Nell’ultimo decennio la prosa letteraria è profondamente cambiata. L’influenza del mercato editoriale e dei linguaggi non letterari è stata determinante. In due direzioni, in particolare. Da un lato la lunghezza dei testi. Il tempo della narrativa tende a contrarsi, fino ad arrivare a romanzi che hanno un tempo di lettura che non supera quello del cinema. Narrare una storia che si possa leggere in un tempo unico, un paio di ore o poco più, è un modo per farsi seguire da un lettore il più delle volte distratto, e comunque poco disponibile ad accompagnarsi a un libro che gli sottrae troppo tempo. In questo anche l’influenza dei linguaggi pubblicitari è determinante.
Il secondo aspetto è di tipo stilistico. La brevità dei testi richiede una scrittura paratattica, immediata, con la costruzione del periodo breve. Con frasi brevi, e un uso della lingua e delle figure retoriche che può invadere in molti casi quello che è stato per molto tempo il linguaggio della poesia. Se quindi la letterarietà, per i romanzi che ambiscono alla qualità letteraria, chiede sempre più una sorta di rarefazione della scrittura, la letteratura di consumo ripiega sul modello di genere per una riconoscibilità immediata della letteratura. Basti pensare al genere giallo, che ormai da anni, soprattutto in Italia, raggiunge i lettori con più facilità rispetto agli altri romanzi.
Di fronte ai mutamenti profondi di questi anni non ci sono che due risposte, antitetiche. Una semplificazione linguistica, spesso gergale, di una parte delle produzioni letterarie, e una piccola nicchia di scrittori che nella scelta linguistica e stilistica cercano di proseguire nella tradizione letteraria alta. Scompare un prodotto medio, che senza rinunciare all’aspetto narrativo puro, conserva una qualità di scrittura e una consapevolezza di cosa possa essere la letteratura. Il rischio non è solo di mercato librario, è anche in una forbice sempre più larga, che restringe il campo dei lettori forti di letteratura, e abitua nuove generazioni di lettori a una narrativa ben confezionata, e capace di dare risposte semplici.
In questo periodo una forma ibrida di scrittura poetica sta prendendo un suo spazio, anche per l’influenza della scrittura praticata sui social network, necessariamente breve e densa. Per forma ibrida intendo una scrittura che della poesia possiede la suggestione, ma non sempre il rigore dello scrivere poetico. So tratta di uno spostamento verso una scrittura evocativa che si può sintetizzare in un paio di aspetti. Il primo è la misura e il respiro della scrittura narrativa, che si fa sempre più breve e immediato. Dunque romanzi che assomigliano molto a dei racconti lunghi e un periodare che si rifà alla tradizione poetica del Novecento. Ma dire, come è sostenuto da alcuni, che oggi le differenze tra letteratura e poesia siano scomparse mi sembra un azzardo. In realtà è proprio nella contrazione del tempo di lettura, nell’impazienza verso il romanzo di generazioni poco abituate alla lettura meditata e articolata, che sta il problema. Il romanzo tradizionale perde lettori, lettori che non conoscono abbastanza la scrittura poetica, ma che trovano in questo nuovo modo di fare prosa, nuove forme di suggestione.
Allora se decidiamo che l’età del romanzo è ormai in declino, ed è vero, la prosa poetica può diventare una via di uscita. Ed è un modo per farsi leggere. Un ibrido dopotutto, che non deve necessariamente confrontarsi con il linguaggio narrativo del cinema, oggi preponderante, e non ha le difficoltà indiscutibili del linguaggio poetico. Una terra di mezzo, in cui ci si può muovere agevolmente. Ma non sempre la prosa poetica è una risposta convincente, spesso sconfina nella meta-letteratura e raramente riesce a essere innovativa. Negli Stati Uniti e in Inghilterra il problema quasi non esiste, i narratori rimangono scrittori di prosa narrativa. In Europa, in Sud America, e nei nuovi paesi emergenti, le contaminazioni sono più frequenti, con risultati alterni. Per cui ci vorrà tempo per capire quanto la prosa poetica saprà prendere il posto della prosa narrativa, non rimanendo soltanto una forma di poesia incerta, in via di definizione.