E adesso lamentiamoci pure. E dimentichiamo che le banane lanciate al ministro Kyenge sono figlie dell’ignoranza. Lamentiamoci, certo, di un paese che è diventato vecchio senza mai essere stato un paese maturo. Passato dalla giovinezza alla vecchiaia in un attimo. Adesso indignarsi serve a poco. Soprattutto sui social network dove si fa a gara a scrivere belle parole.
Ma nessuno si è indignato di fronte al degrado del nostro patrimonio artistico e ambientale. Nessuno si è preoccupato che le biblioteche non funzionano. Nessuno ha dato l’allarme e ha spiegato che l’ignoranza, il disprezzo per la cultura producono paura, chiusura, e comportamenti razzisti e xenofobi. Nessuno ha mai notato che libri, cultura, arte e conoscenza sono usciti dall’orizzonte quotidiano del paese. Ignorati e mal sopportati dai media perché non fanno audience. Messe in un angolo come perdita di tempo, dal tessuto connettivo del paese. Facile indignarsi oggi. Ma quello che si è fatto in questi anni adesso ritorna nelle forme che vediamo, eccome se torna.
La cultura dell’avere, e non dell’essere, l’ideologia della praticità, il sospetto verso il pensiero, il ragionamento. Il dio budget e il dio marketing hanno annientato qualsiasi possibilità di crescita vera del nostro paese. Oggi assistiamo a gesti purtroppo inevitabili, dopo che si è fatto il deserto. Nei paesi più progrediti del mondo si sa molto bene che i matematici, i filosofi, gli intellettuali sono l’energia del futuro. Da noi nessuno è più in grado di insegnare a pensare e a capire. E quelli che provano a farlo devono vincere trent’anni di diffidenze e di indifferenza.
Siamo un paese vecchio e ignorante, pieno di pregiudizi e ideologie bollite, luoghi comuni, e faide politiche buone per saggi di antropologia culturale. Una società tornata arcaica che finge di essere moderna. Altro che start up e agende digitali. Prima di avere un’agenda bisognerebbe imparare a scrivere.
Mi indigno per le librerie che chiudono, per i musei che non riaprono da decenni, per i libri che mancano nelle biblioteche, per una scuola abbandonata a se stessa. Non abbiamo una sola università tra le prime cento del mondo. E l’università l’abbiamo inventata noi, la prima al mondo a Bologna, quasi mille anni fa. Abbiamo oltre il 70 per cento del patrimonio artistico del mondo, e non solo cade a pezzi, ma non formiamo giovani che possano lavorare in questo settore e valorizzarlo, perché nelle università si studia per diventare ricchi, non per arricchire il paese. E infatti siamo il paese con più avvocati al mondo, e con più aspiranti manager e amministratori delegati del pianeta. I laureati in filosofia, i fisici, i matematici da noi fanno i disoccupati. Negli Stati Uniti e in India fanno i direttori del personale e i manager.
Se radi al suolo l’humus culturale di un paese ti rimane solo il dna tribale. Se non evolvi culturalmente restano solo le banane, come nei film di Alberto Sordi, purtroppo. E adesso l’unica domanda che mi faccio è questa: siamo ancora in tempo?

Il sogno di scrivere Cotroneo