Qualche giorno fa parlavo di giovani e di lettura con un critico e scrittore amico. Lui sosteneva che le nuove generazioni leggono, e soprattutto leggono i classici, io lo guardavo stupito. Non ero stupito della sua affermazione per un eccesso di diffidenza, o perché non condividevo la sua affermazione. Ma perché mi rendevo conto che stava dicendo il vero, e non ci avevo mai pensato. I più giovani leggono forse più della generazione dei loro fratelli maggiori e dei loro padri. E hanno letture sofisticate e per nulla banali.

Per dimostrarlo vi do due dati su tutti. A parte quei quattro o cinque best seller dei soliti noti, le librerie ormai vendono il catalogo. Per usare l’espressione di un libraio: “uno di tutti i titoli”. Mentre dieci anni fa si vendevano quasi soltanto le novità. Questo ha portato, probabilmente, a una crisi ancora maggiore per le piccole librerie che non hanno spazi per tenere il catalogo, e possono solo esporre le novità.

Il secondo dato è la recensione di questa settimana. Amazon dà – tra i venti libri più venduti in Italia di questa settimana – un titolo non proprio nuovo, diciamo così, che un tempo avrebbe fatto sbuffare gli studenti sui banchi di scuola: Seneca, L’arte di essere felici, (Newton Compton, pp.128, 0,99 euro). Ora ci sono diverse considerazioni da fare (oltre al fatto che è un libro che costa meno di un caffè). La prima è che Seneca si presta a una lettura moderna dei suoi testi. Tutti abbiamo amato, negli anni giovanili, gli scritti di Seneca, più semplici e più vicini a noi rispetto ad autori infinitamente più complessi come Lucrezio o Orazio, per fare un esempio. E Seneca è un autore straordinario capace di resistere al suo tempo, attraverso una scrittura che oggi definiremmo, con una punta di ingenuità: attuale. Come se l’attualità di un testo fosse l’elemento di valore per eccellenza.

In realtà la grandezza di Seneca sta proprio nella sua inattualità: inattuale in quei primi cinquanta della Roma dell’era cristiana, e inattuale oggi. Anche se le traduzioni in un italiano moderno danno la sensazione che sia assai più vicino, che sia un autore simile agli autori che contemporanei.

Poi c’è il tema, e l’uso manualistico di certi classici. Ovvero, nessuno vorrebbe imparare la logica da un testo di Aristotele che si intitola Primi analitici ma è assai più attraente leggere un libro di un autore latino che ci avvicini al concetto di felicità. E siccome in questi anni la felicità è merce davvero rara perché non andare a chiedere a Seneca? Uno che non te lo ritrovi in televisione a promuovere il libro, non dà interviste a tutti i giornali (a meno che non si tratti di interviste impossibili), e lascia parlare solo il testo?

C’è un terzo elemento ancora, in questa storia. L’autorialità indiscussa. Leggere Seneca significa affidarsi a un luminare della saggezza, come quando si va dal medico più bravo per avere una risposta certa, indiscutibile. Il risultato è un classico che tutti conosciamo, e che non è un classico moderno, ma un libro importante di un autore certamente atipico.

Quello che colpisce in Seneca è la misura, la sua distanza dal tempo che ha abitato. Potremmo dire che non si lasciò sedure dalle mode del suo tempo, ma è un concetto troppo moderno. Quello che attrae certamente i lettori che hanno trasformato un filosofo latino in un autore di best seller è la lucidità nel trattare i temi. Temi che sono sempre gli stessi e che appartengono  oggi alla filosofia e all’ermeneutica del novecento.

La saggezza come linguaggio, l’argomentazione come sostanza e come contenuto è il tesoro che Seneca ci ha tramandato. Ed è quello che percepiscono i nuovi lettori quando con meno di un euro si portano a casa un breve manuale sulla felicità che al di là di tutto gli insegna a pensare.

Finché si venderanno libri come questi e autori come Seneca non tutto è perduto. Qualche speranza rimane. Quella di non perdere quello zoccolo duro dei lettori forti del futuro. La vendita dei libri è crollata nell’ultimo anno in una maniera consistente. La colpa è della crisi, ma la colpa è anche dei libri che si fabbricano oggi. Per questo i lettori hanno cominciato lentamente a cercare il catalogo, e a farlo sempre di più. E in questo caso a cercare un po’ di felicità nei libri. Che è una buona cosa, dopotutto.