Sir Tim Berners-Lee ha inventato internet. Era il 6 agosto 1991 e al Cern di Ginevra mise in piedi il primo sito web della storia. È lui ad aver detto che l’invenzione di internet per l’umanità è paragonabile all’invenzione della ruota. Aveva ragione. Ma se internet è l’invenzione della ruota, il web 2.0 è l’invenzione della macchina a vapore.

Tutti riconoscono che il web ci sta portando lontano, ma il web non è solo uno strumento in più che abbiamo a disposizione per stare nel mondo. Come la ruota non era solo un modo per viaggiare e far viaggiare merci più velocemente, ma cambiava la percezione del viaggio e dunque delle cose, e cambiava il tempo, e dunque il modo di vivere.

Il web non è soltanto una maniera per far parlare la gente tra loro, ma cambia quel modo di parlare. E cambiando quel modo di parlare non solo cambia gli immaginari ma cambia il nostro modo di pensare e di prendere decisioni: dunque il modo di gestire le aziende, di pensare la politica. Viaggiare a piedi fino in Cina era importante per scrivere Il Milione, ma se poi arrivi da quelle parti in treno con la Transiberiana in una settimana soltanto, accade che è la tua mente a essere diversa,  e sono i pensieri delle cose che vedi a cambiare.

Se scrivi una lettera che impiega un mese ad arrivare modifichi le informazioni perché il tempo di attesa ha un ruolo. Se scrivi una mail che arriva subito il racconto cambia, per non parlare degli sms inviati dai cellulari.

Ma solo in apparenza la comunicazione nel mondo è più veloce ed è più rapida. Da un po’ di tempo non è più vero: sta diventando invece tutto più lento. Gli esperti informatici la chiamano comunicazione asincrona. Tu comunichi, dici delle cose, e poi arriveranno le risposte. Mentre se dici le stesse cose in un caffè a un amico la risposta sarà immediata, e te la aspetti immediata. Nel caso ci sia silenzio farebbe parte della risposta.

La comunicazione asincrona è il metodo più diffuso, oggi, per parlarsi. E la comunicazione asincrona è la forma più adatta agli introversi, perché mette degli spazi di dubbio e pensiero tra una comunicazione e l’altra, tra una domanda e l’altra. È nel tempo di attesa dei dialoghi che si sviluppano le migliori capacità di decisione, che si ha il tempo di prendere in esame variabili nuove e imprevedibili. Ed è nello spazio tra un messaggio e un altro che cambia il modo di pensare i problemi.

Sugli introversi tra l’altro è appena uscito un saggio, di grande successo, dell’americana Susan Cain: Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare (Bompiani). Gli introversi operano dentro la comunicazione asincrona perché hanno bisogno di riempire il tempo delle non-decisioni con pensieri nuovi e diversi, e in questo sono più efficaci. Nel futuro la capacità decisionale e il successo non si misureranno più su velocità e concretezza, ma su ragionevole attesa e interiorità. Come dice la Cain: «“Leadership introversa” non è un ossimoro».

Siamo a un cambio di paradigma, direbbe il grande filosofo della scienza Thomas Kuhn: non è soltanto la crescita economica costante a essere diventata una certezza finita, ma anche la velocità del mondo, il rendere tutto qui e ora, non è più una verità indiscutibile del progresso e della contemporaneità.

Solo che la lentezza non è recessiva. Anzi. Il futuro non sarà di quelli che parlano molto, che decidono rapidi e che sanno mostrarsi al mondo. La velocità del web porterà a nuove forme di lentezza. Il sistema di comunicazione asincrono è più congeniale proprio a coloro che cercano un tempo nuovo per pensare le cose. E stiamo assistendo al paradosso dell’estrema velocità che ci sta portando a questa nuova forma di lentezza, a questa nuova forma di pensiero, a una organizzazione mentale diversa. Cambierà il modo di decidere ma cambieranno soprattutto le ragioni delle decisioni. Dunque anche l’etica e la politica. E sarà un’altra rivoluzione.

(Sette del Corriere della Sera)