In questo lavoro critico che spero coerente, e che di settimana in settimana prende una forma, i libri cominciano ad assumere un ruolo che non è propriamente convenzionale. Va fuori dai generi ed entra nel metodo, nell’analisi di una scrittura, di un modo di pensare e di un modo di procedere che può essere poetico come narrativo, saggistico come politologico. La modernità, di cui si è sempre parlato troppo, anche quando ancora non esisteva il moderno non è nel mescolamento dei generi, e tantomeno nel concetto di post-moderno, che ha generato danni incalcolabili, perché ha cercato di portare all’estremo una modernità che già non era afferrabile. Dunque ha generato un falso culturale.

L’ho detto qui molte volte. Il punto vero è che i libri si parlano, e si parlano i metodi, le idee. La politica parla alla cultura, quando ci riesce, la letteratura parla al quotidiano, la poesia può parlare al cuore, o al daimon, se vogliamo metterla come James Hillman, la filosofia parla a tutto. E tutto non si mescola, ma genera nuove formule, interessanti.

C’è un politologo, ad esempio, che insegna storia delle dottrine politiche all’Università del Sannio, allievo di Norberto Bobbio, e da Bobbio amato molto, che si chiama Gaetano Pecora. Pecora è un docente scrupoloso ed estremamente brillante. Ma è soprattutto un saggista sorprendente. Ha pubblicato da poco un libro, per Donzelli, che si intitola: Socialismo come libertà. La storia lunga di Gaetano Salvemini (pp.208, euro 16.00). Ora, questo libro mi ha acceso una serie di fantasie, che sono più culturali che letterarie, e che in più punti lambiscono la filosofia. Ma prima devo fare una premessa. Se c’è, soprattutto per i miei lettori più giovani, una mia speranza per queste righe che scrivo ogni settimana, questa speranza sta nell’insegnare a prendere dai libri quello che meno ci si aspetterebbe, sta nel provare a insegnare, davvero maieuticamente, come sia possibile avere idee, e vere e proprie folgorazioni, da testi diversissimi, e lontanissimi tra di loro, sta nello sbloccare quella macchina che si chiama intelligenza, laddovè sembra bloccata, trascinata, lenta.

Salvemini per me è sempre stato un enigma. Un intellettuale inafferrabile, per molti versi. Figura difficile in un paese come il nostro di tinte nette, di chiari e scuri. Un paese dove l’appartenenza, anche quando era travestita da non appartenenza, appariva chiara subito. Chi era Salvemini? Un liberale, un radicale, un azionista, un socialista. E chi era dal punto di vista culturale? Uno studioso del medioevo, un politilogo, un uomo impegnato politicamente? Comunque ci provate è difficile capire. Perché il suo metodo di lavoro usciva dai paradigmi consueti, e perché il suo pensiero correva su diversi livelli, e su diversi piani. Mai su uno solo. Salvemini era la complessità, una complessità con cui gli studiosi hanno fatto i conti fin che hanno potuto. Pecora, in questo libro inaugura un piccolo discorso sul metodo tutto dentro la figura di Salvemini, e attraverso una procedura meticolosa e davvero sofisticata, stabilisce, polemicamente, che Salvemini è stato ed è rimasto un socialista per tutta la vita. Per i politologi e gli studiosi è una tesi controversa, per altri quasi inaccettabile. Io, seguendo il filo di Gaetano Pecora la trovo convincente. Ma trovo convincente soprattutto il suo procedere. Quel procedere di Pecora nell’argomentazione che ha qualcosa di saggististicamente moderno. Quel riconoscere Salvemini, e riconoscendo Salvemini riconoscere se stesso. Quello specchiarsi nelle passioni per un autore, trasformando l’autore in una parte della tua vita. Quel modo di studiare che è spiazzante e antiparadigmatico che in Italia è così raro. Quel voler capire un autore, sapendo che nel concetto di comprensione non c’è solo il tener conto di tutto e il veder tutto, ma c’è l’ermeneutica quando diventa un finestrino del treno della propria vita emotiva e intellettuale. Credo che Gaetano Pecora ci abbia messo anni per scrivere questo libro. Credo che i libri si riconoscano per il rigore, la buona scrittura, la qualità delle argomentazioni. Ma anche per le passioni che affiorano a ogni riga. E qui di passione se ne trova moltissima.

[© Il Messaggero, 9.6.2012]