Nella fantasia delle persone il potere abita certi luoghi e non altri. Il potere è quello politico, sta nei palazzi, oppure è quello bancario e finanziario. Nella fantasia delle persone, da sempre, i poteri occulti dominano il mondo. Sono nelle trame di mille romanzi, e di mille leggende. Perché il potere vero affascina e complotta,  non è democratico, e limita le nostre libertà. Per capire meglio di cosa si tratta e cosa sia la teoria del complotto bisognerebbe andare a leggersi quello che ritengo sia il più bel romanzo di Umberto Eco: Il pendolo di Foucault.

Ma le fantasie letterarie, l’idea del potere che abbiamo ereditato quasi geneticamente da generazioni non ha nulla a che fare con il potere di oggi. Un grande antropologo che si chiamava George James Frazer apriva il suo libro più celebre Il ramo d’oro, con la storia del sacerdote di Nemi. Il sacerdote del lago di Nemi, un piccolo lago vicino a Roma, doveva guardarsi da tutti, perché chi lo avrebbe ucciso sarebbe diventato a sua volta il sacerdote di Nemi. È l’idea del potere primigenia, è il concetto di sovranità, che si conquista con un atto di violenza, di sopraffazione, con la guerra, con la sfida, con il duello. Noi pensiamo al potere come a un combattimento, come fosse una guerra. E infatti si usa spesso l’espressione: “guerra di potere”.

Ma internet ha cambiato tutto. Il potere non è più nei palazzi della politica, e non è più solo nelle banche, o nella finanza. Oggi la conquista del potere viaggia sulla rete. Ed è un serio problema. Un dato soltanto, per capirci: oggi Facebook ha un miliardo di utenti e 400 miliardi di fotografie. Facebook oltre a essere un social network è una “over the top”, in gergo OTT. Le OTT sono al di sopra della rete: sono fornitori di servizi. Le OTT sono appunto Facebook, Amazon, Apple, Google, YouTube. Per capirci, ogni giorno vengono visti su internet 3 miliardi di video da YouTube.

Le OTT hanno i nostri dati. Negli Stati Uniti ci sono meno vincoli di privacy, in Europa molte più restrizioni. Ma il potere di queste società è letteralmente mostruoso. Nessuno sa se debba essere limitato, come in Europa, o reso più duttile come nei paesi del nord America. Nessuno sa come il concetto di democrazia potrebbe mutare attraverso un’ideologia globale dei social network. E nessuno sa che fine faranno un giorno i nostri dati, le nostre foto, i nostri video. Ma sappiamo che le informazioni ci sono, tutte: e sono ben custodite. In attesa di cosa?

E qui viene il nodo. Tutti noi ci muoviamo nel mondo della rete, nel mondo globale della rete, come se questo fosse il migliore dei mondi possibili. Nessuno, in Occidente, ripensa mai alla storia e alla memoria del Novecento. Nessuno ricorda che la storia è anche un elenco infinito di guerre, tra paesi e tra etnie, di persecuzioni politiche o razziali, di controlli capillari di abitudini e opinioni. Cosa sarebbe stata mai la Stasi, il perfetto servizio segreto della fu DDR, la Germania Est, con internet e i social network? Altro che vedere gli agenti con le cuffie a spiare le conversazioni come nel film Le vite degli altri. E in quanto tempo le informazioni in mano alle OTT sarebbero efficaci un giorno lontano per mettere in piedi guerre, persecuzioni e drammi mai visti?

In un mondo pacificato, in un mondo che pensa di aver voltato pagina, ognuno racconta di sé, racconta i suoi viaggi, mette le fotografie dei propri cari. Esprime opinioni sul potere, e contro il potere. Nel migliore dei mondi possibili tutto questo non ha un innesco esplosivo. E la rete appare come un vulcano spento, su cui tutti fanno una bella gitarella per vedere il cratere. Ma il mondo non è pacificato.  E i vulcani hanno sempre un nucleo profondissimo che non bisogna mai sottovalutare. Il volto del potere oggi è tanto invisibile quanto invasivo. E i vulcani vanno sempre tenuti sotto controllo. Anche quelli che sembrano spenti.

© Corriere della Sera – Tutti i diritti riservati

Il sogno di scrivere Cotroneo