Che cosa chiedono oggi i lettori alla narrativa, alla letteratura, al romanzo? Un tempo chiedevano alla letteratura una chiave di interpretazione della realtà, della società. Chiedevano agli scrittori di illuminare aspetti del mondo che solo la narrativa era in grado di raccontare in un modo diverso. Poi arrivò il cinema, e quel ruolo è tutto suo, da decenni ormai. La letteratura si è smarrita, ha esasperato dapprima il suo ruolo culturale, e sono usciti romanzi dove il linguaggio e l’eccessivo intellettualismo cercavano di sopperire all’impossibilità di competere con un mezzo popolare ed efficace come il cinema. Poi, in Italia ma non solo, ci si è accorti che su alcuni generi il libro mostrava un vantaggio sul racconto cinematografico. Prima il giallo e il noir, e dopo la letteratura erotica. Entrambi i generi hanno un punto in comune: si muovono su realtà non visive ma immaginative. Se il sesso è qualcosa di naturale, l’erotismo è cerebrale. Dunque ha bisogno di racconto e immaginazione. Se crimini e misfatti accompagnano la quotidianità del mondo, il raccontarli trovando chiavi e spiegazioni è certamente l’unico modo per metterli a fuoco, e persino capirli. Questo non vuol dire che il giallo cinematografico e il film erotico, non abbiano cittadinanza. Figuriamoci. Ma la competizione tra i generi è paritaria. Raccontare e vedere, in questi casi, sono due facce di una stessa medaglia, ma due facce.

Se c’è però un autore che con il cinema ha sempre avuto poco a che fare concettualmente è proprio Georges Simenon: moltissimi suoi libri sono finiti sullo schermo, e anche con successo, a cominciare da Betty. Ma sono altro. La sua letteratura è invisibile, il suo racconto si mostra al lettore in forme misteriose. Entra nella mente di chi lo legge secondo leggi narrative che cambiano di continuo. È uno scrittore freddo e pericoloso, Simenon: accende spazi inaspettati di ansia, di mistero, persino intollerabili per certi aspetti.

È il caso ad esempio de I complici (Adelphi, pp.158, 17 euro), tra i libri più enigmatici di Simenon. Una storia di passioni e di rimorsi, dove la morte atroce di 47 bambini in un pullman, bruciati vivi in un incidente, è un basso continuo al mistero dei sentimenti umani, al gelo della vita di persone comuni e spietate, incapaci di una etica, incapaci di un riscatto. Perché I complici è la storia di un incidente provocato da una coppia Lui si chiama Joseph Lambert, lei è la sua segretaria e amante, Edmonde. Lui si distrae in macchina mettendo la sua mano tra le gambe dell’amante. Un pullman per evitare di tamponarli sbatte contro un muro, e si incendia. Lui guarda lo specchietto retrovisore, si accorge di tutto, ma non si ferma a prestare soccorso, né prova a chiedere aiuto più tardi. Se ne va. Solo dopo scoprirà che su quel pullman ci sono decine di bambini. E arriva il rimorso. Ma il rimorso in Simenon è un sentimento complesso, una sovrascrittura in forma di narrazione delle pulsioni più profonde dell’animo umano. Un buco nero che ingoia ogni buon senso, qualsiasi luce, anche la più flebile, che possa riscattare l’umanità.

Simenon, nella sua vita privata, ha sempre oscillato in questi chiariscuri. Uomo di sentimenti e di entusiasmi, e al tempo stesso uomo di cupezze improvvise, di anaffettività senza una logica. Capace umanamente di darsi completamente, anche in situazioni difficili, come il curare e cercare di salvare la moglie Denyse dalla deriva della malattia mentale, ma al tempo stesso con dei veri e propri black out emotivi e affettivi che lo hanno portato a dover subire uno dei dolori più terribili della sua vita: il suicidio della figlia ventenne Marie-Jo. I complici è Simenon, è lui che racconta la sua storia, scritto dopo 10 anni vissuti in America, scritto al suo ritorno in Europa. Denyse cominciava a stare male. Certo, in un modo ancora impercettibile, ma non abbastanza impercettibile per la sensibilità di un uomo come Georges Simenon. La follia di Denyse, i drammi nella vita di Simenon passano da una complicità privata identica alla complicità raccontata in questo romanzo. E nessun film potrà restituire la sensazione di ansia totale che restituisce una scrittura magistrale come questa.

[© Il Messaggero, 1.9.2012]