Tutto quanto ha a che fare con Simenon lascia addosso qualcosa di leggendario. Francis Lacassin è stato un curioso saggista e studioso scomparso nel 2008. Esperto di fumetti, per lui fu creata la prima cattedra di Storia del fumetto alla Sorbona. È stato amico e studioso di Simenon, e ha scritto un libro appena tradotto in italiano intitolato: La vera nascita di Maigret (Medusa, pp.133 €14,50).
Ora, Jules Maigret è forse il più celebre commissario del mondo. Ed è entrato in modo così forte nell’immaginario collettivo da diventare un uomo in carne e ossa, e non soltanto un personaggio seriale di una serie di romanzi (102 per l’esattezza). Di Jules Maigret sappiamo tutto perché lentamente, di libro in libro, Simenon ha aggiunto dettagli, ricordi, aneddoti, gesta e narrazioni biografiche. Ma nel libro di Lacassin non c’è, se così possiamo dire, la biografia di Maigret. C’è invece la ricostruzione della genesi del personaggio andando a scavare negli anni lontani di quando Simenon era govanissimo, usava pseudonimi e scriveva un romanzo dopo l’altro per guadagnarsi da vivere.
La leggenda dice che Simenon inventa Maigret nel 1929 mentre era nei Paesi Bassi in crociera con la sua barca: l’Ostrogoth. Il primo romanzo dove Maigret compare è infatti Pietro il lettone. Tutta la pubblicistica racconta che Simenon inventò Maigret casualmente. Che non ci aveva mai pensato prima. E che persino il nome era una curiosa combinazione. Maigret era il cognome di un suo vicino di casa.
Lacassin da grande conoscitore di Simenon va oltre. Si convince che un personaggio come quello: così importante, così dentro l’immaginario dei lettori da quasi un secolo non può nascere dal caso, e va a studiarsi i romanzi di Simenon quando ancora era uno sconosciuto autore pagato per scrivere più gialli possibili. La produzione di quegli è sterminata. Non è raccolta in volumi facilmente rintracciabili. Esce con nomi sempre diversi, e ci vuole una pazienza e un’attenzione fuori dal comune per capire dove sia il punto di inizio di tutta questa storia. Il risultato è interessante. Maigret non è inventato casualmente sull’Ostrogoth. Ma è un personaggio studiato con attenzione, provato e riprovato. Generato non da un guizzo felice, ma da un anatomo-patologo della scrittura giallistica. Maigret è il punto finale di un percorso che Simenon ha ben presente in mente.
Ma ha un senso un lavoro così accurato sulla nascita di un personaggio? O si tratta di un modo di trattare la letteratura che allontana dal piacere della lettura? È curioso perché il libro di Lacassin è piacevole e non da specialista. E non è stato scritto per un pubblico di ossessivi cultori di un personaggio letterario. Eppure non riesco ad appassionarmi. Avrei preferito una vera e propria biografia di Maigret. Usando come fonti i libri di Simenon ma anche inventando e aggiungendo, completando il puzzle di un personaggio, che ha molte tessere, ma non tutte quelle possibili.
Lacassin è bravo a scrivere una biografia trasversale di Simenon attraverso una ricerca tutta su Maigret. Ed è sempre più interessante che lo scrittore Simenon sia un personaggio dei suoi stessi romanzi, proprio come Maigret, personaggio vero dei romanzi di Simenon, è diventato autore egli stesso. Mi piace pensare che in fondo il Simenon leggendario di cui scriviamo e leggiamo sia figlio di un personaggio inventato da lui. Come se uno scrittore chiedesse ai suoi personaggi di raccontargli la sua vita, e persino di cambiarla. Maigret ha cambiato la vita di Simenon. Ma Simenon non è mai riuscito a cambiare la vita di Maigret. Di quel signore bonario, di buon senso, semplice, fedele alle abitudini e alla routine. In realtà proprio il contrario di quello che è stato Simenon nella vita. Almeno fino a un certo punto della sua esistenza. Perché poi da vecchio, Simenon ha preso ad assomigliare al suo Maigret come fosse un destino inevitabile.