Ci sono ancora persone, spesso gli uomini di potere, che ritengono una perdita di tempo essere presenti nei social network: giochetti per gente che ha tempo libero. E ci sono persone che ritengono i social network una deviazione della realtà: quel poco tempo che ho lo passo con i miei pochi amici che non vedo mai, e certo non mi metto a scrivere su un computer.

In realtà il web, e di conseguenza i social network, hanno cambiato il concetto di tempo libero, e cambiando il concetto di tempo libero hanno cambiato quello di identità, e cambiando quello di identità hanno modificato il modo di percepire i sentimenti. E per quanto si possa avere un atteggiamento di distanza da tutto questo, non si sfugge: questo cambiamento interesserà tutti.

Cominciamo dal tempo libero. L’invenzione del tempo libero è relativamente recente. Ha a che fare con la società affluente, con il consumo. Se non lavoro 18 ore al giorno in una fabbrica cinese, è probabile che io abbia il tempo di crearmi desideri. E se ho desideri lavoro per soddisfarli: mi vesto meglio, vado al cinema, faccio le vacanze. E se mi vesto meglio, lo faccio dopo essermi chiesto chi voglio essere. E se vado al cinema scelgo un film perché ho dei gusti. E se ho dei gusti: sono. E se sono voglio piacere e voglio che la mia vita mi piaccia.

E dunque non solo emozione, scelta, gusto, ma anche amore, che non è più soltanto un placido e talvolta rassegnato stare assieme, ma è narrazione e passioni vissute come quelle raccontate dal cinema. Il tempo libero inventa spazi interiori che vanno colmati. Esistono decine di saggi sull’amore come storia e sul romanticismo come consumismo.

Solo che il tempo libero ora è cambiato. Per quanto istituzioni e aziende abbiano in principio cercato di inibire l’uso dei social network negli uffici, le applicazioni dei dispositivi mobili permettono comunque l’accesso ai social network e danno la possibilità di essere ubiqui, ovvero in più posti: sei in ufficio, ma anche dentro un dibattito su twitter o facebook. Vuol dire che il tempo libero, che una volta era un luogo in cui fare altre cose rispetto al lavoro, è un tempo intermittente che corre parallelo al lavoro. E il lavoro, con la reperibilità continua degli smartphone e dei tablet, entra anche nel tempo libero. In pratica: quando lavoriamo abbiamo sempre un occhio a quello che succede nel web, e quando siamo in vacanza, o a casa, veniamo raggiunti dal lavoro comunque, attraverso mail o altro.

Oggi il tempo non è più diviso ma è mescolato. Il tempo libero non è il più tempo del relax e del riposo senza pensieri. Ma è diventato proprio il tempo dei pensieri, della costruzione delle identità, della narrazione di se stessi, il tempo della propria storia. E questo non avviene nel periodo di una vacanza, come accadeva negli anni passati, o in giorni decisi per pensare un po’ a se stessi. Ma accade nel corso della giornata, con continui sbalzi tra privato e lavoro, tra dovere e piacere, attraverso mondi  virtuali e reali che si incastrano a vicenda, senza riuscire più a distinguerli.

Solo che uno è un mondo di comunicazione reale, visivo e fisico, oltre che verbale. L’altro è un mondo testuale, dove si scrive di continuo. Il mondo testuale è diventato il mondo dove vengono riposte emozioni, sensazioni, l’affermazione delle proprie identità, l’amore.

Il tempo libero si è atomizzato: è disperso ovunque. La scrittura lo tiene vivo, legandolo a un filo narrativo. E soltanto chi costruisce una storia utilizzando quel filo può affermare se stesso fino in fondo. I maghi del marketing (ma dubito ne esistano ancora) ne facciano tesoro. Per vendere prodotti non serve più creare sogni e bisogni. Ma racconti e storie in cui affermare la propria identità. Oggi per generare nuovi consumi tocca inventare nuove forme di romanticismo. Perché è su questo che si gioca il futuro.

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