Il web genera problemi di concentrazione. Non si riesce più a leggere un testo come fosse l’unica cosa al mondo che in quel momento ti interessa. Mentre leggi un libro o parli con una persona di qualcosa di molto importante, ricevi mail, leggi i social network, vieni avvisato degli impegni che hai, per non parlare di tutti i vari sistemi di messaggistica.

Da qualche settimana ricevo mail o messaggi via twitter di persone che mi chiedono se non sia meglio allontanarsi dai social network, se non si perda troppo in concentrazione. Il rischio esiste: perdere la concentrazione vuol dire perdere identità. Nel mondo condiviso del web 2.0 il centro è ovunque, come un paradosso matematico, e dunque non è da nessuna parte. Un tempo le città, i paesi, le comunità, costruivano le loro abitazioni mettendo al centro il palazzo del potere laico, o la chiesa. E il centro del paese si riconosceva dal campanile, o dalla torre.

Oggi le persone si disperdono perché il centro non esiste. La velocità della comunicazione è tale da poleverizzare qualsiasi idea della centralità. Solo che l’idea della centralità è fondamentale per stare nel mondo. Se non stabilite un punto da cui cominciare a guardarvi attorno non riuscirete a trovare la prospettiva giusta per capirlo. Cosa mi importa se uno sconosciuto mette le sue foto della gita fuori porta? Perché devo dedicare il mio tempo a guardarle? E perché dover leggere cose che non mi riguardano e che mi vengono indirizzate come fossi parte di un mondo il cui centro è lontano da me?

La risposta l’ha data nella seconda metà degli anni ‘80 Italo Calvino nella sua ultima Lezione Americana. Una risposta che parte dalla mitologia: da Mercurio e Vulcano. Per Calvino: «Mercurio rappresenta la sintonia, ossia la partecipazione al mondo intorno a noi; Vulcano la focalità, ossia la concentrazione costruttiva: Mercurio e Vulcano sono entrambi figli di Giove, il cui regno è quello della coscienza individualizzata e socializzata, ma per parte di madre Mercurio discende da Urano, il cui regno era quello del tempo ciclofrenico della continuità indifferenziata, e Vulcano discende da Saturno, il cui regno era quello del tempo schizofrenico dell’isolamento egocentrico. Mercurio e Vulcano portano ognuno il ricordo d’uno degli oscuri regni primordiali, trasformando ciò che era malattia distruttiva in qualità positiva: sintonia e focalità».

Diciamo che da qualche anno il tempo ciclofrenico sta prendendo il sopravvento su quello schizofrenico. E Vulcano, pesante e lento, focale e concentrato, è sempre più in difficoltà dentro le nostre coscienze. Mercurio si è incarnato nel web attraverso una sintonia verso il mondo che non era pensabile con questa efficacia. Solo che nelle nostre teste, nel nostro corpo, nella nostra memoria, la focalità costruttiva di Vulcano esiste ancora, anche se temiamo di perderla.

È vero che il web e i social network tolgono concentrazione e focalità. E la focalità è guardare intensamente un paesaggio che emoziona portandolo dentro di sé, senza invece pensare subito di fotografarlo e twittarlo. C’è una parte arcaica, profonda, di un regno oscuro, come lo definiva Calvino, che ci allontana dal prodigio della velocità del web. E una parte mercuriale, sintonica, che ci porta a metterci al centro di mille universi. Calvino ci racconta che sintonia e focalità sono i due estremi che lo hanno trasformato in uno scrittore. E sintonia e focalità sono alla base di qualsiasi creatività. Ed è per questo che tutti stanno in rete, ma al tempo stesso tutti diffidano della rete: per la paura di perdere la capacità di stare al centro delle cose. Solo oscillando tra il regno di Mercurio e quello di Vulcano si diventa artisti, poeti o scrittori. E anche un po’ più felici.

(Sette del Corriere della Sera)