Leggo e mi chiedo di chi sia la colpa. Non capisco dove si è rotto un equilibrio e perché si è rotto. Dove il linguaggio corrente, giornalistico, brillante e intelligente vada a sbattere contro la letteratura. E sbattendo contro la letteratura vorrei capire come si possa salvare il giornalismo da una lato, e dall’altro il romanzo, la letteratura. Ma procediamo con ordine. In libreria incrocio un libro di Nick Hornby. Lui è uno scrittore celebre, inglese, ha qualche anno più di me. Ha scritto un libro che amo moltissimo: Alta fedeltà. È considerato uno dei letterati che contano di questi anni. Il libro di intitola Tutti mi danno del bastardo. Poche pagine, edite da Guanda. Copertina grafica carina. Mi piace tutto: l’autore che ammiro, il titolo spiritoso, l’editore di grande qualità, la grafica della copertina, colorata e allegra. Costa solo 9 euro, sono 65 pagine. Impaginate in modo generoso. Mi dico: sarà un bel libro. Di quelli che si leggono in un tempo unico, quello di un pomeriggio in un caffè. Due o tre ore consecutive, e un’immersione nella scrittura di Hornby. Così ho scelto un baretto defilato, in una giornata di sole romana come soltanto a settembre ne trovi così belle. E ho cominciato a leggere.
E qui arrivano i guai. Due giornalisti, una separazione tra coniugi, una ex moglie narcisista, protagonista ed egocentrica che tiene una rubrica pubblica dove dà del bastardo all’ex marito. Da subito, dalla prima pagina, non mi appassiona. Mi chiedo il perché. C’è qualcosa di inautentico, qualcosa che non mi torna. Hornby sembra aver dimenticato qualsiasi regola della letteratura. La prima è quella fondamentale: mai cedere alla tentazione di una narrativa prêt-à-porter. Quella scrittura brillantona e superficiale, perfetta per l’happy hour, dove tutti fanno considerazioni brillanti, dove il dolore della vita ha il peso della fetta d’arancia nello spritz, dove la vita non scorre affatto sotto le parole, ma evita di esserci perché tutto è finto, e non ti lascia niente.
Mi dispiace stroncare uno scrittore che stimo. E sono anche piuttosto irritato di aver perso anche soltanto un paio di ore per leggere un libro che è molto al di sopra non dico di un romanzo rosa, ma anche di una qualsiasi rubrica di lettere o di posta del cuore, ma di qualsiasi periodico femminile in vendita in edicola. E mi chiedo perché. Mi chiedo cosa gli sia passato per la testa, cosa volesse raccontarci, dove intendesse arrivare. Nessuno toglie la possibilità anche allo scrittore più talentuoso di scrivere un libro spiritoso, leggero, poco letterario. Ma credo che non si debba esagerare. Soprattutto se ti chiami Nick Hornby. La scrittura è verità sempre. Puoi decidere che la verità è densa e importante, di peso e senza via di uscite. Oppure puoi mettere tutta la verità della scrittura nella leggerezza più assoluta, nelle parole di un Calvino, di un Wodehouse, nella leggerezza del miglior Kundera, nella sensibilità del grande McEwan. Ma non puoi usare le strutture narrative della posta del cuore, non puoi ragionare come fossi in un racconto incerto e superficiale e pensare di catturare il lettore. Perché stanchi e infastidisci, perché ti senti preso in giro. Perché la scrittura da rivista leggera, la scrittura da luogo comune ben educato, non ha niente di sofisticato, ma ha tutto del fast food, e sa di plastica. E questo racconto di Hornby sembra di plastica, uscito da un calco incerto e prevedibile che non mi piace, che non mi emoziona, che non mi racconta niente e che mi irrita. Non c’è pietà, non c’è verità e non c’è intensità. È il breve racconto di un battutista buono per il tempo di un aperitivo che è meglio dimenticare. Di quelli che dici: ho letto un libro di un autore che racconta una storia ovvia. Uno di quelli che si sentono scrittori veri e molto interessanti. Ma che è meglio non leggere. Perché ogni libro brutto e piuttosto inutile è un tempo di vita sprecato, un’emozione perduta, una storia che non serve a nessuno. E che a dire il vero non è neppure così spiritosa. Una storia bastarda, nel senso che non ha né capo e né coda. E l’unica consolazione è questa: è abbastanza breve per dimenticarla in fretta.