L’abbiamo sentita per anni, e l’abbiamo sentita ogni volta che si doveva parlare dell’italiano medio, di colui che doveva capirci: «devi scrivere, devi parlare pensando alla casalinga di Voghera». L’espressione ha anche una paternità incerta. Se la attribuisce Alberto Arbasino, nato appunto a Voghera, ma altri ritengono che la paternità dell’espressione sia invece del critico televisivo Beniamino Placido. In ogni caso ormai da anni è usata da tutti per indicare medietà, buon senso, mezzi culturali poveri, ma anche concretezza, solidità di giudizio.

Ma questo era al tempo della televisione, quando la televisione parlava al paese. Poi le cose sono cambiate e lo sappiamo. Ora non sono più in pochi eletti che parlano alle masse, rappresentate innanzi tutto dalla dalla casalinga di Voghera e salendo via via di livello culturale, ma sono milioni che parlano ad altrettanti milioni. Una babele non tanto di lingue quanto di culture che si incrociano.

Così oggi la casalinga di Voghera ha un account twitter, la sua televisione è digitale, mette le foto su Facebook e Instagram e posta in mobilità; sta sul web per molte ore al giorno. Risponde obietta, redarguisce, commenta, inventa aforismi, calembour, mostra il suo stile di vita, spiega le sue letture, lamenta pene d’amore e si indigna. La casalinga di Voghera, insomma, è diventata l’intellettuale di Voghera.

E a questo punto la cosa si fa complicata. Intanto perché i social network hanno capovolto il detto di Andy Warhol sui quindici minuti di celebrità che sarebbero toccati a tutti. Qui la celebrità è sminuzzata, diffusa, come un’essenza che si sparge nell’aria un po’ ovunque. Nessuno ha più il tempo di guardarti per ben quindici minuti, ci si riconosce attraverso letture fulminee, frasi buone per ogni ora della giornata, battute, giochi a chi è il più intelligente. Twitter è un continuo fare a gara a chi inventa l’aforisma più folgorante, a chi modifica in modo più brillante il titolo di un film o di un libro. Ma è anche un luogo dove il commento alla politica e alla cronaca deve essere sempre spiazzante.

L’intellettuale di Voghera ha un uditorio potenziale indistinto. La nuova parola d’ordine non è più soltanto essere belli e famosi, ma soprattutto essere intelligenti. La rete è un campo sterminato dove si possono cogliere fiori di citazioni, versi poetici, frammenti di saggezza. Poi si tratta di arricchirli con la propria esperienza personale, di condividerli, di confrontarsi, e di lasciarsi suggestionare da quanto scrivono gli altri.

Non c’è nessuna ironia nel raccontare l’intellettuale di Voghera: è una figura positiva quanto la casalinga. Dal punto di vista culturale il fenomeno è quasi rivoluzionario ed è il capovolgimento di qualsiasi storicismo. Tutto è hic et nunc, qui e ora: non ci sono autori venuti prima e autori venuti dopo, saltano tutte le storie della letteratura, della filosofia, dell’arte. Benedetto Croce l’avrebbe presa a male: i ragionamenti, le citazioni, le letture si legano l’una con l’altra senza la linea del tempo. Siamo tutti seguaci della circolarità, anche nella percezione delle cose; tutti antistorici, frammentari e in un certo senso tutti aforisti.

L’intellettuale di Voghera è presocratico e nicciano: anche se non ha letto i presocratici e non conosce Nietzsche. Anzi, come nel passato la casalinga, non legge ma scrive, e si fa conquistare dalle parole. E potrebbe far sua una celebre citazione dalla Nascita della Tragedia: «Giacché solo come fenomeni estetici l’esistenza e il mondo sono eternarmente giustificati». Il futuro è questo. L’intellettuale di Voghera lo ha già capito, e vive in una dimensione estetica nuova. Ora si tratta di farlo capire anche a tutti gli altri intellettuali, quelli che a Voghera non ci sono mai andati.

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