Ogni volta che leggo un trattato filosofico o un saggio a sfondo filosofico sull’amore resto perplesso. E non perché non siano interessanti, spesso lo sono, e danno molti stimoli e suggerimenti, ma perché il discorso sull’amore, anche quando è un discorso che scomoda il meglio della filosofia del Novecento, anche quando lo fa con leggerezza e brillantezza, è sempre un metadiscorso. Ovvero: non si può parlare dell’amore, non si può ragionare dell’amore perché il linguaggio è amore. E dunque diventa impossibile capire l’amore se si usano gli strumenti del ragionamento amoroso.
Cosa voglio dire con questo. Voglio dire che il filosofo francese Alain Badiou, in questo suo libro intervista intitolato Elogio dell’amore (Neri Pozza, pp.120, 14 euro) prova una disamina sistematica di questo sentimento ma alla fine non riesce ad afferrare il problema. Fa bene a chiedersi come sia l’amore oggi. Se sia possibile amare senza innamorarsi, se avesse ragione Kierkegaard nella sua idea di amore religioso, o invece seguire la strada dell’amore in Platone: il rapporto con l’Idea dell’amore. È molto acuto a scomodare autori freddi e apparentemente distaccati come Samuel Beckett, è affascinante nell’indagare il rapporto contraddittorio tra amore e verità, e poi tra amore e politica.
E trovo che sappia farlo in modo assolutamente delizioso: sia per il tono pacato e colloquiale, sia perché Badiou riesce a non essere mai banale e mai ripetitivo. Anche perché l’intervistatore del libro è un altro filosofo francese Nicolas Truong.
Ma sono sempre meno convinto dell’utilità delle teorie sull’amore. Perché l’amore è raccontabile solo in forma di poesia o in forma di romanzo. Non è il ragionamento sull’amore, ma è la narrazione dell’amore a essere possibile. È davvero suggestivo quello che racconta Alain Badiou quando dice: «che l’esistenza di ciascuno, nella prova dell’amore, si confronta con una temporalità nuova». E che «l’amore è una reinvenzione della vita», che è una «procedura di verità» e che è «la dimostrazione del Due», ovvero un miracolo che tiene distinte due persone, che però si compiono e si realizzano nel momento in cui stanno assieme. Ha ragione anche quando sostiene che «l’amore è pensiero». E trovo interessante l’aver messo a fuoco il mal d’amore di questi anni: il fatto che la maggior parte delle persone ritenga l’amore un rischio inutile, un pericolo da cui difendersi. E dunque non si investe sull’amore, ma ci si difende dal pericolo dell’amore, e in sostanza dal pericolo delle passioni.
Però sono sempre più convinto che l’unico modo per scrivere di amore sia quello di non parlare d’amore. Di non descriverlo, di non ragionare su questo sentimento. Perché ragionare sull’amore è come raccontare la musica. Ci si prova di continuo, si tenta di mettere nero su bianco le sensazioni provate dopo l’esecuzione della nona sinfonia di Beethoven , o dopo l’ascolto di Bach, ma è l’ascolto di Beethoven o di Bach a darti l’idea di cosa si prova. È dentro di te la musica, e per quanto tu possa raccontarla non c’è verso di aggiungere nulla a quello che hai sentito.
Con l’amore è la stessa cosa. Forzando un po’ la mia tesi, potrei dire che il romanzo, come genere letterario, nasce proprio per riuscire a spiegare l’amore, proprio perché la filosofia non ci riesce abbastanza. E infatti dopo la nascita e l’affermarsi del romanzo come genere di scrittura, sull’amore si è scritto sempre meno. I romanzi d’amore non spiegano l’amore, raccontano l’amore. E ogni amore è una singolarità che diviene pluralità. Ogni storia d’amore raccontata è anche la nostra. Mentre ogni ragionamento teorico e filosofico sull’amore alla fine ci allontana dal tema, ci porta altrove, in un universale in cui non ci riconosciamo. Come lo scrivere di musica, che non è ascoltare musica.
Questo piccolo libro – prezioso, serio, competente e brillante – è un po’ come un aereo che sorvola i cieli dei nostri pensieri senza mai riuscire ad atterrare. E senza mai arrivare al fondo delle cose. Quel fondo dove poggiamo i nostri piedi e le nostre vite. La filosofia è disciplina concreta, ma difficilmente resta tale quando affronta un argomento così sfuggente e complesso.

Il sogno di scrivere Cotroneo