per permetterci di scrivere un blog che assomigli a una rivista cartacea i programmatori hanno inventato un linguaggio a parte, che è più di un codice, è una lingua a sé.
Il naturale nel web diventa artificiale, la semplicità è solo una complessità travestita. Dunque più è semplice il nostro modo di muoverci in rete più sarà complesso il linguaggio segreto che ci consente di utilizzare questa semplicità. A cosa porterà tutto questo? A una nuova forma di potere. Il potere di chi inventa e conosce i linguaggi segreti delle macchine, e le tecnologie che ci rendono tutto più semplice. E se un tempo la parola naturale era sinonimo di purezza e linearità oggi nel web tutto quanto appare naturale è in realtà quanto di più complesso si possa immaginare.

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Il sogno di scrivere Cotroneo