Il tentativo che fa Chiara Gamberale di raccontare l’amore in anni come i nostri non mi convince anche se per certi versi coglie un punto importante. Non mi convince il linguaggio di L’amore quando c’era (Mondadori, pp.93, 10 euro) e invece mi convince il tema. E cerco di spiegarmi.

La Gamberale racconta questa storia. Tommaso è un uomo di circa 40 anni, è sposato con una psichiatra, ha due figli piccoli e una bella famiglia. Con la scusa di fargli le condoglianze per la perdita del padre, Amanda, la sua storica fidanzata, gli scrive una mail: poche parole, sono quasi dodici anni che non si sentono e non si vedono. A questa mail Tommaso risponderà e ne seguiranno altre, di entrambi. Amanda vuole sapere di lui. E lui lentamente rientra in confidenza con questa donna che lo aveva lasciato tempo prima. Il libro è costruito come fosse una vera e propria trascrizione di mail, con giorni, orari, e subject. Oltre alle mail, compaiono anche alcuni brevi sms. Alla fine Tommaso scopre che l’amata moglie ha una relazione da tempo con un altro uomo, e proverà a riallacciare con Amanda: ma sarà Amanda a fargli capire che l’amore sta più nella memoria dei sentimenti che nella vita.

Perché il libro non mi convince è semplice da dire. Chiara Gamberale, che è una brava scrittrice, ha osato troppo. L’amore non è un tema che si può raccontare come realtà, perché è esclusivamente linguaggio. Lo sapeva bene Roland Barthes, lo sanno bene gli psicoanalisti che ascoltano l’amore, lo sezionano, lo analizzano, esclusivamente come narrazione, come storia di qualcosa. È curioso quanto un sentimento che tutti ritengono emotivo ed epidermico, emozionale e sorprendente, sia del tutto verbale, sia completamente narrativo. Mentre questo libro non lo è abbastanza.

La Gamberale lo capisce, meglio, lo intuisce: l’amore che lei racconta è un amore diciamo così, di tipo moderno, che torna, si lascia riprendere, si allontana, attraverso parole scritte, attraverso gli sms e le mail. Quindi un amore narrato, un discorso amoroso nel senso barthiano del termine, che ha dei tempi, e persino degli orari (giusto il timing degli orari delle mail che i due si scambiano, l’accelerare, e il rallentare nelle risposte, i cellulari tenuti spenti che impediscono la scrittura di sms, prima ancora che la comunicazione). Ma il testo amoroso tra Tommaso e Amanda è più ingenuo che destabilizzante.

Lui è sposato con figli e felice. Lei single infelice e senza figli. Lei vuole sedurre lui. Lui lasciandosi sedurre capisce di essere un uomo abbanondato. Lei lo rimanda dalla moglie che lo tradisce per ricostruire il rapporto, capendo che il testo amoroso rimane solo dentro la scrittura della storia d’amore e non nella vita. Ma in questo libro non si entra mai nella ferocia dei sentimenti, scritti o vissuti che siano.

È sempre il solito problema: quello della seduzione, e soprattutto della seduzione epistolare. Laclos ne sapeva qualcosa e Le relazioni pericolose sono il trionfo e il fallimento di Valmont. Da sempre il racconto dell’amore lascia il posto a quello della seduzione. Perché la seduzione è progettuale e raccontabile, è fitta di segni e di rimandi, di ambiguità del testo e di situazioni sospese. Mentre l’amore fuori dalla narratività rimane poco più di un sentimento emozionale non decifrabile, mai unitario e poco spiegabile; e in ogni caso che non si può comunicare o condividere.

E allora, poiché questi anni sono stati il trionfo assoluto della scrittura sulla vita, sono stati anche il trionfo della seduzione sull’amore.  Se si potesse calcolare quanto, negli ultimi dieci anni, le parole scritte nel mondo sono aumentate si avrebbe probabilmente un dato sconvolgente. Sedurre è raccontare. E raccontare è scrivere.

L’idea della Gamberale, il racconto di una seduzione attraverso il ritorno prepotente del linguaggio nelle vite di tutti, anche di quelli che mai avrebbero pensato di usare la scrittura nella loro esistenza, è sicuramente un buon punto di partenza. Solo che il libro è troppo esile per un tema del genere. A meno che per la Gamberale non si tratti di un primo esperimento per un futuro romanzo importante su questo argomento. E allora lo aspetteremo con molto interesse.

[© Il Messaggero, 7.1.2012]