Christoph Türcke è un filosofo tedesco. Ha scritto un saggio tradotto in italiano da Bollati Boringhieri che si intitola La società eccitata. Filosofia della sensazione. È un volume per filosofi. Molto interessante però, perché “la società eccitata” è espressione che si addice perfettamente al periodo che stiamo attraversando e a molti interrogativi del web. Riguarda le nostre vite, il nostro modo di percepire le cose, il concetto di tempo.

Il web ha un grado di eccitabilità altissima. Perché funziona come una valanga, qualsiasi cosa si amplifica attraverso un virtuale passaparola che è molto difficile da controllare. Mentre i  social network vengono utilizzati sostanzialmente in due modi. Per commentare le informazioni e le notizie e per condividere le interiorità.

Condividere informazioni vuol dire questo. Guardo una trasmissione televisiva e in diretta posto sui social network le mie impressioni, le mie indignazioni, la mia rabbia o la mia meraviglia. Metto tutto questo in un unico contenitore dove altri fanno la stessa cosa, e genero un’onda emotiva collettiva. Vale per la politica, per l’economia, ma anche per lo spettacolo e per l’intrattenimento.

L’interiorità condivisa è una cosa molto più interessante. I social network nascono per unire le storie personali. Sono strutturati attraverso una linea temporale. Quello che io faccio adesso è più importante di quello che ho fatto e scritto ieri. È una linea verticale di eventi, che non a caso è tipico anche dei siti di informazione (la notizia più importante sta in alto) o dei blog. E il post più aggiornato nei social network è comunque il più importante.

Naturalmente non vale per tutto il web. Ne sanno qualcosa quelli che digitando un nome su google trovano cose di cinque anni prima e cose di tre giorni prima mescolate assieme, e devono ripetere le ricerche utilizzano il link “news” per leggere le informazioni più recenti su un argomento o una persona. Per cui mentre il web è orizzontale, non cancella niente e mette ogni cosa sullo stesso piano, i social network sono verticali, allontanano le informazioni più vecchie in una macchina del tempo che tritura tutto e stabilisce delle sue gerarchie.

Solo che sul web il tempo è sostanzialmente un’illusione. Ci sono notizie, curiose strane, alle volte leggende metropolitane, che rimangono visibili a tutti, anche per anni, perché coloro che navigano su internet hanno reagito emotivamente a quelle notizie, e le hanno replicate all’infinito. E ci sono utenti sui social network che non chiedono più di condividere gli eventi del giorno, di commentarli o di aggiornarli, ma chiedono condivisioni emotive, senza il tempo.

La condivisione emotiva è identitaria, scambiarsi terreni comuni, esperienze comuni è un modo per tenersi a distanza dal flusso del tempo, dall’aggiornamento continuo delle notizie che interessano. Solo che – e in questo c’è la novità – tutto quello che è nel web, tutto quello che si scrive e si posta, smette di essere privato ma non è ancora pubblico. Una terra di mezzo indefinita.

Ha ragione Christoph Türcke quando si domanda quanto l’eccitabilità e la filosofia della sensazione cambieranno il nostro modo di pensare la politica, la società, il futuro. Nessuno può dirlo ma è del tutto evidente che dentro questo paradosso, il paradosso di quella che potremo chiamare la “notiziabilità eccitata” si gioca il futuro delle nostre vite. Gli eventi sul web sono diversi da quelli nella vita reale, ma hanno la stessa forza. Si potrebbe dire: sensazioni, non fatti. Ma prima o poi un social network orizzontale, che mescoli le sensazioni anziché gli eventi ordinati attraverso il tempo e le notizie, qualcuno saprà inventarlo. E continuerà a cambiare il nostro modo di leggere le cose.

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