Quando ero ragazzo amavo fare fotografie, svilupparle e stamparle. L’odore dell’acido dello sviluppo aveva qualcosa di particolare, di unico quando appendevi le fotografie appena stampate a delle mollette e la vaschetta con l’acido prendeva un colore giallino. Ho risentito quell’odore dell’acido, ho rivisto quelle foto in bianco e nero per tutto il tempo di lettura di un libro che sarebbe banale definire straordinario, e sarebbe facile considerare bellissimo. Perché quel libro è un punto fermo per qualsiasi narratore, e anche per chi non scrive e si chiede come si racconta la storia, la memoria e la realtà. Parlo di Norman Mailer, parlo de La Sfida (Einaudi, pp.260, €14) e parlo di una storia che vede in campo, o meglio sul ring George Foreman e Cassius Clay. Anno 1975. Luogo Kinshasa, Zaire, Africa.

Se volete trovare il bosone della letteratura di questi anni, la particella da cui tutto parte, il modello che, consapevolmente o inconsapevolmente è dentro tutti gli scrittori che vogliono raccontare qualcosa, in quel modo epico e al tempo stesso distante, nitido e contemporaneamente magico, realistico e al tempo stesso inventato per molte cose di sana pianta, brutale nel spiegare che per dire delle verità autentiche alle volte si è costretti a dire il falso, se volete capire tutte queste cose, allora La Sfida è il libro per voi.

Ed è anche il libro per me. Per capire come ho scritto fino a oggi e come scriverò in futuro. Per chiedermi cosa fare e come usare tutta la storia che abbiamo attorno mentre si progetta un romanzo, per domandarmi se è poi vero che raccontare storie non è altro che un modo per aggiungere senso e significato al mondo. Senso e significato che quasi sempre il mondo non ha.

Tutto è nell’epopea di questo incontro di boxe, celebre, famoso. Tutto è nella contrapposizione tra due pugili, che non sono due pugili qualsiasi. Foreman è  annientato prima che dalla classe e dalla potenza di Cassius Clay, dalla personalità del suo antagnosita, prima che dal verdetto del ring, dal luogo dove combatteva, quell’Africa arcaica terra di origine di entrambi. Foreman è un uomo spento, un semplice pugile di fronte alla potenza della suggestione, al paradigma sociale, culturale e caratteriale, oltre che religioso, messo in piedi da Cassius Clay. E se dico suggestione utilizzo il termine nel modo più preciso possibile. Perché il grande Cassius Clay prima di essere l’uomo che saltellava sul ring come nessuno, l’uomo che sapeva assestare colpi micidiali che abbattevano avversari stremati, prima di essere il più grande stratega del pugilato di tutti i tempi, era uno scrittore, un uomo che narrava se stesso, un uomo che aveva messo in piedi un filo continuo, intenso, che sorreggeva la sua vita, lo accompagnava nelle scelte.

Un uomo, Cassius Clay, che ha messo in piedi una narrazione di se stesso che ha fatto di Mailer, che era già un grande, uno scrittore ancora più grande. Perché non c’è dubbio che La Sfida è uno dei suoi libri più belli. Perché è pieno di sfumature, di alternanze, è un romanzo epico ed è una narrazione storica, è una fotografia satura di cose ed è un film montato in modo sapiente. È un linguaggio essenziale ma dove l’essenziale è ricchezza, e assieme è volutamente ridondante, come era ridondante quell’epoca, come erano ridondanti quegli anni. Come era ridondante Cassius Clay, e quel mondo di fierezza, di rabbia, di orgoglio. Quel mondo dove sembrava tutto potesse cambiare, dove la forza morale e fisica di un solo uomo poteva riscattare un’epoca vera e propria. Mailer racconta questa storia e inventa una scrittura che guardiamo con ammirazione e rispetto. Inimitabile, eppure esempio per tutti. Che non è solo un modo di scrivere, perché è prima di tutto un modo di pensare. E un modo di leggere le cose e guardarle, di esistere e di mettere assieme le cose. I grandi scrittori sono stati capaci, spesso di inventare un’epoca. Di collegare i fili che la rendevano leggibile anche agli altri. I fili dove appendere quelle foto appena uscite dal bagno di sviluppo nella camera oscura della scrittura. I fili che ci hanno svelato in uno scatto, in un flash soltanto, chi siamo stati e cosa saremo. E per quanto riguarda me, come vorrei scrivere.

[© Il Messaggero, 29.9.2012]