L’amore al tempo dei social network è qualcosa su cui si dovrà scrivere molto. Perché gli amori dei social network sono romanzeschi, immaginifici, letterari e intensi. Hanno a che fare con la scrittura, con il tempo dell’attesa e con la distanza. Soffrono di vuoti improvvisi e di verità assolute, corrono con un tempo che non è il tempo delle cose normali, ma è un tempo diverso, più veloce, più vero.

Negli ultimi anni si è parlato troppo di virtualità, di surrogati, di sentimenti solo immaginati e mai verificati nella realtà. Si è scambiata la scrittura nel web come un modo dimesso, in minore, della vita vera; e il non incontrarsi come una privazione che amputa la realtà, la riduce a poca cosa. Si è creduto che gli amori nati attraverso i social network fossero sbagliati, che la realtà potrebbe cancellare facilmente, giusto il tempo di verificare nel mondo vero, quello reale, la consistenza delle storie.

E ancora una volta il web ci sorprende. L’amore al tempo del web è qualcosa che sfugge anche agli psicologi, perché non è virtuale ma è un codice dell’anima, un attraversamento di sensibilità attraverso una scrittura che deve per forza svelare e mettere in gioco le persone, deve diventare lo specchio di quello che si è stati e di quello che si sta diventando. E non c’è nulla di virtuale nella scrittura, perché la scrittura è senso e comprensione del mondo, intuizione ed ermeneutica filosofica.

La facilità con cui si accede ormai ai social network, la capacità di esserci dentro sempre, attraverso gli smartphone, ha fatto il resto. Ha spostato il corteggiamento, la seduzione, e soprattutto l’amore in una chiave nuova. Attraverso una vera e propria mitobiografia. Il modo di farsi conoscere è una somma di sensazioni, di scrittura poetica, è una silloge di citazioni, sono fotografie di luoghi, paesaggi di sensibilità che nessuno sapeva più raccontare. Non c’è nessuna cena reale, nessun aperitivo per un corteggiamento vis-à-vis che possa restituire la capacità di disegnare mappe che hanno i social network. E quando parlo di mappe parlo proprio di quella che chiamerei una vera e propria cartografia dell’anima.

Per passare dal romanzo epistolare settecentesco, come Le relazioni pericolose, alla scrittura di questo terzo millennio c’era bisogno di un mezzo che all’apparenza è il più freddo di tutti, di un mezzo che sembra isolare, dividere, generare solitudini ma che invece è capace di costruire immaginari che nessuna relazione sociale frettolosa dei tempi che viviamo è in grado di riprodurre.

Poi i sociologi e gli psicologi specialisti delle solitudini del web potranno spiegare che bisogna sentirsi, che la chimica è la prima cosa, che il vedersi è fondamentale, ma la quantità di persone che scoprono gli altri attraverso un cesellare continuo di versi e di frasi, di sensilibilità di scrittura e di svelamento di se stessi e di ascolto degli altri è sempre più ampia. E non c’è niente da fare: l’intensità non passa più dai canali tradizionali, ma passa dalla condivisione del vissuto e del privato. Poi certo, ci sono anche quelli che inventano di essere qualcosa d’altro, protetti dal filtro del web, ma sono schiocchezze, banalità. In realtà anche nel raccontarsi in un modo nuovo c’è un nuovo modo di pensarsi e di pensare gli altri.

Cosa ne sarà dell’amore al tempo di questi amori tra le righe del web? Non lo sappiamo, ma solo una nuova narratività frammentata, intensa, lucida e appassionata poteva rinnovare quel cinismo che sembra ossessionare il mondo e annichilire i sentimenti. E che si scoglie e si risolve di fronte al racconto fatto da migliaia di utenti, di sogni, di desideri e di futuro. Un racconto che ormai è parte integrante dei nuovi modi di utilizzare i social network. La scommessa sarà quella di conservarli tutti questi tweet e questi post di un mondo che cambia, fatto di storie che possiamo leggere, incrociare assieme e ascoltare, senza giudicarle. Come non sapevamo più fare da anni.

(© Sette del Corriere della Sera)