William Golding aveva una grande barba bianca e una predilezione per il silenzio. Era uno scrittore. E ha vinto il premio Nobel per la letteratura nel 1983. Il suo libro più celebre è Il signore delle mosche, del 1954. Era il suo primo romanzo e ha venduto, solo in lingua inglese, 14 milioni di copie. Ieri pomeriggio l’ho ripreso in mano. E la colpa è di Grillo, per certi versi. Mi ha colpito la notizia che il movimento 5 Stelle sta lavorando a una piattaforma web per una democrazia dal basso. E mi colpisce moltissimo che un movimento di opinione come quello di Grillo, costruito quasi interamente sul web, cerchi una piattaforma free con cui veicolare consenso, decisioni e scambio di opinioni. La piattaforma si chiamerà “Liquidfeedback”, sarà libera e il nome ricorda un po’ la società liquida di Bauman.

Ma questa è materia per politologi. Il punto qui è diverso. La piattaforma web del Movimento 5 Stelle è una scelta altra rispetto ai social già utilizzabili. E non solo: è una scelta altra il non parlare con i giornali, il voler nascondere i luoghi dove si tengono le riunioni. Il silenzio assoluto sui contenuti interni del movimento. Il comunicare all’esterno è letto come delazione. Ed è una novità assoluta anche il modo di porsi. È rarissimo che un uomo politico italiano si faccia fotografare quasi sempre con gli occhiali da sole.

E allora cosa c’entra Il signore delle mosche? Perché ho cominciato a parlare di Golding? Perché tutte le cose che ho elencato portano lì. La storia è questa. Un aereo cade su un’isola deserta mentre nel mondo è in atto una guerra mondiale. Restano vivi sono alcuni ragazzini. Abbandonati e soli, formano una società alternativa. Dovrebbe, nelle loro intenzioni, essere una società ideale, dove tutto, costruito ex novo, non potrà che funzionare assai meglio che nel passato, e assai meglio che altrove, dove imperversa il conflitto planetario.

Ma le cose vanno diversamente. Incombono paure ancestrali, si torna a una violenza originaria e a comportamenti antisociali, e l’isola in poco tempo diventa un luogo selvaggio e terribile. Nel suo pessimismo Golding scriverà che «l’uomo produce il male come le api producono il miele».

Chi è Il signore delle mosche? Un feticcio, la testa di un maiale attaccata a un bastone che i ragazzi venerano come una nuova divinità. È interesssante come un nuovo movimento politico, che si interroga attraverso il web, e dal web chiede risposte, sia tutto dentro un meccanismo arcaico e quasi primitivo.

L’isolazionismo del Movimento è l’isola di Golding, dove i bambini vogliono ricostruire una società perfetta. Il leaderismo assoluto, quello di Beppe Grillo, capace di trascinare i suoi fino a una vittoria, è il bisogno arcaico di un capo indiscusso. L’impossibilità di confrontarsi con il mondo esterno è un’altra caratteristica degli utopisti. L’idea di società del Movimento è una somma eclettica di molte suggestioni culturali che conosciamo bene. E l’idea che il web diventi la cinghia di trasmissione del bene, la forma di democrazia più autentica, fa del web proprio un Signore delle Mosche: un un feticcio dove confluiscono paure e ossessioni.

Il romanzo di Golding non finisce bene. I bambini lasciati senza guida non esprimono innocenza, ma diventano violenti e arrivano fino a quello che un altro grande, Joseph Conrad, chiamava il cuore di tenebra. C’è poco da fare, è sempre nei libri che si trovano le risposte. Anche alla politica di questi giorni. Un altro autore che di queste cose ha capito molto, Umberto Eco, nel suo Il nome della rosa, alla domanda del novizio Adso da Melk «Cosa vi fa più paura nella purezza?», fa rispondere così a frate Guglielmo da Baskerville: «La fretta». Appunto. E nella democrazia del web di fretta ce n’è troppa.

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